When Falls the night

Questa è la storia di Derek e Shade. Il primo è l'angelo della morte e figlio di Lucifero, il secondo un semplice umano con un forte potere e perseguitato fin dalla nascita da ogni possibile creatura.

Dal testo:
"Forse hanno ragione gli altri e mi sono innamorato. Altrimenti non penserei che questo ragazzo sia carino e nemmeno lo proteggerei, ma è davvero amore?
Dopotutto potrebbe essere anche semplice amicizia" mi ritrovai a pensare continuando a stringerlo a me e accarezzandolo "Non è normale aiutare gli amici? Non è normale volerli proteggere?
Per ora lasciamo le cose come stanno. Se poi quest'amicizia sboccerà in un sentimento più profondo, allora non combatterò e cadrò in esso". [Dal capitolo 7]

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12. Rivelazioni

Dubita che le stelle siano fuoco,

dubita che il sole si muova,

dubita che la verità sia mentitrice,

ma non dubitare mai del mio amore.

William Shakespeare
 

Pov Margaret

 

Feci cenno loro di sedersi sul divano. Improvvisamente mi sentii molto più stanca di quanto già non fossi e vecchia, molto vecchia.

-Il mio nome è Margaret Emil e sono un angelo guardiano- iniziai presentandomi, da qualche parte dovevo pur cominciare.

-Chi ti ha incaricato?- chiese direttamente il demone, consapevole che non a tutti i mezzi angeli, per quanto rari fossero, fosse concesso un guardiano.

-Il padre- risposi guardando Shade che a quell'affermazione sbarrò gli occhi sorpreso.

-Mio padre è vivo?- chiese -Ma non è possibile! Mio padre morì la stessa notte in cui anche mia madre ...- non riuscì a finire la frase, sapevo quanto dolore gli recasse parlare di quella notte. Lo guardai comprensiva e scossi il capo. -Quello, non era il tuo vero padre- gli rivelai.

-E chi è?- Derek sapeva di certo quali domande porre per mettermi in difficoltà.

-Non posso dirlo- dissi sinceramente. Il demone fece una smorfia e i suoi occhi brillarono di rabbia.

Shade invece mi guardò serio -Voglio saperlo, ne ho tutto il diritto- le sue parole erano verità, ma per quanto avrei voluto, non mi era concesso.

Scossi la testa. -Scusa Shade, ma non posso- era arrabbiato, deluso e confuso e di ciò non potevo dargli torto.

-Poi non è di tuo padre che voglio parlare- dissi sincera -C'è qualcosa di più importante ora come ora-.La loro attenzione si posò di nuovo su di me.

- Nella notte che di blu si dipinge, nascerà il bambino che l'inferno reclama.

Nel giorno che di rosso si tinge, nascerà l'angelo d'argento che il paradiso rinnega.

L'uno porterà morte, L'altro potere enorme. Due destini intrecciati in un uragano di tormenti.

Un'unione che romperà le catene. Un veleno per il mondo di lamenti. - recitai chiedendo gli occhi.

I due mi guardarono confusi. Non mi stupii che nemmeno il principe dell'inferno non fosse a conoscenza della profezia. -Come ho detto prima, il vostro incontro era inevitabile; scritto ancora prima che voi nasceste- iniziai a spiegare paziente. -Non è solo perché il padre di Shade mi chiese di vegliarlo, ma anche a causa della profezia. Io avrei dovuto tenervi lontani, ma a quanto sembra ho fallito- dissi amaramente sospirando.

-Il destino non si può combattere- disse Derek per nulla turbato. Gli sorrisi e passai una mano tra i miei capelli rossi portandoli all'indietro nervosa. -Dovrai farlo- gli rivelai -Se non volete essere separati, dovrete entrambi essere pronti. Anche a morire-. Tutti e tre rabbrividimmo alle mie parole, ma era necessario che sapessero.

-Morire?- chiese Shade -Perché?- stava rischiando una crisi di nervi, proprio come quando lo incontrai per la prima volta all'orfanotrofio dopo la morte dei suoi genitori. Feci per alzarmi e andargli incontro per abbracciarlo, ma fui preceduta dal demone che lo attirò contro il suo petto e gli sussurrò qualcosa che non potei udire. Immediatamente il biondo si calmò, inspirò il profumo dell'altro e chiuse gli occhi lasciandosi andare. Ormai non c'era più posto per me nella sua vita, mi ritrovai a constatare. Per Shade d'ora in poi non sarei più stata la sorella maggiore, colei che lo aveva cresciuto, consolato nei momenti in cui era più debole, quando aveva il cuore spezzato a causa di un amore che a lui sembrava impossibile e non lo avrei nemmeno potuto più proteggere, perché sì, in tutti quegli anni lo avevo protetto per quanto avevo potuto.

-Sei stato negli inferi- la rabbia mi assalii di nuovo e scoccai un'occhiata di rimprovero al demone che mi guardò a mia volta -Ormai Lucifero sa che la profezia è iniziata, non vi darà pace-.

-E il paradiso?- chiese Derek che sicuramente stava già pensando al futuro.

-Non scenderà in campo, almeno non ora- risposi -Gli arcangeli fanno affidamento su tuo padre-

Il demone annuì e sorrise -Come al solito lasciano il lavoro sporco all'inferno-

Mi trattenni dal rispondergli, non era questo il momento di discutere e riportare a galla l'antica rivalità trai due regni.

 

PoV Derek

 

Appena Margaret se ne andò sentii Shade crollare. Si distese sul divano e posò il capo sulle mie gambe usandole da cuscino; il suo sguardo era vitreo e cercava di reprimere le lacrime che volevano a tutti i costi uscire fuori. Leggero passai la mano tra i suoi fili biondi nel vano tentativo di consolarlo. Io di certo non ero messo meglio, la testa mi scoppiava e la rabbia che tentavo di tenere sotto controllo cercava violenta di emergere, ma non potevo ancora permettermi di perdere il controllo.

-Forse è meglio se ci separiamo- disse ad un certo punto Shade, stringendo il lembo della camicia bianca che indossavo con forza. La mia mano si fermò e puntai lo sguardo severo su di lui che però evitava di guardarmi negli occhi; anche lui non voleva scegliere quell'opzione.

La sera prima avevamo stabilito che non eravamo amici, nel nostro rapporto c'era qualcosa che andava oltre, qualcosa che era scoppiato la prima volta che i nostri occhi si persero nello sguardo dell'altro. C'era qualcosa che ci accomunava e allo stesso tempo qualcosa che ci allontanava e di certo non era la profezia.

-Non dire sciocchezze- lo rimproverai dandogli un leggero buffetto sulla guancia e tornando ad accarezzare il suo capo. Poco prima avevo realizzato quale fosse la cosa che ci legava, perché ogni volta che vedevo il suo viso la tristezza se ne andava, perché avevo voglia di baciare ogni volta quelle labbra morbide che ogni volta avevano un sapore diverso. Mi ero innamorato di lui, ero di nuovo caduto in quel buco nero e di altri mille colori e gusti diversi anche se avevo promesso a me stesso che non avrei più amato nessuno, ma mi ero anche ripromesso di non fermarmi dall'amare questo ragazzo se mai mi fossi accorto di provare qualcosa per lui.

Mi chiedo quanto una persona possa cambiarti, quante promesse possa farti infrangere.

-Non voglio che tu muoia- disse lasciando che qualche lacrima uscisse dai suoi occhi verdi ora feriti dal dolore e dalla tristezza. Ne raccolsi una con un dito e poi la portai alle mie labbra facendola scomparire, ma non notò questo gesto così mi chinai fino a raggiungere il suo volte e con lo stesso metodo feci scomparire quelle perle saltate.

Con le mie labbra avrei voluto asciugare ogni sua lacrima.

Con il mio cuore curare ogni sua ferita.

Con le mie mani vezzeggiarlo come mai aveva fatto nessuno.

Con il mio amore proteggerlo da ogni cosa.

Capire di amare una persona ti cambia completamente. Questa consapevolezza ti lascia qualcosa di agrodolce dentro che non puoi spazzare via e non importa se è solo un pensiero o lo hai detto a parole di voler bene a una persona. Dire qualcosa ad alta voce non fa di essa una concretezza come invece pensano in molti; molte volte avevo sentito la frase "Fin quando non lo dico allora non è vero", anche io alcun volte l'avevo fatto, ma è solo un modo come un altro per mentire a se stessi e a chi ci circonda perché il pensiero stesso è come un urlo che ti squarcia dentro e non ti da via di scampo.

Una volta che quel flusso di parole interno arriva alla tua mente, è impossibile scappare da quello.

-E io non voglio separarmi da te- asserii convinto rialzandomi tornando alla mia posizione originaria mentre lui finalmente mi guardava stupito ancora dal gesto di prima.

-Ti impedirò di separarti da me- aggiunsi scostando una ciocca di capelli biondi dietro il suo orecchio. Non avrei più permesso a nessuno di portarmi via ciò che amavo, nemmeno al soggetto stesso del mio amore. Ero stanco di dover perdere ogni cosa bella che mi capitava nella vita, stanco di portare morte ovunque andassi; era ora di prendere finalmente in mano la mia vita e non permettere che fosse guidata da altri, nemmeno da una stupida profezia.

Avevo amato molto Laila, le avevo dato tutto, ma solo ora mi accorsi di non averle mai dato la cosa più importante: il mio cuore.

 

PoV Will

 

Guardavo i due seduti sul divano che ancora non si erano accorti della nostra presenza, nascosti sulla rampa delle scale.

Riley mi stringeva la mano e mi sorrideva, anche se il suo sorriso non era solare come sarebbe dovuto essere.

Sapevo che l'attaccamento che provava per Derek non era un semplice complesso, ma una vera e propria malattia. Lo aveva amato molto prima di capire che quel sentimento fosse sbagliato, anche se non lo aveva mai ammesso nemmeno con se stessa, tuttavia non c'era bisogno che me lo dicesse. Avevo passato anni ad osservarla da lontano. Ricordo ancora la prima volta in cui capii che il mio cuore era stato completamente soggiogato da questa piccola creatura dalle sembianze di un angelo:

 

-Will, guarda che bell'albero!- disse Riley con gli occhi verdi che brillavano di luce proprio mentre girava intorno allo spesso tronco dell'albero di ciliegio in fiore che stava osservando.

Era la sua prima volta nel mondo umano e sembrava smaniosa di vedere ogni cosa in una sola notte nonostante ora potesse avere tutto il tempo del mondo per visitarlo.

-E' un albero di ciliegio- la informai riverente, avrei voluto dirlo con tono più stizzito, ma allora ero ancora solo il suo servitore e ciò non mi era permesso.

-I suoi fiori sono davvero bellissimi, peccato che a casa non possano nascere piante del genere- si imbronciò portando le mani dietro la schiena e muovendo a destra e sinistra la punta del piede al suolo. I suoi capelli erano corti, le arrivavano a malapena alle spalle, al collo indossava quella strana collana che sembrava non togliersi mai, come se fosse un monile prezioso; era vestita con una semplice maglietta verde che riprendeva il colore dei suoi occhi e se allargava le braccia si poteva vedere il raso giallo che sembrava procurargli delle ali che in realtà non aveva.

Lei era sempre stata diversa da tutti i suoi fratelli e sorelle, l'unica figlia di Lucifero concepita con un'umana, eppure di lei di umano non vi era nulla, nemmeno un capello.

Lei era speciale come la luna.

-Will- mi chiamò -Secondo te potrò tornare ancora?- mi chiese con gli occhi rivolti al suolo, mordendosi il labbro inferiore.

Nonostante ora fosse adulta, sembrava ancora una bambina innocente, anche se di innocente non aveva nulla fin da allora. La gente pensa che l'innocenza sia incarnata nei bambini piccoli, ma dal mio punto di vista si sbagliavano, l'innocenza non esiste.

I peccati e ciò che sporca una persona nascono con noi, tramandati da madre e padre in figlio.

La purezza non esiste, nemmeno in paradiso.

-Certo- la rassicurai. Lei mi sorrise raggiante,il suo sorriso speciale.

-Vorrei fosse vero- disse raccogliendo un fiore rosa. -Sai, non posso allontanarmi troppo dagli inferi, rischierei di morire.- alcune lacrime rigarono il suo viso, ma continuò a sorridere.

Fu quello ciò che mi colpii, la sua forza.

Non importava quanto fosse triste, lei sorrideva sempre; anche tra le lacrime.

Mi avvicinai a lei e le strappai di mano il fiore. Mi guardò interrogativa non capendo come mai per la prima volta mi comportassi in modo così poco consono alla mia posizione. Con una mano le pettinai i capelli dietro l'orecchio e tra di essi vi posai quel piccolo fiore di ciliegio.

-Se non potrete farvi più ritorno, vorrà dire che verrò io ogni anno a raccogliere questo fiore per voi-.

 

-A che stai pensando?- mi chiese rompendo il mio filo di ricordi. Alzai le spalle non curante, volevo tenere quel ricordo solo per me.

-Sembrano così affranti- disse non insistendo, sapendo che comunque non le avrei risposto.

-E' normale, sanno che non sarà facile d'ora in poi per loro- dissi stringendole ancora di più la mano.

Lei annuì e posò il suo capo sulla mia spalla.

-Soprattutto per Shade- aggiunse lei.

Già, quel mezzo angelo biondo sorrisi tra i capelli lunghi di mia moglie e poi le baciai la fronte.

Riley era davvero strana a volte, in fatto di affetti soprattutto.

Vedeva quel ragazzo come il figlio che non avremmo mai potuto avere a causa della sua fragilità e del suo aspetto. Rimasi spiazzato quando me lo confessò appena lo conobbe.

-che ne dici, scendiamo?- chiesi indicando i due con un gesto del capo.

Lei annuì e mi trascinò con sé. Avevamo deciso che li avremmo aiutati e questo avremmo fatto.

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