Starry Light


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13. Capitolo 13

LEILA.

Mi svegliai con il sole che mi colpiva in pieno alla faccia. Era presto, troppo presto, e Blake dormiva beatamente con la faccia che mi sprofondava tra i seni. Sorridendo appoggiai il palmo sui sui capelli e iniziai ad accarezzarlo lentamente come se stessi accarezzando un gattino.

Aveva i capelli biondi che sparavano in tutte le direzioni, e inutile dire che era proprio bello.

Tuttavia da sfigata qual ero la vescica mi stava esplodendo insopportabilmente da circa un quarto d'ora, e anche se era una pena spostarlo non mi pareva proprio il caso di fargli pipì nel lettino. Sempre con la mia innata delicatezza cercai di rimuoverlo facendogli scivolare la faccia giù per la pancia ma fu più facile dirsi che a farsi.

Sembrava avere la testa ancorata sui miei morbidi cuscinetti. Nemmeno con entrambi le mani riuscivo a smuoverlo. Anche se fu tremendamente imbarazzante lo scossi per una braccio cercando di svegliarlo. 

«Blake...» mi divincolai sotto il suo peso e lui emise una specie di grugnito. «Em, dovrei andare in bagno.» Con la forza dei miei quattro arti, il busto di Blake Silver ricadde sul materasso con un piccolo tonfo. 

«Smokie, ti sembra il caso di svegliarmi alle cinque e mezza?» Sobbalzai pensando che si fosse svegliato del tutto ma quando mi voltai fortunatamente aveva ancora gli occhi serrati e la faccia sprofondata nei miei capelli. Il suo braccio muscoloso mi teneva accanto a lui come una una morsa di ferro. Notevole per essere un uomo mezzo addormentato.

«Blake io-» mi stoppai non trovando un modo non ridicolo per spiegargli la mia urgenza.

«Non dirmi che sei una tipa mattiniera perché se no non ti faccio più dormire con me.» Intuii che stava scherzando, però il mio cuore sembrò fare un capitombolo alla sua frase. Io però dovevo sul serio andare...

«Mi serve il bagno.» Attesi silenziosamente che si mettesse a ridere e mi schernisse un po'.

Lo fece, ma fu più tenero di quel che mi aspettavo. 

«Le brave bambine si lavano i denti e fanno la pipì prima di andare a dormire.»

Inaspettatamente le sue dita iniziarono a solleticarmi il fianchi e per me fu seriamente un supplizio. Cercai di scappare fuori dal letto, ma i suoi riflessi furono più veloci e mi intrappolò sotto di sé continuando a torturarmi. Ridevo talmente tanto che mi venne il singhiozzo e mi spuntarono le lacrime agli occhi. Era uno stronzo. Mi stava puramente torturando e doveva smetterla altrimenti gli avrei veramente fatto la pipì addosso. 

«Blake, Blake basta ti prego. Mi sta scoppiando la vescica!» Lo vidi bloccarsi e tirai un sospiro di sollievo che però mi fece sussultare in un singhiozzo. 

Blake scoppiò a ridere e si accasciò di fianco a me ancora scosso dalle risate. Mi sollevai a sedere guardandolo male ma lui non sembrò darmi retta nemmeno un po'.

«Mi puoi dire dov'è il bagno, se no giuro che me lo vado a cercare io così come sono.» 

Mi rivolse un briciolo di attenzione sempre con un sorriso sornione stampato in faccia. 

«Sei bella quando ti arrabbi.»

Alzai gli occhi al cielo e sbuffai. Lui invece era a dir poco sopportabile, sembrava un perfetto giocherellone. 

«Anche quando mi guardi male, e quando dormi.» 

Si riavvicinò ma io mi allontanai temendo che potesse sferrare un altro attacco. 

«Senti che ne dici se paliamo dopo, io non ce la faccio proprio più..» strinsi i denti e lui sembrò capire che era abbastanza urgente. Squadrò prima il mio davanzale, poi le mutandine che mi stavano pizzicando a morte la pelle e infine di nuovo la mia faccia. Poi scosse il capo deciso.

«Che c'è?» Allarmata sgusciai fuori dal letto caldo e invitante. «Devo farla Blake.» Rabbrividì dal freddo e mi strinsi le braccia attorno al corpo.

«Tu non vai in corridoio nuda, vieni qui che ti vesti. E non vai neppure da sola, questa non è solo casa mia.» Con la prima espressione seria della giornata aprì l'armadio e mi lanciò un maglione blu e dei pantaloni della tuta, poi si alzò e mi aiutò vestirmi.

«Chi altro vive qua?» Questo particolare mi allarmava un po'. Anzi mi faceva morire di imbarazzo al sole pensiero che qualcuno potesse averci sentiti. Blake lo percepì dal rossore che mi salì lungo le guance e con le dita mi sfiorò le palpebre. «Sei bella anche quando arrossisci.»

«Si ma chi-»

«Ragazzi che non sono gentiluomini e che non sono propriamente gentili. Non devi trattenerti con nessuno di loro, è un'altra regola.»

«In pratica le tue regole comprendono che io non mi rivolga più al genere maschile, be grazie. Ma non è che prima ci davo dentro eh.» Irritata provai a uscire in corridoio ma lui riuscì a trattenermi prima per l'avambraccio. Non era affatto giusto che fosse così forte e io no.

«Potrei farti pisciare addosso se adesso iniziassimo a discutere del fatto che passi del tempo con ragazzi che non fanno altro che fissarti le bocce. Il bagno é l'ultima porta in fondo, chiudi a chiave e vedi di darmi retta.»

Lasciò la presa e io mi sentii invadere dalla rabbia per tutta quell'ossessività a vuoto. Era stupidamente inutile.

«In effetti hai proprio ragione tu. Non faccio altro che trovare ragazzi che sbavano dietro il mio corpo, e guarda un po', tu sei il primo, coglione.» Scappai in bagno temendo che la mia vescica non tenesse il confronto e mi chiusi dentro buttando fuori un sospiro di sollievo. 

Fantastico. Ero con i suoi vestiti, a casa sua e senza un mezzo per fuggire con un Blake arrabbiato che era paragonabile a un orso bruno. Merda, e pensare che si era svegliato allegro.

Fecì pipì con sollievo poi mi lavai la faccia con l'acqua tiepida e legai i capelli in una coda dato che facevano pietà. Sembravo una pazza con due occhi allucinati, però almeno avevo ripreso colore alle guance e non sembravo uno zombie. Sembravo viva.

Per uscire mi costrinsi a mettere prima la testa fuori per valutare la situazione. Spiai il corridoio poi corsi fino a davanti alla camera di Blake, sperando che nessuno si facesse vivo, e naturalmente sperai male. Stavo per mettere la mano sulla maniglia della porta quando una voce bassissima mi fece sobbalzare sul posto.

Cazzoo... Blake dove sei?

«Ciao.» Mi voltai verso l'uomo che mi aveva rivolto la parola, a quanto pare comparso dal nulla, ma subito non potei fare a meno che abbassare lo sguardo. Un ammasso di muscoli e vene in mutande mi guardava con occhi ardenti, come se fosse affamato. E io non volevo averci affatto a che fare con lui e tutta la sua fame.

«Non hai la voce?» Fece qualche passo verso di me e io mi spiaccicai verso la porta. Volevo girare quella maniglia, ma cavolo se non ne avevo il coraggio. 

Quel tizio mi teneva ancorata al posto con gli occhi.

«I-io n-no.» 

Feci per aprire la porta ma al contempo Blake l'aprì da dentro e io finii per cadergli addosso. Sorpreso aprì le braccia e mi accolse contro il suo petto. Mi strinse a lui, poi una volta che mise gli occhi sul tipo mi coprì con le braccia in modo protettivo. In quel momento l'amai con tutta me stessa.

«Che fai con la mia bimba?» Sembrava calmo ma si sentiva chiaramente la minaccia sotto.

E pensare che prima mi ero arrabbiata perché non dovevo parlare con i ragazzi. Adesso mi nascondevo addirittura tra le sue braccia. Che idiota.

«Stai calmo amico. Non ci ho neanche scambiato mezza parola con la tua.. come l'hai chiamata tu. Però la proverei. Sì, adesso.» Spiai la scena sbalordita e capii che Blake gli avrebbe spaccato la faccia quando i muscoli si tesero tutti come acciaio. Tuttavia non si mosse.

«Drew tu toccala, e io ti spacco le gambe.» Sgranai gli occhi e con me pure il ragazzo. Ci fissò scioccato e Blake ringhiò qualcosa che non capii. Il tipo fece dietrofront scomparendo giù per le scale e Blake quasi mi trasportò dentro la sua camera in braccio. Era arrabbiato, be ma almeno non con me.

«Che cosa vi siete detti?» borbottò imbronciato. Mi feci portare di nuovo tra le coperte e gli salii sopra. 

«Ti sembro una che attacca bottone con gli sconosciuti?»

Ci guardammo qualche secondo negli occhi poi lui mi avvicinò a sé e mi baciò con vigore, facendomi risvegliare gli impulsi sessuali che mi erano arrivati dritti dritti la sera prima. La mia trasformazione da com'ero il giorno prima era talmente drastica da sembrare poco credibile, ma era andato veramente tutto così. A fermarci improvvisamente da fare cose stupide fu la suoneria del cellulare di Blake. 

Mi immobilizzai ad aspettare la sua reazione e quando si alzò dal letto e vide da chi era la chiamata quasi non lo buttò giù dalla finestra. Lo aspettai fissandolo curiosa.

«Ma che cazzo avete tutti quanti a quest'ora?» Due secondi dopo era serio come Barack Obama che fa un discorso davanti a sei continenti. Le sue espressioni facciali erano parecchie disarmanti.

«Ho capito, arriviamo.» Con il mento mi fece cenno di prendere la mia roba.

«Okay, mezzora e siamo lì, ciao.» Chiuse la telefonata e sparò una sfilza di imprecazioni parecchio fantasiose. In meno di un secondo aveva già i vestiti addosso e io rimpiangevo parecchio gli attimi prima. Quando era tutto a mia disposizione.

«Chi era?»

Mi rivolse un pallido sorriso. «London.»

«Che è successo?» L'ansia rese acuta la mia voce in modo fastidioso.

«Dei problemi con un vecchio amico e April sta male perché è ubriaca, si è chiusa in camera di London, e se lui entra da fuoco a qualcosa o rompe qualche oggetto di valor inestimabile per lui, quindi gli servi tu.»

Questa volta fu il mio turno ad impallidire. Okay ero abituata all'April normale ma quella ubriaca era tutta un'altra storia.. ma non volevo causare altri guai a Blake.

Una volta pronti mi accompagnò giù per le scale e mi fece aspettare in cucina mentre lui andava a prendere le chiavi della moto di un suo amico in soggiorno. Aspettai un po' giocherellando con i cassetti. Aprii il frigorifero e lo trovai straboccante di ogni alimento. Nelle mensole c'erano otto tipi di cereali! Ma Blake non tornava, e a me sembrava passato un po' di tempo.

Con la mia solita ansia mi avviai lentamente verso il salotto, sentendo delle voci poco rassicuranti. Blake aveva detto che in casa c'erano molti tipi, ma quelli non sembravano affatto ragazzi come Blake, London o tipo quello che avevo incontrato in corridoio, Drew.

Erano loschi e puzzavano. Mi nascosi dietro le tende prima di farmi vedere ma quando focalizzai dov'era Blake in quello scenario quasi non svenni dalla paura. Non era in piedi a scherzare o fare battute stupide, ne a cercare le chiavi.

Era per terra sdraiato e i suoi arti formavano strane angolazioni anormali. Drew era nelle sue stesse posizioni e sembrava svenuti. Pregai che fossero svenuti. Non volevo pensare ad altro.

Un tipo entrò dalla porta sul retro e io trattenni il sospiro per lo spavento. Chiamò altre persone che corsero dentro la stanza e presero alcuni Blake e altri Drew di peso e li trasportarono fuori. 

Nel trambusto generale nessuno si accorse di me anche se piangevo in silenzio nel maglione di Blake. Neanche una persona si rese conto dei piedi che spuntavano da sotto i tendaggi, e circa una mezzora dopo Blake non c'era più e non avevano lasciato nessuna traccia. La casa era deserta. E ci eravamo di nuovo separati.

Non avevo idea di dove abitasse London per correre in suo aiuto ne come muovermi.

Capivo solo una cosa.

Ero sotto shock e non sapevo niente di niente.

 

 

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