Tutta colpa di un ascensore

L'intrigo di un incontro inaspettato, i requisiti di un uomo troppo "buono".
Il più delle volte Georgiana aveva desiderato che il tutto finisse, ma altrettante volte desiderò che tutto attorno a lei continuasse nella sua strada.
Fuggire non è mai la soluzione, ma se invece era l'unica cosa da fare?
L'avrebbe davvero trovata ovunque?

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6. VI•

Chiuse la porta a chiave, attraversando il lungo corridoio prima di svoltare a destra per il salotto, Georgiana non riusciva ancora a capacitarsi di tutto ciò, continuava a sferrare cazzotti in quell'ammasso di muscoli.

Benjamin si fermò di colpo a pochi centimetri dal suo divano dove la poggiò delicatamente, così improvvisamente tutto quello che voleva fare o dire non le riuscì, si era bloccata davanti a lui che senza preavviso si allontanò passandosi istericamente una mano fra i capelli scompigliati e gettando violentemente la giacca con la sua borsa in una parte del salotto. Lei era rimasta lì, immobile senza fiatare mentre lo vedeva lasciare la stanza, stava lottando con se stessa per non ucciderlo

- perché si comportava in quel modo? -

Non aveva la ben che minima idea di cosa fare.

Passarono dei minuti interminabili e non appena sentì i suoi passi avvicinarsi si alzò di colpo rimanendo senza fiato, la sua camicia era ricoperta di sangue, Georgiana portò istintivamente le mani alla bocca

<< Cosa avete combinato >>

ma lui sembrò non darle retta mentre le si avvicinava, quando le fu vicino la spinse delicatamente con una mano sulle clavicole, lei non potè fare a meno di notare le mani fasciate a malo modo da delle garze insanguinate, le si inginocchò lentamente togliendole le scarpe, lasciandolo fare.

Continuava a non parlare e questo la innervosiva, mille domande le balenavano in testa e lui non aveva intenzione di parlare, quegli occhi tanto brillanti erano spenti.

Mentre cercava pazientemente di slegarle l'altra scarpa lei lo bloccò afferrandogli la mano, sembrò sorpreso da quel gesto, inziò così senza guardarlo negli occhi a sgliogliere quelle fasciature

<< Non toccate >>

le disse lui togliendole bruscamente ciò che stava raccogliendo

<< Sapevo che eravate matto, ma ciò supera anche le mie aspettative >>

lui sorrise nervosamente alzandosi e passando ancora nervosamente la mano fra i capelli portandoli indietro

<< Vorrei andare via se non vi dispiace >>

si voltò scattante verso di lei

<< Mi dispiace >>

Georgiana rimase stupita

<< Voi sapete che questo si chiama rapimento vero? >>

a quelle parole sembrò ritornare in se rilassandosi mentre rideva

<< Diciamo che vi ho preso in prestito, visto la vostra insistenza nei giorni scorsi >>

<< La mia insistenza? >>

era rimasta seduta senza intenzione di alzarsi

<< Si esatto! Avete paura che vi abbia portato quì per fare del sesso con voi? >>

era incredibile, non riusciva a capire come fosse così schietto nelle parole, sapeva che ci stava mettendo un bel pò di tempo per rispondergli ma sapeva anche che si era accorto che le fosse diventata la faccia come un pomodoro

<< S-siete volgare, e mi avete presa contro la mia volontà portandomi in casa vostra >>

<< Ma non avete risposto alla mia domanda >>

era impassibile con quel suo sorriso inquietante

<< Non lo farei mai con voi >>

disse irritata, a quel punto le si avvicinò mentre lei non aveva via d'uscita, bloccata com'era dalla spalliera del divano in cui si trovava. Abbassò il suo busto avvicinando il suo viso pochi centimentri da quello di lei mentre poggiava le mani ai lati della sua testa, non si mosse ma continò senza vergogna a fissarle le labbra

<< Non vorrei avervi sulla coscienza se mi morite soffocata nel salotto di casa mia. Devo sempre ricordarvi che andate in apnea >>

Georgiana non ebbe intenzione di proferir parola o muoversi, un turbinio di emozioni le vorticavano in testa, il suo sguardo passò alla sua camicia ricolma si sangue e fu in quell'istante che si risvegliò, senza rendersene conto passò la mano in quella macchia, mentre lui continuava a fissarla

<< Come ? >>

lui sembrò irrigidirsi ancora allontanandosi da lei, non si rese nemmeno conto che lei gli aveva afferrato la camicia bloccandolo, rimase basito da quel gesto

<< Lasciatemi stare >>

disse levandole la camicia dalla sua stretta, lei non fiatò rimanendo in silenzio dov'era

<< Si e fatto tardi, andate via >>

infine pronunciò secco mentre le lanciò le chiavi per terra. Era confusa e amareggiata, ma non riusciva a capacitarsi del suo comportamento, continuava ripetersi che non le importasse più di tanto, e fu proprio quando vide strisciarle le chiavi sino ai piedi che non riuscì più a pensare lucidamente.

Aveva osservato per un istante interminabile quelle chiavi, alzò lo sguardo verso i suoi occhi distanti e glaciali che attendevano di verderla abbandonare quel posto, più decisa che mai, passò sopra quelle chiavi e si diresse verso di lui afferrandolo delicatamente per una mano spingendolo a seguirla, lui era pietrificato mentre veniva trascinato per la casa sua in silenzio.

Georgiana aveva dovuto aprire un paio di porte prima di trovare ciò che cercava, e alla quinta porta che aprì ne entrò trascinandolo dentro trovando le luci, la camera si illuminò mentre lui si chiuse la porta alle spalle e ne rimase stupito quando si rese conto che ancora lo stava trascinando altrove e non dove si era immaginato, aprì una seconda porta all'interno di quella camera da letto, le luci illuminarono quel bagno tanto lussuoso quanto infinito. Georgiana continuava a tirarlo dietro se fermandosi solo per aprire il vetro scorrevole della doccia, lo tirò delicatamente e lui frastornato la seguì, facendolo entrare poggiò la sua schiena alle mattonelle mentre richiudeva dentro insieme a lui senza lasciargli la mano, era perplesso, confuso mentre la mano libera di lei apriva un getto d'acqua ghiacciata che li investì entrambi, Georgiana poggiò la sua fronte al suo petto insieme alle mani, nessuno dei due si mosse mentre l'acqua fredda continuava a scorrere sui loro corpi accaldati. Non seppe per quanto tempo era rimasta così, secondi, minuti, ore, lui non si era mosso

<< Ti prego, smettila >>

fu l'unica cosa che riuscì a dire Georgiana sul suo petto mentre alzava lo sguardo, lui era li, fermo, era stato per tutto il tempo con lo sguardo perso su di lei, era affranto, infuriato col mondo, Georgiana in quell'istante voleva spazzar via quelle sue preoccupazioni i suoi dolori e dar conforto alle sue ferite, ma si staccò da lui uscendo da quella doccia lasciandolo li per poi scappare via, lo aveva visto accasciarsi per terra, nel getto di quella doccia gelata, affranto. Mentre lei prendendo le sue scarpe ritornò nel suo appartamento.

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