When Falls the night

Questa è la storia di Derek e Shade. Il primo è l'angelo della morte e figlio di Lucifero, il secondo un semplice umano con un forte potere e perseguitato fin dalla nascita da ogni possibile creatura.

Dal testo:
"Forse hanno ragione gli altri e mi sono innamorato. Altrimenti non penserei che questo ragazzo sia carino e nemmeno lo proteggerei, ma è davvero amore?
Dopotutto potrebbe essere anche semplice amicizia" mi ritrovai a pensare continuando a stringerlo a me e accarezzandolo "Non è normale aiutare gli amici? Non è normale volerli proteggere?
Per ora lasciamo le cose come stanno. Se poi quest'amicizia sboccerà in un sentimento più profondo, allora non combatterò e cadrò in esso". [Dal capitolo 7]

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16. Laila

Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé

come le pagine di un libro imparato a memoria e

di cui gli amici possono solo leggere il titolo.

Virginia Woolf

 

PoV Derek

 

La casa ormai non era altro che un cumulo di macerie. Erano già passate tre ore da quando avevamo intrapreso quella battaglia dove nessuno era fortunatamente caduto, anche se entrambe le parti avevano riportato dei feriti; come era inevitabile che fosse.

Gli angeli sanguinari stavano in posizione d'attacco sui rami degli alberi, le loro ali blu come la notte spiegate e in mano le loro spade incrostate di sangue secco e nuovo.

Noi tre eravamo al centro della radura spalla a spalla, il più ferito tra di noi era Mordred che aveva una profonda ferita alla spalla, ma ancora si reggeva in piedi e tenace continuava a combattere.

Sapevo che non sarebbe stato facile batterli, ma dovevamo assolutamente o trovare una via di fuga, oppure sconfiggerli e sapevo che i miei compagni erano d'accordo con me, non avevo bisogno neanche di chiederlo.

Stavo per tornare all'attacco, quando una sfera di luce calò sul campo di battaglia che avevamo allestito e si posò proprio al di sopra delle nostre teste. I mercenari, i cui occhi rossi e bramosi di sangue rilucevano nel buio, si mossero in fretta, ma non abbastanza.

Una cupola di luce sottile ci circondò e in un momento ci ritrovammo a volare nel cielo, mentre dal basso si sentivano urla di rabbia.

 

PoV Laila

 

Più osservavo quel ragazzo, più non riuscivo a capire cosa avesse trovato di speciale in lui Derek.

Forse a conquistarlo era stata la bellezza eterea: i suoi capelli biondi come il grano maturo erano mossi e ricordavano le onde del mare che brillavano sotto i raggi del sole, i suoi occhi erano verdi come smeraldi, un vero tesoro per chi poteva osservare anche la loro lieve sfumatura color ambra, che tuttavia non risaltava molto, il suo naso era piccolo e le sue labbra erano due petali di rosa rossa. La sua pelle ricordava il colore dei fiori di pesco: chiara e forse anche morbi dal tatto. Ciò che però mi faceva intendere che non fosse solo un motivo carnale ad averlo conquistato, era l'orecchino che portava; quello stesso oggetto che Derek non aveva mai voluto darmi o farmi toccare, uno dei pochi ricordi che gli lasciò sua madre.

-Shade- chiamò la bambina seduta accanto a lui, ma il suo sguardo era perso, lontano dalla mia casa o dalla finestra verso la quale stava guardando. La notte ormai stava scemando, tra poco sarebbe arrivata l'alba e dei tre ragazzi che stavano combattendo, ancora nessuna traccia.

Potevo capire quale fosse il suo stato d'animo, la pena che si provava quando sai che la persona che ami è lontana da te e sta combattendo. Io l'avevo provata più o meno ogni giorno; quando tuo marito è un militare e non sai mai quando tornerà dalla sua missione, se tornerà, c'è qualcosa dentro di te che ti fa disperare. Eppure andavo avanti, perché l'unica cosa che mi rimaneva in quei giorni era pregare e sperare. Ironico, vero? Un demone che prega Dio, ma era l'unica cosa che mi rimaneva da fare perché, nemmeno io potevo andare contro il destino.

Massaggiai il mio ventre dove ora la mia preziosa bambina riposava.

In quel momento sentì aprirsi la porta e tutti girammo lo sguardo all'unisono verso di essa.

Will e Mordred furono i primi ad entrare. Il secondo si nascondeva il braccio ferito con l'altra mano alla ricerca di fermare l'emorragia.

Dietro di loro Derek, il suo viso come quello degli altri, leggermente sporco di cenere e vi era inoltre un piccolo graffio sulla sua guancia destra.

Non appena entrò nella stanza, i suoi occhi rossi come le fiamme selvagge cercarono la figura di Shade che lo stava guardando con gli occhi ricolmi di lacrime. Lasciò Mordred e Will alle cure della sorella più piccola che si era già attrezzata con un piccolo kit da pronto soccorso, purtroppo Lauren non era lì con loro, e andò subito incontro al biondo.

Le sue braccia lo cinsero talmente forte da farlo quasi soffocare, il suo viso nascosto nell'incavo del collo e il naso immerso in quel mare di capelli biondi.

Titubante Shade lo abbracciò a sua volta, ai suoi occhi solo una lacrima fuggì mentre un piccolo sorriso contornò il suo volto fino a quel momento dipinto d'ansia e tristezza.

Non so cosa di quel momento, che sembrava la scena di un dipinto, mi convinse che erano fatti l'uno per l'altro.

 

PoV Derek

 

Non so quanto rimasi a bearmi di quell'abbraccio e del profumo del mio mezzo angelo, so che a risvegliarmi dal breve torpore in cui ero caduto furono: i passi di marcia di qualcuno che entrò dopo poco in quel salone misterioso, che non mi ero neppure soffermato a guardare, e che fece sbattere la porta. Non mi sarei mai separato da quel calore se non fosse stato per Shade che aveva lasciato la presa e una mano sulla mia spalla che mi alzò senza alcuna remora da terra, dove mi ero inginocchiato prima, e mi girò verso di lui, tirandomi un violento pugno.

Quando mi ripresi dalla sorpresa, notai che quella misteriosa persona era Gilbert, mio fratello. I suoi occhi azzurri, in quel momento privi dei fondi di bottiglia quali erano i suoi occhiali, brillavano di rabbia.

-Gilbert! Ma che ti prende?- urlò Will allontanandolo da me. Questo scrollò le spalle e sempre a passo di marcia si diresse verso Mordred. Questo lo guardava sorpreso, ma la sorpresa più grande che si lesse sul suo volto fu quando il castano lo tirò verso di sé, facendolo alzare dalla poltrona sul quale fu seduto, e lo baciò davanti a tutti.

-Stupido!- gli urlò guardandolo fisso nei suoi occhi color giada e ambra, le mani intrecciate tra i suoi capelli argentei.

-State dando spettacolo- sussurrò il vassallo, le sue goti arrossate per l'imbarazzo.

Entrambi iniziarono a litigare, tutti in quella stanza eravamo sorpresi; nessuno avrebbe mai immaginato che quei due stessero assieme. L'unica che sorseggiava tranquilla, come se avesse sempre saputo o sospettato era lei.

Finalmente mi accorsi della sua presenza. La guardai: i suoi capelli, che una volta le arrivavano ai fianchi, ora erano più corti. La sua ciocca blu era ancora presente e continuava a ricordarmi che noi eravamo opposti in tutto.

Lei era l'acqua, fredda e che poteva farti affogare.

Io ero il fuoco, caldo e che poteva bruciarti solo sfiorandoti.

Non ero sorpreso, sapevo che lei era ancora viva. Sapevo anche che si era rifatta una vita.

Dopo che mio padre mi annunciò che se ne era andata, l'avevo cercata a lungo anche se sapevo sarebbe stato vano il mio sforzo; tuttavia, un giorno, dopo una lunga ricerca l'avevo trovata.

Non mi arrabbiai mai con lei, nemmeno le diedi la colpa di essersene andata senza una spiegazione o un addio. Proprio come in quel momento che mi stava sorridendo dolce, non potei odiarla, ma solo biasimare me stesso.

-Derek, so che sei scosso, ma posso spiegare...- disse Hikari agitata affiancandomi. Tutti si voltarono verso di me; il mio sguardo ancora incatenato a quello di Laila.

-E' da molto tempo- dissi ignorando mia sorella e il dolore alla guancia a causa del pugno di prima.

-Già- poggiò la tazza di tè sul tavolino -Non sembri sorpreso- aggiunse.

-Sapevo tutto già da molto tempo. A proposito, congratulazioni- non vi era sorpresa sul suo volto come invece vi era su quello degli altri. Lei continuava a sorridermi calda e a massaggiarsi il ventre appena accennato.

-La chiamerò Isabelle- mi informò alzandosi e sorridendomi prima di lasciare la stanza, riferendosi alla creatura che portava in grembo.

 

PoV Shade

 

Il sole ormai era nato da qualche ora. Stavo appoggiato al parapetto dell'enorme balcone di granito della villa di Laila e lo guardavo con metà del viso nascosto dalle mie stesse braccia.

Ancora non riuscivo a credere che quella ragazza fosse l'ex di Derek.

Quando me lo avevano detto ero subito scappato non riuscendo a sopportare né il mio demone né la vista di quella ragazza che proprio non riuscivo a classificare.

Inizialmente, quando ancora ero ignaro della relazione tra i due, mi era sembrata superba, ma a tratti anche gentile; dopo, però tutto era precipitato e dentro di me era nato solo un grande odio.

Avevo iniziato a immaginarla stretta tra le braccia del moro, le loro labbra che si incontravano, i loro corpi nudi sotto le lenzuola e molto altro. Strinsi i pugni fino a conficcarmi le unghie nella mia stessa carne e chiusi gli occhi. Respirai profondamente, ma quella sensazione di rabbia e tradimento non se ne voleva andare; fino a quel momento non avevo mai realmente capito quanto avessi desiderato che Derek fosse solo mio. Forse un po' presuntuoso da parte mia, poiché dopotutto avevo capito di amarlo da nemmeno un giorno e poi alla fine, da quant'è che ci conoscevamo? Solo pochi mesi. Quindi perché provavo quel sentimento di assoluta possessione? Perché sentivo di amarlo così tanto? Domande inutili, ma la mente degli uomini è piena di tali cose futili.

Amare: un verbo, una parola, cinque lettere, un intero mondo pieno di interrogativi.

Che cosa significa davvero amare?

Contare le stelle e perderne il conto? Chiudere gli occhi e ascoltare il battito del proprio cuore che accelera non appena pensi alla persona amata? Collezionare così tante migliaia di baci fino a perderne il conto? Desiderare mille abbracci? Diventare così stupidi da non ricordarsi neppure il proprio nome?

Non avevo una risposta, sapevo solo che l'amore era diverso per tutti.

Cambia da persona a persona, è un sentimento soggettivo, malleabile e allo stesso tempo eterno.

Il mio amore per Derek era come l'ossigeno che ravviva le fiamme, le nutre e lo fa propagare. Forse, era proprio questa la risposta: l'amore non si può comandare proprio come il fuoco che divampa, cammina distruggendo tutte le nostre convinzioni e alla fine non puoi fare altro che camminarci in mezzo.

-Non preoccuparti,- disse la voce gentile di Laila alle mie spalle -tra noi è finita da tempo. Fose, non è nemmeno mai iniziata- rivelò.

Alzai il capo e la guardai interrogativo. Mi sorrise e come me guardò il tenue sole che piani piano stava salendo colorando il cielo d'azzurro, rosa e arancio.

-Sai, io e Derek abbiamo storie molto simili. Entrambi siamo nati nel lusso sfrenato eppure ci mancava l'amore paterno- mi rivelò. -Mia madre morì il giono in cui mi diede alla luce, per mio padre fu un dolore troppo grande e inevitabilmente mi diede la colpa. Mi ha cresciuto nella freddezza e nell'austerità, o meglio qualcuno l'ha fatto per lui. E' stato un codardo fino alla fine, non mi ha mai voluto vedere, neanche toccare- il suo volto si era fatto serio, tuttavia ne parlava con tranquillità come se non fosse lei la protagonista. -L'unica cosa che faceva per me era accontentare ogni mio più piccolo capriccio. Mi regalava qualsiasi cosa io volessi, perché secondo lui questo sarebbe bastato ad adempiere al suo compito di padre ai miei occhi e a quello degli altri. Alla fine sono cresciuta nella bambagia, nella frivolezza e nel vizio; fino a quando non ho incontrato Derek.- si voltò verso di me e mi fece l'occhiolino. Il suo sorriso era caldo, proprio come il sole che stava sorgendo. Una morsa mi attanagliò lo stomaco, ma repressi la nausea e continuai ad ascoltarla.

-Quando lui si innamorò di me, inizialmente avevo intenzione usare questo suo sentimento per mio tronaconto, ma poi qualcosa è cambiato. Il modo in cui mi guardava, mi toccava, sembrava così sincero, così vero! Ad un tratto, mi ritrovai ad anelare quell'amore, a sperare con tutto il mio cuore che fosse vero, ma quando lo misi alla prova capì che ciò che lui provava nei miei confronti non era vero amore.- mi confidò. Aveva posato i gomiti sulla solida base del granito, le mani intrecciate tra loro sorreggevano il capo e il suo sguardo era perso in ricordi lontani.

-Derek esaudiva ogni mio capriccio, esattamente come mio padre, ma io non volevo questo. Desideravo che qualcuno mi fermasse, che mi tenesse testa e per una volta dicesse no. Ciò che volevo non erano regali, ma cose molto più semplici come abbracci, baci e parole. Alla fine me ne andai senza dire nulla, lo lasciai senza nemmeno un addio e Lucifero mi bandì dall'inferno-

-Perché bandirti?- chiesi.

-Perché mi innamorai di un umano- alzò le spalle, come se la risposta fosse semplice e ovvia -solo che il mio amore non era un semplice desiderio carnale, passeggero. Io amavo e amo mio marito, non mi sarei mai separata da lui, non da quel calore che tanto avevo cercato.

Derek era perfetto, ma io e lui siamo opposti. Io sono l'acqua e lui il fuoco; siamo entrambi destinati ad annullarci l'un l'altro-

-Perché mi stai dicendo tutto questo?- chiesi dopo qualche attimo di silenzio.

Con un dito iniziò a giocare con la sua ciocca blu, arrotolandola attorno ad esso.

-Il mio amore e il tuo amore per lui sono diversi. Ti ho osservato, sai? All'inizio non capivo come tu e Derek poteste amarvi, non mi sembravi per nulla il suo tipo. Poi però, quando lui è tornato e si è precipitato subito al tuo fianco, ho capito quanto fossi stata stupida un momento prima. Non è il pezzo singolo a fare la differenza, ma l'insieme e voi due siete perfetti. Non esiste un vero motivo per cui lo siete, è semplicemente così-

Alzai un sopracciglio, le sue parole mi risultavano difficili, criptiche.

Lei sorrise e poi sbadigliò. Doveva essere davvero stanca.

-Quando arriverà il momento capirai.- disse prima di andarsene e lasciandomi ai miei pensieri.

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