When Falls the night

Questa è la storia di Derek e Shade. Il primo è l'angelo della morte e figlio di Lucifero, il secondo un semplice umano con un forte potere e perseguitato fin dalla nascita da ogni possibile creatura.

Dal testo:
"Forse hanno ragione gli altri e mi sono innamorato. Altrimenti non penserei che questo ragazzo sia carino e nemmeno lo proteggerei, ma è davvero amore?
Dopotutto potrebbe essere anche semplice amicizia" mi ritrovai a pensare continuando a stringerlo a me e accarezzandolo "Non è normale aiutare gli amici? Non è normale volerli proteggere?
Per ora lasciamo le cose come stanno. Se poi quest'amicizia sboccerà in un sentimento più profondo, allora non combatterò e cadrò in esso". [Dal capitolo 7]

1Likes
0Comments
689Views
AA

5. Orecchino e desiderio

La felicità non è cosa facile:

è molto difficile trovarla in noi stessi

e impossibile trovarla altrove.

Nicolas Chamfort


 

Non mi accorsi immediatamente di quanto tempo avevo iniziato a trascorre in compagna si Shade; semplicemente accadde e non mi porsi alcuna domanda, continuai a farlo e basta.

Mordred da un po' di tempo aveva preso l'abitudine di osservarmi da lontano, potevo sentire il suo sguardo scrutarmi e le silenti domande che passavano nella sua testa, potevo percepire la sua preoccupazione e allo stesso tempo la felicità solcare i suoi occhi neri come pozze di petrolio; tuttavia, ignorai le sue domande e continuai per la mia strada, con la mia nuova identità: di giorno ero l'angelo custode di Shade, sempre pronto a seguirlo ovunque, mentre di notte tornavo ad essere l'angelo della morte, lo “spietato” mietitore di anime. Strano, come ora mi pesasse di meno questo ruolo, strano come ogni volta non vedessi l'ora che il sole iniziasse a sorgere per tornare da quello che ormai non era più solo un ragazzo attira guai sconosciuto, ma era diventato a tutti gli effetti mio amico, la mia unica via di fuga dalla realtà.

Ormai non mi importava più neppure di ciò che diceva Will scherzosamente quando tornavo a casa quando eravamo soli. Sì, perché non aveva detto niente a nessuno, era il nostro piccolo segreto, mio suo e naturalmente di Mordred che mi dava il cambio quando non potevo stare vicino a Shade.

Riley continuava a tempestarmi di domande, ma io semplicemente la ignoravo perché volevo davvero che il biondo rimanesse davvero un mio segreto, solo ed unicamente mio. Will mi prendeva in giro per questo e mi definiva possessivo e geloso, ma non era il ragazzo che mi premeva nascondere quanto l'atmosfera e la serenità che mi regalava, quel calore accogliente e inebriante di quando eravamo soli nella sua stanza piena di libri e lui leggeva, mentre io cullato dal suo profumo mi addormentavo di fianco a lui.

«Derek.» mi risvegliò dolcemente dandomi dei piccoli e leggeri schiaffi sulle guance. Come ogni giorno senza accorgermene mi ero addormentato al suo fianco cullato dal suo profumo d'inchiostro e carta. Aprii lentamente gli occhi e guardai fuori dall'unica finestra presente in quella piccola stanza ordinata e completamente invasa da pile e pile di libri che sostavano su alti scaffali per tutta la camera da letto del giovane e scoprii essere il tramonto. «Devi andare non è vero?» chiese sorridente, ma con una leggera apprensione nella voce. Mi limitai ad annuire e sedermi sul comodo letto guardando dritto davanti a me per poi sbadigliare; era da molto tempo che non mi capitava di dormire così bene come in quei giorni. Chiuse il libro che era appoggiato al suo grembo e si sporse per appoggiarlo sul comodino lì a fianco, si alzò e si appoggiò al davanzale della finestra osservando il sole che stava cedendo il posto alle tenebre della sera. Non disse nulla, rimase semplicemente a osservare quello scendere inesorabilmente scandendo il tempo che mai poteva rimanere immobile. Mi alzai dal suo letto e mi avvicinai, con una mano spostai una ciocca bionda ribelle che gli ricadeva sul viso e mentre gliela portavo dietro l'orecchio, di nascosto, gli misi un orecchino. Guardai quel piccolo ornamento d'argento a forma di croce e la piccola pietra blu oltre mare che giaceva incastonata al centro di essa. Spontaneamente un piccolo sorriso apparve sul mio volto, cosa che non passò inosservata al ragazzo che avevo d'avanti. «Cosa c'è?» mi chiese alzando il sopracciglio biondo e guardandomi sospettoso. Gli indicai il suo orecchio e automaticamente si portò una mano lì dove ora poteva sentire quel piccolo amuleto. Si precipitò nel bagno adiacente alla sua stanza, forse per cercare uno specchio e io tranquillamente lo seguii.

«E questo?» Mi chiese indicandolo «Che cosa vorrebbe dire?»

Scrollai le spalle «Un regalo.»

Per un momento rimirò il mio dono allo specchio e poi si voltò verso di me raggiungendomi.

«Sì, ma perché?» mi chiese con quei suoi occhi verdi da cucciolo scintillanti. Era felice constatai.

«E' per proteggerti» spiegai «Domani non potrò venire.» aggiunsi e facendo una smorfia pensando a ciò che avrei dovuto sopportare invece che passare un'altra tranquilla giornata insieme a lui. Shade si limitò ad annuire e come al solito non mi chiese nulla. Stranamente questo comportamento mi diede fastidio, non sapevo spiegarmi il perché, semplicemente avrei volute che mi chiedesse “Perché?” come avrei voluto mi chiedesse perché dovevo allontanarmi ogni notte, beh forse a questa domanda non avrei risposto, come dirgli “Vado a mietere anime” e poi non vederlo scappare a gambe levate?

«E' meglio che vada.» dissi guardando fuori dalla finestra, ormai il sole era completamente sparito oltre l'orizzonte.

Lo vidi annuire rassegnato e portarsi timidamente una ciocca di capelli dietro le orecchie. Rassegnato aspettai che dalle sue labbra uscisse quella domanda che volevo mi facesse, per la quale non mi spiegavo il motivo, semplicemente la volevo sentire e basta, ma lui non la pose e quindi me ne andai; si prospettavano due lunghe giornate a venire.


 

*


 

POV Yami


 

«Yami.» mi chiamò la mia sorella gemella Hikari seguita dal suo inseparabile Cerbero entrando nella nostra stanza, sorridendomi radiosa. «Allora, non sei ancora pronto?» mi chiese avvicinandosi e prendendomi la mano. Annuii pensieroso, mancavano poche ore al nostro compleanno, il settantesimo per essere precisi, e questo segnava la nostra entrata nella società e soprattutto il primo viaggio nel mondo terreno! Era da molto che aspettavo questo momento, ma ero ansioso. Dai miei fratelli più grandi avevo sentito tanti racconti su quel mondo che io potevo considerare solo come un “mondo da favola”, non sapevo cosa aspettarmi se realmente ci avrei trovato strani aggeggi che servivano a far comunicare e coi quali potevi farci qualsiasi cosa, anche giocare! Oppure una strana scatola che faceva vedere tante immagini colorate, mi sono sempre piaciuti i colori e tanto altro, ma ciò che più mi sarebbe piaciuto vedere erano tutte quelle luci che sembravano fluttuare nella notte che avevo potuto vedere solo attraverso i pensieri di fratellone Derek.

«Yami?» mi chiamò ancora paziente Hikari. Strinsi la sua mano e mi alzai dal davanzale della finestra sul quale ero seduto e delicatamente,senza dire nulla, la strattonai in un chiaro invito di seguirmi.

«Hikari» finalmente la chiamai radioso davanti all'enorme porta dove sapevo che dietro tutti stavano aspettando noi due «Voglio vedere le luci fluttuanti.» le rivelai spingendo le due grandi e pesanti ante del salone da ballo.

 
Join MovellasFind out what all the buzz is about. Join now to start sharing your creativity and passion
Loading ...