Starry Light


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4. Capitolo 4

Non avevo mai provato la sensazione di essere dilaniata da qualcosa, perlomeno fin quando non avevo messo piede a Saston City e la mia vita era finita dall'essere monotonamente triste al decisamente impossibile. Ora, in quel preciso momento, nel mio corpo era in atto una furiosa lotta di sensazioni, e quelle che mi preoccupavano di più stavano avendo la meglio, umiliandomi sotto quegli esperti occhi brillanti. Quando si avvicinò ancora di più facendomi sentire chiaramente il suo alito sulla pelle mi sciolsi come gelatina contro di lui, avendo solo la forza di abbassare il capo, nascondendo l'impossibile.

«Che cazzo stai facendo, si può sapere?» La sua voce mi irradiò un'altro brivido dalla spina dorsale e quasi a fatica mi resi conto che il mio lato b si stava sfregando senza pudore contro il suo rigonfiamento duro dei Jeans. Mi voltai verso di lui, per nulla affannata, come se fossi completamente consapevole delle mie azioni e lo trovai con la mascella che quasi toccava per terra. Quasi più sconvolto di me, che avevo l'impressione di essere mezza drogata.

Drogata di tutte quelle sensazione di cui non sapevo neanche l'esistenza.

Poi come se si fosse rotta la bolla di sapone in cui vivevo la realtà mi piombò addosso, con un effetto un po' più ritardato del previsto. Probabilmente Blake mi avrebbe fatto del male, o peggio, e io dovevo scappare come promesso a April. Sfruttando le mie pessime qualità di attrice e la poca fantasia della situazione, sgranai gli occhi indicando qualcosa di inesistente alle sue spalle, e urlai.

Lui subito si voltò brandendo un coltello e io scattai come un razzo in direzione della rete, l'adrenalina mi diede la scossa e balzai afferrando il bordo metallico, con un piede la scavalcai, e mentre anche l'altra caviglia superava la recinzione sorrisi trionfante. Troppo presto comunque.

Quando balzai giù pronta per darmela a gambe lui era già davanti a me, sbarrandomi la via di fuga con quegli occhi enigmatici e irritanti, e le braccia incrociate davanti al petto in cui si vedevano molto vistosamente i muscoli gonfi. Deglutii a vuoto dato che oramai avevo la bocca completamente secca,e mi inumidii le labbra con la lingua. Perché doveva essere così bello?

Non poteva essere strabico, o con una faccia da topo, o i capelli unti e il naso adunco? No, doveva per forza essere bello da svenire, con dei capelli oro e gli occhi in cui si scorgeva l'oceano, al momento oscurati dalla... rabbia? 

«Bu.» Le sue labbra erano tirate in una linea sottile di disprezzo e io sbuffai. Quell'espressione era stampata su ogni ragazzo che incontravo con lo sguardo a scuola. Non una novità quindi.

«Cosa vuoi da me?» borbottai imitandolo nella sua stessa posizione. Oramai vedevo sfumate le mie possibilità di correre via, quindi non mi rimaneva altro che affrontarlo in quel modo. 

«Principalemente, che non fossi mai nata» rispose duro. Nascosi la mia sorpresa con un espressione annoiata. Un altro nome da aggiungere alla lista di quelli che mi avrebbero abortito prima di farmi vedere la luce del sole. 

«Sei poco originale, qualcuno ha detto di peggio.» E contando la barbie decapitata avrei potuto aggiungere anche una minaccia di morte.

«Tuo padre era intelligente, non lo biasimerei neanche un po' con la famiglia che si è rifatto ad Amsterdam.»

Questo commento mi lasciò stupita. Nient'altro, perché di rancore per lui ne avevo già provato troppo fino all'esaurimento, e sicuramente non sarebbe mai stato un mio punto debole. La vera domanda era; perché Blake Silver sapeva i fatti miei?

«Sei pure uno stalker, a parte che un ladro e un deficiente?»

«Per te anche uno stupratore Smokie.» Fece un sorriso agghiacciante e in due passi mi braccò nuovamente con le sue braccia muscolose, dove mi ci ritrovai intrappolata come in una gabbia. Provai a graffiarlo, lo tempestai di pugni sul petto e scalciai come una matta mentre i suoi sospiri insistenti mi si infrangevano sul capo. Ma niente. Sembrava avere gusto nel vedermi esaurire così facilmente le forze. Poi estrasse qualcosa da una tasca. Feci appena in tempo a sentirlo ridere che mi avvicinò un fazzoletto al naso. 

«Buonanotte piccola.»

Gli morsi l'avambraccio con tutta la forza che avevo ma fu del tutto inutile e in pochi secondi i miei occhi si chiusero.

Aprirli fu sul serio un trauma dopo. La schiena, il petto e le gambe mi facevano parecchio male, e la testa pareva esplodere facendomi schizzare il cervello fuori dal cranio. Qualcuno in sotto fondo parlava, così tenni gli occhi ermeticamente chiusi sperando per il meglio.

Erano due maschi, e dalle voci profonde e roche riconobbi immediatamente Crawford e Blake.

«Che ci vuoi fare con lei eh?» London teneva un tono di voce basso così dovetti sforzarmi.

«Tu che ci hai fatto con l'altra?» lo prese in giro Blake, quasi ironico. Con l'altra intendevano April?

La risposta di London fu un ringhio bassissimo che mi fece rizzare tutti i peli sulla pelle. 

Dio santo, povera April.

«Non possiamo liberarla almeno fino a domani, metti che va' dalla mammina e spiffera tutto. I nostri piani sono fottuti.» Un silenzio prolungato mi fece capire che si stavano avvicinando, e poco dopo sentii un paio di dita sfiorarmi la guancia tirandomi indietro i capelli.

«Blake...» London gli borbottò qualcosa all'orecchio e poi lo sentì allontanarsi ridacchiando. Blake sbuffò, mantenendo però sempre le dita sulla mia pelle.

Sentii una porta sbattersi. Eravamo solo noi due adesso.

«Smokie smettila di far finta di dormire, sei arrossita tutta.» Probabilmente arrossii ancor di più, ma aprii un occhio squadrandolo male. Aveva un sorrisetto da prendere a schiaffi.

E infatti la prima cosa che feci una volta seduta fu tirargli uno schiaffo con tutta la forza che avevo nel braccio. Stranamente portai a termine le mie intenzioni e dopo che la mia mano si staccò dalla sua guancia la sentii bruciare, mentre sul volto di Blake iniziava a comparire l'impronta del mio palmo.

Soddisfatta mi scappò un sorrisino che lui non ignorò. Mi sorrise a sua volta, ma c'era qualcosa di strano nella sua espressione, tipo stupore.

«Prima mi graffi tutto...» sussurrò avvicinandosi con una voce così roca da star male, «poi mi mordi.» A pochi centimetri da me mi fece notare il segno violaceo che gli era spuntato sulla pelle. Fui contenta di avergli inflitto almeno qualcosa nel mio tentativo di combattere.

Si buttò sopra di me e io strillai sorpresa ritrovandomelo troppo troppo vicino. Stava oltrepassando il limita della decenza così spalmato sul mio corpo, ma non credo gli importasse. Avevo il seno spiaccicato contro i suoi pettorali e lottai per non gemere.

Almeno si resse sugli avambracci evitando si schiacciarmi definitivamente.

«Quando sono tornato» scandì ogni parola fissandomi, «i miei amici pensavano ti avessi scopata violentemente.»

A quel punto probabilmente sprofondai nelle viscere della terra colorandomi di bordeaux.

«Naturalemente a quel punto volevano farsi tutti un giretto su di te... ma.» Mi soffiò sugli occhi e nascose la faccia nell'incavo del mio collo, al punto di sentire la sua voce vibrare sulla pelle.

«Non l'ho permesso.» Il mio sospiro di sollievo fece andare su e giù la sua faccia.

«Perché tu sei mia Smokie.» Inaspettatamente morse forte una parte del collo facendomi gridare di dolore. Provai a staccarlo ma era irremovibile, con i denti agganciati alla pelle, in un morso di ferro.

Si staccò solo dopo che mi fui arresa, e sopra ci passò la punta della lingua facendomi venire dei brividi simili a delle scosse elettriche. Poi ci depositò un bacio innocente, facendomi inevitabilmente bagnare la sotto. 

«Sei tutta mia.»

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