Storm - zjm

Zayn Malik e Megan Sanders.
Un incidente fatale che stravolge le loro vite, per sempre.

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3. 2.

Mi alzo dal divano e vado verso la porta. La apro e una Megan all'ultima moda mi si presenta davanti. Sto per salutarla quando alza la mano per zittirmi.

"Sono qui solo per la ricerca, non proferire parola che non sia sulla dannata ricerca che ci ha dato quello stronzo del professor Fitz" dice guardandomi negli occhi. Annuisco e le faccio segno di seguirmi verso il tavolo del soggiorno. Lei mi segue e si siede di fronte a me, la osservo mentre tira fuori il suo pc e il suo libro. Poi si sistema la gonna e alza lo sguardo sul mio.

"Ho già fatto delle mini ricerche, ora basta riformulare bene le frasi e aggiungere qualche immagine didascalia e il gioco è fatto" dice sorridendomi. Quando si accorge di quello che ha appena fatto abbassa lo sguardo e torna seria. Probabilmente si è accorta che non ero uno qualunque e ha cercato di rimediare senza farmene accorgermene, ma ne sono accorto.

"Penso che questa parte dovremmo eliminarla, è una ripetizione della parte precedente, insomma lo dice già che nelle foglie scorre la linfa, qui usa solo termini diversi" dico osservando il lavoro sul computer e indicando le parti a cui mi riferisco.

"Sono perfettamente d'accordo con te Malik, ma se eliminassimo il pezzo precedente? Avrebbe più senso perché in questo contesto ha più significato e spiega meglio il concetto precedente." Dice guardandomi ancora una volta con i suoi occhi così... pieni di forza, ma allo stesso tempo pieni di nervosismo. È nervosa, lo capisco dal modo in cui si muove a disagio sulla sedia e quasi trema. Il mio viso è a pochi centimetri dal suo.

Deglutisco quando ripenso ai suoi occhi quella notte, erano neri, pieni di lacrime e di odio. Ogni volta che avevo incontrato i suoi occhi prima di quella notte erano sempre vivaci e vivi e quando incontrava i miei ero sempre percorsi da una scintilla, non ci parlavamo molto prima di quella notte, eravamo solo conoscenti, ma dopo, beh dopo non ci parlavamo più, l'ultima volta che mi aveva parlato in realtà mi aveva urlato contro quanto mi odia e che sarei dovuto morire io non Ashley. Ero andato a casa sua per spiegarle come stavano le cose ma non ottenni un bel risultato. E da quel giorno non parliamo più, ci limitiamo a occhiate di scuse da parte mia e di disprezzo da parte sua.

"Per me va bene, vuoi qualcosa da bere? Abbiamo l'aranciata, la coca cola.. o non so.. dimmi tu" divago cercando di non essere troppo impulsivo.

"Un po' d'acqua va bene" risponde fredda, vado in cucina e sento un "Grazie" sussurrato, mi giro verso Megan e la vedo distogliere lo sguardo. Mi avvicino nuovamente a lei e le prendo la mano. É fredda. Gelida.

"Megan, non è come pensi tu, mi dispiace per quello che è successo, ma io davvero non ne sono colpevole" cerco il suo sguardo ma non arriva. Toglie velocemente la mano dalla mia e la sento singhiozzare. È ancora girata dall'altra parte quando le sento dire:

"Non piangevo per Ashley da più di un mese, non voglio pensare a lei. Lasciami in pace" mi spinge via colpendomi allo stomaco con una manata.

Rimango qualche altro secondo in piedi davanti a lei, quando poi mi dirigo in cucina.

Mentre riempio il bicchiere sento una presenza dietro di me e mi giro d'istinto ritrovandomi Megan davanti.

"Zayn, perché lo hai fatto?" chiede con i pugni serrati lungo i fianchi e la testa abbassata. Mi avvicino a lei.

"Fatto cosa?" chiedo cercando di recuperare il contatto visivo che c'era fra noi poco prima.

"Perché hai ucciso Ashley?" chiede alzando la testa e guardandomi negli occhi. Ha il trucco sbavato e gli occhi rossi, sta tremando e questo contatto visivo si sta facendo troppo pesante, non riesco a reggerlo e quindi abbasso lo sguardo.

"Io non ho ucciso Ashley" quasi sussurro.

"Cazzate, tu hai ucciso la mia migliore amica! Lei era unica, era speciale, sempre sorridente, altruista, e soprattutto onesta!" urla. Quelle parole non mi ferirono, ero abituato alle cose che diceva continuamente la gente su di me, quindi ormai avevo creato una specie di corazza che mi proteggeva dal crollare ogni volta che qualcuno mi accusava di avere ucciso Ashley Marin.

"Lei era una puttana Megan! Pensavi davvero che fosse tua amica?? Oh ti sbagli di grosso!" le urlo e la vedo spalancare gli occhi. Nel giro di pochi secondi mi ritrovo il palmo di Megan sulla guancia destra e sento il bruciore espandersi non solo sulla guancia ma anche nel petto. Non avrei dovuto dire quelle parole, o almeno non in quel modo, ma lei doveva sapere.

Ciao genteeee, allora questo capitolo è un po' cortino, lo so ma il meglio verrà dopo OuO

Lasciate voti e commenti pliiis, se lo fate vi compro un gelato :3

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