Starry Light


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7. Capitolo 7

BLAKE.

Giacevo nel letto con un ragazza che avevo appena trovato in strada, ma non ero soddisfatto, non ci riuscivo, e la presenza di un altro corpo caldo vicino al mio mi mandava in bestia. 

Non mi aveva chiesto soldi, solo un tetto dove passare la notte e anche se ero un diavolo fin da dentro l'avrei fatta dormire sul divano con la condizione di vaporizzarsi il mattino dopo. Dopotutto lei aveva anche cercato di fare quel per cui io l'avevo portato a casa. Ma mentre i suoi occhi blu mi fissavano pieni di lussuria io avevo in mente solo quelli verdini che mi guardavano spaventati e increduli. Le labbra piene e scarlatte non mi facevano nessun effetto se ripensavo a quelle pallide e morbide che facevano sorrisi maliziosi, e mentre quella donna mi stava avvinghiata come un polipo, io pensavo solo a come era stato prendere la vita sottile di Leila Smoke tra le mani e tenerla ferma. Il suo profumo, la sua adrenalina nel fuggire e la mia nel cacciarla come un predatore mi avevano quasi fatto raggiungere l'orgasmo, poi quella puttanella mi aveva morso l'avanbraccio e io non avevo potuto far altro che sfilarmi frustrato mentre lei provvedeva da sola a se stessa.

Era stato veramente penoso.

 Mi alzai dal letto e recupererai i vestiti che avevo da poco abbandonato per terra per andare a far visita al colpevole della mia situazione frustrante. Non era affatto giusto poter tenere così imbrigliata una persona, e lei probabilmente non ne era neanche a conoscenza. 

Era tarda notte quindi di sicuro era nel suo lettino caldo dopo aver ricevuto tante rassicurazione sdolcinate dalla sua mamma, aver pianto tutto il giorno a casa di quello sfigato di Norris e incontrato la sua migliore amica del cuore che non era nient'altro che mia sorella. Tutto questo si aggiungeva alla mia giornata di merda e alla mia infinita stanchezza ed ero proprio un cretino io che rinunciavo a dormire per vedere una bimbetta immatura. Stavo quasi per far inversione con la macchina quando soppesai veramente il fatto di andare a dormire. Chi volevo prendere in giro? Non avrei manco chiuso occhio se il mio pensiero avesse preso la piega meno indesiderata che al momento si chiamava Leila.

Quindi ripresi a guidare nel verso giusto e quando arrivai, parcheggiai la macchina in fondo alla via, dietro un po' di alberi. La prima volta che ero dovuto entrare in quella casa avevo usato la finestra della cucina, e avevo trovato Leila a dormire sul divano. Ero rimasta a guardarla per un po', vedendo il suo petto alzarsi e abbassarsi regolarmente, poi mi ero domandato perché cavolo non avesse una camera da letto? La casa era grande per due persone no?

Ero rimasto li con lei in soggiorno quasi tutta la notte, e il mattino dopo avevo sentito la conversazione tra lei e sua madre fino in fondo. Alla fine un gatto era incappato tra i miei piani e quella bestia traditrice mi aveva fatto scoprire qualche secondo prima di sparire. Poi naturalmente ero tornato in tarda mattinata, visitato tutte le stanze e scoperto che la camera di Leila era una giungla di scatoloni e usava un materasso e una coperta patchwork come letto. 

Ecco perché preferiva il divano.

Quando arrivai davanti a casa, nascosto nel buio della notte come un'ombra, tutte le persiane erano sbarrate a parte quelle a cui miravo che dava sul giardino e al momento aveva le luci accese.

Dunque o Smokie aveva paura del buio, cosa che non mi avrebbe sorpreso tanto, o anche lei non riusciva a dormire e stava aspettando qualcuno. Risi da solo della sua ingenuità e senza troppi problemi saltai il piccolo recinto che delimitava il giardino. Le case americane erano troppo facili da penetrare.

La porta sul retro aveva una serratura così facile da scassinare che ci impiegai il tempo che ci avrebbe impiegato qualcuno con la chiave normale. L'aprii di poco e dato che c'era la catenella dovetti allungare dentro il braccio e sganciarla, poi la porta si aprii del tutto.

Non appena entrai in casa, mi fermai per ascoltare i rumore che giungevano dal piano superiore, ma tutto era così immobile che non ebbi molti dubbi. Solo il gatto mi aspettava, con il suo sguardo dorato mi seguiva curioso come se sapesse il motivo della mia visita. Un guardiano premuroso che si preoccupava per la sua piccola padrona.

Con un po' di divertimento salii le scale senza provocare nessun suono, e a parte lo sguardo inquisitore del micio giunsi fuori dalla camera di Leila come se al posto della mia statura invadente e gigantesca fossi stato un fuscello fatto di vento. Aprii la porta di poco e sgusciai dentro trovandola, come avevo immaginato, con il viso rivolto verso la finestra, dandomi le spalle.

Non la vedevo in faccia, ma sapevo che era sveglia.

Mi sdraiai senza dare nessun preavviso alle sue spalle, e prevedendo che avrebbe urlato le tappai la bocca con una mano. Con l'altra la strinsi a me di schiena, e mi trovai il suo bel culetto sodo a stretto contatto con il mio uccello, cosa che mi infuocò all'istante.

Le tolsi la mano dalla bocca solo quando si calmò completamente, ma al posto di girarsi verso di me se ne stette voltata verso la finestra, senza dare l'intenzione di reagire.

Forse l'avevo colta addormentata e mi ero sbagliato del tutto.

«Perché sei sveglia?» le domandai avvicinandomi al suo collo. Notai con piacere che il mio marchio era ben visibile, anzi sembrava quasi viola brillante in modo da farsi notare meglio, perfetto.

«Lo sai che più che una persona pericolosa assomigli a Babbo Natale. Sei sempre a casa mia. Pensavo che Blake Silver avesse qualcosa di meglio da fare che spiare le ragazze dormire.»

Il suo sbotto di sarcasmo mi lasciò incredulo, e scoppiai a ridere nel modo più silenzioso possibile facendo vibrare il petto. Lei vibrò insieme a me.

«Non ti devo nessuna spiegazione. Ma se proprio vuoi saperlo dopo un colpo come quello di oggi di solito troviamo sfoghi più o meno innocenti e tu sei la prescelta.»

Di colpo si irrigidì come un pezzo di legno, eppure il suo respiro accelerò impercettibilmente. Spostai le mani a coppa all'altezza del suo seno e glielo strinsi dolcemente come un galantuomo, mentre lei non oppose nessuna resistenza. 

Solo allora mi resi conto che qualcosa non andava, e impaziente di vedere il suo viso la girai ritrovandomela sotto di me. Come al solito il mio subconscio aveva ragione.

Lividi blu e viola, paragonabili a quello che aveva sul collo si espandeva dal suo occhio destro per tutta la metà del viso e l'occhio era talmente tumefatto e gonfio che a malapena riusciva ad aprirlo. Le poche volte che scorgevo l'iride verde menta, si riempiva di lacrime che poi le scorrevano lungo la guancia, scivolando giù sul petto.

Non potei farne a meno, una furia cieca si impossessò di me e ogni secondo che la guardavo sentivo la consapevolezza che avrei distrutto chi aveva osato toccarla. Sarebbe morto.

«Blake di' qualcosa, per favore» sussurrò preoccupata. Le scorgevo negli l'ansia che avrei potuto farle ancore male. 

Eppure a me servivano solo dei nomi.

«Voglio sapere chi ti ha colpito.»

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