Storm - zjm

Zayn Malik e Megan Sanders.
Un incidente fatale che stravolge le loro vite, per sempre.

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4. 3.

 

"Me ne vado" dice guardandomi senza far trasparire alcuna emozione. Ogni volta che mi guardava avevo sempre visto odio nei suoi occhi, ma questa volta non trovai nemmeno quello.

La guardo spaventato e schifato da me stesso. Come ho potuto? Sono io ad aver sbagliato.

Mi limito ad annuire non sapendo cosa dire. In realtà lo so, ma non trovo ne forza ne coraggio per aprire bocca e magari dire qualcosa che potrebbe turbarla più di quanto già non dimostri di essere.

Mi guarda ancora un attimo e poi torna in sala a prendere la sua roba. Credo di avere visto una lacrima scendere lungo la sua candida guancia ma non ne sono sicuro, quindi mi limito a stare in piedi a distanza con le mani nelle tasche della mia tuta enorme per il mio fisico, appoggiato allo stipite della porta della cucina, osservando ogni sua mossa.

"Finirò io la ricerca, te la farò avere in qualche modo" parla in modo più distaccato, non che avessimo mai avuto una conversazione prima, ma il modo freddo, che dico, congelato con cui si rivolge a me mi fa immaginare che una soffiata di vento pungente che mi colpisce in pieno e subito rabbrividisco.

"N-no posso finirla io, tranquilla" mormoro cercando di riprendermi e mi raddrizzo facendo due passi esatti verso di lei. La vedo indietreggiare di uno e lo faccio anche io. Prende poi la sua felpa e mi passa davanti con lo sguardo basso e in silenzio andando verso la porta.

"M-Megan" la fermo e non so nemmeno il perché. Cosa mi invento ora? "S-sei bellissima" la guardo negli occhi optando per la prima cosa che mi viene in mente ma che davvero penso.

"Ciao Zayn" vedo una scintilla percorrerle gli occhi mentre guarda nei miei. é completamente diversa da com'era un attimo prima. Sembra riprendersi quasi subito e mette una mano sulla maniglia aprendo la porta. Cerco qualche scusa per fermarla. Voglio che rimanga. Aspetta, Cosa? Lo voglio?

"Vorrei che ci incontrassimo ancora per raccontarti tutto. Ti dirò ogni minimo dettaglio Megan. Voglio che tu sappia la verità, quella vera." affermo facendo un passo verso lei. Mi sento le guance andare a fuoco e sento le mani tremare. Sono pronto a ricordare e raccontarle ogni minimo dettaglio?

"Non mi fido di te, e la verità è solo una. L'hai confessato alla polizia" mormora e mette fuori un piede ma la fermo.

"Credevo di averlo fatto, ma non l'ho fatto" le prendo il polso e la sento irrigidirsi. Ritiro subito la mano e la sento formicolare. "per favore, credimi. Sei l'unica di cui mi importa-" non finisco la frase che vengo interrotto bruscamente.

"Cosa?" alza di nuovo lo sguardo sul mio e mi sento sollevato quando non scorgo tutto l'odio che mi aveva rivolto negli ultimi tempi.

"Di cui mi importa sapere che sappia la verità. Come sono davvero andate le cose. Megan, ti prego, dammi la possibilità di spiegarti. Poi sarai libera di crederci o meno, ma voglio che tu mi ascolti." La guardo serio, più sicuro di me. Le prendo la mano e la guardo dritto negli occhi cercando di decifrare la sua espressione che ora sembra quasi convinta di darmi la possibilità di spiegare come sono andate le cose quella notte che tanto bramo.

"Devo andare" risponde dopo un attimo di esitazione e toglie velocemente la mano dalla mia girandosi del tutto e scendendo le scale del portico. Rimango immobile a guardarla sperando che si giri e corra da me per sapere tutto. Mi sembra che stia per farlo quando punta i piedi contro il terreno e rimane immobile, ma sembra mantenere la stessa idea e torna a camminare verso il cancelletto che divide il minuscolo viale di pietre dal marciapiede. Esce dal perimetro e dopo pochi attimi la vedo sparire dietro l'angolo.

Sento le mie gambe improvvisamente molli e rimango dove sono. Ho sprecato ancora una volta la possibilità di dire tutto e cercare di farmi perdonare. Mi sento stupido per aver pensato anche solo un momento che avrebbe funzionato.

Faccio dei respiri profondi e trovo le forze per rientrare in casa e buttarmi sul divano cercando di distrarmi. Dopo circa mezz'ora di zapping tra canali assolutamente noiosi come il canale sulla storia degli assiri o sulla gravità terrestre sento arrivare una notifica sul mio telefono. Mi allungo verso il tavolino e sblocco lo schermo con noncuranza pensando sia un altro dei soliti insulti inviati anonimamente ma mi sorprende leggere il nome del mittente: Megan Sanders.

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