After

Tessa Young è una studentessa diciottenne al college, con una vita semplice, voti eccellenti e un dolce fidanzato. Pianifica sempre le cose prima del tempo, finché non incontra un ragazzo scortese di nome Harry, con troppi tatuaggi e piercing, il quale distrugge i suoi piani.

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141. Capitolo 141.

Quando Harry torna dal lasciare Anne all’aeroporto, sono ancora sveglia. Lo sento buttare i vestiti a terra e tornare a letto con addosso solo i boxer. Avvolge ancora una volta le sue braccia intorno a me. Sono ancora un po’ irritata con lui per la nostra conversazione di prima, ma ha le braccia fredde e mi è mancato durante la sua assenza dal nostro letto.
“Domani torno a lavoro.” Dico dopo qualche minuto, non sapendo se è sveglio o no.
“Lo so.” E’ sveglio.
“Qualcosa non va?” Gli chiedo, il suo tono sembra spento.
“No, sono solo stanco.” Dice.
“Okay.. sono emozionata di tornare alla Vance.”
“Perché?”
“Perché amo quel posto e ho avuto una settimana di ferie, mi manca lavorare.”
“Sei abbastanza ambiziosa.” Mi deride, so che sta alzando gli occhi al cielo anche se non posso vedergli la faccia.
“Scusa se mi piace il mio stage, mentre a te non piace il tuo lavoro.” Sorrido.
“A me piace il mio lavoro, e avevo lo stesso tuo, ma me ne sono andato per qualcosa di migliore.” Si vanta.
“Ti piace di più solo perché puoi farlo da casa?”
“Sì, questa è la ragione principale.”
“Qual è l’altra?”
“Mi sentivo come se le persone pensassero che avevo ottenuto il lavoro solo grazie a Vance.”
Non è una grande rivelazione, ma è una risposta molto più onesta di quanto mi sarei aspettata. Mi aspettavo una o due parole su quanto il lavoro facesse schifo o fosse fastidioso.
“Pensi che le persone pensassero questo?” Rotolo dal fianco sulla schiena e Harry si appoggia sul gomito per guardarmi.
“Non lo so, nessuno l’ha mai detto, ma avevo la sensazione che lo pensassero. Soprattutto dopo che mi aveva assunto come un vero e proprio impiegato e non solo come stagista.”
“Pensi fosse dispiaciuto quando te ne sei andato per lavorare per qualcun altro?”
“No, non penso. I suoi impiegati si lamentavano comunque per il mio presunto atteggiamento.” Sorrido. Il suo sorriso appare particolarmente luminoso nella camera mezza illuminata.
“Presunto atteggiamento?” Lo stuzzico.
Mi mette una mano sulla guancia abbassa la testa per baciarmi la fronte.
“Sì, presunto, io sono molto affascinante. Non ho assolutamente nessun atteggiamento.” Sorride contro la mia pelle.
Ridacchio e lui sorride, premendo la fronte contro la mia.
“Che vuoi fare oggi?” Mi chiede.
“Non lo so, stavo pensando di chiamare Liam e andare al negozio.”
“Per cosa?”
“Per parlargli e vedere quando possiamo incontrarci. Vorrei dargli quei biglietti.”
“I regali sono a casa loro, sono sicuro che li hanno già aperti.”
“Non me li vedo ad aprirli senza noi lì.”
“Io lo farei.”
“Esattamente il mio punto.” Scherzo.
“Pensi.. cosa ne pensi se mi scuso.. beh, non scuso.. ma se lo chiamo, sai, mio padre?”
“Penso che dovresti chiamarlo. Non mi aspetto che ti scusi e sono sicura che non se lo aspetta neanche lui, ma penso che non dovresti lasciare che quello che è successo ieri rovini l’inizio di una relazione che stavi creando con lui.” So che devo andarci piano quando si tratta di Harry e Ken.
“Immagino di sì..” Sospira.
“Dopo che l’ho colpito, per un secondo ho pensato che tu saresti rimasta lì e avresti fatto andare via me.”
“Davvero?”
“Sì, davvero. Sono felice che non sia successo, ma è quello che avevo pensato.”
Alzo la testa dal materasso e gli lascio un piccolo bacio sulla mascella, invece di rispondere. Devo ammettere che probabilmente avrei fatto quello che lui aveva presupposto, se non mi avesse chiarito il suo passato, quello ha cambiato tutto per me. Ha cambiato il modo in cui guardo Harry, non in modo negativo, o positivo, sono un modo più comprensivo.
“Immagino che posso chiamarlo oggi.”
“Pensi che possiamo andare a casa loro? Voglio davvero dar loro i regali.”
“Potremmo semplicemente dir loro di aprirli mentre siamo al telefono, è praticamente la stessa cosa, solo che non dovrai vedere i loro sorrisi finti per i tuoi regali terribili.”
“Harry!” Piagnucolo.
Ridacchia e appoggia la testa sul mio petto.
“Sto scherzando, tu fai i regali migliori. Il portachiavi con la squadra sportiva sbagliata era un killer.” Ride.
“Torna a letto.” Gli do uno schiaffetto sui capelli disordinati.
“Che devi prendere al negozio?” Chiede. Avevo dimenticato di aver menzionato il negozio.
“Niente.”
“Hai detto che dovevi andare al negozio, che ti serve, tappi o roba del genere?”
“Tappi?”
“Sai, per.. tapparti.” Che?
“Non capisco.” Gli dico.
“Tamponi.”
“Oh.. no.” Arrossisco.
“Hai mai le mestruazioni?”
“Oddio, Harry, smettila di parlarne.”
“Che? Ti imbarazza parlare delle tue mestruazioni con me?” Quando alza la testa per guardarmi, ha un enorme ghigno plastificato sul viso.
“Non sono imbarazzata. E’ solo che è inappropriato.” Mi difendo, altamente imbarazzata.
“Abbiamo fatto già abbastanza cose inappropriate, Theresa.” Sorride.
“Non chiamarmi Theresa, e smettila di parlarne.” Mi lamento e mi copro il viso con le mani.
“Stai sanguinando adesso?” Mi chiede. Sento la sua mano scendere lungo la mia pancia.
“No..” Mento.
Me la sono cavata senza farmi toccare da lui prima, di solito perché facciamo sempre un tira e molla. Sono stata abbastanza fortunata da non averlo mai a prestarmi attenzioni quando era quel periodo del mese. Ora che staremo vicini più stabilmente, sapevo sarebbe successo, ma stavo sperando per il contrario.
“Quindi non ti dispiacerebbe se..” La sua mano scivola sotto l’orlo delle mie mutandine.
“Harry!” Squittisco e gliela tolgo.
“Ammettilo allora, dici: ho le mestruazioni.” Mi schernisce.
“No, non ho intenzione di dirlo.” So che la mia faccia è completamente rossa ormai. Ero riuscita ad arrivare fino a qui senza che lui neanche pensasse a questa cosa, e speravo sarebbe continuato così.
“Andiamo, è solo un po’ di sangue.”
“Sei disgustoso.”
“Io penso di essere sanguinosamente sorprendente.” Sorride, ovviamente fiero della sua battuta ridicola.
“Sei odioso.”
“Devi rilassarti, impara ad andare con la corrente.” Ride più forte.
“Oh, mio Dio! Okay, se lo dico, la smetti con le battute sulle mestruazioni?”
“Non sto facendo battute. Periodo.”
La sua risata è contagiosa ed è una sensazione grandiosa stare a letto a ridere con Harry, nonostante l’argomento di conversazione.
“Ho il ciclo, è iniziato giusto prima che tornassi a casa”
“Perché ti imbarazza?”
“Non mi imbarazza, è solo che non penso sia qualcosa di cui le donne dovrebbero discutere.”
“Non è chissà cosa, non mi dispiace un po’ di sangue.” Preme il suo corpo contro il mio.
“Sei disgustoso.” Storco il naso.
“Mi hanno chiamato in modi peggiori.” Sorride.
“Sei di buon umore oggi.” Commento.
“Magari lo saresti anche tu se non fosse quel periodo del mese.”
Emetto un verso di lamento e prendo il cuscino dietro la mia testa per coprirmi la faccia.
“Possiamo parlare di qualcos’altro?” Dico attraverso il cuscino.
“Certo.. certo.. qualcuno stamattina si è messo male le mutandine insanguinate.” Ride.
Mi tolgo il cuscino dalla faccia e lo colpisco sulla testa con questo, prima di scendere dal letto.
Lo sento ridere mentre apre il comò, per mettersi dei pantaloni, presumo. E’ presto, solo le sette del mattino, ma sono più che sveglia adesso. Metto a fare il caffè e apro il mobile per preparami una ciotola di cereali. Non posso credere che Natale sia passato, tra qualche giorno l’anno sarà finito.
“Cosa fai di solito per festeggiare il nuovo anno?” Chiedo ad Harry quando si siede al tavolo con addosso i pantaloni bianchi di cotone.
“Esco, di solito.”
“E dove vai?”
“Alle feste, o ai locali. O a entrambi. L’anno scorso entrambi.”
“Oh.” Gli passo una ciotola di cereali.
“Tu cosa vorresti fare?”
“Non lo so. Penso di voler uscire.” Rispondo.
“Davvero?”
“Sì.. tu no?”
“Non me ne fotte proprio un cazzo di quello che facciamo, ma se tu vuoi uscire, allora è quello che faremo.” Si porta il cucchiaio pieno di Cheerios alla bocca.
“Okay.” Non ho idea di dove andremo o cosa faremo, ma voglio andare da qualche parte.
“Hai intenzione di chiedere a tuo padre se possiamo passare oggi?” Gli chiedo e mi sedio a fianco a lui.
“Non lo so..”
“Magari potrebbero venire loro qui?” Suggerisco. Harry assottiglia gli occhi.
“Non penso proprio.”
“Perché no? Saresti più a tuo agio qui, giusto?”
Chiude gli occhi per un momento, prima di aprirli di nuovo.
“Immagino di sì. Adesso chiamo.”
“E’ troppo presto, li sveglierai.”
“E?”
“Aspetta fino alle nove. E’ scortese svegliarli così presto.” Dico e mi alzo dal tavolo.
“Dove vai?” Mi chiede.
“A pulire, ovviamente.”
“Pulire cosa? L’appartamento è immacolato.”
“Non è vero, e voglio che sia perfetto se avremo degli ospiti.” Sciacquo la mia ciotola e la metto nella lavastoviglie.
“Ovviamente.” Sorride.
“Potresti aiutarmi a pulire, sai? Dal momento che sei tu quello a mettere in disordine.” Suggerisco.
“Oh, no. Tu sei molto più brava di me a pulire.”
Alzo gli occhi al cielo, ma sinceramente non mi dispiace, perché mi piacciono le cose in una certa maniera e la versione di Harry di pulire non è pulire davvero, lui si limita ad infilare le cose ovunque c’entrino.
“Non ti dimenticare che devi andare al negozio a comparare i tuoi tappi!” Ride.
“Smettila di chiamarli così!” Gli butto un panno in faccia e lui ride ancora più forte per il mio imbarazzo.

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