When Falls the night

Questa è la storia di Derek e Shade. Il primo è l'angelo della morte e figlio di Lucifero, il secondo un semplice umano con un forte potere e perseguitato fin dalla nascita da ogni possibile creatura.

Dal testo:
"Forse hanno ragione gli altri e mi sono innamorato. Altrimenti non penserei che questo ragazzo sia carino e nemmeno lo proteggerei, ma è davvero amore?
Dopotutto potrebbe essere anche semplice amicizia" mi ritrovai a pensare continuando a stringerlo a me e accarezzandolo "Non è normale aiutare gli amici? Non è normale volerli proteggere?
Per ora lasciamo le cose come stanno. Se poi quest'amicizia sboccerà in un sentimento più profondo, allora non combatterò e cadrò in esso". [Dal capitolo 7]

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10. Una via di fuga

Presto o tardi il cuore si spezza a tutti,

e la prima volta fa un male cane.
Nicolas Barreau - Con te fino alla fine del mondo.

 

POV Derek

 

-Papà ha bloccato i portali!- Riley entrò nella mia stanza come un uragano rompendo il silenzio che regnava nella stanza. Ero seduto sulla sedia vicino alle scrivania; quella notte non avevo dormito, Shade era nella stanza accanto e sapendolo così vicino eppure lontano non mi rendeva tranquillo. -Lo so.- rivelai alla ragazza poggiando il libro che tenevo tra le mani e che il biondo aveva dimenticato sulla scrivania il giorno precedente -Secondo te perché non me ne sono andato prima?- chiesi retorico. Annuì e mordendosi un labbro iniziò a camminare avanti e indietro pensierosa per la stanza. -Cosa ti ha detto lui?- chiese a un certo punto fermandosi.

Scostai lo sguardo da lei e strinsi saldamente il bordo della scrivania fino a romperla. Lanciai da qualche parte il pezzo e le risposi in preda all'ira -Mi ha chiesto di ucciderlo, ecco cosa!-

Riley si portò una mano davanti alla bocca per reprimere un urlo di paura e sorpresa.

Si avvicinò a me e istantaneamente mi abbracciò. -Mi dispiace così tanto.- scoppiò a piangere aumentando la presa, ma non la scostai; in qualche modo sapevo di aver bisogno di questo abbraccio, di qualcuno su cui contare, perché questa volta non ce l'avrei fatta a superare tutto da solo. Non sono umano, ma nonostante questo anche un demone o un angelo non può far nulla da solo, nessuno può nemmeno Dio.

-Vedrai troveremo un modo.- disse decisa scostandosi e asciugando le lacrime. In quel momento fecero capolino nella camera senza bussare anche Lauren e Yami con un sorriso malandrino sul volto. Qualcosa mi diceva che quei due stavano tramando qualcosa alle mie spalle, e non sapevo se era un bene o un male. -Sembra vi serva una mano.- disse Lauren sedendosi sul mio letto. Feci per ordinarle di alzarsi subito, sapeva che mi dava fastidio che gli altri entrassero nella mia stanza senza bussare e per di più che usufruissero del mio letto, ma lei mi fermò prima che potessi parlare. -A cuccia Derek, se vuoi un aiuto dovrai fare dei sacrifici.- Yami annuì fiero alla sorella e si buttò a peso morto sul letto. Mia sorella aveva ragione, sarei dovuto scendere a compromessi se volevo il loro aiuto e a quanto pare mi serviva. -Quel è il piano?- chiesi sicuro che i due avessero già qualcosa in mente. -Facile, usare un portale.- rispose Yami con stampato in faccia un sorriso che ricordava molto quello dello stregatto.

-Ma sono chiusi!- obbiettò Riley sendendosi anche lei sul letto.

Lauren le sorrise comprensiva e le posò una mano sulla spalla scoperta. -Dimmi, chi si occupa dei portali?- chiese alla sorella che subito rispose -La regina- tutti annuimmo e poi all'improvviso capii.

-No!- gridai frustrato, non avrei chiesto un piacere a quella pazza della mia matrigna.

Lauren sbuffò. -Andiamo è l'unica che possa darci una mano.- lo rimbeccò la ragazza.

-Poi, ha già accettato.- rivelò l'albino alzando le spalle; non capiva dove stesse il problema.

Mi alzai dalla sedia sul quale ero stato seduto per tutto il tempo e nervoso iniziai a camminare per la stanza fermandomi ogni tanto per dire qualcosa, ma richiudevo la bocca subito dopo e continuavo a camminare. Lauren nel frattempo con aria annoiata accavallò le gambe e iniziò a guardarsi le unghie. Sapeva che sarei capitolato, era questione di pochi minuti; lo sapeva lei come lo sapevo io.

-Cosa vuole in cambio?- chiesi sedendomi di nuovo sconfitto.

La ragazza dai capelli magenta sorrise. -Tu non preoccuparti di questo. Il portale sarà pronto tra due giorni in tempo per il gala al quale dovrai portare anche il ragazzo.- In quel momento mi gelai sul posto. -Cosa dovrei fare?- chiesi, forse non avevo capito bene: dovevo portare Shade al gala dove avrebbero presenziato tutti i demoni dell'alta società? Era questo ciò che mi stavano chiedendo di fare?.

-Non mi sembra il caso,- si intromise Riley -Shade è umano e alla festa sarebbe fuori posto.-

Annuii sostenendola. Non avrei mai portato il biondo a quella festa, dovevano passare sul mio cadavere prima!

- E' per non dare troppo nell'occhio.- spiegò Yami -Papà vuole a tutti i costi che presenziamo tutti e se anche tu- disse intimandomi -non ci sarai, allora vedrà di farti tenere sotto controllo, mentre durante la festa sarà troppo occupato ad intrattenere gli ospiti e distratto da mamma.- Il piano non faceva una piega, ma la cosa mi inquietava comunque.

-Ma Shade potrebbe rimanere qui e poi una volta sgattaiolato via ...-

Lauren scosse la testa. -Credo l'avrai notato,- disse facendo un cenno alla porta -Siete entrambi sorvegliati.- annuii e mi morsi il labbro inferiore fino a farlo sanguinare.

-Per nostra fortuna è Mordred.- sospirò Riley e nuovamente annuii.

-Quindi per non metterlo nei guai devo portarlo.- gli altri concordarono con un cenno del capo e io mi sentii sconfitto e privo di forze. -Se Shade venisse alla festa, giocherà a nostro favore la folla nella sala.- capì Riley.

Nostra sorella le sorrise -Esattamente. Certo subito farà scalpore, ma sicuramente papà cercherà di sviare l'attenzione da Derek e il ragazzo e quindi sarà troppo impegnato per controllare i nostri spostamenti.- tutti nella stanza concordammo.

Sospirai e buttai la testa all'indietro guardando il soffitto. "Due giorni" ripetei nella mia mente.

Feci una smorfia. -Perché due giorni?- chiesi continuando a guardare il soffitto della stanza -Perché non prima?-

Yami e Lauren tentennarono nel rispondere, sembravano nervosi.

Alzai il sopracciglio e tronai a scrutarli. C'era qualcosa che non andava.

-Allora?- insistetti. Riley come me li osservava curiosa.

Fu Lauren a parlare -Dobbiamo trovare un luogo adatto dove nascondervi.- rispose, ma qualcosa mi diceva che quella non era l'unica motivazione. Mi stava nascondendo qualcosa.

-E poi te l'abbiamo detto, siete sorvegliati dobbiamo aspettare il momento giusto.- aggiunse il bambino scendendo dal letto e incamminandosi verso la porta. -Ora è meglio andare. Shade si sveglierà tra poco.-

 

*


 

-Sono sempre meno convinto.- rivelai mentre Riley metteva a soqquadro la mia stanza nel tentativo di scegliere il vestito che Shade avrebbe indossato durante la festa. Ero talmente preoccupato che tutto quel disordine e invasione di privacy non mi diede nemmeno fastidio.

-Andrà tutto bene.- mi rassicurò la bionda guardando con occhio critico la giacca color crema che teneva in mano -Il piano è perfetto e hai tutti dalla tua parte. Perfino Gilbert!- mi sorrise calda e, abbandonando ciò che teneva in mano in una pila ai piedi del letto, mi si avvicinò e posò una mano sulla mia spalla -Non permettermo che accada di nuovo Derek.- mi ritrovai ad annuire.

In quel momento Shade uscì dalla porta che dava sul piccolo bagno della mia camera.

Indossava: una camicia bianca aperta sul davanti, un gilet nero con la cerniera e all'altezza della vita una cintura dello stesso tessuto, i pantaloni erano anche essi neri e stracciati sul davanti e per completare il tutto al collo indossava un nastro nero dove scendeva un piccolo pezzo di catena, come a dire che apparteneva già a qualcuno. Rimasi incantato ad osservarlo. Tutto quel nero contrastava perfettamente la camicia bianca, i suoi capelli biondi e i suoi occhi. -Come sto?- chiese passando lo sguardo da me a Riley ansioso. -Sei uno schianto.- appurò la bionda avvicinandosi e aggirandolo per osservarlo meglio. -Tu che dici?- mi chiese lei poggiandosi con entrambe le braccia sulla mia spalla. -Sei bellissimo.- a quel complimento arrossì e spostò lo sguardo; un sorriso spontaneo non poté altro che fiorire sul mio viso.

Quel ragazzo doveva essere mio e di nessun altro.

 

*

 

POV Shade

 

Avevo acconsentito al piano, ma ora mi stavo pentendo. Davanti a questa enorme porta di legno pesante mi sentivo una formica pronta a essere schiacciata non una, ma un miliardo di volte.

Derek teneva lo sguardo anche lui fisso su quella porta, era teso e non potevo dargli torto. Non mi aveva rivelato da cosa stessimo scappando, mi aveva solo detto di fidarmi di lui prima di regalarmi un altro bacio a stampo. In quei giorni era strano, il suo comportamento in qualche modo era cambiato. Era più accorto, più premuroso e ogni volta mi sorprendeva con carezze o piccoli baci.

Lo guardai intensamente, non sapevo se tutto questo fosse una conseguenza di ciò che stava accadendo, che voleva nascondermi a tutti i costi oppure se c'era qualcosa di più in quei gesti, in quelle piccole premure e complimenti.

Arrossii quando la sua mano si intrecciò nella mia, mi guardò dritto negli occhi e mi sorrise.

Nelle sue pozze cremesi potevo leggere paura, ma anche coraggio e determinazione.

-Andiamo.- disse stringendo ancora di più la presa sulla mia mano.

In quel momento alle nostre spalle apparirono anche Riley, Will e Lauren.

La prima mi mise una mano sulla spalla e mi sorrise cercando di rassicurarmi.

Procedemmo lentamente. A distanziarci da quella porta c'erano solo cinque passi; pochi eppure immensi allo stesso tempo.

Un passo, l'aria iniziava a mancare.

Due passi, sentivo il battito del mio cuore rimbombarmi nelle orecchie.

Tre passi, le gambe si facevano sempre più pesanti.

Quattro passi, tutto si fece buio.

Cinque passi, riuscivo solo a sentire il calore della mano di Derek.

La porta si spalancò e fu silenzio.

Tutti i presenti si inchinarono mentre camminavamo tutti e cinque per la sala attraverso il corridoio che avevano creato per farci passare.

Potevo sentire gli sguardi tutti puntati su di noi, ma soprattutto su di me.

Mi guardavano da capo a piedi come a etichettarmi, capire chi fossi o cosa facessi lì, ma soprattutto il loro sguardo si fermava sulle nostre mani intrecciate.

Ci fermammo davanti a un'enorme scalinata. Lauren mi fece segno di chinare il capo.

-Buonasera padre.- disse freddo Derek, l'unico a non aver mostrato rispetto all'autorità al quale mi stavo inchinando. Alzai il capo solo quando le due ragazze al mio fianco fecero lo stesso. Guardai prima Derek e poi davanti a me dove su un enorme trono di pietra sedeva un uomo terribilmente simile al mio demone: capelli neri e ciocche rosse, solo un po' più lunghi, occhi cremisi, ma più freddi e minacciosi tanto che quando il suo sguardo si posò su di me ebbi il terribile impulso di fare qualche passo indietro, ma la stretta rassicurante di Derek mi tranquillizzò. Aveva un po' di barba che invecchiava il suo viso, non mostrava più di trentanni. Sì, non c'erano dubbi quello era il padre di Derek. L'uomo sorrise gelido e continuò a osservarmi.

-Presuntuoso da parte tua portarlo qui.- mi guardai intorno un attimo spaesato per capire da dove provenisse la voce. -Proprio davanti a te ragazzo.- mi informò quella stessa voce che allora capii essere del padre di Derek. -Devi possedere un enorme potere se riesci a sentirmi.- sorrise di nuovo, ma questa volta era un sorriso un po' più caldo, forse compiaciuto. -Lascialo in pace.- ringhiò, sempre nella mia mente, la voce di Derek. L'uomo sopra di noi continuò a sorridere. -Come siamo permalosi Derek, cos'è hai paura che scopra chi sono?- guardai il ragazzo da parte a me confuso da quelle parole. Cos'è che avrei dovuto sapere. -Godetevi la festa.- augurò ora parlando il padre congedandoci e facendo riprendere la musica che si era interrotta al nostro ingresso.

Sempre scortato da Derek, le sue sorelle e più indietro da Will, ci dirigemmo verso un piccolo divano. -Cosa voleva dire?- chiesi a Derek che però non mi rispose, il suo sguardo era rivolto sempre a quella figura austera e paurosa. Lo guardava con rabbia.

-Ma davvero non l'hai ancora capito?- chiese Lauren portandosi una mano ad attutire la sua fragorosa risata che altrimenti avrebbe attirato ancora di più l'attenzione. -Quell'uomo oltre a essere nostro padre è anche Lucifero.- svelò Riley tirando un calcio alla sorella per farla smettere.

Guardai di nuovo Lucifero e poi i miei amici. -Ah,- dissi solo alzando le spalle -Era di questo di cui avrei dovuto avere paura?- chiesi alzando il sopacciglio scettico.

Questa volta Lauren non riuscì a trattenersi e tutti naturalmente si voltarono verso di noi.

-Oddio, questo ragazzo mi farà morire.- Riley la guardò severa, ma anche lei faticava a trattenersi dal ridere.

In quel momento Yami seguito da sua sorella e un ragazzo che doveva avere circa ventun'anni, lunghi capelli castani legati in una coda, occhi azzurri e un paio d'occhiali si avvicinarono a noi.

-Perché state ridendo?- chiese proprio quest'ultimo guardando tutti uno ad uno.

-Sembra che Shade non abbia paura del fatto che nostro padre sia Lucifero, Gilbert.- rivelò Yami scoppiando anche quello a ridere. -Non è divertente? Derek dovresti essere sollevato ora.- disse Lauren dando una pacca sulla spalla del fratello che in quel momento si riscosse dai suoi pensieri.

-Cosa?- chiese volgendo l'attenzione finalmente su di noi.

Gilbert si sedette sul bracciolo scostando il braccio che Derek vi aveva poggiato. -Stavamo dicendo che è strano non vederti circondato da belle ragazze.- sogghignò e il fratello si ritrasse con una smorfia di disgusto. -Oh già dimenticavo, le ragazze non sono di tuo gusto in questo momento.-

-Gilbert se non fosse perché viviamo all'inferno ti ci avrei già mandato.- rispose acido Derek.

Tutti si misero a ridere mentre io arrossii senza un motivo apparente.

Restammo su quel divano per un po' di tempo incuranti degli sguardi che ancora continuavano a scrutarci curiosi, anche se meno frequenti che dall'inizio della serata. -E' ora- sussurrò Will e tutti annuimmo.

 

Non fu facile uscire senza essere visti dal salone, ma per nostra fortuna i due gemelli sapevano come farsi notare. Hikari aveva richiamato Cerbero e Yami gli era salito in groppa e iniziato a correre per tutta la stanza creando scompiglio.

Ma quella era solo la prima parte del piano e forse la più facile, ora dovevamo arrivare fino alle stanze della regina e usufruire del portale che aveva creato appositamente per noi e che si sarebbe richiuso allo scoccare della mezzanotte; in qualche modo mi sentivo come cenerentola che correva contro il tempo per rispettare la promessa fatta alla sua fata madrina.

Tutti erano rimasti nel salone, solo io e Derek ne eravamo usciti e correvamo mano nella mano nascondendoci dietro colonne e muri. In un certo senso era divertente quella situazione, ma forse era solo l'adrenalina a parlare.

Riuscimmo ad entrare senza intoppi nella camera da letto della regina che ci aspettava sorridente.

Era la prima volta che la vedevo, anche alla festa non l'avevo notata, forse perché circondata da una marea di ospiti. Come dargli torto? Quella donna somigliava molto ad Hikari in quel kimono rosso, occhi a mandorla e neri come la pece, capelli talmente lunghi da toccare il pavimento e un sorriso radioso, caldo e molto materno dove eppure potevi leggerci anche severità e malignità.

-Forza, non rimanete lì impalati. E' la vostra unica via di fuga.- disse indicando lo specchio.

Derek la guardò ancora per un minuto e poi annuì come se per tutto quel tempo avessero intrapreso una conversazione. -Grazie.- disse prima di oltrepassare lo specchio, la nostra unica via di fuga.

 

Pov Lucifero.

 

-Sei stato generoso.- disse mia moglie guardando dalla mia parte.

Uscì dal mio nascondiglio dietro le pesanti tende e le sorrisi avvicinandomi e baciandole la guancia. -E tu hai disobbedito ai miei ordini.- lei rise e mi baciò morbidamente sulle labbra prendendomi la mano e stringendola. -Non credi che abbiano bisogno di una possibilità quei bambini?- mi chiese con i suoi bellissimi occhi neri come la pece che tuttavia contenevano un mondo meraviglioso che solo chi guardava bene poteva scorgere. -Come padre ti direi di sì, ma come imperatore ...- sospirai e lei con me appoggiando il suo capo sulla mia spalla. Inspirai il suo profumo di loto.

-Vorrei che per una volta non ascoltassi l'imperatore, ma solo la tua parte di padre.- le accarezzai i lunghi capelli e le sorrisi triste. -Per quanto lo desideriate sia tu che Derek non posso.-

Lei mise il broncio e mi guardò severa -Non puoi o non vuoi Lu? C'è una bella differenza.-

Odiavo quando mi chiamava "Lu" e lei lo sapeva bene. -Davvero vuoi correre il rischio di essere odiato da tutti i tuoi figli per una stupida profezia?- chiese sempre seria e allo stesso tempo preoccupata. Sapeva quanto ci stessi male per quella situazione, quanto furono sofferte le mie decisioni quando imposi a Derek di mietere l'anima di sua madre, quando fui costretto ad allontanare Laila e far credere al mio primogenito che in realtà quella era scomparsa quando in realtà per non spezzare il suo cuore gli nascosi che la ragazza l'aveva tradito e ora si era creata una famiglia con un umano. Con Derek avevo dovuto essere molto più severo che con gli altri.

-Devo farlo,- le baciai il capo -Queste sono le regole.-

Sapevo che mi stavo nascondendo dietro a una bugia; in realtà avrei potuto benissimo ignorarla e comportarmi finalmente da padre con Derek, ma se quell'amore è destinato a sopravvivere allora sono sicuro che nemmeno la morte o una loro eventuale separazione potrebbe spezzare il loro legame. Avrei testato il loro amore, non solo per distruggerlo, ma anche per rafforzarlo, perché l'Amore, quello vero, non può essere spezzato né da me, l'imperatore degli inferi, né da Dio stesso.

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