Starry Light


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9. Capitolo 9

Avete presente un'occasione in cui fate lo sbaglio più grande della vostra vita e poi non vorreste mai più uscire di casa?

Ecco, a me era successo esattamente una settimana prima, nell'istante in cui di fronte a Blake avevo aperto bocca e rivelato uno dei segreti che mai avrei dovuto raccontare. Men che meno a un tipo pericoloso, lunatico e del tutto estraneo per me.

Avere l'impressione di conoscere qualcuno, non significa niente.

Infatti dopo che avevo messo a rischio la reputazione di mia madre come poliziotta, Blake era letteralmente scappato da casa mia. 

Se un attimo prima ero stato di fronte a me a fissarmi, il minuto dopo ero completamente sola, seduta per terra nella mia stanza, immobile, nell'attesa che qualcuno mi svegliasse da quell'incubo. Tutte le botte da mia madre non raggiungevano lo stesso dolore, sopratutto comparato all'estrema felicità che avevo provato svegliandomi e vederlo ancora lì. 

Era scappato perché non gliene importava un'accidente di me. E a me andava bene.

Andava bene, anche se faceva male da morire.

I rapporti con mia mamma al posto di migliorare si erano fatti tesissimi: stare con lei nella stessa stanza significava un silenzio quasi assoluto, tanto che quando cercavo di spicciare qualche parola lei sobbalzava spaventata, poi se la filava in un'altra stanza. Non riusciva a guardarmi. Avevo la sensazione che lei pensasse che se se lo fosse perdonato avrebbe rischiato di ricaderci un'altra volta. Quindi vivevamo in due universi diversi: lei usciva quasi tutte le sere con i colleghi, e lo mascherava con il fatto che lavorava fino a tardi. E io?

Io be, tiravo avanti grazie a Bart e ad April che mi rinfocillavano un po' di vita in ogni occasione.

Il venerdì pomeriggio eravamo a mensa e io giocavo distrattamente con il cibo; stavo pensando ai lividi che pian piano stavano svanendo e tra quanto avrei finalmente potuto guardarmi allo specchio senza deprimermi quando Bart mi tirò miratamente addosso metà della sua bottiglietta d'acqua. Alzai lo sguardo sorpresa e lo vidi nascondere un ghigno.

Bello scherzo, contando in più che fuori tirava un vento gelido e io ero proprio una pappetta in fatto di anticorpi. 

«Si può sapere perché l'hai fatto?»

Alzò gli occhi al cielo come se la  mia domanda fosse estremamente banale. «Guardi spiritata quella pasta al formaggio da quando ci siamo seduti. Non senti neppure quando ti chiamiamo e non ci vuoi dire cosa è successo l'altro giorno. Dovrei o no preoccuparmi?»

«Be carino da parte tua bagnarmi, mi sento molto meglio grazie» borbottai sarcastica. Mi tolsi il golf appicicaticcio e rimasi in canottiera facendo sgranare gli occhi ad entrambi, che si scambiarono uno sguardo di stupore. «Che pensate adesso? Mi mettono ansia questi sguardi.»

«Hai un'altra aria senza più quel golfino da nonnina lo sai?» La faccia maliziosa di April mi fece preoccupare sul serio. Ridacchiò e si scambiò una gomitata con Bart che intanto aveva messo gli occhi sul mio seno. Mi coprii incrociando le braccia, ma quei due non si fermarono con le loro battutine sconce. E ciò mi fece fremere in ogni senso.

La mia pasta al formaggio, fredda e intoccata, fece un bel volo impataccando capelli e divisa di Bart ed April si ritrovò tutti gli schizzi sulla faccia. Il suo bel faccino si contrasse in una smorfia di disgusto e un secondo dopo aveva già agguantato la salsa Ketchup in mezzo alla tavola e si era alzata dal suo posto venendo minacciosa verso di me. Bart l'imitò prendendo la senape e io mi ritrassi cercando di allontanarmi.

«Pasta al formaggio? Sul serio?» Saltò agilmente il tavolo della mensa attirando l'attenzione di tutti i presenti a causa del suo aspetto e della pasta tra i capelli. Feci un gridolino sentendo che mi aveva afferrato un fianco, e mi teneva in pugno. 

In parecchi si misero a ridere anche se nessuno aveva una leggera consapevolezza di quello che sarebbe successo a poco.

«Ti prego Capitano, perché abbassarci a tanto?» La mia voce era più alta di un ottava e cercai all'ultima di scappare via, ma le sue braccia altrettanto muscolose me lo impedirono. April in tanto stavo dietro di me con un espressione quasi diabolica. Mi voltai nella sua direzione congiungendo le mani.

«Non puoi tradirmi! April, siamo sorelle noi, non-» sparai una raffica di parole, ma mi bloccai sentendo qualcosa di viscido scorrermi lungo il corpo, sulla tempia, e sulla fronte. Mi guardai la punta del naso e un rivolo di salsa gialla che ci scorreva giù deliberatamente. 

«BART! Mi hai preso per una hot dog cazzone?!»

Iniziai a muovermi convulsamente, cercando di scappare e mi approfittai di lui che si piegò in due dal ridere per scappare in direzione del mio vassoio. April in tanto era salita in piedi su una panca e stava riservando al caro Bart lo stesso mio trattamento, anche se lui alla fine assomigliò a uno degli attori di Final Destination coperto com'era di Ketchup. La biondina rise forte da farsi sentire da tutti. 

Una polpetta anonima volò nella nostra traiettoria in mezzo alla mensa, e in pochi secondi il cibo volante si moltiplicò introducendo una vera e propria battaglia di cibo. Vedevo schizzarmi addosso pizza e hamburger che poi si disperdevano in aria in una cascata di cetriolini, insalata e altra roba che non sapevo identificare. Alcuni ragazzi, maschi, stavano iniziando a salire sui tavoli borbandandosi di roba come degli scimpanzé. Le ragazze urlavano ma intanto ci davano dentro.

Era l'apocalisse. 

Nella confusione generale riuscì a prendere il cartone del latte e inzuppare April fino ai piedi, poi sgattaiolai in corridoio sfuggendo alle bombe di gelato. Presi fiato vicino agli armadietti e mi avviai verso il bagno,mentre April mi raggiunse non troppo dopo. Il suo aspetto era di gran lunga migliore del mio, che sentivo di essere un rifiuto umano fin al midollo.

«Stai ferma lì.» Tirò fuori l'Iphone dalla tasca e provò a farmi una foto conciata com'ero. Provò.

Con le mani sulla faccia mi voltai dandogli le spalle. «Non osare ragazza. Non mi fotograferai.»

«Daiii Leila. E' un ricordo. Quante altre volte sei stata ricoperta di Senape da sembrare uno stupido Minion?» Sembrava una bambina mentre mi implorava. Ah Ah. Non gli avrei dato quell'opportunità.

«Wow che figata. Dovremmo rifarlo» la rimbrottai con la sua stessa vocetta. 

In effetti quel giorno ero proprio Miss Simpatia.

«Vaffanculo.» 

Mi levai le mani dalla faccia solo perché mi resi conto che ero proprio una guastafeste. «Fai la foto con me.»

«Vieni qui» mormorò contenta. Mi abbracciò e poi mi fece segno di guardare verso lo specchio del bagno, dove puntava la telecamera. Non immaginate l'orrore che facevamo.

«Io devo proprio fare una doccia.» A parte l'aspetto, l'odore e la sensazione di viscido erano fin troppo intensi. La canottiera da bianca era mutata in un giallo ocra a chiazze rosse e nella mia testa pregai che la lavatrice rimuovesse tutto.

«Che ne dici se oggi ti alleni con me e Bart al campo?» mi propose April. Si slegò i capelli e parecchi maccheroni caddero per terra. Pure la mia mascella toccò terra.

«Ti sei drogata questa mattina, sei impazzita?» 

«Leila tutte le ragazze fanno il provino all'inizio, a parte la sottoscritta che è stata obbligata. Io sono il capitano e per giunta ti obbligo.» Mise le mani sui fianchi, me la sua determinazione non scalfì neanche un po' la mia. 

Io? Cheerleader? 

Che Dio salvi la regina prima che il mondo finisca oggi.

«Ma mi conosci per caso? Non ho la personalità, ne l'aspetto ne niente, nessun gene per farlo, quindi scordatelo.»

«Ma piantala di dire stronzate. Apri a vanvera quella bocca e trovi scuse. Hai le curve giuste, sei decisamente bella senza tutte le tue stupide paranoie e non ci vuole un genio per fare la cheerleader. Vieni a provare, giusto per far qualcosa.»

L'espressione di April assomigliava a quella della madonna. Mancava solo l'aura luminosa e il coro angelico dietro.

«Se sei mia amica non dovresti volermi rendere ridicola davanti all'intera squadra di football.»

Sbuffò e si avvicinò pericolosamente. «Bart è il capitano di quella. Nessuno può fare mezza smorfia se no li sbatte via. Daiii vieni a provare.»

Mi mise le mani sulle spalle e mi inquadrò per bene, quasi esperta.

«Prenditi una piccola rivincita per Blake.»

Scrollai le spalle. «Cosa centra lui?»

«Smoke, dimentichi che sono un po' sono legata a lui. Un po' di notti fa è tornato a casa con una puttana ma poi è uscito e non è più rientrato. Si da' anche il caso che il giorno dopo tu non sia venuta a scuola e quando sei ritornata dal mondo dei morti sembravi.. be, morta.»

Il mio cervello si era fermato alla parola puttana. La nausea per lo schifo di quel pensiero mi fece barcollare leggermente.

«V-va a puttane?» domandai con voce roca.

April impallidì come me. «Oddio Leila, em no, cazzo..»

«Lascia stare.»

«Quello che volevo dire è che..» si tirò la punta dei capelli con un ghigno. «Oggi viene lui  a prendermi in macchina, insomma fatti guardare da qualcun altro. Mandalo a fanculo per bene.»

Riflettei di più sulle sue parole che avevano preso una piega diversa.

«Per le cose che vuole è un tipo abbastanza geloso, e poi non hai ancora visto la tenuta.» 

Inspirai a fondo e lei mi sorrise sorniona. 

«Promettimi che non mi distruggerai.»

Spalancò gli occhi, felice. «Prometto.»

Oddio, lo stavo facendo davvero.

«Andata.»

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