Starry Light


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17. Capitolo 17

Blake mi tenne stretta a lui ancora per un po', poi mi guidò dentro casa scappando dagli sguardi di April. Non vedevo l'ora di stare sola con lui. Magari in una stanza con un letto, ma mi accontentavo anche di non avercelo.

«Dove andiamo?» sussurrai a Blake che camminava velocemente tenendomi la mano. 

Non mi rispose, eppure le sue dita rafforzarono la presa come se avesse paura che mi fermassi nel bel mezzo del corridoio in casa di London.

 «Blake?» Quando si girò nella mia direzione mi fece una specie di radiografia, percorrendo tutta la mia figura in pochi secondi, poi mi prese per i fianchi coricandomi sulla sua spalla come se fossi stata una sacco di patate. Mi issò su di lui e prese a camminare più velocemente, ignorandomi. 

Io sbuffai e mi accasciai contro la sua schiena ritrovandomi ad ammirare il suo fantastico sedere fasciato dai dei pantaloni bassi della tuta. Alla fine poteva andarmi peggio di così, dai. 

Mi trasportò attraverso metà casa, che sembrava non finire mai anche se dall'esterno sembrava decisamente più piccola di quel che era realmente e mi scaricò solo quando entrammo in una stanza dall'aspetto accogliente e chiuse le porta a chiave.

Solo a quel punto sembrò ritornare a considerarmi un essere umano, e mi fece cadere su un morbido letto matrimoniale con le gambe all'aria, poi si fermò a guardarmi con le braccia incrociate, sovrastandomi. 

«Si può sapere che..» Con un cenno del capo mi interruppe a metà frase. 

Ci guardammo in silenzio per pochi secondi, io confusa e lui l'opposto poi intuii, i suoi strani istinti animaleschi, e compresi il motivo della sua rigidità. Era eccitato come un adolescente, e forse il pacco che gli tendeva i pantaloni in modo evidente avrebbe dovuto darmi un indizio anche prima. 

Mi sdraiai di schiena appoggiandomi sui gomiti, e lentamente spalancai le gambe invitandolo ad accomodarsi nel mezzo. Mi sembrava di vedere un affamato a cui viene offerto un intero banchetto. Blake assottigliò le palpebre scrutandomi incerto, poi si sfilò la maglietta con un unico e fluido movimento lasciandomi con la bocca secca. Il suo corpo avrebbe potuto competere con quello di un dio greco; era la pura e semplice perfezione.

«Non hai ancora capito cosa voglio da te, Smokie.» Dicendomi ciò si avvicinò, infilandosi tra le mie gambe senza  tuttavia toccarmi in nessun modo. Mi sfilai la maglietta a mio modo rimanendo in reggiseno, ma anche se la sua virilità lo tradì la sua espressione non cambiò. 

Sembrava che mi stesse sottoponendo a un gioco semplicissimo, che però io ero talmente tonta da non capire. 

Decisamente fuori luogo mi sfilai anche i pantaloni, scalciandoli fuori dal letto, e quando si sdraiò accanto a me gli salii a cavalcioni sopra, tenendogli i palmi sul  petto per stare in equilibrio. I suoi addominali guizzarono mentre le mie dita li accarezzavano, ma lui a contrario di tutto ciò storse il naso, facendomi sentire parecchio stupida oltre che a inesperta. Forse dovevo spogliarmi completamente per soddisfarlo? O almeno lo pensai, perché non feci in tempo a portarmi le mani dietro la schiena per sganciare il reggiseno che il busto di Blake si sollevò di scatto,  e mi ritrovai la sua faccia a pochi centimetri dalla mia che mi guardava con il fuoco che gli ardeva negli occhi di ghiaccio.

«Voglio che mi baci, piccola imbranata.» 

La mia bocca non fece neanche in tempo ad assimilare la sua richiesta elementare che lo sentii prendermi le labbra fra i denti mordendole piano, come uno scherzo. Feci aderire il mio corpo al suo e spostai le mie mani tra i suoi capelli tirandoli affinché mi lasciasse reagire, poi iniziai a baciarlo sul serio, come solo dio sa era successo in tutti quei sogni in cui mi ero svegliata con le mutandine bagnate.

Mi passò le mani dalla schiena al sedere che senza volerlo aveva iniziato ad oscillare sfregandosi senza ritegno sopra di lui, e lo strinse tra i suoi palmi facendomi sollevare di poco. 

Mi staccai senza fiato, con il cuore martellante nel petto e le guance accaldate e lo vidi sorridere mentre i nostri nasi ancora si sfioravano, delicatamente. «Vorrei ricordarti..» sussurrò prima di regalarmi un altro bacio, «che io e il mio autocontrollo facciamo schifo come coppia.»

Mi venne da ridere, vedendo la sua espressione semi seria, poi gli tolsi le mani che aveva sul mio sedere e mi calai abbastanza bruscamente sul suo uccello duro, lasciandolo con un'espressione del tutto scioccata.

«Ti prego Leila..» borbottò a fatica, assecondando i miei movimenti.

Con mani sicure, che sembravano a essere indipendenti dal mio cervello, gli levai i pantaloni lasciandolo con solo in boxer neri tesi, e a quel punto lo vidi bloccarmi i polsi con le sue mani ferme, e mi tirò sotto di lui, fissandomi intensamente. «E' una cosa importan-» 

«Voglio farlo» lo informai senza nessuna intenzione a cambiare opinione.

Lui mi voleva, e io volevo lui come ogni parte del mio corpo.

«Ma-» Vedevo nei suoi occhi l'indecisione se cedere a me e alla mia cocciutaggine, o salvarmi da quella che a lui sembrava una scelta affrettata. Anche l'ultima volta era successa una cosa simile, poi dopo era quasi morto e sparito per una settimana nella quale io mi ero ripromessa di fargliela pagare uscendo con Daniel, e al contempo anche di compiere quello che non avevo finito.

Con tutto quello che mi succedeva normalmente non volevo che anche la mia unica speranza di sentirmi felice e completa sparisse da un giorno all'altro.

«Per favore Blake, sei l'unica persona che finora mi ha fatto stare così.»

Appoggiò la fronte sulla mia e mi sfilò le mutandine lungo le gambe, facendomi sprofondare il cuore di colpo. Stava succedendo. Con Blake.

Il tipo che mi aveva spaventato a morte la prima sera nella centrale di polizia.

«Devi fidarti di me..» sentii la sua mano risalire lungo la coscia, fermandosi al limite, per permettermi di pensare ancora un po' lucidamente. «Quando ti dico che arriverà pure il nostro momento. Ma non adesso e non in questo posto che non ci appartiene.»

Con l'altra mano mi levò il reggiseno nascondendolo dietro di lui, poi dopo essersi sistemato per bene,  sdraiato con la faccia tra le mie gambe e i miei piedi sulla sua schiena realizzai quello che aveva veramente intenzione di fare, e non riuscii a trattenermi dal tremare, mentre la mia intimità si inumidì ancora di più. 

L'ultima visione che ebbi prima di serrare gli occhi fu Blake che si passava la lingua sulle labbra, con un aria deliziata, poi la sua lingua che si muoveva proprio . Sentivo di avere una specie di diga tra le gambe, e il piacere mi stava estraniando completamente dal mio corpo, facendomi pensare a cose troppo, strane. Gli infilai le dita tra i capelli spettinandoglieli completamente e involontariamente mi inarcai gemendo al alta voce quando mi morse il clitoride, rischiando di serrargli la testa tra le mie gambe. Con una specie di sorriso posizionò entrambe le mani sulle mie ginocchia spalancandole ancora di più, e io non potei fare a meno di alzarmi sui gomiti per osservarlo incantata. 

Oltre ai versi che oramai non riuscivo piò a trattenere e a qualche sporadico urletto che mi usciva quando decideva di usare i denti, la sua lingua che mi penetrava era una sensazione divina. Arricciai le dita dei piedi sentendo giungere un limite a tutto quel piacere, una specie di confine sempre più alto e intenso. 

«B-Blake..» gemetti con voce roca. 

Sostituì la lingua con un dito lasciandomi ancora più senza fiato, e mentre l'affondava ripetutamente si mise in ginocchio e venne verso di me, che capivo a malapena qualcosa.

«Sta arrivando bimba.» Sorrise e un altro dito si aggiunse alla penetrazione, oltre il fatto che iniziò ad aumentare il ritmo velocemente. Come se non bastasse l'altra mano si strinse sul mio seno destro e i capezzoli gia eretti, risposero all'istante alle sue carezze.

Blake calò la sua bocca su di me, e sincronizzò gli affondi delle sue dita con la lingua nella mia bocca, facendomi raggiungere l'orgasmo in pochi secondi. 

In pratica esplosi, forse non letteralmente ma per tutto il resto sì.

Le forze mi vennero a meno in pochi attimi e il mio corpo si afflosciò sul letto stremato mentre Blake, che vedevo a malapena sfocato, mi passava dolcemente la sua maglietta tra le gambe ancora spalancate ripulendomi con gentilezza. Mugolai quando me le chiuse, dato che ormai era comoda, poi il materasso che affondava vicino a me mi annunciò che si era sdraiato al mio fianco. Rotolai verso di lui e mi rannicchiai contro il suo petto, rabbrividendo al pensiero di ciò che era appena accaduto.

«La prossima volta tocca a me affari un pompino o robe del genere» pensai ad alta voce facendolo ridacchiare. Non c'era niente da ridere, volevo veramente imparare a toccarlo e vederlo mentre gemeva per causa mia. 

Probabilmente prima avrei fatto qualche ricerca su come toccare veramente un uomo, perché con le mie sole conoscenze l'avrei fatto solamente scompisciare dal ridere.

«Non è mica un baratto, come fanno i ragazzini in piena crisi ormonale al liceo, non mi metto a leccarla per altri fini.» Grazie alla sua infinita chiarezza, mi nascosi ancora di più contro di lui con la faccia fucsia. Oddio.

«Non eri costretto a farlo» sussurrai sentendomi in colpa, e infinitamente a disagio.

Lui rotolò via da me, facendomi venire immediatamente i brividi di freddo, poi me lo ritrovai vicinissimo che mi fissava abbastanza torvo, come se l'avessi offeso. 

«Scusa, non volevo farti arrabbiare..» sussurrai cercando di riparare a quello che avevo detto. 

Peggio che peggio.

Un applauso a me, per aver peggiorato la situazione per la milionesima volta.

«Tu devi capire, che cazzo.. non so come spiegarlo.» Mi misi seduta guardandolo preoccupata mentre sbuffava infastidito. 

«Non devi reputarti come una delle tante Smokie, io ci... tengo a te.» Mi fece cenno di avvicinarmi a lui e mi prese in braccio come si fa con i bambini piccoli per farli addormentare. Gli appoggiai una guancia sopra il cuore sentendo il battito che batteva accelerato, quasi quanto il mio, poi ritornai a guardarlo in viso, rimanendo come sempre affascinata.

«Sono grande rispetto a te, e ho molta più esperienza.»

Annuii, arrossendo e gli intrecciai le mani dietro il collo, rendendomi conto solo in quel momento che ero ancora completamente nuda.

«Sei andato a letto con tantissime donne...» borbottai intimidita. Dovevano essere veramente tante, e belle per stare con uno come lui.

Mi incorniciò il viso tra le sue mani ampie, e mi ritrovai a guardalo pentita di averlo detto.

«Ma tu devi capire che non ho mai preso una ragazza sulle ginocchia come faccio con te, e non sono mai stato così comprensivo nei confronti di qualcuna.» Diminuì la distanza tra le nostre bocche. «Non mi sono mai sentito felice, o preoccupato o qualcosa di più simile qualche sentimento nei confronti di una ragazza, e Dio Santo la gelosia» abbozzò quella smorfia che mi faceva perdere ogni volta qualche battito «non mi sono mai sentito così geloso per qualcuno in vita mia, e ti avverto che se provi a uscire con Norris gli faccio male sul serio, non scherzo.» Mi scappò una risatina inaspettata, anche se avrei dovuto sentirmi indignata piuttosto. 

«E poi,» mi sussurrò direttamente sulle labbra, «non ho mai dato questi nomignoli stupidi a qualcuno in vita mia, quindi non sentirti come nessun altra.»

Questa volta fui io a baciarlo, e anche se non parlai c'era talmente tanta dolcezza in quel bacio che capii che ogni parola che aveva pronunciato era vera. Avevo le vertigini.

«Pensavo che ti piacessero le avventure» gli confidai all'orecchio. Mi abbracciò stretta passandomi le mani lungo la schiena, poi mi lasciò un bacio lungo la spalla, confidandosi a sua volta.

«Non avevo ancora idea che esistessi.»

 

Più tardi, dopo che Blake aveva passato più di un'ora a coccolarmi in quella che era momentaneamente la sua camera, in parte spinti dalla fame e in parte perché esisteva anche il mondo reale al di fuori fummo costretti a rivestirci e a uscire per parlare con gli altri. 

Inutile dire che fu piuttosto imbarazzante.

Blake, che non si era preoccupato minimamente di quello che potevano pensare gli altri due, mi accompagnò in cucina con l'espressione beata di chi ci ha appena dato dentro, e anche se per lui non era così, ciò che era successo davvero contava poco. Mi aveva detto che avevo gridato a polmoni pieni anche se non me ne ero accorta, e che in ogni parte della casa avevano sentito per bene il suo nome più volte, scandito distintamente.

Poi mi aveva confidato che anche lui era gia stato in quella situazione quando London necessitava senza pietà di April in momenti strani e in qualsiasi posto fossero, incuranti di chi li sentisse o meno. Mi aveva anche assicurato che April aveva la mia stessa espressione colpevole dopo che faceva sesso.

London difatti ci accolse con un sorrisetto malizioso tutto rivolto a Blake, mentre cucinava degli hamburger (?) e April abbassò gli occhi sulle sue mani, giocherellando con le unghie.

«Siamo pronti» annunciò l'uomo di fianco a me, mettendomi le mani sui fianchi. 

Lo fulminai con un'occhiataccia imbarazzata, ma lui si mise a ridere e raggiunse London ai fornelli.

April si schiarì la voce. «Sì tranquilli, io e London siamo andati a fare un giro nel bosco e siamo tornati da pochissimo.» 

«Non è vero» ribatté London, «abbiamo sentito che ci davate dentro alla grande.»

Le guance di April si tinsero di porpora, e le mie uguali.

Solo Blake riuscì a ridere nuovamente tirandogli un pugno. 

«Anche se sinceramente Blake non sapevo avessi ripreso così velocemente tutta quell'energia.»

Mi sedetti sullo sgabello guardando April dall'altra parte del tavolo che aveva uno sguardo triste, e sembrava in procinto di scoppiare a piangere, così velocizzai il processo di informazioni che volevo sapere da Blake, e anche se mi dispiaceva non poter rimanere di più in sua compagnia, ero convinta che ad April provocasse dolore rimanere lì. Con London che in pratica la ignorava.

«Blake venerdì notte ero con te, giusto?» domandai ad alta voce schietta.

Blake si girò confuso ed annuì, spostando lo sguardo da me ad April.

«E ti ricordi come sono andata via, o cosa è successo dopo?»

Aggrottò la fronte e mi guardò pensieroso. «Tu non te lo ricordi vero?»  La mia espressione gli disse tutto poiché strinse i pugni che sbiancarono e serrò la mascella, con un'aria inferocita. «Io quello lo ammazzo..» Pure London si girò verso di lui preoccupato dall'improvviso cambio di umore.

«Perché che è successo?»

«La mattina dopo..» iniziò con  un ringhio basso. «E' venuto un certo Dave, aveva detto di essere il compagno di tua madre e che veniva per darti un passaggio per tornare a casa dopo quello che doveva essere il tuo pigiama party con April.» Cercai di ricordare ma mi sembrava di avere un vuoto totale. Dave che mi faceva da autista però era inquietante. E soprattutto, come faceva a sapere dove abitava Blake, quando io e lui ci dicevamo a malapena "ciao".

«Mi sembrava strano, troppo strano e ha un certo punto ha chiesto un bicchiere d'acqua così sono tornata in cucina a prenderlo lasciandoti sola con lui. Quando sono tornato gli era passata la sete e aveva una gran fretta di portati a casa da tua mamma, e tu avevi gli occhi rossi e continuavi a sbadigliare.» Si avvicinò e vidi il risentimento nei suoi occhi.

«Mi era passata per la testa il pensiero che ti avesse drogata, ma non avrei mai pensato che eri sotto l'effetto di un droga da stupro tipo la Benzodiazepina, o robe simili. Il bicchiere ce l'avevo ancora in mano io e tu non l'avevi bevuto, così per quanto improbabile sembrasse ti ho lasciato andare via con lui. Scusa Smokie» aggiunse venendo nella mia direzione.

Il mio cervello era rimasto a droga da stupro. 

Se Dave mi aveva toccato anche solo con un dito l'avrei ammazzato, o più probabilmente mi sarei trasferita da April e non avrei più rivolto una parola ne a lui ne a mia madre, per il resto della vita. 

Che poi erano complici in che cosa? E a che fine?

«Lo sapevi che la madre di Leila le ha detto che ha avuto un trauma cranico?» April si rivolse direttamente a Blake e lui sgranò gli occhi. «Cosa?!» 

«Mi sono svegliata venerdì sera sul divano di casa mia e mia mamma mi ha detto che ero caduta nel parcheggio della scuola e che avevo avuto un trauma cranico, a chiamarla c'erano stati solo Bart e Violet.»

«Questo è ancora più impossibile.» Blake scosse il capo e mi scrutò preoccupato.

«Bart è stato preso con me, mentre venivamo a cercarti di notte e Violet è arrivata poco dopo che ha saputo che ci avevano aggrediti. Ero venuto a casa tua per accertarmi che eri sana e salva e Bart pure, ma in effetti non ci siamo mai arrivati. April poi mi ha detto che eri in montagna.»

MI coprii gli occhi con le mani.

«Tutto questo non ha senso.»

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