When Falls the night

Questa è la storia di Derek e Shade. Il primo è l'angelo della morte e figlio di Lucifero, il secondo un semplice umano con un forte potere e perseguitato fin dalla nascita da ogni possibile creatura.

Dal testo:
"Forse hanno ragione gli altri e mi sono innamorato. Altrimenti non penserei che questo ragazzo sia carino e nemmeno lo proteggerei, ma è davvero amore?
Dopotutto potrebbe essere anche semplice amicizia" mi ritrovai a pensare continuando a stringerlo a me e accarezzandolo "Non è normale aiutare gli amici? Non è normale volerli proteggere?
Per ora lasciamo le cose come stanno. Se poi quest'amicizia sboccerà in un sentimento più profondo, allora non combatterò e cadrò in esso". [Dal capitolo 7]

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13. Le brutte notizie non vengono mai da sole

E ricordati, io ci sarò.

Ci sarò su nell'aria.

Allora ogni tanto,

se mi vuoi parlare,

mettiti da una parte,

chiudi gli occhi e cercami.

Ci si parla.

Ma non nel linguaggio delle parole.

Nel silenzio.

Tiziano Terzani

 

 

Non ero ancora abituato a tutte quelle premure da parte del demone.

Quando assimilai ciò che aveva fatto arrossii istantaneamente, ma non distolsi lo sguardo che sembrava inevitabilmente attratto da quei bellissimi occhi color cremesi. Avevo fatto un errore, lo avevo guardato e come ben prevedevo ero crollato; non volevo separarmi da Derek, ma era inevitabile che ciò dovesse accadere. Io ero un flagello, qualunque cosa toccassi era destino che questa perisse. Non era il demone che mi stava di fronte il vero angelo della morte, ma ero io.

Ovunque andassi, a chiunque avessi donato una piccola parte del mio cuore, quelle persone morivano esattamente come era successo con mia madre, esattamente ciò che sarebbe successo con Derek.

-Non puoi decidere per me- dissi con voce flebile, volevo risultare serio e deciso, ma la voce non usciva dalle mie labbra. Il cuore non la smetteva di stringere e dimenarsi nel mio petto, mentre la mia mente diceva che avevo ragione: dovevo lasciarlo andare per il suo bene.

Non mi importava se avessi dovuto soffrire, non mi importava se alla fine fossi morto.

Volevo che Derek fosse felice e che vivesse finalmente in pace, non era giusto arrecargli altro dolore.

Il demone mi premette un dito sulla fronte, automaticamente portai una mano in quel punto massaggiandola. -Smettila- disse serio, i suoi occhi rossi brillavano di determinazione e assoluta fermezza. Sembravano dirmi: "Non ti lascerò scappare". Il mio cuore fece una capriola e mi sembrò in qualche modo di volare, ma repressi quella sensazione di felicità. Facendo leva sulle braccia mi alzai lasciando il confortevole giaciglio e rifugio, che erano le sue gambe, e mi sedetti leggermente lontano dal suo corpo caldo.

Nonostante quella poca lontananza era come se una parte di me stesse venendo risucchiata da qualcun altro. Era una sensazione spiacevole e logorante, ma cercai di resistere.

-Shade- sospirò quello passando un braccio sulle mie spalle e attirandomi di nuovo verso di se. Mi baciò tra i capelli e quella strana sensazione scomparve come se non fosse mai esistita. -Non morirà nessuno dei due. Dovessi anche inginocchiarmi davanti a mio nonno-.

Un "oh" sorpreso e allo stesso tempo raggiante interruppe quella nostra piccola discussione. Ci voltammo verso la fonte di quell'esclamazione e a salutarci ci furono Riley e Will che si stavano teneramente tenendo per mano.

-Addirittura? Ma tu non odiavi il paradiso?- chiese la sorella lasciando la mano dell'altro e precipitandosi davanti a noi abbracciandoci così forte, quasi soffocandoci.

Il moro sbuffò mentre la scostava da sé, non adorava tutte quelle smancerie, tranne quelle che venivano da me, mi ritrovai a constatare. Ancora una volta il mio cuore batté forte.

"Cosa sono io per lui?" mi ritrovai a chiedermi e sorse spontanea la risposta che la sera prima avevo pronunciato di getto senza pensare "Sarò tutto ciò che tu vorrai che io sia".

Scacciai immediatamente quel ricordo che richiamava alla mia mente quei bollenti baci che ci eravamo scambiati per tutta la notte, fino a quando entrambi non ci eravamo addormentati l'uno, nelle braccia dell'altro. Senza che potessi far nulla, sentii il sangue giungere fino al mio viso colorandolo leggermente di rosso. Sospirai e Riley finalmente ci lasciò andare con quel suo splendido sorriso dipinto su quel viso bellissimo.

Will ci salutò con un cenno di mano e si sedette su quella stessa poltrona dove solo pochi minuti prima, anche se mi sembravano passate ore, si era seduta Margaret e poi trasse a sé la moglie facendola sedere sulle sue gambe.

-I portali non erano bloccati?- chiese Derek alla sorella mentre frustrato si massaggiava con due dita le palpebre. Doveva essere stanco e di certo non avrebbe potuto sopportare un'altra cattiva notizia, che sicuramente sarebbe arrivata. Lo sentivamo entrambi perché le brutte notizie non arrivano mai da sole. Riley continuò a sorridergli, quel sorriso era la sua forza e la sua volontà di andare avanti anche quando avrebbe voluto fuggine, ne ero certo.

-Quando siete scappati papà li ha riaperti, non vedeva più il motivo di tenerli chiusi dato che i prigionieri non erano più nella loro gabbia- Will iniziò a giocare con i suoi lunghi e ricci capelli biondi come se in realtà lui non fosse veramente presente, ma solo un supporto.

-Quali sono le brutte notizie?- chiesi sorridendo tristemente e andando direttamente al sodo, era inutile girarci attorno. La ragazza si voltò verso di me e il suo sorriso si inclinò appena.

Vedevo in quegli occhi verdi come i miei l'enorme dolore e tristezza che provava.

-Papà non ha rispettato lo scadere della settimana- rivelò smettendo di sorridere. Gli occhi di solito brillanti e morbidi si indurirono come se fossero ad un tratto diventati una rara roccia verde impenetrabile. Derek rafforzò la presa sulla mia spalla, chiusi gli occhi a causa del dolore; sicuramente mi aveva lasciato un livido.

-Siete entrambi ricercati, ogni demone mercenario è stato incaricato di trovarvi- la mano sulla mia spalla in un attimo sparì e così potei riaprire gli occhi. Dekek non era più vicino a me, si era alzato e a quanto sembra doveva essersene andato da qualche parte; molto probabilmente a sfogare la sua rabbia. Riley mi guardava e mi sorrideva, mentre Will incurante di tutto continuava a giocare con i boccoli biondi.

-Per quanto saremo al sicuro qui?- chiesi cercando di farmi forza.

-Una settimana al massimo- rispose lei alzandosi e sedendosi al mio fianco prendendomi entrambe le mani. -Vedrai, andrà tutto bene- mi rincuorò lei, ma sapevo che nemmeno lei ci credeva fino in fondo.

Annuii poco convinto e poi voltai il mio sguardo verso Will che mi stava osservando con sguardo truce.

-Non provarci- mi consigliò leggendo quel veloce pensiero che avevo composto nella mia mente -Lo ucciderai comunque-. Spalancai gli occhi e smisi di respirare. Cosa voleva dire?

-Che stai dicendo?- chiese Riley spostando lo sguardo dal marito a me.

-Ha intenzione di scappare per non coinvolgere Derek- rivelò. Sì, volevo andarmene.

Derek non me lo avrebbe mai permesso e io non volevo che lui morisse, perché era così che sarebbe andata a finire. Lui sarebbe perito pur di proteggermi ed io ero stanco di dire addio.

-E' vero?- mi chiese la demone e io non ebbi neppure il coraggio di affermarlo a voce; semplicemente fuggii il suo sguardo e il suo tocco.

Mi alzai e andai verso la porta finestra che portava sul giardino. Posai una mano sul vetro freddo e guardai l'immensa e infinita distesa d'alberi che circondava quella casa magnifica.

-Così lo distruggerai!- urlò Riley agitata cercando di farmi cambiare idea.

-Soffrirà comunque- posai rassegnato anche la fronte sulla fredda superficie e chiusi gli occhi -Non posso impedire che lo faccia, ma almeno saprò che è vivo. Sono stanco di veder spirare le persone che mi sono accanto, sono stanco di poter dire addio a chi amo- la mia voce era flebile.

-E allora non farlo- mi voltai verso la voce di Margaret che stava appoggiata allo stipite della porta che dava sulla cucina -Se sei stanco di dire "addio", almeno prova a dire "a per sempre"-.

 

PoV Riley

 

Mi voltai verso la sconosciuta ragazza dai capelli rossi e occhi color nocciola.

-Shade sappiamo entrambi cos'è che vuoi- si staccò dallo stipite e avanzò verso il biondo che la guardava come se avesse appena visto un fantasma.

-Non sono d'accordo, ma non sono io a dover decidere della tua vita-

-Ma lui morirà!- le lacrime iniziarono a scendere ancora una volta da quegli occhi verdi. Riuscivo ad immaginare cosa stesse provando, pensandoci anche io avrei forse preso la stessa sua decisione. Andarmene pur di sapere che Will sarebbe rimasto vivo da qualche parte sperando ogni giorno che mi dimenticasse e che tornasse felice. Non mi sarebbe importato se io fossi morta, tuttavia capivo che era anche un pensiero sbagliato ed egoistico.

La lontananza, quella distrugge. Non è una questione di fiducia, è il sapere come l'altro stia, cosa stia facendo e se sia ancora vivo a distruggere un rapporto e una persona.

Will aveva ragione, Derek sarebbe morto comunque. Il dolore che avrebbe provato sarebbe stato troppo grande questa volta, il suo odio e la sua rabbia ingestibili.

La rossa tirò uno schiaffo violento sulla faccia di Shade che si portò una mano sulla guancia dolorante e rossa. -Smettila di piangere. Questo non è lo Shade che conosco- il mezzo angelo rimase impietrito ed in silenzio. La ragazza strinse la mano, che ancora teneva per aria, a pugno e la portò al petto stringendo il suo polso con l'altra. Doveva essersi pentita del suo gesto, ma continuò.

-Non hai mai pianto Shade, nemmeno quando all'orfanotrofio i ragazzi più grandi ti prendevano a pugni e calci. Ero io a piangere, perché non potevo curarti, perché non potevo proteggerti come avrei voluto ed eri tu che sorridevi mentre faticavi a respirare e le costole e tutto il corpo ti faceva male. Eri tu che prendevi il coraggio per entrambi e andavi avanti, che nonostante i demoni ti dessero la caccia correvi e cercavi di vivere. Dimmi, cosa è cambiato ora?- chiese.

Mi mossi verso di loro e affiancai la rossa. Lo sguardo di Shade scivolò su di me.

-E' cambiata ogni cosa, vero? Vuoi proteggerlo e non farti proteggere, vuoi averlo accanto e non farlo soffrire, vuoi stare con lui e farlo sorride, vuoi rimanere con lui e non abbandonarlo mai.- Non disse nulla, ma io non avevo bisogno di risposte.

- La mattina desideri svegliarti con lui accanto, accarezzare il suo viso, magari sfiorargli le labbra per augurargli il buon giorno e inebriarti del suo profumo. Il pomeriggio uscire con lui, vedere il suo sorriso, tenergli la mano; invece, la sera non desideri altro che avvertire le sue carezze e i suoi baci sulla tua pelle. Forse molte di questo cose ancora non le provi, ma dimmi non è forse questo ciò che sogni quando sei con lui?-

- Ti sei mai chiesto che sentimento sia questo?- continuò Margaret.

-Io ... - scossi la testa e gli sorrisi dolce abbracciandolo. Non lo aveva ancora capito, come forse era naturale. L'amore è difficile da cogliere, non lo capisci immediatamente che lo è.

E' subdolo, si infiltra nel tuo cuore silente come un serpente e poi te lo stritola e te lo riempie del suo veleno e del suo antidoto. Ma se riconoscerlo è difficile, allora coltivarlo lo è ancora di più.

Ci saranno dolori, gelosie, sofferenze, ma anche gioie e momenti unici che renderanno la tua vita meravigliosa.

-Non devi rispondere a noi, ma a te stesso- gli consigliò la rossa.

-Non guardare al presente, ma al tuo futuro- Will che fino ad allora si era limitato a stare seduto sulla poltrona ad ascoltare si alzò e anche lui si unì alla discussione. -Solo perché il presente fa paura, non significa che lo sarà anche il tuo futuro. Cerca il tuo obbiettivo e combatti per raggiungerlo- gli occhi color del ghiaccio di mio marito erano limpidi e brillanti di determinazione. Non gli importava quale risposta sarebbe uscita da quelle labbra, se non gli fosse piaciuta l'avrebbe fatto ragionare a modo suo. Lo conoscevo, non avrebbe permesso che Derek soffrisse, non ancora.

-Cos'è che vuoi veramente? Pensaci e poi vieni a dirmelo. Aspetterò-

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