Starry Light


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5. Capitolo 5

Dormii ancora. Mi svegliai. E poi mi riaddormentai. E avvenne tutto come in una favola.

Io ero mezza intontita e non in pieno possesso delle mie capacità mentali, mentre attorno a me sentivo persone parlare, muoversi e a un certo punto poi mi sentii anche sospesa. Tuttavia quando mi svegliai definitivamente non ero più nel posto che mi ricordavo. Ero sotto delle coperte morbide e c'era un caldo piacevole. Mi mossi delicatamente e in secondo momento constatai che non avevo neppure i jeans, le mie gambe erano nude sotto le coperte, a contatto con il cotone caldo.

Mi provai ad alzare ma una fitta lancinante alla schiena mi rispedì in posizione orizzontale. Cos'era? Ah sì. Il mio tragico tentativo di fare Spiderman giù da un tetto, e la mia disastrosa caduta sul cassonetto del cartone. Mugugnai qualcosa simile a una parolaccia e una risatina mi fece immobilizzare di nuovo. C'era qualcuno. A poca distanza da me.

«Sai, non pensavo avresti detto una parolaccia per così poco» borbottò April, seduta alla fine del letto. Dolore o no balzai subito fuori e in pratica mi buttai su di lei con le lacrime agli occhi. L'ansia che mi aveva consumata mi fece esplodere in un pianto disperato sul suo collo e come neanche avrei creduto sapesse fare, mi cullò. Dolcemente. Sussurrandomi cose tenere e da ragazza all'orecchio. Intanto i miei singhiozzi diminuirono e con una buona dose della sua pazienza riuscì a farmi smettere di piangere. Però ero ancora spaventata da non riuscire a spiaccicare parola.

«Shhh, va tutto bene.»

Scossi freneticamente il capo, ma lei mi piazzò due mani sulle guance appicicaticce e sporche di mascara e mi fissò intensamente negli occhi, dandomi una strana sensazione. L'avevo già visto quello sguardo, ma in qualcun altro. 

«Leila, adesso sei al sicuro qui con me, Okay?» Accennò un sorriso che gli scavò delle fossette sulle guance. Incredibile, non immaginavo neanche esistesse questo suo lato. Era.. tenera?

«Quando ti sei tranquillizzata ti va di raccontarmi cosa ti ricordi, eh?» 

Mi scostò i capelli dalla faccia e il suo sguardo scivolò sul mio collo, mentre inconsapevolmente sgranò gli occhi. La scenetta con Blake mi ritornò in mente, e non potei fare a meno di arrossire, mentre lei mi fissava con gli occhi traboccanti di curiosità. Oddio. Raccontarle tutto e rivivere l'esperienza non era nelle mie hitlist. 

«Ero p-preoccupata a morte per t-te» bisbigliai. Nascosi la faccia tra le mani, poi continuai.

«Ho sentito Blake e London parlare un po'. Di te. Di me. Mi fanno troppa paura April.. m-mi te-terrorizzano.» Mi strinse le mani rassicurante.

«Che ore sono?» le chiesi cercando di cancellare i ricordi. Non volevo avere più paura di prima, ma non potevo farci niente se ero così cagasotto. Così dannatamente fragilina.

«E' sera. Stamattina hanno ripulito tutta la banca e poi ti hanno lasciato »

«Dove siamo? Cos'è questo posto?»

«Questa è la mia camera.» Mi guardai attorno e notai che in effetti era una camera femminile. Non il genere che mi ero aspettato da April, guerriera e combattente, ma molto accogliente da farmi sentire immediatamente a mio agio. Quando mi girai di nuovo verso di lei, era tutta rossa. 

«Non era mai entrato nessuno qui a parte Bart e um, un altro mio amico..»

«Anch'io vorrei avere un posto così carino dove rintanarmi. In camera mia ci sono solo scatoloni e un materasso.» A entrambe scappò una risatina.

«Se vuoi ti aiuto a metterla a posto, così è più divertente..» propose imbarazzata.

Avrei voluto gettarle le braccia al collo istantaneamente ma ritenni che quel pomeriggio l'avevo già stritolata troppo a lungo. Annuii solamente con un largo sorriso e lei rise un po'. 

Era bella la risata di April.

«Cosa è successo a te una volta che London ti ha trovato sul tetto?» borbottai abbandonandomi sul letto morbido. Lei mi imitò stendendosi di fianco a me, ed entrambe ci ritrovammo a guardare il soffitto. Non rispose subito, e intuii che stava meditando su qualcosa.

«Mi ha drogata con un fazzoletto.» 

«Anche a me.»

«Poi mi sono risvegliata su un divano di pelle e London mi ha detto chiaro e tondo che mi spezza se mi rivede e... scusa, non ce la faccio.» April scattò a sedere e si coprì la faccia con le mani come avevo fatto io poco prima. Mi alzai anch'io lentamente e cauta mia avvicinai a lei.

«April..?»

«Strano, no?» Tra le dita aperte delle sue mani vidi una sorriso sarcastico increspargli le labbra, mentre i suoi occhi luccicavano. Stava crollando. «Ci conosciamo da mezza giornata e mi sembra di averti sempre avuta con me.» L'ascoltai in silenzio, riconoscendo le sue parole. «Se ripenso a prima della notizia del tuo arrivo mi sembra un'altra vita, poi quando ho scoperto del tuo strano caso è cambiato qualcosa che non so dirti Leila! Non so spiegarti!»

Si toccava la testa e i capelli come impazzita. Sembrava una matta che stava dando fuori di cervello, ma in un certo senso la comprendevo. Anch'io non avevo mai avuto un'amica con cui ridere o... disfare scatoloni.

«E anch'io ero preoccupata per te» sussurrò chinando il capo. Si guardò le mani e poi spiò la mia reazione con un'occhiatina timida. April timida? 

«In fondo ti voglio già bene.» Ohw.

L'abbracciai forte, e lei ricambiò un po' impacciata, sentendo le mie parole silenziose. Anch'io le volevo bene anche solo perché era sola come me. Perché era una sopravvissuta. Alla fine si rilassò e la sentii sospirare.

«In realtà devi sapere altre due cose importanti.» Ci allontanammo un po' e lei aveva a stento la forza di guardarmi. Sperai niente di brutto per la mia sanità mentale.

Fece una pausa così lunga che mi chiesi se si fosse imbambolata, poi capii che stava solo cercando la forza per rivelarmelo.

«Ho perso la verginità con London Crawford.»

Mi fissò senza battere ciglio.

«E Blake Silver è mio fratello.»

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