Starry Light


2Likes
0Comments
2949Views
AA

8. Capitolo 8

LEILA.

Il mattino dopo alzarsi e affrontare la realtà fu una delle cose più ardue che avevo affrontato nell'ultimo periodo. Da un occhio ci vedevo davvero male e mi sforzavo di mantenere un'espressione atona per non subire altro dolore alla faccia mentre per il resto ero ancora troppo assonnata per realizzare.

Andai in bagno e mi specchiai,  in un momento sentii la forza venirmi a meno.

Sembravo un pomodoro ammaccato. Anzi calpestato. Come se qualcuno avesse fatto una vendemmia sulla mia faccia anzi che sull'uva.

Come avrei fatto ad uscire dalla stanza.. ad andare a scuola?

Un singhiozzo inaspettato mi si formò in fondo alla gola e in contemporanea mi ricordai della visita di Blake. Il dolore nel petto si attenuò calando a picco e al posto della paura mi ritrovai con un sorrisino per niente abituale. 
Mi aveva stretta a lui. Avevo sentito il suo respiro insistente contro il mio collo. 

Ricordavo alla perfezione come i capezzoli mi si erano inturgiditi contro i suoi palmi. 

Poi si era interrotto tutto e ricordavo solo di aver pianto come una bambina piccola mentre lui mi consolava. L'avevo condotto a questo? Meravigliata mi scrutai allo specchio con un nuova aria.

Ero la ragazza che aveva condotto Blake Silver allo stato di orsacchiotto da stringere. Fantastico.

Risi un po' da sola, davanti allo specchio, poi presi lo spazzolino e mi decisi a lavare i denti e a darmi una ripulita. Era da un po' che non curavo il mio aspetto o per mancanza di voglia o perché non mi era sembrata una cosa abbastanza importante; nell'ultimo periodo avevo avuto le sembianze di Chris Mccandless al suo arrivo in Alaska. Menomale che non mi cresceva la barba. Mi cacciai sotto la doccia, con tanto di vapore e bolle colorate, poi bagnata come un pulcino dovetti vagare per il bagno alla ricerca di un rasoio. Dopo le mie mosse da ninja con la lametta, per depilarmi sia chiaro, mi spalmai addosso un vasetto di crema al cocco, cosa che mi diede l'odore di una muffin e fu abbastanza vomitevole, mi avvolsi un'asciugamano in testa e uscii in corridoio. 

Mamma non c'era. In alcune particolari mattina si recava a lavoro meditatamente presto.

In camera di mia madre sparpagliai tutti i vestiti sul pavimento e li fissai per circa mezzora indecisa. April mi aveva detto che non mi vestivo adeguatamente e, non che fossi una persona influenzabile, ma sotto sotto mi ero resa conto che vestivo come mia madre e pure la sottoscritta che aveva uno scarso gusto in fatto di moda aveva intuito che non andava bene. Io e mia mamma condividevamo i vestiti dato che non ne avevamo tanti anche se ero sempre più convinta che quelli più carini li nascondesse per tenerli nelle occasioni in cui Dave la invitava a cena.

Tuttavia ora Dave non c'era più e lei continuava a tenerli nascosti: era questo che mi dava più fastidio.

Frugai in qualche scatolone ma niente. Nei cassetti neanche. 

«Dove puoi averli messi mamma?» Mi tamburellai le dita sulle labbra ma i vestiti non comparvero lo stesso. Poi, nello stesso istante in cui avrei mollato intravidi un lembo di stoffa che si confondeva con la coperta spuntare da sotto il letto. Mi sdrai sulla pancia e li trovai: tutti appallottolati in un unica massa.

Un cavolo che non dovevo rovinarli. 

Afferrai quella che somigliava a una gonna e li tirai fuori tutti insieme, starnutendo al sollevarsi della polvere. Li sparpagliai pure quelli di fianco ai fondi di magazzino che di solito usavo io e iniziai a selezionare ogni capo.

C'era una maglia carina, che non ricordavo nemmeno di aver mai visto, poi una gonna scozzese di cui come della maglia non ricordavo l'esistenza. Li misi vicini e inclinai la testa su un lato. 

Ci stava.

Le calze nere per lo meno non me le nascondeva e dato che di maglioni non ne avevamo nemmeno mezzo presi il vecchio giubbotto in jeans della zia e ci feci qualche risvolto sulle maniche.

Mi guardai allo specchio tralasciando la mia faccia violetta e non potei fare a meno di scoppiare a ridere. Non mi sentivo a mio agio con vestiti che non avevo mai indossato, come la gonna.. Ma Dio se ero soddisfatta. Non era giusto che mia madre nascondesse i vestiti sotto il letto per fare la ragazzina. Appallottolai tutti gli indumenti rimasti sul pavimento e li misi con dei calci sotto il letto, poi tornai in bagno e mi asciugai i capelli. Per quelli non avrei potuto fare tanto, dato che da come me li ero tagliata l'ultima volta con le forbici della cucina erano in pessime condizioni. 

In fatto di Make up infine, applicare il mascara confermò che facevo veramente pena anche con quello. Il lato positivo fu che anche se si sbavò tutto sotto sopra l'occhio il blu scuro del livido lo nascose e così riuscii a uscire dal bagno abbastanza sollevata.

Naturalmente quel giorno non sarei andata a scuola. Era una decisione silenziosa che avevo decretato una volta messo piede fuori dalla camera. Non mi importava niente di quello che avrebbe pensato mia madre, ne del programma di studio, ne di niente. Avrei pensato solo a me stessa quel giorno.

Ad April avrei mandato un messaggio, più o meno veritiero, e gli avrei spiegato tutto quando l'avrei rivista. Ritornai in camera con il pigiama tra le braccia e.. il pigiama cadde per terra.

Il mio materasso. Era. Ancora. Pieno. Una creatura divinamente perfetta dormiva beata, russando leggermente, con un braccio quasi disteso rivolto nella mia direzione. Blake era ancora lì. Più nudo che vestito dato che aveva su solo i boxer e io, stupida e scema, non mi ero accorta di niente quando mi ero alzata. L'unica scusa valida poteva essere che mi ero letteralmente catapultata in bagno ma anche questo comunque non avrebbe giustificato che non avevo fatto caso all'uomo che avevo nel letto. Neanche fosse piccolo..

Indecisa feci un passo nella sua direzione e mi chinai vicino a lui, studiandogli il volto disteso e pacifico. Sentii come depositarsi un mattone nello stomaco alla vista di tanta bellezza. 

Era travolgente.

Timidamente gli posai una mano sulla guancia e sentii dell'accenno di barba punzecchiarmi il palmo. Sorrisi mentre per le prima volta lo toccavo in un modo tutt'altro che violento, e inaspettatamente Blake spalancò gli occhi inchiodandomi con le sue iridi ghiacciate.

Mi ritrassi immediatamente, arrossendo, e lui mi seguì con lo sguardo apparentemente curioso. Mi fece cenno di avvicinarmi e io esegui i suoi ordini, come se i miei diciannove anni si fossero diminuiti a otto: ero come ipnotizzata. 

«Sei sveglia da tanto?» mi chiese semplicemente.

«N-no, cioè s-sì un po'.» Ero talmente impacciata che mi sarei data una sberla da sola.

Blake si mise a sedere e la coperta gli scivolò lungo il corpo scoprendogli il petto e la pancia, come se non fossi già abbastanza in difficoltà. Il mio sguardo riuscì a trattenersi tipo dieci secondi prima di fargli la completa radiografia e oh. Era semplicemente troppo per me. Lui scoppiò a ridere facendomi sprofondare in una pozza di imbarazzo, poi cogliendomi di sorpresa allungò una mano nella mia direzione. Riluttante guardai prima lui e poi la mano confusa e sconcertata ma infine mi decisi a prendergliela. Con un semplice strattone mi tirò verso il materasso e secondo i suoi calcoli studiati gli caddi rovinosamente addosso finendo distesa sotto di lui e alla sua mercè.

Ora la gonna che avevo indosso mi sembrava una barriera troppo scarna tra le sue mani e la mia patatina. Avrebbe potuto allungarle in qualunque momento ed ero certa che non si sarebbe fatto tanti problemi. 

Si avvicinò così tanto alla mia faccia che per un po' pensai mi avrebbe baciata, invece finì per perlustrarmi con occhi taglienti i lividi che mi incorniciavano il viso. Sembrava arrabbiato mentre lo faceva, come se si stesse controllando a fatica.

Applicò il pollice con un po' di forza sotto l'occhio, e non riuscii a fare a meno di trattenere una piccola smorfia. 

Il ringhiò che gli scappò mi fece venire un brivido.

«Dimmi chi ti ha fatto questo Leila.» Non mi era tanto chiaro da dove venisse la sua preoccupazione, tuttavia non ero ancora così disperata da usarlo come ancora di salvezza. O come salvagente.

E poi se si fosse mischiato nella situazione non avrebbe portato che casini.

«No, peggiorerei la situazione.»

«In verità me lo hai già rivelato tu questa notte, mentre facevi un monologo nel sonno, lo sapevi? Eppure è la persona di cui stiamo parlando è riuscita ad andare via. Devi ammetterlo di persona, chi ti ha colpito Leila?»

«N-nessuno» sussurrai socchiudendo gli occhi. Se sul serio gliel'avevo detto io stessa mentre dormivo allora non avremmo potuto girare a lungo sull'argomento. Lo vedevo da come mi guardava che aveva già inquadrato la situazione: come aveva detto April era troppo furbo per essere aggirato.

«Chi ti ha picchiato ieri sera?»

Mi misi a sedere sospirando pesantemente, poi alzai lo sguardo.

«E' stata lei. E' tornata a casa nervosa e a cena ha esagerato con il vino. Dopo una sberla si è resa conto che funzionava per alleviare lo stress e.. c-ci ha dato dentro.»

«Da quanto tempo tua madre ti picchia?»

Abbassai lo sguardo perché il suo si era fatto di fuoco. 

«Più o meno da un anno. Da quando mio padre si è rifatto una vita.»

 

Join MovellasFind out what all the buzz is about. Join now to start sharing your creativity and passion
Loading ...