When Falls the night

Questa è la storia di Derek e Shade. Il primo è l'angelo della morte e figlio di Lucifero, il secondo un semplice umano con un forte potere e perseguitato fin dalla nascita da ogni possibile creatura.

Dal testo:
"Forse hanno ragione gli altri e mi sono innamorato. Altrimenti non penserei che questo ragazzo sia carino e nemmeno lo proteggerei, ma è davvero amore?
Dopotutto potrebbe essere anche semplice amicizia" mi ritrovai a pensare continuando a stringerlo a me e accarezzandolo "Non è normale aiutare gli amici? Non è normale volerli proteggere?
Per ora lasciamo le cose come stanno. Se poi quest'amicizia sboccerà in un sentimento più profondo, allora non combatterò e cadrò in esso". [Dal capitolo 7]

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15. Vecchie conoscenze

La paura distorce il mondo.

Vede demoni dove ci sono soltanto ombre.”

Lo strano mondo di Alex Woods, Gavine Extence

 

PoV Shade

 

Sentirmi amato per me era una sensazione strana, surreale.

Nessuno come Derek mi aveva mai concesso tali attenzioni come carezze e baci. Quella sera mi aveva dimostrato di avermi donato completamente il suo cuore, che non mi avrebbe mai forzato, in nulla, e che avrebbe aspettato. Non gli importava quanto, ma avrebbe fatto di tutto per tenermi accanto a sé, per mostrarmi quanto il suo amore fosse vero e profondo.

Sorrisi silenziosamente passando una mano tra quei capelli corvini e rossi del ragazzo che ora mi giaceva accanto completamente nudo, esattamente come lo ero io.

Quella notte ci eravamo limitati a semplici tocchi ed effusioni. Avevo potuto leggere in quegli occhi rossi e caldi come il sangue il desiderio di volermi completamente e, se non fosse stato per le mie paure, per l'ancora restio sentimento verso l'amore, forse, in circostanze diverse, glielo avrei permesso. Il moro, tuttavia si era trattenuto; aveva rispettato i miei desideri e li aveva fatti propri.

Presi una ciocca di capelli rossi e la osservai tirandola leggermente verso di me, facendo attenzione a non svegliare l'altro che in quel momento aveva l'espressione più dolce che gli avessi mai visto in volto, simile a quella di un bambino che dorme: la bocca leggermente aperta e che disegnava una piccolissima "O" e che lasciava passare leggero il suo caldo respiro, gli occhi, naturalmente chiusi, mostravano lunghe e numerose ciglia nere e i suoi capelli gli ricadevano sul viso morbidamente creando una cascata di fuoco e tenebre.

Solo in quel momento, soffermandomi sulla sua presenza e sul suo calore, compresi quanto ingenuo fossi stato fino a quel momento. Come avevo potuto non accorgermi di quanto ormai fossi abituato al suo calore, alle sue braccia intorno alla mia vita, che mi stringevano mentre dormiva, e del suo respiro caldo sul mio volto? Come avevo fatto a non accorgermi, che da quando lo avevo incontrato, riuscivo a dormire e a non sognare quel velo intinto nel sangue e nelle fiamme?

Lasciai andare la piccola ciocca di capelli che ricadde al suo posto.

Osservai ogni filo lasciare la mia presa e accarezzarmi mentre scivolavano giù, come a non volermi lasciar andare.

In quel momento un piccolo scampanellio ruppe il silenzio di quella casa isolata e immersa nella natura. Un gatto nero, comparso dal nulla, salì sul letto e mi guardò dritto negli occhi; la sua espressione quasi umana era triste e agitata, quasi sconvolta. Istintivamente mi portai seduto e allungai una mano per accarezzarlo, ma mi bloccai quando questo parlò: -Sveglialo, tra poco saranno qui-. Non sapevo a cosa si stesse riferendo, in realtà stentai a credere che fosse stato proprio quell'animale a parlare; i gatti non parlano!

-Chi sei?- chiesi scettico ritirando la mano.

-Non c'è tempo, stanno arrivando- disse volgendo lo sguardo verso la finestra lì accanto. La sua coda si muoveva a scatti, nervosa.

-Chi?- chiesi.

-Gli angeli sanguinari- rispose prima di scomparire com'era venuta, dal nulla.

 

PoV Derek

 

Quando nei meandri della mia mente, in quel momento lontana anni luce, sentii le parole "angeli sanguinari" mi svegliai e quando mi voltai verso Shade lo vidi con lo sguardo fisso davanti a sé, turbato da qualcosa che non riusciva a capire.

-Che è successo? - chiesi, una parte di me sperava di aver solo sognato quelle parole. I mercenari degli inferi non potevano averci già trovato, stentavo a credere che dovessimo già abbandonare quel luogo, che era stato il nostro piccolo paradiso fino al giorno prima.

-Un gatto...- incominciò a dire, ma tanto mi bastò. Mi alzai e corsi dritto verso l'armadio prendendo le prime cose che mi capitarono tra le mani: una maglietta bianca a maniche lunghe e un paio di jeans blu per lui, mentre per me una maglietta senza maniche nera e pantaloni dello stesso colore.

-Cosa...- tentò di chiedermi, ma lo fermai baciandolo sulle labbra. Avevo bisogno del suo sostegno in quel momento, di sapere al cento per cento che ne valeva la pena, anche se di dubbi, in realtà, non ne avevo.

-Vestiti, dobbiamo andarcene prima che ci trovino- dissi accarezzando con entrambi i pollici delle mie mani le sue guance.

In quel momento un enorme specchio si aprì davanti a noi lasciando passare le figure di Mordred e Will, anche loro con sguardo cupo.

-Ora vestiti, noi andiamo un momento di là- dissi lasciandolo solo, ma non prima di avergli rubato un altro bacio.

 

*

 

-Quanto tempo abbiamo?- chiesi appena richiusa al porta e finendo di vestirmi.

-Se siamo fortunati, cinque minuti- rispose Will, mentre Mordred posava una mano sull'elsa della lunga e acuminata spada d'argento che era nascosta sotto il mantello nero che indossava.

Mi morsi il labbro inferiore fino a farlo sanguinare. Qualcuno doveva aver parlato oppure Lucifero aveva sempre saputo tutto fin dal principio.

-Dobbiamo trovare un luogo dove mandare Shade.- dissi guardando la porta di legno che ci separava, il mio cuore stava tremando di paura e allo stesso tempo d'uforia, a causa dell'imminente battaglia.

Gli angeli sanguinari erano demoni della peggior specie, reietti e solo alla ricerca di sangue e compensi, non avrebbero risparmiato nessuno sulla loro strada. Tuttavia, questi erano anche i migliori guerrieri infernali, devoti al solo Lucifero e sarebbero arrivati a sacrificare la loro stessa vita per il loro signore e padrone. Piuttosto che tradirlo, si sarebbero anche suicidati.

Combattere con loro non sarebbe stata una passeggiata, ma la mia indole bellicosa mi istigava a rimanere in quella casa a combattere e poi tornare dal mio mezzo angelo, anche se già sapevo che l'altro non ne sarebbe stato contento.

-Tra poco arriverà Hikari, sarà lei a scortarlo al sicuro- nella voce di Will potevo leggere una certa apprensione, ma diedi la colpa a ciò che da lì a pochi minuti sarebbe successo.

La porta si aprì e Shade si affacciò. Il suo volto era pallido, lo sguardo era basso e si tormentava le maniche della maglietta, che tirava verso il basso a coprirsi le mani.

In quel momento all'esterno si poterono udire degli strani rumori, come se qualcuno stesse cercando di rompere qualcosa di duro: la barriera che circondava la casa, capii.

-Derek.- mi chiamò il biondo afferrando la mia mano e stringendola nella sua.

Non stava piangendo, non lo avrebbe fatto. Aveva pianto abbastanza, sapevo che ora voleva solo agire, non rimanere inerte. Nei suoi occhi vi era solo determinazione e preoccupazione per me. Quelle pozze verdi come gli smeraldi più puri, si piantarono fissi nei miei come a supplicarmi di tenerlo al mio fianco, di non lasciarlo andare via.

Doveva aver sentito l'intera discussione da dietro la superficie di legno.

-Non ti lascerò combattere- dissi calmo portando una ciocca bionda dietro l'orecchio, dove ancora portava l'orecchino che gli avevo donato, che una volta era appartenuto a mia madre.

Il giorno in cui glielo diedi, che ormai sembrava essere lontano anni luce, gli spiegai che serviva a proteggerlo, ma era solo una mezza verità che mascherava un'immensa bugia.

Quell'orecchino, non glielo donai per marcarlo come mio futuro consorte, allora non credevo nemmeno che l'amore avrebbe potuto accogliermi di nuovo tra le sue calde e pungenti braccia.

No, quell'orecchino era più di un semplice simbolo, di un semplice amuleto che avrebbe potuto proteggerlo: la pietra incastonata al centro della croce d'argento, non conteneva solo una goccia del mio sangue, ma anche quello di Shade. Quell'oggetto segnava la mia promessa, il mio foedus nei confronti del ragazzo che mi era davanti: la mia promessa di non lasciare che le mie mani lo distruggessero, di non vedermi costretto a raccogliere la sua anima.

-Non puoi impedirmelo.- si lamentò il biondo stringendo ancor più saldamente la mia mano -Io non ti lascio- potevo leggere la sua determinazione in quelle parole, il suo desiderio di rimanermi accanto.

-Tornerò prima che tu possa accorgerti della mia assenza- gli sussurrai all'orecchio.

Mordred era già sceso al piano sottostante, mentre Will era rimasto lì e ci stava osservando.

I suoi occhi di ghiaccio brillavano di comprensione, potevo già sentire la sua corrente di pensieri, ma non gli dissi nulla.

-Fratellone- mi chiamò la dolce e melodica voce della più piccola fra le mie sorelle apparsa da uno specchio e con in mano un altro di quei portali.

-Scordatelo, combatterò anche io.- sorrisi, ma non per prenderlo in giro. Ammiravo la sua forza di volontà, di voler correre un pericolo molto più grande di lui, ma questo non era uno dei suoi libri, non era nemmeno un semplice umano: erano una decina di demoni assetati di sangue, dotati di lunghe alabarde e poteri che nemmeno io potevo sottovalutare.

-Amore- lo chiamai e vidi le sue guance imporporarsi e gli occhi sgranarsi per la sorpresa. Era la prima volta che lo chiamavo in quel modo, eppure mi era sembrata la cosa più naturale da fare, perché allora, in quel momento, lui era il mio mondo: la mia luce e la mia tenebra.

Senza di lui, ne ero sicuro, mi sarei perso, sarei morto lentamente nell'agonia.

Avrebbero potuto anche crocifiggermi, ma niente sarebbe stato più sofferto per me che perderlo, che privarmi della sua voce, dei suoi baci, del suo sorriso e dei suoi occhi.

-N...Non provare a distrarmi- disse mettendo un delizioso broncio che mi fece sorridere.

Un forte boato riempì l'esterno; la barriera esterna si era rotta: i mercenari erano riusciti ad entrare. Vidi Will lanciarmi uno sguardo d'intesa prima di scendere per aiutare Mordred, poi mi concentrai di nuovo sul mio angelo, che sembrava più cocciuto che mai.

-Fidati di me, so che è difficile, ma tornerò. Concedimi solo un'ora- gli chiesi prima di gettarlo nel portale che si era aperto alle sue spalle, senza dargli il tempo di rispondere e sillabando con le labbra uno "scusa" prima di dirigermi a mia volta al piano di sotto, dove le fiamme iniziavano a divorare ogni cosa.

 

PoV Shade

 

Sentii il mio corpo trapassare il fine velo di un portale, ormai avevo perso il conto di quante volte lo avessi attraversato in pochi giorni. L'ultima cosa che vidi furono le labbra di Derek che mi mimarono un semplice ed inutile "scusa", non abbastanza sufficiente per quell'ora che avrei dovuto passare lontano da lui senza sapere cosa gli stesse accadendo.

Quando riaprii gli occhi che avevo chiuso, mi trovai davanti a una grande villa, una di quelle che anticamente dovevano appartenere sicuramente a un duca. La mani di Hikari mi stringeva la mano e come me guardava davanti a sé l'imponente villa illuminata da fioche luci da giardino.

-Dove siamo?- le chiesi rompendo il silenzio della notte.

-Da qualcuno di cui ci possiamo fidare- disse enigmatica. La sua voce non del tutto convinta.

Fu lei la prima a muovere un passo, oltrepassare l'entrata del cancello aperto e salire la piccola salita che ci avrebbe portato dinnanzi a una bellissima scalinata di pietra, che poi di dipartiva sui due lati.

Solo quando salimmo tutti e settanta i gradini, potei vedere che qualcuno ci stava aspettando. Una ragazza: i suoi capelli erano corti fino alle spalle lisci e neri, unica eccezione era una ciocca blu al lato destro del viso, che era anche più lunga di tutte le altre, i suoi occhi erano grandi e azzurri come la barriera corallina, non molto alta e indossava un grazioso vestito bianco che lasciava intravedere la dolce forma del suo ventre leggermente rialzato. Ci sorrideva radiosa, come se fossimo vecchi amici che non vedeva da tanto tempo.

-Benvenuti- disse -forza entrate, vi va una tazza di tè?- disse scortandoci verso l'interno dell'enorme villa che non aveva niente a che invidiare alla facciata esterna: soffitti dipinti con affreschi barocchi, quadri cesellati in oro e argento, poltrone di pregiato tessuto e mobilia di legno di mogano.

La seguimmo fino ad arrivare nel grande salotto, dove le fiamme scoppiettanti del camino riscaldavano l'intera stanza, nonostante fosse primavera e la temperatura gradevole.

Ci fece cenno di sederci su un raffinato divanetto, mentre lei si sedette sulla comoda poltrona posizionata alla nostra destra. In quel momento un uomo, che doveva avere solo cinque anni in più di me, fece capolino nella sala con in mano un vassoio d'argento.

-Scusa, non mi sono ancora presentata.- disse con le mani che stavano accarezzando il suo ventre rotondo -Il mio nome è Laila e lui è mio marito, Luca.- sorrise all'uomo appena entrato.

Questo aveva capelli corti e castani, occhi neri e una lieve cicatrice a deturpagli l'occhio e il sopracciglio destro. Era un uomo muscoloso, indossava una maglietta verde e pantaloni della tuta, probabilmente era il suo pigiama data la tarda ora, quasi sicuramente doveva essere un militare.

-Piacere- disse con voce matura e leggermente impastata dal sonno.

Baciò leggero le labbra della moglie e poi si congedò.

Hikari, seduta composta sul divano, la guardava austera, senza battere nemmeno un ciglio e le mani elegantemente posate una sull'altra sulle gambe.

-E' da molto tempo.- disse la bambina dai tratti orientali.

La padrona di casa sorrise e si sporse per prendere una tazza di tè, posata sul tavolo.

Sorseggiò senza far alcun rumore e poi riappoggiò la tazzina sul piattino di porcellana finemente decorato. Gli occhi azzurri si piantarono in quelli neri della bambina, la barriera corallina sembrava essersi ghiacciata, ma non completamente.

-Cinque anni,- specificò -Principessa.-

Hikari lasciò che un sorriso gentile, ma falso, solcasse il suo viso di porcellana e perfetto.

Non potevo far altro che rimanere inerte davanti alla loro discussione di cui non capivo molto.

Alla fine, mi isolai rassegnato. Chiusi gli occhi e il volto di Derek mi apparve davanti.

Sentii il cuore stringersi, torcersi e dimenarsi, tanta era la preoccupazione che stavo provando in quel momento; non potevo ancora credere che mi avesse gettato senza il mio consenso nel portale, anche se lo aveva fatto per me.

Ero a conoscenza che lo aveva fatto per il mio bene, se anche Mordred e Will erano venuti a combattere, significava che questi "angeli sanguinari" erano davvero temibili, ma ignorare cosa stesse avvenendo in quella casa, faceva ancora più male.

Un'ora aveva detto. Che dovevo fare se non rimanere lì, fermo su quel divano ad aspettare, guardando continuamente le lancette dell'orologio che sembravano non progredire mai?

Aspettare. Un verbo dalle mille sfaccettature, dai mille risvolti.

-Tornerà.- disse calma la voce di Laila interrompendo la sua animata discussione con Hikari, le cui guance in quel momento erano rosse e gonfie a causa del respiro che stava trattenendo. -Fidati di lui- sorseggiò di nuovo il suo tè e poi mi sembrò udirla mormorare: "Lui mantiene sempre le sue promesse".

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