Storm - zjm

Zayn Malik e Megan Sanders.
Un incidente fatale che stravolge le loro vite, per sempre.

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2. 1.

Sono ancora  le quattro e mezza quando mi sveglio improvvisamente per via di uno dei miei soliti incubi, e dopo aver guardato l’orario, mi siedo sul letto e noto che tutti i cuscini sono sul pavimento. Guardo fuori dalla finestra e osservo la luna, è piena sta notte, quindi emana più luce.

Vado in bagno e dopo essermi guardato allo specchio ritorno in camera, sistemo i cuscini al loro posto e mi infilo sotto le coperte. Metto le braccia sotto la testa e fisso il soffitto. Sto per addormentarmi quando mi vibra il telefono e lo prendo, c’è un messaggio da parte di uno sconosciuto:

“Assasino” dice. Oh, se sapessi come sono davvero andate le cose.

Spengo il telefono e lo metto in fondo al cassetto. Non è di certo il primo messaggio del genere che ricevo, ma questo non vuol dire che non mi importi cosa pensa la gente di me.

Io non sono un assassino, ho fatto un errore, ma non sono un assassino. Tutti sbagliano, ogni essere umano fa un grande errore nella propria vita, ma non tutti vengono trattati come vengo trattato io, ovvero con indifferenza, indignazione e disprezzo. Mi fa schifo il modo in cui mi tratta la gente quando mi vede passare, ma non posso fare niente per dimostrare che non sono colpevole quasi per niente.

Nella piccola città in cui vivo, Chesterwood, le voci girano talmente velocemente che a volte tornano alla persona stessa che le ha messe in giro.

Rimango a fissare il soffitto fin quando il sole non sorge, è quindi ora che mi svegli e vada a scuola. Prima di scendere al piano di sotto faccio una doccia  fresca e mi vesto, poi do le mie “cento spazzolate” ai capelli e scendo di sotto per fare colazione. riscaldo il caffè del giorno prima e mentre esco dalla porta afferro lo zaino, nero ovviamente. Passo davanti ALLA MOTO, e percorro il vialetto che separa la casa dal cancelletto dell’inferriata.

Ci impiego 10 minuti per arrivare a scuola e prima di varcare la soglia prendo un respiro profondo e mi ripeto nella testa *è un giorno come un altro, andrà tutto bene. Sono solo sei ore, ignorali tutti*. Sento il ronzio degli altri studenti che parlano ad alta voce ma appena entro io stanno zitti e si sente un leggero bisbigliare, *ignorali Zayn, ignorali, loro non sanno*, cammino a passo svelto e con la testa bassa, sento tanti commenti del tipo “Assassino- È meglio non frequentarlo quello lì* i commenti non sono stati migliori quando sono entrato nel corridoio, ma ho lasciato correre, comunque è roba da tutti i giorni, ormai ci avevo fatto l’abitudine.

Andai nella classe di biologia e quando suonò la campanella tutti presero posto, ma ovviamente non vicino a me. Mentre il professore aveva già iniziato la lezione la porta si spalancò e ne uscì Megan, Megan Sanders, la seconda ragazza a cui avevo rovinato la vita. È vestita di classe, come sempre, da quando ho fatto quel che ho fatto non le ho del tutto rovinato la vita, tutti provano pietà per lei, quindi è diventata una delle reginette della scuola, prima era solo una delle povere sfigate, ma ora se la passa piuttosto bene.  Non posso dire di certo che ho fatto bene a commettere quell’errore, ma sicuramente la sua vita è diventata migliore, no? Okay, questo è un discorso di merda.

“Signorina Sanders, può sedersi vicino al signorino Malik” dice il professor Fitz indicandomi.

“Cosa? No! Il mio posto è sempre stato vicino a Emily!” dice Megan, si è vero, ma ora c’è una ragazza con i capelli rosso fuoco mai vista prima.

“La signorina Benson ha come nuova vicina di banco la signorina Fields, quindi non faccia storie e vada a sedersi vicino al signor Malik, è solo per una lezione, si sbrighi, su” Megan viene verso di me e non mi degna neanche di uno sguardo.

“Ciao” oso dire. Ma ovviamente non ricevo alcuna risposta se non un occhiataccia da parte sua.

L’ora passa molto lentamente e vedo Megan scambiarsi continui bigliettini con mezza classe, so che sono su di me, ma decido di ignorarli.

“Quindi..” conclude il professore, “farete una ricerca sulle leggi di Mendel, ognuno con il rispettivo compagno di banco, e niente storie!” dice guardandoci uno per uno da sopra i suoi occhiali spessi come un fondo di bottiglia.

Vedo Megan spalancare gli occhi e il suo volto si prosciuga di ogni colore. Proprio mentre sta per protestare la campanella suona e con mia sorpresa si rivolge a me, anche se in modo acido:

“Vengo da te, non ti permetterei mai di mettere piede in casa mia. Passo alle 4, ci vediamo” mi fa un falso sorriso , i suoi occhi sono  spenti, e va via dalla classe con nonchalance.

Ripercorro lo stesso tragitto di sta mattina senza ricevere insulti però, perché sono rimasto a scuola fino a tardi quindi non c’è nessuno nei dintorni della scuola. Cammino comunque a passo svelto, e mentre percorro la via di ritorno le scene di quella dannata notte si ripetono violentemente nella mia testa rendendo la mia vista oscurata per qualche secondo. Appena torno a casa butto lo zaino per terra e mi stendo sul divano per riposare un po’ prima dell’arrivo di Megan.

Sono le quattro in punto quando sento il campanello suonare.

 

Heii, scusate, fa schifo il capitolo ma avevo voglia di scrivere e così l'ho fatto :)

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