Starry Light


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14. Capitolo 14

Con il telefono vicino all'orecchio, pregavo Bart che rispondesse. Era la mia unica speranza.
La sola cosa su cui tentavo per riuscire a uscirne viva e non iniziare a correre in mezzo alla strada urlando. Non era giusta la mia vita. Niente riusciva a filare in qualche verso, e ciò mi faceva abbastanza arrabbiare. 

Al quinto squillo la voce di Bart mi sembrò il suono più bello che avessi mai sentito.

«Leila.. sono le sei e mezza del mattino?» In un istante mi venne in mente Blake con i capelli arruffati che mi diceva la stessa cosa imbronciato e di nuovo non riuscii a frenare le lacrime. 

«B-Bart lo h-hanno portato via.. Stamattina quando eravamo insieme e non si muoveva più.» Mi pulii la faccia con il palmo della mano. Quando lo tolsi era nero di mascara mezzo sciolto.

«Stai piangendo? Chi hanno portato via e dove sei?!»

«Blake, il fratello di April.»  Lo sentii mugugnare qualcosa e poi il silenzio più assoluto.

«Bart?»

«Eri con Blake Silver? E cosa ci facevi alle sei di mattina con lui eh? Avete passato la notte assieme? Non dirmi che vai a letto con lui..»  mi investì di domande curioso, ma non capì che era troppo grave. 

«Hanno portato via Blake. Lui mi vuole bene.» Il riassunto della situazione suonava strano, ma fortunatamente Bart sembrò afferrare anche senza risposta alle sue domande e lo sentii sospirare sconfitto.

«Vengo a prenderti a casa sua.»

Arrivò quasi mezz'ora dopo e non appena lo vidi corsi verso di lui disperata. Mi abbracciò in silenzio, e anche se non era un abbraccio come quello di Blake che mi nascondeva tutta, seppe confortarmi. Mi scrutò per bene in viso. 

«Come stai?»

Sviai lo sguardo guardando dietro di lui e scossi il capo. «Abbastanza male.»

«Ho sentito April mentre venivo qui. Mi ha detto che London è già sulle sue tracce, lei era un po' preoccupata per te ma gli ho detto che te l'eri cavata.»

«Io non ho niente, ho paura per Blake.»

Da amico mi prese la mano e mi fece salire al caldo in macchina. Tenni lo sguardo basso, e lo sollevai solo per dare un ultimo sguardo alla casa di Blake prima che cambiassimo strada. Era una delle più brutte sensazione che avessi provato dopo le crisi della mamma e l'abbandono del papà.

Mi sentivo come se avessi un blocco in gola, impossibile da mandare giù, che ti fa rimanere in perenne ansia e ti immobilizza.

Dio, se mi faceva arrabbiare.

«Si sospettava l'attacco. I Djall sono una banda di South Harbin violenta e vendicatoria. Ma nessuno si aspettava che colpissero così mirati i membri.» 

Lo fissai avida di sapere di più. «Chi sono i membri?»

«Ti ricordi i tipi davanti al supermarket? Tutti quelli. London è il capo, ma quando se n'è andato ha preso il suo posto Blake.»

Questo spiegava un po' di cose, ma al contempo mi sembra mai non sapere assolutamente niente.

«E perché hanno attaccato Blake e gli altri?» London si voltò a darmi un'occhiata, come se volesse controllarmi.

«Perché il tuo ragazzo è un criminale e sono in guerra. Non è un gioco quello che fanno. Un anno fa è morto un ragazzo in uno degli scontri, si chiamava Tom Heffis, era nel gruppo di Saston.» Fece una pausa schiarendosi la voce. «Lo conoscevo, aveva un anno in più di me, in una sparatoria lo hanno colpito alla testa. Come ti ripeto, non è un gioco.»

Alzai un sopracciglio. «Cosa vuoi che faccia? Che inseguo dei criminali che non so dove sono e li picchio finché non sputano i denti? Lo sappiamo entrambi che non sono capace a fare niente.»

Bart riuscì a ridere. «Una cosa la sai fare, hai arretito l'oscuro Blake Silver e l'hai incantato per bene. Non mi risultava che i membri di un organizzazione criminale avessero relazioni con semplici studentesse.» 

«A parte April» sottolineai. 

«April era un caso strano..» finì pensieroso. Io intanto racimolavo i pensieri e li combinavo in qualcosa. Era ancora tutto troppo confuso. «Se è un'organizzazione criminale, come mai tu sai tutto?»

Bart se ne stette zitto troppo a lungo perché non ci fosse sotto qualcosa. Lo osservai piegare le labbra in una smorfia amara. Oh, anche Bart a quanto pare aveva i suoi fantasmi.

«Io so utilizzare bene i computer, e si da il caso che loro avessero bisogno di un hacker.»

Ah, quindi c'era una storia dietro.

«Tuo zio lo sapeva?» mormorai curiosa.

«Non era necessario. Meglio non trastullargli la vita così.»

Dopodiché rimanemmo entrambi in silenzio immersi ognuno nei propri ragionamenti complessi. Era in atto una guerra tra bande e Blake era nei casini fino al collo. Non l'avrei mai pensato prima, ma la disperazione mi fece vedere la situazione con una luce diversa.

«Mi puoi portare da mia mamma?» Fissai dritto davanti a me sentendo lo sguardo di Bart trapassarmi scioccato.

«Non dirai sul serio» rispose. Mi strinsi nel maglione di Blake cercandoci un po' di sicurezza.

«Controllavo i documenti un po' di tempo fa, perché stavo con mia madre al dipartimento. Devo aver letto di qualcosa del genere, se cerco bene potrebbe esserci qualcosa di utile negli archivi o in-» 

Bart mi interruppe deciso. «Leila, se ne sta occupando London stop. Non incasinare questa faccende con tua madre, per favore.»

Volevo ribattere. Giuro che avrei combattuto per la mia causa. Ma l'espressione corrucciata di Bart proprio non mi convinceva. 

«Cosa pensi di fare allora? Ritornare a scuola?»  

Buttò fuori l'aria e poi con la macchina svoltò in una zona residenziale mai vista. Non che avessi visto tanto di quella squallida città, ma quel posto proprio non lo ricordavo. Era troppo da ricchi.

«Dove siamo?» chiesi sospetta.

«Non ti allarmare. Devo prendere una persona e abita qui, spero che non ti dispiaccia.» Parcheggiò l'auto davanti a una tipica villa bianca Americana e aprì la portiera. Strano, non pensavo ci fossero neanche ville a Saston City. Mi accomodai meglio sul sedile e attesi pazientemente guardando Bart incamminarsi nervosamente sul portico e bussare. Chi aspettava? Passava a prendere un suo amico a quell'ora del mattino?

Sinceramente però non ci badavo. Avevo troppe sensazioni contrastanti e non sapevo come gestirle. 

Oh, che casino.

Ma oh, oh no. Non lei, non lei ti prego. Mi strofinai gli occhi sperando che la vista mi fosse andata insieme, ma non cambiò niente e lei continuò ad avanzare al fianco di Bart verso la macchina. 

Violet Dunn. Poteva Bart farmi uno scherzo del genere?

Quando salì in macchina mi rimpicciolii sul mio posto e la salutai con un cenno del capo. Era proprio carina, e in qualche modo riusciva a farmi sentire a disagio anche senza guardarmi, sorprendendomi però mi salutò cosa che mai avrei pensato. 

Le sue labbra colorate perfettamente di rosso scuro si spalancarono in un sorriso timido, quasi quanto il mio.

«Mi dispiace per come ti ho trattato quando sei venuta in palestra.»

Se solo non ci fossimo trovate in quella strana situazione e non avessi affrontato troppe cose assurde, i miei occhi mi sarebbero precipitati dalle orbite. O ero ambigua io, o l'aria in quella città danneggiava psicologicamente tutti. 

Era presto e già erano iniziati i colpi di scena.

«Intendi all'allenamento delle cheerleader?» 

Era proprio stupida come domanda, ma meglio specificare e prevenire figure imbarazzanti. 

«Sì. Sono stata una vera stronza..» abbassò il tono della voce arrivando a sussurrare, eppure Bart non era ancora salito in macchina. Era fuori e si stava.. fumando una sigaretta? «Pensavo che tra te e lui ci fosse qualcosa e sai..»

Ancora più shock. «Tra me e chi scusa?»

Arrossì fino alla punta dei capelli. «Tra B-» Bart salì in macchina interrompendoci e entrambe ci scrutammo imbarazzate. Volevo che finisse la frase, non poteva tenermi sulle spine in quel modo, con il dubbio che tra lei e Blake ci fosse qualcosa o con chiunque altro iniziasse per B. 

«Leila, lei è Violet, mi pare che tu l'abbia già conosciuta in precedenza.»

Annuii. «Sì, si ci siamo viste solo ieri.»

Violet tossì parecchio imbarazzata, e io mi rigirai sul mio sedile corrucciata. Che cos'avremmo combinato noi tre che avrebbe potuto servire a ritrovare Blake?  Forse Bart era passata a prenderla perché anche lei si sentiva presa in questione dato che Blake era importante per lei. O erano solo mie paranoie mentali?

Si decisamente mi stavo facendo dei film... forse io ero solo un burattino?

Anzi ero giusto una bambina presa dall'entusiasmo. 

Okay, basta paranoie. «Dove andiamo adesso?»

Bart che aveva ancora la sigaretta tra le labbra la buttò fuori dal finestrino ancora accesa, spezzando l'immagine di bravo ragazzo che avevo di lui, poi accese la radio facendo partire una canzone tipo celtica e prese gli occhiali da sole dal cruscotto. 

Mi degnò di una sguardo solo quando si fu infilato i Rayban ed ebbe alzato il volume al massimo, ignorando del tutto il limite di velocità. 

Fece una smorfia e be, grazie. 

«Adesso si decide come attacchiamo noi.»

 

 

(Pubblico il prossimo dopodomani)

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