Volevo solo salvarti

Ciao ragazzi, ecco a voi una fanfiction di Sherlock.
Premessa! Questa è la continuazione dell'ultimo episodio della serie, concentrato in particolare su Molly e Sherlock.
Se non avete ancora finito la serie vi avviso che saranno sicuramente presenti spoilers e riferimenti agli avvenimenti dell'ultima puntata

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1. Confusione

 

|Prologo|

La mia storia inizierà a partire dalla telefonata di Sherlock a Molly. Per rinfrescarvi la memoria Sherlock venne obbligato dalla sorella Eurus a chiamare Molly Hooper e farle pronunciare le parole "ti amo", altrimenti lei avrebbe fatto scoppiare una bomba a casa sua, uccidendola. Inizia il conto alla rovescia e incredibilmente Sherlock riesce a far pronunciare le fatidiche parole alla sua amica  appena in tempo e senza menzionare l'enorme pericolo, per farlo però è obbligato lui stesso a dirle "Ti amo". Quest'azione ( rivelatasi inutile poichè in seguito si scopre che non c'era mai stata una bomba) cambierà qualcosa nel rapporto tra Sherlock Holmes e Molly Hooper?

    

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Molly Hooper posò il telefono sul tavolo con mani tremanti. Una lacrima le scese indecisa sulla guancia e lei la strofinò via con rabbia. Non poteva credere a quello che aveva appena fatto.

Aveva pensato così tante volte al momento in cui avrebbe detto a Sherlock quello che provava per lui, tentando invano di trovare le parole giuste, e alla fine aveva deciso di rinunciarci, ma comunque MAI avrebbe pensato che sarebbe avvenuto in quel modo.

Il cuore le batteva velocissimo e lei si dovette sedere sul divano per non cadere per terra. Nella sua testa aveva solo confusione e tante domande.

Perché Sherlock le aveva fatto una cosa simile? Perché farla soffrire obbligandola a pronunciare quelle tre parole che erano state sempre celate, non troppo bene, dietro ogni suo sguardo, parola o gesto rivolti a lui, e di cui lui sembrava non accorgersi. Perché prendersi gioco di lei in quel modo quando chiaramente lui non provava la stessa cosa, definendolo un "esperimento"? Ma era vero? Non aveva mai dimostrato prima di quel giorno di provare per lei qualcosa che fosse più di un'amicizia...e poi quella telefonata. C'erano nella sua voce un'urgenza e una preoccupazione inadatti alla situazione, ma famigliari: erano la frenesia che aveva sempre durante i suoi casi, ma amplificati.

Le rimbombavano in testa le sue parole "Io ti amo" dette con convinzione. Potevano essere vere? No ma che sciocchezza anche se...No, no, pensò la ragazza esausta. Doveva smetterla.

Decise di andare a dormire e si avvolse nelle coperte, coprendosi fin sopra la testa come faceva da bambina, quando al buio cercava di proteggersi dai mostri. "E adesso quali sono i miei mostri?" si chiese, senza trovare una risposta.

 

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