When Falls the night

Questa è la storia di Derek e Shade. Il primo è l'angelo della morte e figlio di Lucifero, il secondo un semplice umano con un forte potere e perseguitato fin dalla nascita da ogni possibile creatura.

Dal testo:
"Forse hanno ragione gli altri e mi sono innamorato. Altrimenti non penserei che questo ragazzo sia carino e nemmeno lo proteggerei, ma è davvero amore?
Dopotutto potrebbe essere anche semplice amicizia" mi ritrovai a pensare continuando a stringerlo a me e accarezzandolo "Non è normale aiutare gli amici? Non è normale volerli proteggere?
Per ora lasciamo le cose come stanno. Se poi quest'amicizia sboccerà in un sentimento più profondo, allora non combatterò e cadrò in esso". [Dal capitolo 7]

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26. Quando cade la notte

È quando fa freddo e la coperta non riesce a scaldarti,
che capisci che il vero calore di cui hai bisogno è quello di un amico o di un amante.

K u r a m a

 


PoV Shade

Le sue mani erano ovunque sul mio corpo, le sue labbra non la smettevano di dare attenzioni al mio collo ormai pieno di segni.

Inarcai la schiena, mentre mi sentivo amato da quell'uomo che mi stava facendo tremare di passione, sospirare di piacere e piangere di felicità.

Affondai le dita in quella schiena nuda, lo graffiai a causa dell'impazienza che mi stava rodendo. Lo volevo, più di ogni altra cosa.

Erano stati mesi insolitamente quieti quelli che avevano seguito il mio risveglio, ma forse era dovuto al fatto che ormai non appartenevamo più a nessuno, ma solo a noi stessi sospesi in quella calda dimensione, fatta di nuvole e solo di lui e di me.

Lì non c'erano demoni, non c'erano nemmeno angeli. In quel luogo si ergeva solo la nostra casa, quel cottage uguale in tutto e per tutto a quello che aveva accolto la nostra fuga, quello dove per la prima volta avevamo superato quel limite baciandoci per una notte intera, amandoci per davvero in quel dolce gesto che per noi era stato importante.

Sapevo che era solo una ricostruzione, ma la prima volta, quando ero arrivato, il mio cuore si era gonfiato e aveva iniziato a battere così forte da farmi male, come se volesse morire per tutta quella gioia che non credeva di meritare.

I suoi denti morsero i miei bottoncini di carne, mi agitai di più, mentre gemevo incontrollato sotto il peso amato di quel corpo caldo, perfetto e solo mio.

Alla fine le sue dita andarono ad accarezzare la mia apertura, mentre si immetteva in mezzo alle mie gambe e con la sua bocca scendeva lento con una scia di baci verso la mia erezione che svettava impaziente di essere soddisfatta.

Arrossii quando il suo volto fu vicino ad essa, mentre le se labbra si chiudevano leggermente sulla punta lasciando un piccolo bacio che mi fece quasi urlare, mentre per impedirmi di cadere vittima dei sensi, artigliavo il lenzuolo pieno di pieghe.

Lui mi sorrise malizioso con quei suoi occhi rossi e caldi come il fuoco, che mi fecero tremare ulteriormente.

A differenza delle mie aspettative si scostò da me e uggiolai, lui sorrise, ma non disse nulla protendendosi solo verso il comodino e mostrandomi la boccetta di lubrificante ormai finito; vivere soli in un mondo irraggiungibile aveva i suoi vantaggi e uno di questi era poter far l'amore come e quando volevamo, bisognosi di recuperare il tempo perduto, di sapere che finalmente eravamo insieme e che nessuno dei due avrebbe mai più dovuto dire addio all'altro.

Lasciò cadere qualche goccia di quel liquido trasparente e fruttato sulle sue dita, poi lo lanciò da qualche parte, ormai diventato inutile.

Tornò da me, le dita che iniziavano a penetrare la mia apertura e la sua bocca che mi baciava il ventre e, per eccitarmi ulteriormente, la sua lingua che spariva all'interno del mio ombelico per simulare ciò che stava avvenendo tra le mie natiche.

Gemetti, socchiudendo gli occhi, continuando a guardare quel demone che stava giocando con i miei sentimenti e il mio corpo, che sapevo voleva essere pregato, chiamato languidamente dalla mia voce.

Mi morsi il labbro inferiore, mentre portavo una mano al mio petto e iniziavo a giocare da solo con i miei capezzoli, ingaggiando così una lotta di seduzione che fece brillare ancora di più quegli occhi rossi e scuri di piacere.

Mi fece divaricare ancora più selvaggiamente le gambe, mentre continuava a prepararmi con la sua solita dolcezza, nonostante la lussuria ormai regnasse sovrana all'interno delle nostre vene, dove il sangue fluiva rapido e inarrestabile.

Boccheggiai mentre inseriva un secondo dito e con la mano libera accarezzava tutta la mia gamba, solleticando la mia coscia con quel tocco leggero che mi fece chiudere gli occhi.

Gemetti mentre sentivo la sua bocca avida baciare l'interno della mia coscia, urlai quando la morse.

Le spinte di quelle dita aumentarono, mi sentivo al limite, ma io non volevo venire così.

-D..Derek.- lo chiamai tra un gemito e l'altro e lui si fermò, guardandomi. -Ti voglio.- gli rivelai portandomi a sedere, facendo uscire quelle dita dal mio corpo, ed intrecciando le mie braccia al suo collo e baciandolo lento, mentre lasciavo la bramosia per un momento e concedendomi quel momento dolce e intimo.

In risposta mi cingette i fianchi, abbracciandomi e portandomi di più verso di sé.

-Ti amo.- sussurrai posando la mia fronte contro la sua, mentre gli accarezzavo quei lunghi e morbidi capelli.

-Anch'io, Shade. Ti amo con non amerò mai nessuno.- e sapevo che era vero, sapevo che mi avrebbe amato per sempre, che le sue non erano solo parole sussurrate al vento.

Tornai a baciarlo e approfittando di quel momento di distrazione lo feci stendere su quel materasso che ormai era stato mille volte testimone del nostro amore travolgente, insieme a quelle pareti che contenevano i nostri miagolii di piacere.

Passai le mie mani sul suo petto duro e muscoloso, accarezzando quella pelle nivea e priva di cicatrici nonostante le ferite che le erano state inferte.

Mi tirai a sedere dolcemente, mentre i miei arti correvano verso una meta precisa: quel membro eretto e turgido che non aspettava altro che essere soddisfatto dal mio corpo.

Gli sorrisi rassicurante, mentre mi alzavo appena poggiandomi sulle mie ginocchia e posizionavo quell'asta contro la mia apertura e iniziavo a violarla da solo, calandomi lentamente verso di essa.

Le sue mani subito andarono a posarsi sui miei fianchi morbidi, come a trattenermi o trattenersi dal muoversi per entrare dentro di me con un'unica spinta.

Mi morsi il labbro così forte che un piccolo rivolo di sangue scese al lato della mia bocca. Non importava quante volte lo facessimo, la sensazione iniziale era sempre dolorosa mentre mi sembrava di essere spaccato in due.

Solo quando fu completamente in me Derek si azzardò a portare una mano dietro il mio collo, obbligandomi a piegarmi verso di lui, così da poter leccare quella scia scarlatta e lenire la ferita sul mio labbro inferiore.

-Questa sera hai vinto tu. Sei troppo sensuale.- ghignò, prima di violare di nuovo la mia bocca che non gli pose alcuna resistenza, ricambiando quel bacio intimo e distraendomi da quel bruciore che stava pervadendo le mie membra.

Quando ci staccammo non dissi nulla, anche se avrei voluto obbiettare quella vittoria che non era stata equa. Semplicemente tornai in posizione eretta e iniziai a muovermi leggermente, ravvivando così il dolore, che però andavo ricercando.

Lo sentii gemere e inarcai le labbra in un sottile sorriso, mentre gli donavo piacere. Iniziai a provarlo anche io quando la sua mano andò ad accarezzare il mio membro, cingendolo lento nella sua mano e iniziando a pomparlo dapprima lentamente, poi aumentando il ritmo in base alle mie spinte.

Io fui il primo a venire, sporcando i nostri addomi del mio stesso piacere. A causa di ciò mi fermai e guardai colpevole il mio compagno che scosse la testa e riportò le mani sui miei fianchi e mi costrinse a muovermi ancora.

-Non hai ancora finito.- mi informò sghembo, gemendo insieme a me, mentre dava quelle ultime spinte finali che lo fecero riversare dentro di me, ricordandomi quella dolce sensazione all'interno del mio ventre che diventava caldo, ospitando quella sostanza bianca che mi faceva sentire bene e completo, perché lasciava qualcosa dentro di me di tangibile.

Finito l'amplesso mi stesi sul suo corpo, assicurandomi che lui rimanesse ancora per un po' legato a me, rimanendo al mio interno. Chiusi gli occhi mentre con il viso nascosto nell'incavo del suo collo respiravo profondamente quell'odore di cenere che non accennava a voler lasciare il proprio proprietario.

-E' quasi il tramonto.- mi informò abbracciandomi possessivo, accarezzando i miei capelli biondi che lentamente si stavano allungando e baciandomi una tempia.

-Rimani qui ancora un po'.- lo pregai. Volevo che mi abbracciasse ancora per un po'.

 

Pov Derek

 

Allontanarmi da lui mi faceva ancora un po' paura, nonostante la consapevolezza che nessuno me l'avrebbe più portato via.

Volai il più velocemente possibile, tingendo le nuvole dei colori tipici del tramonto, perché era questo il compito dell'angelo dalle ali rosse: tingere di colori caldi l'alba e tramonto.

Un compito inutile forse, ma null'altro potrebbe spiegare al meglio la natura del sacrificio; quel nascere e poi tramontare infinito, quel donare in modo incondizionato portando luce e poi buio, perché era questo che significava privarsi di qualcosa.

Rinunciare significava donare qualcosa facendo morire o sopire qualcosa di altrettanto importante. Shade per me aveva deciso di sacrificare la sua vita per donare a me la possibilità di vivere in pace, aveva sacrificato la sua luce per donare il buio anche se il suo intento voleva essere il contrario.

Quando tornai lui era seduto sul bordo di quell'enorme nuvola che era diventato il nostro piccolo personale mondo, i suoi piedi ondeggiavano nel vuoto guardando il paesaggio che si stagliava sotto di lui, quella terra che gli era stata preclusa, ma che guardava solo con curiosità, quasi insofferenza.

Spesso mi chiedevo se gli mancasse abitare là, se gli mancasse il suo appartamento e i suoi adorati libri che aveva dovuto abbandonare per me, ma lui non si lamentava mai rimanendo in silenzio. Solitamente sapevo cogliere cosa passava per la sua testa, ma alcune volte anche a me era impossibile leggere quei meravigliosi lumi verdi come gli smeraldi.

Mi avvicinai a lui e mi sedetti al suo fianco, le mie ali ancora aperte sulla mia schiena.

Gli presi una mano e me la portai davanti alle labbra, posandole appena in un perfetto bacio mano.

Lui sorrise e posò il suo capo sulla mia spalla, chiudendo poi gli occhi stanco.

-E' meglio rientrare.- consigliai portandomi più vicino a lui, stringendo le nostre mani che erano andate a intrecciarsi, ma lui scosse la testa inspirando forte l'aria fresca e incontaminata di quel luogo perfetto.

-Voglio rimanere ancora un po' qui.-. Annuii, baciandogli la fronte, osservando il paesaggio davanti a me e rimanendo in quel silenzio etereo, per niente pesante.

Un silenzio che parlava da solo, che sussurrava come un eco parole d'amore dette e taciute. Che portava con sé piccoli segreti che spandevano nell'aria piccole risate di gioia, perché in quel luogo non vi era alcuna infelicità, non se io e lui eravamo assieme.

-Ti manca mai la Terra?- chiesi palesando così il mio dubbio. Lui scosse la testa e in un certo senso quel gesto sollevò dalle mie spalle un enorme peso.

-Laggiù non ho nessuno da cui tornare. Tutto ciò di cui ho bisogno è proprio al mio fianco.- lo vidi arrossire per quella piccola confessione d'amore. Con la mano libera gli accarezzai una guancia, mentre con una delle mie ali rosse andavo a coprirlo e portarlo ancora più vicino a me.

Lo baciai, un bacio casto, gustando solo quelle labbra rosse come le fragole mature, morbide come i petali di rosa.

Lui sorrise, poi iniziò a giocare con la collana che portava al collo. Quella semplice cordicella a cui erano legate tre piume: due d'argento e una nera.

Accarezzò quest'ultima come il più prezioso dei tesori e un po' mi sentii geloso anche se sapevo che era parte di me infondo.

-Derek.- chiamò il mio nome mentre le sue guance si coloravo ulteriormente di quel colore purpureo e i suoi occhi mi guardavano di sottecchi, cercando di non incrociare i miei curiosi per quella strana reazione. -Voglio un bambino.- ne venne fuori all'improvviso.

Tentai di non ridere, non tanto per l'impossibilità di poter realizzare questo suo desiderio, quanto per quella tenera espressione imbarazzata e nervosa, che lo rendeva appetibile e bellissimo ai miei occhi.

-So che è impossibile, ma se potessi vorrei avere un figlio nostro.- rivelò, per poi guardarmi negli occhi e aspettare una mia risposta.

Gli accarezzai la guancia, posando la mia fronte contro la sua e guardandolo intensamente, sperando che i miei occhi potessero parlare di più delle mie parole che temevo sarebbero uscite senza significato.

-Se fosse possibile vorrei che fosse simile a te. Con i tuoi occhi verdi, con i tuoi morbidi capelli che mi ricordano le onde del mare e con il tuo tenero sorriso che mi fa gonfiare il cuore ogni volta che lo vedo.-. Di slanciò mi baciò vorace, mentre iniziava a piangere felice.

Alla fine ci ritrovammo un'altra volta avvinghiati su quella soffice superficie spumosa, mentre la notte stava calando sopra le nostre teste.

-Quando cade la notte non ho più paura, perché so che ci sono le tue braccia a stringermi.- mi rivelò, accarezzando con la punta del naso la linea del mio collo. Lo abbracciai più intensamente, accarezzando la sua schiena da sotto quella larga camicia troppo grande per il suo corpo minuto, ma perfetta per essere tolta in pochi attimi.

-Quando cade la notte non ho paura perché sono già caduto nella tua tela.- risposi io ridendo della sua espressione contrariata.

-Io non sono un ragno, non ho tessuto nessuna tela.- si lamentò e io sorrisi sommessamente, nascondendomi tra i suoi capelli che trasportavano con loro quel dolce e frugale profumo di mirra d'Arabia.

-Lo hai fatto invece, nel momento in cui hai preso il mio cuore quel giorno di appena un anno fa e te lo sei portato via, all'interno dei tuoi occhi.- non gli diedi tempo di rispondere, lo baciai fermando il flusso di parole che stavano per fluire dalle sue labbra. Avevo già detto abbastanza, scoprendo in quel modo una parte intima dei miei pensieri e che temevo di mostrare.

Era vero, Shade mi aveva cambiato, ma dentro di me avevo ancora paura delle mie stesse emozioni, credendo di non essere capace di rivelarle al meglio, presupponendo che qualunque cosa avrei detto avrei sbagliato ferendolo.

A differenza sua io ero più portato per le azioni, quindi lasciai che fossero loro a parlare mentre ci spogliavamo un'altra volta per ricominciare a fare l'amore mai sazi del reciproco calore.

-Ti amo.- gli concedetti prima di entrare in lui e farlo mio né per la prima né per l'ultima volta.

 

PoV Narratore esterno

 

Il tempo per loro si era fermato in quel momento, in quel giorno in cui si erano ritrovati superando lo scoglio della morte, ricongiungendosi e dichiarandosi amore eterno, promettendosi a vicenda di non lasciare mai più le reciproche braccia che sembravano fatte apposta per contenerli.

Il passato sembrava non essere mai esistito, il futuro era qualcosa di cui non si preoccupavano, perché comunque sarebbe andata sarebbero rimasti per sempre insieme, al di fuori della deteriorazione del tempo e al di fuori di ogni futile guerra.

Sarebbero rimasti per sempre con il loro amore, relegati in quella dimensione di pace, tinteggiando le nuvole con il loro nobile sacrificio e il loro amore che non sarebbe mai potuto scemare, perché puro come il fuoco che non poteva essere contaminato.

Il futuro tuttavia avrebbe riservato molte sorprese, qualcosa che rimarrà solo loro, un segreto che non fu concesso a conoscere nessuno o che forse si perse poiché non ritenuto importante.

Rilevante era solo quella loro fiamma che non si poteva estinguere, che era cresciuta all'interno delle avversità ed era divampata a un'altezza tale da scardinare le porte che erano state chiuse, da sciogliere quelle carene che da sempre avevano proibito l'inferno e il paradiso di toccarsi.

Loro erano gli artefici di quell'unione che ai più sarebbe parsa possibile, ma che qualcuno voleva assolutamente che accadesse.

Angeli e Demoni non erano altro che fratelli, chi era male o chi era bene lo aveva deciso la volontà popolare, ma in ogni entità maligna vi era bontà, come in ogni entità celeste poteva risiedere malvagità.

Queste creature non differivano poi molto dagli umani, erano soggette al peccato e agli errori, a differirli erano solo quelle enormi ali.

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