When Falls the night

Questa è la storia di Derek e Shade. Il primo è l'angelo della morte e figlio di Lucifero, il secondo un semplice umano con un forte potere e perseguitato fin dalla nascita da ogni possibile creatura.

Dal testo:
"Forse hanno ragione gli altri e mi sono innamorato. Altrimenti non penserei che questo ragazzo sia carino e nemmeno lo proteggerei, ma è davvero amore?
Dopotutto potrebbe essere anche semplice amicizia" mi ritrovai a pensare continuando a stringerlo a me e accarezzandolo "Non è normale aiutare gli amici? Non è normale volerli proteggere?
Per ora lasciamo le cose come stanno. Se poi quest'amicizia sboccerà in un sentimento più profondo, allora non combatterò e cadrò in esso". [Dal capitolo 7]

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20. Per sempre

In amore non si implora, non si chiede, non si aspetta;

nel darsi c'è tutto, è nelle acque impetuose delle emozioni,

è lì che si ritrova se stessi.
Bramante

 

 

Pov Derek

 

Quando separammo le nostre labbra, immediatamente mi avventai sul suo collo, mentre le mie mani lentamente percorrevano la linea della sua spina dorsale fino ad arrivare alle sue natiche, che strinsi tra le mie mani. Sentivo lievi mugolii provenire dalle sue labbra, proprio vicino al mio orecchio e non potevo far altro che volerne sentire degli altri, sempre più forti.

L'acqua calda ancora scivolava su di noi, riscaldando ancora di più i nostri corpi che sembravano aver preso fuoco. Avrei voluto prenderlo lì, in quello spazioso box doccia sotto l'acqua, ma non volevo che la sua prima volta fosse in un luogo così scomodo. Con tutta la lucidità che mi era rimasta, allontanai una mano da quel gluteo rotondo e sodo e l'allungai verso la valvola dell'acqua, chiudendola.

-Che fai?- mi chiese, ma in risposta lo baciai un'altra volta, zittendolo e allacciando entrambe le sue gambe ai miei fianchi, sollevandolo. Quello fu un errore, le nostre erezioni si scontrarono e provocarono ad entrambi un brivido di piacere che ci fece gemere; un gemito che fu ingoiato dalle nostre reciproche bocche, che avide, si incontravano mai sazie. Appena quella scarica violenta finì, continuando a baciarlo e a tenerlo tra le mie braccia, camminai fino alla nostra camera.

I polmoni mi bruciavano, bisognosi di ossigeno, ma più forte di quel bisogno primario erano quelle dolci labbra. Avrei potuto baciarle per sempre.

 

PoV Shade

 

Mi adagiò sul letto dolcemente. Le sue mani abbandonarono finalmente la presa sui miei glutei e risalirono lungo la mia schiena, mentre continuava a baciarmi.

Sentivo il mio corpo tremare sotto quei tocchi così leggeri eppure profondi, tanto da farmi sentire le farfalle nello stomaco. I miei polmoni bruciavano e cercavano ossigeno, ma entrambi non volevamo separarci, desidaravamo solo continuare a far danzare le nostre lingue. Quando, tuttavia, quel bisogno divenne insostenibile, ci staccammo e ci guardammo negli occhi per qualche inesorabile istante.

 

PoV Derek

 

La luce del sole, che piano piano si stava alzando, ci investì.

Potevo vedere chiaramente il suo viso: le sue guance e le sue labbra erano rosse come le fragole mature, ma soprattutto notai, per la prima volta, che quegli occhi che sembravano completamente verdi, contenevano leggere sfumature color ambra, che risaltavano ulteriormente il colore che prevaleva, rendendoli così ancora più preziosi.

Accarezzai il suo viso con una mano. La dolcezza per un momento si era sostituita alla passione, però sempre presente.

-Sei così bello da far male.- gli confidai, abbassandomi e lasciando piccoli baci sulla sua clavicola sinistra.

 

PoV Shade

 

Chiusi gli occhi e lasciai che giocasse col mio corpo, lo rendesse ancora più impaziente, mentre il mio cuore rischiava di fermarsi da un momento all'altro. Batteva così forte, in una corsa che non avrebbe mai vinto, tanto che alla fine si sarebbe stremato.

Perché mi faceva sempre questo effetto? Perché ai suoi occhi mi sentivo piccolo e allo stesso tempo immenso? Tra le sue braccia così importante e forte da poter affrontare ogni cosa?

Lui era un demone, il figlio del diavolo, non c'erano dubbi!

Era così sleale. Perché voleva farmi innamorare più di quanto già non fossi? Perché voleva legarmi ancora più stretto a sé? In questo modo...

I miei pensieri si infransero. Di scatto aprii gli occhi e lo guardai giocare con i miei capezzoli, mordendoli e leccandoli, neanche fossero il suo piatto preferito.

-N...- tentai di dire qualcosa, ma dimenticai anche quelle stesse parole. Mi morsi il labbro inferiore coi denti e inclinai la testa all'indietro, sprofondando nel morbido cuscino di piume d'oca e portando le mie mani sul suo capo, tra i suoi capelli. Le feci scorrere tra quei lunghi fili corvini e poi li tirai quando mi morse, ma non si lamentò; anzi, sembrò ancora più spronato a continuare.

Sentivo la sua lingua così morbida e umida danzare circolarmente su quel bottoncino di carne, mentre l'altro veniva pizzicato e stimolato da quelle dita, che mi stavano gentilmente torturando.

Più gli prestava attenzione, più questi diventavano turgidi e la mia erezione diventava dolorosa. La sentivo pulsare, bisognosa di attenzioni, che l'altro sembrava non volerle dare.

 

PoV Derek

 

Con tutta la forza che avevo, lasciai perdere quei bottoni di carne rosata, posando su entrambi un leggero bacio, prima di lasciarli soli a se stessi. Sapevo di eccitarlo e allo stesso tempo infastidirlo, ma amavo vedere il suo volto contorcersi di piacere e frustrazione.

Feci vagare le mie mani su tutto il suo petto, andando sempre più in basso, mentre lo osservavo guardarmi da sotto quelle sue lunghe ciglia, che stavano nascondendo quel mare verde dal mio rosso scarlatto. Le sue mani ancora tra i miei capelli.

-Shade.- lo chiamai, mentre mi riabbassavo verso la sua pelle soffice e dolce, come lo zucchero filato. Continuai a pronunciare il suo nome e contemporaneamente baciare ogni parte del suo addome. Le mie mani accarezzavano il suo corpo, mai stanche di perlustrarlo a fondo e di provocargli brividi di piacere. Quando arrivai all'altezza del suo ombelico, lo guardai negli occhi, che ancora socchiusi mi guardavano impazienti di sapere cosa stessi per fare, per nulla intimiditi. Non sembrava per niente la sua prima volta, ma a celare la paura, forse, era la fiducia che stava riponendo in me; ma ne ero davvero degno?

Bastava un altro piccolo errore, un gesto sbagliato e mi sarei perso, affogando nella più completa lussuria. Lo avrei preso senza ritegno, affogando dentro il suo corpo non una sola volta, ma un milione di volte.

Sentivo quell'istinto animale, che prepotentemente si faceva strada in me, desideroso.

Esso voleva solo mordere, assaggiare, fare del male, mentre provava piacere. Voleva nutrirsi delle sue urla e del suo sangue. Sentivo quel mostro che era dentro di me dimenarsi, provare a sciogliere le catene che avevo eretto. Quella era la bestia che da sempre mi portavo dentro, che non avevo mai lasciato andare, che da sempre tormentava il mio io interiore.

Continuando a guardarlo, lasciai che la mia lingua superasse il confine delle mie labbra e leccasse il suo ombelico, simulando l'atto della penetrazione. Le mie mani erano posate sui suoi fianchi, che lievi li percorrevano su e giù, accarezzandoli.

-D.Derek.- la sua voce era disperata, bisognosa di qualcosa di più. Sorrisi e lasciai perdere quell'attività, risalendo e tornando di nuovo all'altezza del suo volto.

Con la punta del naso accarezzai la sua guancia, mentre le mie dita andavano nuovamente a giocare con i suoi capezzoli.

-Hai paura?- chiesi -Sei ancora in tempo per ripensarci.-, sentii un piccolo buffetto colpirmi dietro la nuca, la sua espressione era seria e indispettita, mentre le sue guance diventavano sempre più rosse, inverosimilmente.

-Idiota.- soffiò piano mentre i suoi occhi brillavano.

Le mie mani nel frattempo, avevano abbandonato i suoi fianchi e si dirigevano verso le sue gambe, divaricandole, permettendomi così di farmi spazio e mettermi tra di esse.

Le accarezzai quasi in tutta la loro lunghezza, lento, senza alcuna fretta; quasi fossi una piuma.

Poi ne presi una e l'alzai, posandola sulla mia spalla, mentre mi chinavo per baciargli l'interno di quella coscia muscolosa e invitante, dove lasciai anche un segno del mio passaggio: un piccolo succhiotto, che non se ne sarebbe andato per un po' di tempo.

Percepivo il suo corpo tremare; se di piacere, se di paura o per entrambe non avrei potuto dirlo, ma non me ne preoccupai. Non sarei ancora entrato in lui, la parte dei preliminari era solo iniziata.

 

PoV Shade

 

Mi aveva chiesto se avevo paura? Sì, ne avevo.

Avevo paura di abbandonarmi completamente a lui, di lasciare che toccasse la parte più intima della mia anima, che fino ad ora aveva solo sfiorato.

Questa sarebbe stata la prima volta in cui mi sarei concesso, in tutti i sensi.

Ciò che stavamo facendo per me era qualcosa di sconosciuto, ancora più intenso di ciò che avevo provato fino ad ora in quegli unici momenti di piacere che ci eravamo concessi.

Perché unirmi a lui mi faceva così paura? Era così per tutti? Anche lui la prima volta aveva sentito le farfalle nello stomaco, la paura nelle vene?

Cos'è che fa davvero paura quando si fa l'amore? Cos'è che mi faceva davvero paura?

Da qualche parte dentro di me, sentivo la risposta, però facevo di tutto per non udirla.

-Shade.- chiamò nuovamente il mio nome con quella voce piena di lussuria e dolcezza. Mi baciò di nuovo l'interno coscia e sentii fremere nuovamente il mio corpo. -Pensa solo a me.- mi consigliò, scendendo sempre di più in basso, verso la mia erezione che dolorosa non chiedeva altro che essere soddisfatta. -Guarda solo me.-.

Una mano la afferrò alla base e una scossa percorse il mio membro, provocandogli dolore e piacere insieme. Non sapevo cosa stesse per fare, ma avrei fatto tutto ciò che mi avrebbe chiesto; che fosse smettere di pensare o anche di respirare.

Gemetti, quando la sua mano iniziò a muoversi, mentre sentivo il suo respiro caldo vicino a quella parte così intima di me. Mi sentivo imbarazzato, completamente alla sua mercé, ma allo stesso tempo non desideravo altro. Volevo solo che mi facesse al più presto suo, nonostante la forte paura che stavo provando.

Chiusi gli occhi e strinsi il lenzuolo tra le mani, quando sentii la sua bocca baciare la punta della mia asta e poi leccarla circolarmente. Lo sapevo, prima o poi sarei morto tra le sue braccia.

Iniziai a gemere senza pudore, mentre lui continuava a torturarmi; proprio come aveva fatto coi miei capezzoli. La sua bocca accoglieva sempre di più la mia erezione, succhiandola e leccandola. Mi contorcevo sotto di lui, nonostante tentasse di tenermi fermo, ma come si può rimanere immobili quando qualcuno sembra ti stia portando in paradiso? Quando ti sta succhiando così piacevolmente l'anima?

-Non muoverti.- disse, lasciandola andare, ma non smettendo di muovere la sua mano. Il mio respiro era affannato, gli occhi bruciavano e diventavano ancora più liquidi di quanto già non fossero.

Senza aspettare una mia risposta, si calò nuovamente su di essa, tornando a quell'attività che sicuramente prevedeva di farmi impazzire. Tentai con tutto me stesso di rimanere immobile, afferrando ancora più saldamente le lenzuola che giacevano sotto di me, quasi fosse la mia ancora di salvezza per non perdere del tutto la mia lucidità già latente.

Più la sua bocca mi faceva spazio, più facevo fatica a non andare incontro a quel calore.

Si muoveva perfettamente, in sincrono con la mano che stimolava quella parte che non sarebbe mai potuta entrare. Sentivo la sua lingua accarezzarmi, circondarmi e i denti graffiarmi leggermente.

Quando aumentò il ritmo, la mia vista si appannò. Non riuscii nemmeno ad avvertirlo, semplicemente venni nella sua bocca, ma Derek non disse nulla. Semplicemente mi accolse, come se in realtà lo avesse voluto fin dall'inizio.

 

Pov Derek

 

La mia bocca fu pervasa da quella sostanza amarognola, che tuttavia ingoiai fino all'ultima goccia.

-S.scusa!- disse Shade non appena lo lasciai andare, mettendosi seduto. Sorrisi per quella sua innocente espressione, nonostante i suoi capelli fossero scomposti.

Senza indugio lo baciai, facendogli percepire il suo stesso sapore che ancora stavo gustando.

-Non ti facevo così maniaco.- sussurrò al mio orecchio, abbracciandomi. Sorrisi nell'incavo del suo collo, nascosto dal suo sguardo.

In realtà avrei potuto fare di peggio e di questo un po' mi vergognavo. Non sapeva quanto in realtà stessi cercando di trattenermi, esattamente come tutte le altre volte o forse di più.

Con quella semplice frase con cui aveva fatto incominciare tutto, aveva risvegliato quel demone sopito che era in me; quello guidato da un istinto famelico, bisognoso solo di sangue e piacere.

Avevo abbassato la guardia, completamente dimentico che lui esistesse, che io fossi un demone.

Ecco qual era il vero effetto che questo mezzo angelo mi provocava: mi faceva dimenticare ogni cosa; il mio nome, la mia natura e il mio buon senso.

-Cucciolo,- lo chiamai -se vuoi fermarti devi farlo ora, perché dopo non sono sicuro nemmeno io di cosa potrei fare.- rivelai, mostrando la mia debolezza. Se gli avessi fatto del male, non me lo sarei mai perdonato e sapevo che nel momento in cui le nostre anime si sarebbero unite, quel mostro sarebbe uscito.

Mi abbracciò ancora più stretto, sorridendo sulla mia spalla.

Poi nuovamente mi diede un buffetto dietro la nuca, leggero; forse era più una carezza.

-Te l'ho già detto, non devi trattenerti.- lo disse calmo, posando una mano sul mio cuore. Era come se sapesse che dentro di me albergava quella bestia pronto a divorarlo, ma non sembrava importagli.

Lasciai da parte ogni remora, ogni più piccolo dubbio. Lo volevo, più di qualsiasi altra cosa.

Volevo amarlo, scomporgli l'anima e ricomporla. Salire fino ai suoi occhi e discendere nel suo cuore, tuffandomi e smarrendomi nei suoi sogni e nei suoi sussurri*.

Staccai un momento il mio sguardo dal suo e allungai una mano verso il cassetto di uno dei comodini che stavano ai lati del letto e tirai fuori un piccolo flacone di lubrificante.

Sapevo di trovarlo lì a causa di Gilbert. Per scusarsi del pugno che mi aveva tirato, me lo aveva regalato privandosi di un prezioso oggetto della sua "collezione privata".

Lo aprii e lasciai che il liquido denso, trasparente e freddo scivolasse sulle mie dita, poi lo richiusi e lo abbandonai da qualche parte, in modo da poterlo utilizzare nuovamente più tardi.

Un odore di fragola si levò nell'aria. Portai la mia mano in mezzo ai suoi glutei e accarezzai quella piccola apertura nascosta agli occhi di tutti.

Shade mi guardava, mordendosi il labbro inferiore. Con la mano libera, presi una delle sue e me la portai davanti alla bocca, baciandola. Poi scesi fino al suo polso, dove si potevano vedere le vene scorrere sotto quel sottile e delicato strato di pelle.

Mentre affondavo piano il primo dito dentro si lui, posai un bacio anche in quel luogo per distrarlo dall'iniziale dolore che sicuramente avrebbe provato per quella sgradevole intrusione all'interno del suo corpo.

Quella parte di lui era stretta e calda, ma grazie al lubrificante il mio dito scivolava senza fatica.

Presto la smorfia di dolore che si era creata sul suo volto, si appianò e anche tutti i muscoli di quel corpo si rilassarono, permettendomi di scivolare in lui più agevolmente e di far allargare senza problemi il suo ano. Quando si abituò totalmente, provai ad inserire il secondo dito, che entrò senza problemi, nonostante quell'apertura fosse ancora abbastanza stretta.

-D.Derek.- miagolò il mio nome, mentre si portava una mano davanti alla bocca. Probabilmente per far tacere i suoi gemiti di piacere e leggero dolore. Lasciai la mano, che fino ad allora avevo tenuto intrecciata alla mia e senza fermare il mio lavoro, mi allungai verso di lui, togliendogli quella mano che non mi permetteva di udire nulla.

-Voglio sentirti.- gli confidai, mordendo leggermente il suo mento. -Non trattenerli, lasciami sentire ogni cosa.- lo baciai mentre, forse troppo impaziente inserii, anche il terzo dito; nonostante l'altro non fosse ancora del tutto pronto per accoglierlo.

Soffocai il suo grido nella mia bocca, mentre mi mordeva anche la lingua.

Il sapore ferroso del mio stesso sangue si espanse nella mia bocca, ma continua a baciarlo e muovere le mie falangi dentro di lui.

Quando mi staccai, fece come gli era stato chiesto.

Non si trattenne; gemette in un modo così indecente, che la mia erezione pulsò ancora più dolorosamente e impaziente di poter scivolare all'interno di quel corpo, invidiosa di quelle dita che entravano e uscivano, godendosi quel calore e quelle pareti interne accarezzarle.

-N.non resisto più.- dissi, togliendole e posizionando la punta della mia asta davanti alla sua apertura, ma non prima di aver recuperato il tubetto di lubrificante ed essermelo spalmato -Voglio farti mio, ora.- sussurrai roco nel suo orecchio, mentre mi facevo spazio in lui forse troppo violentemente. Tentò di trattenere un urlo, ma la smorfia di dolore e le lacrime che gli erano scese spontanee dagli occhi lo tradirono e mi indussero a fermarmi a metà strada.

Per tentare di far passare il dolore, che potevo solo immaginare stesse provando, iniziai a stimolare il suo membro, nella speranza che ciò potesse dargli sollievo.

Dopo che mi sembrò che si fosse leggermente abituato, continuai a spingermi dentro di lui, ma penetrandolo più lentamente possibile.

Quando finalmente fui completamente dentro, mi fermai nuovamente, ma continuai a distrarlo con la mia mano. Quei muscoli mi invitavano ad entrare ed ad uscire dentro si lui, ma non avrei ceduto; dovevo resistere a quel calore.

Shade aveva gli occhi chiusi, ansimava e gemeva, sia di dolore che di piacere.

Non sapevo quanto tempo ero rimasto immobile, ma quando lo sentii darmi una lieve spinta col bacino, capii che era pronto. Che finalmente avrei potuto essere completamente suo e lui completamente mio. Finalmente avrei potuto unirmi a lui, per sempre.

 

PoV Shade

 

Il dolore mi stava letteralmente spaccando a metà; questo nonostante la mano di Derek che scivolava sul mio membro. Non potevo far altro che sentire l'erezione dell'altro dentro di me, dura e grande.

Stanco di quel dolore, provai a muovermi, dandogli una leggera spinta col bacino.

A quel gesto lentamente scivolò via e poi ritornò di nuovo dentro di me, iniziando a spingere lacerando la mia carne. Portai le mia mani dietro la sua schiena, artigliandola.

Volevo solo che quel dolore passasse, che il piacere che avevo provato fino a poco prima tornasse, ma sembrava essere completamente sparito. Nascosi il mio volto sulla sua spalla, lasciando scorrere le lacrime, che non riuscivo più a trattenere.

Continuò così, per un po' e quando stavo per chiedergli di smettere, toccò qualcosa dentro di me, che mi fece urlare, ma non di dolore. Mi baciò la spalla, sorridendo.

Uscì e poi nuovamente si spinse dentro di me toccando quel punto magico che stava rendendo il mio corpo impaziente e leggero, nonostante le scariche elettriche che lo percorrevano.

-A.Ancora.- lo pregai, mentre gemevo incontrollato -Più forte.- gli chiedevo lascivo e lui esaudiva qualsiasi mio desiderio. Scivolava dentro e fuori di me, rendendomi completo e poi vuoto.

A un certo punto le spinte divennero incontrollate, non riuscivo a capire chi si stesse spingendo contro chi. Entrambi stavamo urlando di piacere, tanto che probabilmente ci avrebbero sentito tutti, i quali stavano sicuramente facendo colazione in cucina; ma non ci importava, non mi importava.

Volevo solo essere suo, sentirlo dentro di me, anche se solo per una volta.

Il primo a venire fui io, mentre di nuovo sentivo quella strana sensazione dietro la mia schiena, in prossimità delle scapole, che però non se ne andò via.

Dopo qualche ulteriore spinta, data violentemente, venne anche Derek, che in quel momento mi morse la spalla, facendomi urlare, sia dal dolore che dal piacere.

Venne dentro di me, riempiendomi, marchiandomi come suo.

Finalmente eravamo diventati un'unica cosa, finalmente ci eravamo uniti e in cuor mio speravo in un per sempre.

-Scusa.- disse Derek,mentre leccava il mio sangue, che usciva macchiando la mia pelle.

Lo lasciai fare, completamente dimentico di ciò che il mio sangue era in grado di fare o forse perché non mi importava. -Ma sei dannatamente bello con queste ali.- disse toccando qualcosa dietro la mia schiena.

Aprii gli occhi di scatto e tentai di guardarmi le spalle. Enormi ali argentee si erano spiegate dietro di me e automaticamente, mi alzai seduto repentinamente e abbracciai forte Derek, che sorrideva. Questo gesto però, non fece altro che farlo entrare ancora di più in me, poiché non si era ancora sfilato.

-M.ma come?- chiesi guardando lui e poi nuovamente tutto quel mare di piume, trattenendo un gemito di compiacimento per quella posizione.

Nuovamente le accarezzò, guardandole. Era strano come potessi percepire il suo dolce tocco anche lì.

-Sai come si evocano le ali?- chiese, ma non aspettò che rispondessi -Bisogna pensare a qualcosa di estremamente felice. Tu le hai invocate inconsciamente, ma solo qualcosa che spazza via la paura e la tristezza possono farle apparire.- spiegò, lasciandole e reclamando il mio sguardo.

Mi costrinse a voltarmi verso di lui e si appropriò delle mie labbra, baciandomi. Mentre dietro di lui si stagliarono delle bellissime ali nere e con qualche piuma d'argento. Quelle stesse ali che solo una volta avevo avuto l'onore di intravedere.

Le accarezzai, proprio come lui aveva fatto con le mie. Erano morbide, nonostante l'apparenza.

-Qual è il tuo pensiero felice?- chiesi, guardandolo curioso dritto negli occhi. Non sapevo il perché, ma il mio cuore aveva ripreso a battere freneticamente, come se si stesse aspettando qualcosa. Sentii la sua mano cercare la mia e afferrarla, intrecciandole, mentre mi baciava e succhiava il collo, lasciando qualche piccolo segno rosso.

Buttai la testa all'indietro, lasciando così che mi lambisse meglio quella parte del mio corpo.

-Una volta il pensiero più felice che potevo avere era l'immagine di quel terrazzo, il suo silenzio e il il debole venticello che cullava i miei sogni. Ma ora sei solo tu.- rispose mordendomi in pomo d'Adamo e facendomi nuovamente gemere.

Intrecciai le mie braccia dietro il suo collo e accarezzai le sue spalle larghe, muovendomi anche leggermente verso di lui, impalandomi ulteriormente.

-Per questa sera basta.- mi sussurrò all'orecchio. Quelle parole mi colpirono come uno colpo dritto al cuore, tanto che le mie ali si dissolsero proprio come erano venute.

Mi fece adagiare sul letto, senza muoversi troppo e poi si sfilò da me, donandomi così una fastidiosissima sensazione di vuoto.

Una sensazione di inadeguatezza e paura, mi prese allo stomaco.

Che non volesse più farlo perché non gli era piaciuto?

Le sue ali nere, che non erano ancora scomparse, ci circondarono, come a chiuderci in un involucro tutto nostro, protetti dalla vista di chiunque.

-Non fraintendere.- si affrettò a dire guardandomi con quegli occhi rossi che brillavano al buio -Non sai quanto vorrei farti mio nuovamente, ma dopo non riusciresti nemmeno a camminare.- mi baciò il petto, con tanti piccoli casti baci che tuttavia mi facevano fremere.

-Poi abbiamo tutto il tempo del mondo.- aggiunge tornando a lambire le mie labbra, in un bacio profondo che mi trasformò in gelatina.

 

****

 

Una volta che Derek si fu addormentato, mi rigirai in quell'abbraccio possessivo in cui mi stringeva.

Guardai quel viso rilassato e solcato da un sorriso radioso.

Portai una mano sul suo volto e lo accarezzai lieve, attento a non svegliarlo.

Aveva detto che avremmo avuto tutto il tempo di questo mondo, ma in realtà non era vero.

Era ora di smettere di fuggire, di ferire chi ci stava attorno; continuando così non avremmo mai ottenuto nulla, solo altri problemi.

-Ti amo.- sussurrai spostando una ciocca rossa dietro il suo orecchio e baciando la sua fronte -Non importa dove io sia, sarò con te, sempre.-

Ormai avevo preso la mia decisione, mi sarei spontaneamente consegnato ai miei assassini.

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