The BlackBourne Chronicles

BlackBourne è una sperduta cittadina nella campagna inglese.
Laddove il tempo sembra essersi fermato, un segreto da tempo è celato.
Ma nessuno sa niente. È sempre tutto tranquillo: le giornate si susseguono monotone, e sembra che tutto venga messo a tacere.
Troppe cose saranno tenute nascoste. Davvero troppe, e chiunque con un po' di buon senso lo capirebbe.
Ma una ragazza arriverà, intenta a scoprire la verità.
A causa di questa imprudenza qualcuno perirà, ma qualcun altro ne gioirà.
Antiche credenze o celate verità?
E tu da che parte stai: i segreti svelerai o tacerli preferirai?

........

Tratto dal racconto:


Mi asciugo il sudore con una mano tremante.
-Perché nessuno vuole dirmi la verità?
Sapevo che restando con le mani in mano non avrei di sicuro trovato una risposta.
Così, anche se nel cuore della notte, poggio i piedi sul freddo marmo, e stringendo i pugni mi alzo.
- Prima o poi la verità verrà a galla. E non sarà piacevole.
Sussurro a me stessa, mentre mi avvio.
///

Crediti & Campagne

Copertina 1: @Rosalie_Thedarklady

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1. The beginning

20 settembre 2016

Caro diario: non so tenere un diario e mi da fastidio scrivere quello che faccio. Però mi annoio, quindi...

Mi chiamo Rose, Rose Oceans. Ho 17 anni e vivo a BlackBourne, una piccola cittadina, circondata da boschi e basse montagne.

Vivo insieme a mio padre, poiché mia madre è scomparsa dopo avermi messo al mondo. Devo dire che di questo non sono triste, alla fine mia madre non l'ho mai conosciuta, quindi perché dovrei provare tristezza nel ricordare qualcuno che non ho mai visto?

Tornando a noi, ho solo un amico, che poi è anche il mio migliore amico: Alexander. Forse la mia scarsità di amicizie è dovuta al mio carattere poco confidenziale, o forse è dovuta al fatto che molte delle persone che conoscevo da piccola di sono trasferite in città più grandi. Come biasimarle, BlackBourne è un paese con poche possibilità.

Spero di non annoiarmi così tanto da dover scrivere altre pagine.

///

Poso la penna e mi alzo dal letto portandomi le mani sulle tempie, massaggiandole. Era da un mese e nove giorni che la mia testa pareva esplodere, non importa cosa facessi o dove andassi. Semplicemente, almeno tre volte al giorno, un fischio fortissimo mi faceva piegare in due dal dolore. Era davvero esasperante.

Sbuffai e mi alzai in piedi di scatto. Quel giorno avevo fatto sei ore di lezione, che mi erano parse almeno venti, così mandai a quel paese l'idea di fare i compiti e mi recai fuori, attraversando lo stretto corridoio di casa mia.

Avevo intenzione di attraversare il bosco, per recarmi a casa del mio amico. Era sempre così: dovevo attraversarlo per raggiungere la città, e certe volte era davvero scocciante, soprattutto di inverno. Avrei proprio voluto sapere che cosa ci fosse nella testa di mio padre il giorno in cui decise di metter su casa in quel posto desolato.

Camminai spedita calpestando il fogliame secco a causa della stagione autunnale.

Mentre mi avviavo mi parve più volte di intravedere un'ombra che si muoveva ad una velocità spropositata, ma non ci feci caso. Il bosco era pieno di ombre, ed io ero leggermente sovrappensiero.

Se c'era una cosa che amavo era correre; mi aiutava a smettere di pensare, mi faceva sentire libera, soprattutto quando dovevo sfogarmi dopo una brutta giornata, così cominciai a correre più veloce che potevo, conoscevo ogni angolo di quel posto come le mie tasche e ormai era la mia terza casa... Dopo quella di Alexander!

Superai una vecchia capanna abbandonata che mio padre mi aveva detto essere di un cacciatore ormai passato a miglior vita, oltrepassai un vecchio albero secolare che riconoscevo sempre dal simbolo che qualcuno aveva intagliato sulla sua corteccia....Mi bloccai improvvisamente: era tutto troppo tranquillo.

Poco tempo dopo essermi addentrata nel bosco, non avevo udito più nessun rumore che non fosse lo scalpiccio del fogliame sotto il mio passo frettoloso, o il rumore costante e martellante del mio cuore.E poi c'era quell'ombra che era stata brevemente accantonata dal mio subconscio poiché troppo irreale per avere un senso logico.

Sbuffai portando le braccia incrociate, dovevo smetterla di essere paranoica. Ero in un bosco alla fine, e le ombre sono frequenti se non normali.

Riprendo a muovere qualche passo incerto, quando una nuova fitta lancinante mi colpisce alla testa. Sono costretta a piegarmi, inginocchiandomi per terra. Questa volta sembra essere più forte delle altre, e se non mi fossi fatta visitare dal medico del paese pochi giorni fa, direi che ho qualcosa che non va.

"È lo stress." Mi aveva detto. E comunque è normale avere qualche attacco di emicrania in piena fase adolescenziale". Non ci avevo mai creduto molto, ma se lo diceva lui, allora doveva essere per forza così.

Cerco di rimettermi in piedi facendo leva col braccio su un'albero alla mia destra, e zoppicando poco dopo il dolore svanisce del tutto.

Cosa posso fare? Smettere di vivere la vita solo perché ogni tanto ho "qualche attacco di emicrania"? No dicerto.

Sbuffo passando la mano sui pantaloni sporcatisi leggermente di terra e riprendi a camminare.

Arrivai alla fine del bosco, e dopo aver percorso qualche altra piccola stradina asfaltata, arrivai difronte al portone della casa di Alex.

Mandai un messaggio al mio amico.

-Alexander!!

La risposta non si fece attendere troppo per fortuna.

-Cosa c'è Ro?

Trovavo divertente quel soprannome che mi aveva affibbiato da quando eravamo piccoli, ed io mi divertivo a combinare disastri addossandogli puntualmente la colpa. Abbozzai un sorrisetto increspando di poco il labbro superiore.

-Posso venire a casa tua?

-Penso di si... tanto i miei non ci sono :)

-Okay. Allora aprimi la porta scemo.

Insomma, eravamo come fratelli e Alexander era davvero una parte molto importante della mia vita ed aveva contribuito a rendermi quella che sono ora. Però non aveva ancora capito che la sua casa era anche la mia, e quindi spesso si lamentava se entravo di nascosto dalla finestra di camera sua, nel cuore della notte, perché a casa mia mio padre non c'era e avevo freddo.

Alzai lo sguardo, scorgendo Alex che mi scrutava dal balcone.

-Allora? Penso di venire ad aprirmi o vuoi rimanere lì a fissarmi? Forza sfaticato!

Sbuffai agitando il pugno per aria teatralmente.

-Arrivo, arrivo Mrs. Rose! Stia tranquilla che il suo fido maggiordomo Alexander le verrà ad aprire in men che non si dica!

Uno scalpiccio ed il rumore di una chiave che gira nella toppa e mi ritrovai Alex a un passo di distanza.

-Prego, si accomodi, non vorrà mica restare lì fuori e prendersi un malanno!

Scherza il ragazzo guadagnandosi un pugno amichevole sulla spalla

- Attenta che potresti rompermi un braccio Rose!

-Oh puoi giurarci.

Ridacchio entrando, e mentre mi chiudo la porta alle spalle e sbircio velocemente nel piccolo spiraglio, avverto uno strano brivido che non è causato dal freddo.

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