Starry Light


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12. Capitolo 12

BLAKE.

La sollevai dal ripiano del cucina e me la portai in camera infrangendo ogni regola sul portare ragazze nel mio letto. Non avevo mai fatto sesso dove dormivo, ma non riuscivo neanche a pensare a Leila sul mio divano dove oramai si riproducevano cani e porci. 

L'appoggiai sul letto e lei si guardò intorno meravigliata, come se fosse stupita di tanta agevolezza nei suoi confronti. Lo sapeva che la volevo, era abbastanza palese, ma non sapeva che non l'avrei mai trattata mai come fosse una delle escort che di solito mi portavo a casa.

Studiò la mia stanza e poi si rovesciò sul letto abbracciando un cuscino. Io intanto mi sedetti sulla poltrona di cuoio di mio padre nell'angolo e l'osservai ambientarsi senza dire una parola. 

Brillava come se avesse una luce propria.

«Mi piace la tua camera» borbottò. Si mise a sedere sistemandosi i capelli tutti scompigliati poi mi guardò interrogativa. Non risposi, un po' perché probabilmente avrei detto una stronzata alludendo a lei a novanta sulla scrivania e in parte perché mantenevo a stento il mio autocontrollo.

Mi sentivo come un animale, e lei la mia piccola innocente preda che stava imparando un po' di volgarità.

Leila si alzò e venne a sedersi a cavalcioni sulle mie ginocchia. Le sue labbra erano troppo invitanti per poter resistere. L'attirai a me, strizzandogli i glutei tra i palmi e di nuovo sentii i suoi movimenti sensuali esattamente sopra il mio uccello eccitato. Prima che la situazione degenerasse le fermai i fianchi e poi li calai bruscamente in modo di fargli arrivare chiaro il concetto. 

Le sue labbra arrossate si tramutarono in una piccola O. 

«Capisci perché devi andarci piano?» le morsi il labbro inferiore impedendogli di agire da sola. «Non mi costa niente scostarti le mutandine e penetrarti, ma il problema è che domani quando sarai molto più lucida scoppierai a piangere e ti sembrerà di aver venduto l'anima al diavolo.»

Vedendola imbronciarsi e guardarmi con aria di sfida alzai gli occhi al cielo. «Alle ragazze resta la prima volta, e poi fa anche male. Non sei abbastanza pronta.» Detto questo rimisi le mani nella loro originale posizione e lei sobbalzò sentendo arrivare una lieve sculacciata.

Sollevò un sopracciglio guardandomi male.

«Non pensi che possa deciderlo io se sono pronta o no?» 

Mi baciò di sua volontà per la prima infilando schiettamente la lingua nella mia bocca, cosa che mi fece impazzire, poi di punto in bianco si alzò dalle mie gambe e io mi costrinsi e non trattenerla anche se in cuor mio non l'avrei fatta muovere di un millimetro. Sentivo già la sua mancanza sulle mie gambe. 

Era in piedi davanti a me. Gli occhi lucidi e le gote rosse con l'aria di essere una brava ragazza che si stava facendo corrompere. Si girò dandomi le spalle e senti il livello di eccitazione sbaragliare quando da sotto la felpa tirò fuori la maglietta aderente della divisa della cheerleader. 

Sentivo di essere ritornato ragazzino quando nei Night Club in cui mi intrufolavo con Rush o Drew venivo nei pantaloni, e sbavavo come una iena dietro le spogliarelliste. Ma non volevo che Leila fosse costretta a fare uno spogliarello per farsi guardare da me. 

Perché ogni ragazza meriterebbe la prima volta in cui l'ha spoglia un uomo. Quando togli ogni strato che ti separa dall'essere una cosa sola e sentii finalmente il contatto con la sua pelle calda e morbida, come un fiore fresco.

Mi alzai dalla poltrona e mi avvicinai da dietro, bloccando i suoi movimenti con le mie braccia. 

«La prima volta che mi hai toccato ti sei avvicinato esattamente così» sussurrò in un gemito.

«Tu poi hai iniziato a fare le fusa come un gattino.» Presi la felpa per i bordi e la tirai verso l'alto, mentre la sentii rabbrividire. Rimase in reggiseno e con quella gonnellina striminzita che indossano solo le attrici nei porno, che le copriva a malapena il culo. Dovevo seriamente fare quattro chiacchiere con mia sorella quando la vedevo.

«Questi vestiti non sono tuoi vero?» Le tirai il dietro del reggiseno bianco con pizzo e lustrini poi tirai su la gonna e ammirai le mutandine tipo brasiliana che le fasciavano il culo in modo tremendamente erotico. Quella visione era un regalino per il fine giornata

«Potrebbero.»

La gonna finì ai suoi piedi e sentii Smokie trattenere il respiro, com'è giusto che fosse. Si voltò lentamente e alzò il mento ricambiando il mio sguardo. Non so cos'aveva nelle vene da renderla così intrepida, ma era perfetta, e io non vedo l'ora di quello che stavo per fare.

Le sganciai i gancetti del reggiseno e lei spostò lo sguardo sul suo petto: un secondo dopo le coppe si abbassarono e riuscii farla arrossir per la prima volta, mentre i suoi seni si liberavano. 

Trattenni il fiato, poi un'imprecazione uscì spontanea dalle mie labbra, mentre mi riempii le mie mani delle sue tette sode e piene che grazie a dio nascondeva. Nessuno aveva mai avuto avuto quel privilegio all'infuori di me e cazzo, mi sentivo fottutamente bene anche se mi stava scoppiando l'uccello. 

«Um, io-» La zittii baciandola e lei si rilassò contro di me, mentre tratteneva i gemiti in tutti i modi. Mi morse giocosamente la lingua e io le pizzicai i capezzoli in risposta, facendola spingere maggiormente verso di me. Era tutta un fremito.

Mi sedetti sul letto trascinandola sopra il corpo e le infilai di soppiatto una mano nelle mutandine mentre lei mugolò sorpresa. Le strizzai dato che erano zuppe della sua eccitazione e solo dopo realizzò che era pericolosamente vicina all'orgasmo.

«Smokie hai una laghetto la sotto.» Le sorrisi beatamente e lei spiò la situazione come se non ci credesse per davvero. 

«Parla quello che ha un'asta di ferro al posto del pene.»

Come d'abitudine incrociò le braccia la petto nascondendo a malapena il seno dirompente.

La guardai dritta nei suoi occhi verde menta. 

«Sei bellissima.» 

Dopo che gli feci quella specie di confessione il suo animo sembrò calmarsi e vidi la stanchezza travolgerla, mentre si sdraiava di fianco a me, con tutta l'intenzione di addormentarsi. Prima però mi sfilò la maglietta facendomi restare a torso nudo poi si rannicchiò contro il mio petto sbadigliando appena. Aveva gli occhi assonnati, e se non fosse stato che indossava solo delle mutandine molto succinte mi sarebbe sembrata sul serio una bambina.

Tirai indietro le coperte e la coprii stringendola al mio corpo mentre nel frattempo mi sfilai i Jeans che erano di impiccio. Infilai una gamba tra le sue cosce bollenti e la sentii mugugnare qualcosa sui miei piedi ghiacciati poi alzò il viso nella mia direzione.

«Blake?» 

«Um?» Scrutai il suo volto alla ricerca di qualche indizio.

«Il bacio della buonanotte?»

Sorridendo mi calai verso di lei e nel modo più dolce che sapevo fare le augurai la buonanotte nel miglior modo possibile. Quando ci staccammo avevamo entrambi il fiato corto e la mia erezione sembrava urlarmi contro di fare qualcosa al più presto. Ci avrei pensato poi, sotto una doccia ghiacciata.

Leila parve chiedersi la stessa cosa, perché poco dopo la sentii bisbigliare, «Tu sei ancora duro.» 

Ed è solo colpa tua bimba.

«Non ti preoccupare rimedio io.» Lei però sembrava comunque disaccordo. 

«Non è giusto, tu ti sei preso cura di me.» 

«Leila, probabilmente domani mi urlerai contro. Fidati è meglio se non fai cose di cui poi ti pentiresti.»

Detto da un tipo come me quella frase così premurosa sembrava veramente strana. Non ci badai. Non ci avevo badato per tutta la sera.

«Ma se domani io non sono pentita e tu non mi vuoi più?» 

Smokie sbatté le palpebre cercando di scacciare gli occhi lucidi con un'espressione a metà tra la tristezza e l'essere pentita per avermi detto la verità. Ecco cosa la preoccupava di più. Che io alla luce del giorno non la considerassi più la dea sensuale che avevo visto quella sera. Che stronzata.

«Forse dobbiamo un po' chiarire sul chi vuole chi e quando.» Le presi la mano e la condussi verso i miei boxer appoggiandocela sopra.

«Questa, è quanto sono su di giri per te adesso.» Con un sorrisetto gli feci scorrere la punta delle dita inesperte su e giù sulla lunga asta che implorava pietà.

«E questa è quanto sono su di giri per te in ogni momento della giornata, dal primo giorno che ti ho visto alla centrale di polizia.» 

Timidamente iniziò ad accarezzarmi e immancabilmente arrossì mentre la guardavo.

«Ce ne hai di roba.»

«Dio, immagina quando lo cavalcherai da sola e mi stupirai con tutto quello che ti avrò insegnato.»

Me lo strinse forte come se fosse un anti stress e io dovetti trattenermi dal gemere di piacere.

«Mi insegnerai molte cose?» 

«Solo se rispetterai tutte le mie regole e alla mie condizioni.» Con l'indice passai il contorno delle aureole dei capezzoli e li vidi reagire instantaneamente. Erano una meraviglia.

«Ad esempio?» 

«Uno» ringhiai preso improvvisamente da una gelosia accecante.

«Non parlare con quello sfigato di Daniel Ford.»

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