Tutta colpa di un ascensore

L'intrigo di un incontro inaspettato, i requisiti di un uomo troppo "buono".
Il più delle volte Georgiana aveva desiderato che il tutto finisse, ma altrettante volte desiderò che tutto attorno a lei continuasse nella sua strada.
Fuggire non è mai la soluzione, ma se invece era l'unica cosa da fare?
L'avrebbe davvero trovata ovunque?

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2. II•

Giorno 9

La mattina seguente -come tutte le mattine - si era recata di buon ora a lavoro, l'amica l'attendeva sull'uscio delle porte d'ingresso, e afferrandola per un braccio

<< Cosa caspita hai combinato al povero Lucas, oggi si e recato in sala operatoria senza volerne più uscire. Ha detto di non sospendere nessuna delle operazioni che aveva nel suo programma, addirittura aggiungendone altre. Lucas? Hai capito? Stiamo parlando di quel cretino di un chirurgo, lo stesso che ti tormenta, e lo stesso egoista spilorcio >>

Georgiana alzò gli occhi al cielo

<< Oh! S-sai com'è combinato lui, fa sempre il melodrammatico >>

Gloria ammiccò a quelle parole, ma non era certo una che accettava le mezze spiegazioni, o che l'amica se ne potesse uscire con delle semplici parole sensa senso

<< Dimmi tutto o giuro che chiamerò le altre >>

<< Sappiamo entrambe che lo farai comunque, non e vero? >>

<< Ovvio >>

rispose senza esitazioni, e se c'era una cosa che quella donna non sapeva fare, era sicuramente mantenere un segreto con se stessa, tutto ciò che veniva a sapere di conseguenza andava a finire nelle orecchie delle altre 3 amiche, nonché amiche di Georgiana.

Raccontò tutto quello che era accaduto nei giorni precedenti, sapeva che avrebbe detto la sua, e dal modo in cui le avrebbe dato l'idea di Benjamin sapeva anche che con una scusa qualunque, tutte si sarebbero presentate presto nelle porte di quell'ascensore

<< O mio dio, e non ci sei ancora andata a letto? >>

<< Dico io ! stai scherzando, possibile che la prima cosa che pensi quando conosci un uomo è solo " chissà come sarà a letto " >>

<< Non esattamente, in realta sarebbe " Chissà quanto sarà grande quel portafogli "e dopo quello >>

disse camminando a mo di saltelli per i corridoi dell'ospedale

<< Vado a lavorare, arrivederci >> Georgiana si dileguò in men che non si dica dando le spalle e sorridendo all'amica.

Una volta uscita fu sempre il solito tragitto, ma questa volta attendeva con ansia l'arrivo in ascensore. Quando vi fu davanti si fermò senza proferir parola, lui non c'era, l'ascensore era vuoto, le venne un tuffo al cuore, attendeva la fine della giornata come una bambina attendeva l'arrivo di una bambola nuova, e il fatto che lui non ci fosse le fece capire che si stava esattamente comportando come una ragazzina alle prime armi, cosi sorridendo a testa bassa entrò.

Mentre le porte si richiudevano sentì qualcuno ridere fuori da lì, una donna bloccò la chiusura: un viso angelico e un vestitino rosso le risaltava il viso, e i tacchi la rendevano tanto alta quanto lui, quel lui che sbucò da dietro, Benjamin << Prendiamo l'altro ascensore >>

<< Stai scherzando, perchè dovremmo se ne abbiamo già uno a disposizione. >>

la voce squillante di quella donna smentiva l'immagine del primo impatto che si poteva avere di lei.

La donna lo portò dentro, le loro mani unite, e come se Georgiana non esistesse la spinse di lato, lui digitò il nono piano ma non digitò come ormai era abitudine il dodicesimo piano, così fece lei.

" Lurido stronzo donnaiolo dei miei stivali, ho capito come sei composto. Stronzo, b******o ."

Sorrise tra se e se mentre attendeva l'arrivo, non appena si aprirono le porte la donna uscì tenendolo per mano e lui sorridendo come se fosse compiaciuto della situazione la salutò.

Arrivata al dodicesimo piano, continuava a ripensare a quel sorriso divertito che le aveva fatto, ma tra se e se sapeva che infine era cosi che sarebbe andata, lui un play boy b******o che ovviamente andava con donne del suo calibro e genere, e lei l'infermiera troppo bassa di livello per stare al passo col mondo, con il suo mondo.

Giorno 10

Non raccontò nulla all'amica, aveva deciso che lo avrebbe fatto quando la storia si sarebbe dimenticata e l'amica si fosse convinta che era solo un vicino di casa - per così dire -

Le giornata sembrava esser passata in fretta, perchè senza volerlo si ritrovò con le quattro amiche che la spingevano su per le scale della hall, salutarono George che si divertiva vedendo le sue amiche così euforiche

<< Dai corri, corri >>

<< ragazze smettetela di spingere, non sono mica un carrello >>

si catapultarono dentro una ad una, spiando se vi fosse o meno l'uomo di cui avevano sentito parlare, lei entrò per ultima imbarazzata dalla situazione. E lui era sempre li, divertito più lui della situazione che le amiche di lei.

La trascinarono parlando tutte insieme sottovoce - o almeno così credevano - << Ci avevi detto che era carino, non che sembra uscito da una rivista di play boy >>

Georgiana si portò le mani sul viso cercando di nasconderlo

<< Georg, cara mia, presentacelo no? >>

<< non lo conosco neanche io. Smettetela di comportarvi così, se non ve ne siete rese conto siamo in un ascensore dove il tutto viene udito . >> Le porte si aprirono e l'uomo prima di uscire salutò con un piccolo inchino di capo

<< Signorine, a presto >>

si congedò sorridendo , rimaserò senza proferir parola, il che meravigliò persino Georgiana, era la prima volta, ma non diedero nemmeno il tempo di chiudere le porte che inziarono a strillare fra di loro come delle oche

<< Voglio sprofondare >>

si disse Georgiana.

Giorno 11

Le giornate non cambiavano mai, quel che cambiava erano le persone che incontrava ogni giorno in ospedale. Lucas non si era fatto più vedere ne sentire dopo quel giorno , se ne era uscito con un messaggio dove le scriveva delle scuse.

La sera arrivò presto, e ben presto la stanchezza cominciò a farsi sentire decidendo dunque di andare via prima. Questa volta Georgiana aveva deciso di andare in autobus, arrivando nel palazzo si era persino dimenticata quel gesto abitudinale, salutò George ed entrò diretta verso l'ascensore gettando la borsa nell'angolo, si reggeva allo scorrimano poggiando la testa allo specchio

<< Cosa c***o vuol dire non li trovo, cercate nei vostri archivi . Da qualche parte devono pur essere. Se entro le 24 ore non vengono trovati porterò voi in tribunale . NESSUN MHA! >>

sentì sbattere violentemente qualcosa, staccò il corpo che sembrava aver fuso con quell'ascensore mettendosi su un solo lato. Dall'usciò sbucò Benjamin, la giacca e la borsa in un unica mano, i soliti capelli composti questa volta erano con ciocche sparse ovunque, era intento a togliersi la cravatta con la mano che gli rimaneva libera, su tutte le furie gettò tutto in un angolo e quasi si strappò la cravatta dal collo più che togliersela, la tirò al lato e si sorresse sullo scorrimano poggiando la testa allo specchio . Georgiana fu pietrificata, decise di non dir nulla ed era intenta a guardarsi le punte dei piedi. Non aveva idea di come reagire, si sentiva in imbarazzo difronte a quello a cui aveva appena assistito, non sapeva come ci si dovesse comportare , non che fosse affar suo .

Si voltò appena a guardarlo, lui spostò lo sguardo fissandola con gli angoli degli occhi

<< S-sta bene ? >>

senza che se ne rendesso conto l'afferrò per la vita sollevandola da terra, facendola sedere sullo scorrimano, non era un posto dove ci si potesse sedere non c'era abbastanza spazio per non poter cadere, ma lui le fece stringere le gambe intorno alla sua vita baciandola senza prender fiato, le sbottonò la giacca portando le sue mani sin sopra il seno, cercò di spingerlo via ma le afferrò le mani portandole sulla testa, passò a baciarle ardentemente il collo, tolse le mani dalla maglia cercando di togliere anche quella.

Era passato ancora alla bocca , ma le porte si aprirono, lui si fermò mordendole il labbro, diede un ultimo sguardo alla sua bocca e la lasciò andare di colpo prendendo le sue cose per poi uscire velocemente.

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