When Falls the night

Questa è la storia di Derek e Shade. Il primo è l'angelo della morte e figlio di Lucifero, il secondo un semplice umano con un forte potere e perseguitato fin dalla nascita da ogni possibile creatura.

Dal testo:
"Forse hanno ragione gli altri e mi sono innamorato. Altrimenti non penserei che questo ragazzo sia carino e nemmeno lo proteggerei, ma è davvero amore?
Dopotutto potrebbe essere anche semplice amicizia" mi ritrovai a pensare continuando a stringerlo a me e accarezzandolo "Non è normale aiutare gli amici? Non è normale volerli proteggere?
Per ora lasciamo le cose come stanno. Se poi quest'amicizia sboccerà in un sentimento più profondo, allora non combatterò e cadrò in esso". [Dal capitolo 7]

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9. Svolte

Non serve a niente

rifugiarsi nei sogni, Harry,

e dimenticarsi di vivere.

J.K. Rowling - H.P. E la pietra filosofale

 

PoV Lucifero

 

-E così alla fine il momento è arrivato,- dissi al nulla sedendomi sul mio trono.

Volsi lo sguardo verso una delle fiaccole dove splendeva una luminosa fiamma blu perdendomi con lo sguardo ad osservare il suo movimento ondulatorio. Sapevo che tutto questo sarebbe successo, che i due un giorno si sarebbero incontrati; l'ho saputo fin da quando Isabelle rimase incinta.

La profezia era chiara:

 

Nella notte che di blu si dipinge

nascerà il bambino che l'inferno reclama.

Nel giorno che di rosso si tinge

nascerà l'angelo d'argento che il paradiso rinnega.

L'uno porterà morte, L'altro potere enorme.

Due destini intrecciati in un uragano di tormenti.

Un'unione che romperà le catene.

Un veleno per il mondo di lamenti.

 

Chissà a che gioco stava giocando mio padre. Il fatto che stesse giocando con la vita di mio figlio non mi piaceva per niente, ma lui ha sempre una ragione per tutto o almeno così dicono i suoi seguaci, e io di certo non lo sono, tuttavia non mi rimaneva altra scelta se non fidarmi di lui come d'altronde ho sempre fatto.

 

*

 

Pov Derek

 

Ci eravamo entrambi addormentati, ma io fui il primo a svegliarmi nonostante avrei voluto rimanere ancora un po' cullato dalle sue esili braccia che mi avevano consolato in quell'attimo di debolezza a cui mi ero lasciato andare. Ancora non capivo come con lui potessi essere me stesso, come potessi mostrare ogni mia emozione senza remora, senza poterle realmente fermare.

Con lui ero come un fiume in piena, pronto a straripare e scorrere oltre il suo letto che da sempre percorre, è qualcosa di imprevedibile, talmente tanto violento che non si può fermare, si può solo aspettare che la pioggia si plachi e con essa che il flusso torni alla normalità. Forse, è per questo che considero questo ragazzo speciale forse è proprio per questo che non voglio che mi sia strappato dalle mani. Con lui il mondo ha ripreso un po' di colore, con lui la maschera di vetro che porto crolla completamente rendendomi vivo e non una semplice marionetta oppressa dalle responsabilità, dalla sensazione di vuoto che contorce dolorante il petto e guidata da fili invisibili.

Prima d'ora non mi ero mai ribellato alla volontà di mio padre, forse perché non avevo mai avuto realmente qualcosa da proteggere; troppo succube del suo parere, troppo vuoto dentro perché mi importasse qualcosa degli altri all'infuori di me stesso. O così almeno volevo credere, perché a volte è meglio rifugiarsi in piccole bugie che affrontare una verità scomoda, dolorosa che non puoi vedere, però non lo si può fare per sempre e questo era il momento di uscire delle bugie che per anni ho detto a me stesso, di smettere di sognare ad occhi aperti e finalmente riprendere la mia libertà e con essa la vita di Shade.

-Ma che sto dicendo, lui non è mio.- sussurrai ad alta voce, sovrappensiero inconsapevole del fatto che Shade in quel momento si fosse svegliato.

Questo mi lasciò dalla sua calda stretta, si issò sui gomiti per alzarsi leggermente e portare il suo viso ancora sonnolente vicino al mio; talmente tanto vicino che mi sarebbe bastato spostarmi poco in avanti e le nostre labbra si sarebbe incontrate.

-Va meglio?- chiese stropicciandosi l'occhio destro e sbadigliando mentre si tirava un poco indietro, accorgendosi della troppa vicinanza, o così mi piaceva pensare.

Annuii continuando a osservarlo. Aver dovuto ammettere che Shade è importante ha cambiato completamente il mio modo di vederlo; se prima pensavo che era carino, ora lo trovavo bellissimo in ogni sua forma, luce e imperfezione.

-Ho qualcosa in faccia?- chiese ingenuo tastandosi con la mano la guancia notando il mio sguardo perso su di lui. Scossi la testa e gli sorrisi. -Allora cosa? Devi andare?- chiese guardando automaticamente fuori dalla finestra non ricordandosi che all'inferno il tempo non scorreva e vi era sola e pura oscurità. -No, d'ora in poi ...- non mi lasciò finire. Un suo dito si posò sulle mie labbra.

Ebbi l'impulso di farlo sparire all'interno della mia bocca, leccare quel dito e nel mentre guardarlo negli occhi, tuttavia lo trattenni. Se proprio volevo conquistarlo, con lui dovevo andare per gradi e saltargli immediatamente addosso non avrebbe fatto altro che allontanarlo da me, anche se sono sicuro che mia sorella Lauren avrebbe fatto i salti gioia se avessi agito d'impulso. Lei e le sue fantasie da fujoshi come si definiva lei o molto più semplicemente da pervertita!

-Non voglio un cane da guardia Derek.- mi ammonì -Non sei il mio angelo custode, non ne ho bisogno.- sentii che a quelle parole qualcosa si incrinò, quelle parole bruciavano. -Ho bisogno di un amico- mi sorrise e si sporse verso di me. Per un momento pensai che stesse per baciarmi, ma le speranze sono sempre vane e deludenti; infatti, mi lasciò un semplice bacio sulla guancia.

Si alzò e si stiracchiò. Mi sembrava sempre più simile ad un gatto.

-Ho bisogno di un bagno.- si lamentò -So di cenere e sudore.-

Sorrisi alzandomi a mia volta. Mi diressi verso l'armadio, presi alcuni vestiti e asciugamani e poi glieli lanciai. Alzò il suo fine sopracciglio biondo quando osservò ciò che teneva in mano. -Non hai detto che ti serviva un bagno?- chiesi uscendo dalla camera sicuro che mi avrebbe seguito; si prospettava un'ora interessante.

 

*

 

PoV Shade

 

Sbattei incredulo gli occhi un paio di volte. Non potevo credere a ciò che vedevo.

I bagni negli inferi erano sorgenti termali muniti anche di cascata d'acqua calda? Se pensavo di aver potuto vedere tutto mi ero sbagliato totalmente, ma ciò che più mi agitava era la vista del corpo di Derek. Della sua pelle diafana, dei suoi muscoli tonici e scolpiti, i suoi capelli neri e rossi imperlati da gocce di acqua e quell'asciugamano che copriva le sue intimità, ma totalmente inutile poiché comunque faceva intravedere le forme sode dei suoi glutei.

Distolsi lo sguardo facendo finta di guardare un punto indefinito deglutendo rumorosamente, anche se ormai la salivazione era a zero.

-Ti piace?- chiese il moro raggiungendomi all'interno dell'enorme vasca, se così si poteva chiamare, sedendosi proprio accanto a me e abbandonando il capo dietro di se e mostrando così la sua gola invitante. Non ero un vampiro, ma avevo comunque una terribile voglia di morderlo.

"Ma che diavolo sto pensando?" mi chiesi allarmato dandomi dello stupido. Derek era mio amico, non potevo avere simili pensieri su di lui!.

-Di certo non me lo aspettavo.- risposi ricordandomi della domanda che mi aveva posto alcuni minuti prima, poi mi guardai attorno stando ben attento però a non incrociare il suo volto o il suo corpo.

Lo sentii ridere. -Cosa credevi. che non esistessero bagni?- misi il broncio.

-In realtà mi aspettavo un bagno tetro con una piccola vasca attorniata da teschi, ossa e qualche serpente guardarti fare la doccia.- inventai sul momento. Scoppiò di nuovo a ridere.

Stavolta mi voltai verso di lui, era raro vederlo così sorridente.

Mi ero molto preoccupato quando era tornato e aveva iniziato a tirare pugni alla parete, non sapere cosa lo avesse afflitto mi faceva male, ma non avevo avuto il coraggio di chiedere. Sapevo che era colpa mia, quando prima l'avevo detto lui non aveva né affermato né negato, ma cos'altro poteva essere la causa se non la maledizione che aleggiava su di me? La spada di Damocle che fin da neonato mi aveva accompagnato?

Mi faceva male pensare che avesse potuto litigare e rimanere ferito per qualcuno come me.

-A che stai pensando?- mi chiese accarezzando la mia guancia con un dito. "E' così bello." mi ritrovai a pensare arrossendo.

-Al più e al meno.- divagai, sapevo che il corso dei miei pensieri lo avrebbero solo messo più di cattivo umore. Sicuramente si accorse di questo mio tentativo di sviare la discussione e me lo lasciò fare, per ora almeno. -E io che pensavo stessi pensando a me.- disse, falsamente deluso. Lo guardai confuso e lui ghignò. Si avvicinò al mio volto prendendomi per il mento e fece sfiorare le nostre labbra. Sentii il volto andare in fiamme mentre guardavo stupito dritto nei suoi occhi rossi dove lessi una marea di promesse che però non colsi. -Smettila di pensare che sia colpa tua.- disse discostandosi dalle mie labbra, ma sempre tenendomi il mento -Ho fatto la mia scelta e non tornerò indietro qualsiasi cosa tu possa dire-. La mia mente era ancora troppo in subbuglio per poter rispondere qualcosa di sensato o anche solo parlare o muoversi. Nella mia mente l'unica domanda che mi ponevo era "Perché?" oppure "Che cosa significa questo gesto?"

Capendo forse il mio subbuglio interno mi sorrise falsamente innocente e mi lasciò andare. Si alzò e si diresse verso la cascata lasciandomi in balia dei miei pensieri e alla vista del suo bellissimo corpo privo di veli.

 

*

 

PoV Yami

 

-Hai visto sorellona?- chiesi a Lauren che come me stava spiando Shade e Derek.

Lei annuì e mi sorrise maliziosa, la sua mente stava macchinando qualcosa.

Con un gesto della mano mi invitò a seguirla lasciando ai due ragazzi la propria privacy, come se in realtà potessero averla qui dentro! Si sa che anche i muri hanno occhi e orecchie.

-Che ne dici di dagli una mano?- mi chiese una volta raggiunta la sua stanza e invitandomi a sedermi sul suo letto. Mi ci buttai letteralmente sopra e sprofondai nel morbido materasso.

Sorrisi malandrino e acconsentii. Si prospettavano giorni interessanti e difficili.

Nonostante la mia giovane età sapevo che sarebbe stata dura far mettere quei due insieme.

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