Starry Light


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2. Capitolo 2

Subire traumi oramai era entrato a far parte della mia routine, e fu così che quando arrivai a scuola mezza scioccata, impaurita e ancora incapace di proferir parola non seppi che il peggio doveva ancora arrivare. 
Trovare il mio armadietto pieno di insulti non fu esattamente carino come benvenuto, e proprio nel mezzo con un bello strato di scotch ci trovai appiccicata una Barbie decapitata; un lavoro artistico impressionabile davvero. Sbuffando presi i libri e mi diressi verso l'aula di letteratura schivando la maggior parte dei commenti e delle risate come una saetta, e saggiamente mi sedetti esattamente davanti alla cattedra, sperando di evitare le prese in giro almeno durante la lezione.

La classe si popolò molto lentamente infatti solo quasi dopo mezzora dall'inizio i banchi si riempirono tutti, a parte naturalmente, quello di fianco al mio. Sembravo circondata da un aura velenosa, ma non mi lamentai affatto. 
Il professore spiegò solo per me in pratica dato che il resto della classe non si interessava minimamente; non ci furono neanche tentativi inutili nella speranza di convincerli. E fu un'ora abbastanza tranquilla, prendevo appunti su un quaderno e annuivo di tanto in tanto, fin quando la porta si spalancò per l'ennesima volta e l'arrivo di una ragazza bionda ammutolì tutti e sconvolse completamente la lezione. Pure il prof sembrò sconcertato dalla sua presenza; si allontanò dalla lavagna e si sedette alla cattedra muto come un pesce. Mi feci piccola piccola quando la tipa attraversò velocemente l'aula e si lasciò cadere nella sedia vicino alla mia con un sospiro, non potei fare a meno di dargli una sbirciata con la coda dell'occhio, e fu veramente un duro colpo alla mia autostima.

Se nella vecchia scuola io venivo considerata anche minimamente carina, in confronto con la modella che avevo di fianco ero spazzatura. Tutti gli esseri viventi erano spazzatura. A disagio mi spostai sul lato della sedia più lontana possibile dal suo corpo.

«Siamo in una scuola signorina, rispetti l'orario da domani» biascicò il prof. Il suo tentativo di fare il duro fu veramente scadente e la ragazza non si degnò neppure di rispondergli. Invece si voltò verso di me e sentii i suoi occhi da brivido perlustrarmi prima di aprire bocca. «Sei quella nuova vero?»

La sua voce leggermente roca mi fece venire un po' di coraggio, così la guardai anch'io sforzando un sorrisetto. «Sì, mi sono trasferita a Saston quest'estate.»
Lei non si mosse di una virgola mentre parlavo.
«Non mi sembri adatta a questo posto» disse poi tranquillamente.

Forse fu la troppa ansia accumulata in quei giorni, oppure il fatto che la mia pazienza avesse visto le stelle, comunque mentre ancora fissavo il viso pallido della ragazza di fronte a me, la matita che avevo stretto in pugno si ruppe in due e io mi ritrovai tante piccole schegge nel palmo, senza neanche rendermi conto di ciò che avevo fatto. Guardai prima la mia mano, poi la matita, e infine la bionda che  stava sorridendo mettendo in mostra i suoi denti perfettamente allineati. Avrei voluto tirarmi un pugno da sola per quella stupida figura.

«Sei proprio strana piccola Smoke» borbottò ridendo. Io mi pulii la mano ancora confusa e alzai un sopracciglio sorpresa. «Come sai il mio nome?» Sul fatto che avesse appena constatato che fossi strana sorvolai, di sicuro non mi serviva un'altra persona per ammetterlo.

«Andiamo, qui sanno tutti chi sei. Sei appena arrivata in una città grossa quanto il buco del culo del prof Wirkless, sei figlia di uno sbirro e vieni da Washington. Hai un faccino innocente e ti vesti da santarellina... in pratica sei un'attrazione turistica per i ragazzi di questo schifo di posto.»

In automatico diedi un'occhiata ai miei vestiti e non ci trovai assolutamente niente di anormale: indossavo una maglietta a maniche lunghe verde e dei pantaloni grigi da ragazze della mia età. Non andavo mica in giro con quei vestiti a fiori da nonna che arrivavano al ginocchio, ma neppure uscivo di casa con quei minuscoli top che strizzavano le tette in modo da non respirare. Diciamo che in fatto di moda non avevo un grande stile, ma anche perché non me ne importava un fico secco.

«Io però, nonostante sia un pesce fuor d'acqua, devo viverci qui. Non potete attribuirmi la colpa per il lavoro che fa mia madre, e sinceramente non mi pesa essere ignorata...»

«Il fatto è che tu non sei ignorata.» Il suo tono di voce mi fece intendere che aveva visto anche lei lo scempio del mio armadietto, e molto probabilmente aveva sentito o ne aveva fatto parte dei commenti che mi inseguivano ovunque andassi. Dopotutto mi resi conto, non era difficile conoscermi.

«Senti, lo so che magari non ci crederai. Anch'io all'inizio avevo problemi come i tuoi, e quando uscivo dalla scuola era anche peggio; c'era sempre qualcuno ad aspettarmi» mi sussurrò quasi come se fosse un segreto, e io rabbrividii al pensiero. «Ma devi riuscire a fare un muro, una specie di barriera protettiva e non lasciarti demolire da niente e da nessuno. Nemmeno da chi ti vuole bene...» Sembrava fermamente convinta da ciò che mi stava dicendo, mentre io ero ancora a pensare che nessuno aveva mai alzato un dito su di me, almeno, nessuno a parte mia mamma. 

Lei però mi pareva così tremendamente seria. 

«Aspetta, perché ti importa tanto di me? Non ti conosco, non so nemmeno come ti chiami, eppure sembra che ti importi di come farmi arrivare viva alla fine dell'anno.» Chiuse gli occhi, prese un bel respiro e mi porse la mano sotto il banco, come se avesse preso una difficile decisione.

«Il mio nome è April, e questo è tutto quello che ti basta sapere di me.» Intercettai la sua mano sotto il banco e la strinsi. «Io sono Leila Smoke, ma pare che non abbia bisogno di presentazioni.» 

Ci guardammo negli occhi mentre la campanella suonò facendo scattare tutti in piedi, e la vidi intristirsi lentamente, come se stesse ricordando qualcosa di spiacevole. Fu la prima a cedere al contatto visivo e mi aiutò a radunare i miei fogli ancora senza dire niente. Poi mi guidò fuori e abbassò il tono della voce. 

«Non voglio vederti finire male, non te lo meriti.» La sua bocca era una linea diritta, e immaginai che quella smorfia fosse dovuta al fatto che il corridoio si stava zittendo e che tutti gli occhi erano puntati su di noi. Io ci avevo fatto l'abitudine, April però si scaldò lo stesso.

«Che avete da guardare coglioni? Non avete mai visto una bella ragazza? Rifatevi gli occhi da qualche altra parte e smettete di consumarla che tra un po' sbiadisce.» Il suo avvertimento sembrò mettere in guardia un po' di gente, perché i mormorii aumentarono e qualcuno se ne andò borbottando insulti.

Io non potei fare a meno di arrossire come un peperone e ringraziarla goffamente. «Fai sempre queste opere di volontariato?» chiesi con lo sguardo per terra.

La sentii ridere poi mi prese un braccio tirandomi verso la scalinata e scosse il capo un'altra volta.

«Che c'è?» domandai in imbarazzo.

«Ho la sensazione che tu possa avere un grande senso dell'umorismo...» Ridacchiò ancora. 

Se si riferiva alla domanda su quanta pena gli facevo allora magari mi sarei potuta sentire offesa, ma nonostante quanto poco ancora comprendessi la situazione in cui ero, quindi quella in cui mi ero appena fatta un'amica, mi sentivo rassicurata. April mi aveva detto lei stessa di non fidarmi, eppure mi aveva appena difesa davanti a tutto il corridoio, e mi conosceva da mezzora. Magari sei migliorata. 

O magari lei mi avrebbe aiutato a migliorare. 

Davanti al laboratorio di chimica mi rivolse un sorrisetto compiaciuto di cui ignoravo il significato. 

«Ti farò conoscere un mio amico e sono sicura che andrete d'accordo come due gocce d'acqua.»

Annuii per niente sicura, e quando entrammo come una fionda lei si catapultò tra le braccia di un tipo enorme, che profumava di sciroppo d'acero da almeno due metri di distanza. Me ne stetti in piedi imbarazzata fino a quando non si staccarono, poi il ragazzo puntò gli occhi verdi su di me e borbottò forte e chiaro da farsi sentire senza problemi. 

«Non credevo che dicessi sul serio ieri.» 

Poi mi prese tra le braccia esattamente come aveva fatto con April.

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