When Falls the night

Questa è la storia di Derek e Shade. Il primo è l'angelo della morte e figlio di Lucifero, il secondo un semplice umano con un forte potere e perseguitato fin dalla nascita da ogni possibile creatura.

Dal testo:
"Forse hanno ragione gli altri e mi sono innamorato. Altrimenti non penserei che questo ragazzo sia carino e nemmeno lo proteggerei, ma è davvero amore?
Dopotutto potrebbe essere anche semplice amicizia" mi ritrovai a pensare continuando a stringerlo a me e accarezzandolo "Non è normale aiutare gli amici? Non è normale volerli proteggere?
Per ora lasciamo le cose come stanno. Se poi quest'amicizia sboccerà in un sentimento più profondo, allora non combatterò e cadrò in esso". [Dal capitolo 7]

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21. Dietro il riflesso della luna

"Ho imparato che non ha importanza quanto e come si ama, tutti noi,
uomini e donne, viviamo le nostre vite da soli. Non ha senso volersi
appropriare di qualcuno, e nonostante lo sappia, a volte me ne dimentico
ancora. Purtroppo non posso fare a meno di pensarci e mi sento così
sola e triste."

Nana, Ai Yazawa.

 

 

PoV Shade

 Quando mi svegliai era il tramonto. Sentivo tutto il mio corpo leggermente dolorante, soprattutto verso il basso. Gemendo per il leggero dolore, mi accoccolai maggiormente contro il corpo del mio demone, che subito mi accarezzò i capelli biondi.

-Buongiorno.- mi augurò nuovamente, dandomi un bacio tra di essi.

Alzai lo sguardo, incrociando il suo sguardo che sprizzava felicità da tutti i pori. Quel rosso era così luminoso; brillante quanto il sole.

-Buongiorno.- dissi protendendomi leggermente per far incontrare le nostre labbra, zittendo le piccole scariche del dolore che i miei muscoli mi provocavano. Lui, però sembrò notarlo comunque.

Il suo sguardo brillante si spense leggermente e un po' mi sentii in colpa per aver smorzato quella gioia che credevo di non avergli mai visto provare.

-Mi aiuti a farmi una doccia?- chiesi facendo scorrere una mano sul suo petto, fino ai suoi capelli -Non credo di riuscirci da solo.-

Arrossii immediatamente per la vergogna, non che la mia non volesse essere una richiesta malevola, ma in qualche modo volevo sentire nuovamente Derek dentro di me. Godermi per un po' ciò che dopo non avrei più potuto provare.

Sapevo che la mia decisione lo avrebbe distrutto, ma almeno lo avrebbe salvato; anche se questo avrebbe distrutto il cuore di entrambi. Stavo prendendo la decisione più giusta.

Lui alzò un sopracciglio e sentii la sua mano scivolare dai miei capelli fino ai miei glutei, percorrendo con quelle dita da pianista, la linea della mia spina dorsale. Automaticamente chiusi gli occhi, ebbro di quella sensazione che mi fece sospirare di piacere e tremare sotto quel tocco leggero.

-Poi sarei io il demone, quello che tutti raffigurano come un'icona malvagia, senza cuore e simbolo del peccato?- chiese sarcastico, palpandomi. Miagolai, socchiudendo gli occhi.

Il suo viso si chinò nuovamente verso il mio, intrappolando e tirando il mio labbro inferiore con i suoi denti, delicato e allo stesso tempo violento.

-Stai mandando all'aria tutti i miei buoni propositi.- si lamentò, lasciandolo ma unendo le nostre bocche in un caldo e profondo bacio. Sentivo che il sangue stava ribollendo nelle mie vene, fluendo nel mio corpo verso le goti e appena più in basso del mio ventre. Mentre mi ritrovavo nuovamente con la schiena rivolta al materasso e Derek leggermente appoggiato sopra mio petto, mi spinsi ancora più verso di lui facendo pressione sul suo capo, tirando leggermente quei fili corvini e rossi, mai soddisfatto di quel nostro contatto.

In quel momento la porta si spalancò. Io di scatto aprii gli occhi allarmato, ma Derek era troppo impegnato ad assaporare ogni anfratto della mia bocca per accorgersene; oppure molto più semplicemente non voleva.

Tentai di ritrarmi, ma quando la sua mano accarezzò il mio fianco, fu la fine.

Tornai anche io ad ignorare l'intruso o meglio me ne dimenticai completamente, portando entrambe le mie gambe a cingere la vita dell'altro.

Un fischio si levò nell'aria e solo allora Derek fulminò gli intrusi staccandosi dalle mie labbra ringhiando. Non propriamente conscio di ciò che stava accadendo, mi voltai verso la direzione in cui il moro stava guardando e solo allora riconobbi chi ci aveva interrotto, anche se speravo vivamente se ne fossero andati.

-Allora eravate proprio voi questa mattina. Vedo che il mio regalino è servito.- esclamò troppo forte Gilbert, sorridente con una mano posata sulla vita di Mordred che lo stava fulminando. -Oh, non fate caso alla nostra presenza.-.

Per fortuna il lenzuolo ci copriva, ma io volevo comunque sprofondare o più semplicemente mimetizzarmi col morbido materasso. Mi sentivo morire, mentre negli occhi di Derek si era accesa una strana luce omicida che non prometteva nulla di buono.

-Sparisci. Ora.- Ordinò cercando di mantenere la calma, ma il fratello si limitò a ridere di gusto, prendendosi una sedia e sedendocisi sopra portando con sé Mordred che non poté far altro che posarsi sulle gambe del suo amante. Nel suo sguardo c'era sia esasperazione, rabbia e divertimento.

Non avevo avuto modo di conoscerlo molto bene, ma per quelle poche volte che lo avevo visto o ci avevo scambiato qualche parola mi era sempre sembrato un tipo posato e molto freddo, eppure tra quelle braccia sembrava essersi completamente sciolto. Era come se la maschera che portava si sgretolasse completamente.

-Dimmi che vuoi e poi eclissati.- ringhiò il fratello più grande.

Quello più piccolo teatralmente perse il sorriso, ma negli occhi nascosti dietro le sottili lenti degli occhiali da vista, uno sfavillio lo tradiva.

-Come siamo aggressivi.- si lamentò stringendo la vita di Mordred con entrambe le braccia e nascondendo parte del volto dietro la spalla del servitore dai capelli d'argento che quel giorno erano legati in una elegante treccia, che posava sulla sua spalla. -Gilbert.- bastò solo il suo nome e l'altro in qualche modo si acquietò e sorrise, mentre Mordred sospirò per qualche strano motivo.

Sentii Derek scostarsi dal mio corpo, liberandosi dalla presa delle mie gambe, e sedersi accanto a me. Il tutto stando attento a non scoprirmi o far vedere qualsiasi cosa del mio corpo che non fossero la testa e le spalle.

-Scusate, non era nostra intenzione interrompervi.- si scusò l'argenteo, chinando il capo. Il castano si imbronciò, ma lo lasciò fare. -P...-

-Non chiamarmi in quel modo.- lo fermò subito Derek -Lo sai che lo odio.-

Tuttavia non venne per niente ascoltato. -Principe, domani sera si terrà una riunione tra gli arcangeli e Lucifero.- informò, il suo sguardo non faceva trapelare alcuna emozione, anche gli occhi sembravano essersi ghiacciati. Una corazza infrangibile, impenetrabile. -Lei è stato invitato a partecipare.- dalla tasca della giacca nera che indossava, tirò fuori una lettera, contenuta in una busta porpora.

Il moro ringhiò sottovoce. -So cosa stai pensando.- si intromise il castano, che era rimasto silente dopo essere stato richiamato -Ma dovrai partecipare; dovrai tentare di farli desistere dal loro intento. Vi siete uniti, eppure non è accaduto nulla. La conferma che quella stupida profezia non è altro che un'enorme baggianata.- disse convinto.

Mi morsi il labbro inferiore e guardai Derek. I suoi occhi brillavano ancora di più di quella strana luce, era come se bramasse qualcosa, forse era sete di sangue.

-Ora ce ne andiamo.- disse il servitore alzandosi e poggiando la lettera sul comò. Gilbert invece rimase seduto, ad osservarci per qualche secondo e ancora una volta avrei voluto assimilarmi alla superficie morbida del letto.

Si alzò e se ne andò solo, quando Mordred esasperato gli sussurrò qualcosa nell'orecchio. Qualcosa che doveva preoccuparlo molto dato che uscì quasi alla velocità della luce.

Solo quando la porta si chiuse ebbi il coraggio di mettermi seduto, lasciando che il morbido lenzuolo scivolasse via scoprendomi per metà.

La mano di Derek scivolò alla ricerca della mia e la strinse, ma non saprei se per darsi coraggio o darlo ad entrambi. Lo guardai, il suo viso mostrava solo preoccupazione e rabbia.

Potevo quasi sentire il suo cuore battere all'impazzata, alla ricerca di sangue, di violenza. Ancora una volta percepii la sua parte più oscura tentare di farsi strada, proprio come quando solo poche ore prima stavamo facendo per la prima volta l'amore, ma ancora una volta quella parte di lui non mi trasmise alcuna paura.

-Va tutto bene.- dissi sforzandomi, avvicinandomi a lui e sedendomi sulle sue gambe. Gli accarezzai la guancia, gli tirai dietro l'orecchio una ciocca di capelli, accarezzai la punta del suo naso con la mia; il tutto tenendo fisso lo sguardo nel suo. -Andrà tutto bene.- ribadii, baciandolo a fior di labbra.

Chiuse gli occhi e mi abbracciò, intrecciando le sue braccia dietro la mia vita. La sua testa poggiata contro il mio petto, come a sentire il battito del mio cuore.

Lo lasciai fare, mentre io gli accarezzavo i capelli nel tentativo di farlo calmare ulteriormente.

-Derek.- sussurrai al suo orecchio per nessuna ragione in particolare. La sua presa si fece più salda, tirandomi ancora di più verso di sé e mugugnando che non sentii.

-Derek.- dissi nuovamente, ancora più sottovoce e lascivo.

I suoi denti mi morsero gentili la spalla, le dita avevano preso a disegnare degli arabeschi invisibili sulla mia schiena.

-Questa è una situazione seria e tu pronunci il mio nome in quel modo osceno?- chiese lamentoso, ma non troppo. Sorrisi a mia volta, mentre per l'ennesima volta in quel giorno si ritrovò ad arrossire e sospirare pesantemente torturato da quella bocca.

Non mi importava se dopo non sarei riuscito ad alzarmi in piedi, se il mio corpo fosse stato pervaso da quel dolore forte, ma per la quale valeva la pena sopportare.

Lo volevo. Volevo farlo un milione di volte, provare all'infinito quella sensazione di pienezza e felicità, risentire nuovamente il tempo fermarsi, solo le sue labbra e le sue mani vezzeggiarmi, portarmi allo stremo torturandomi fino a farmi pregare perché si sbrigasse, volevo sentire nuovamente le farfalle nello stomaco, il suo seme caldo scaldarmi il ventre, sentirlo dire "ti amo" mentre veniva dentro di me. Volevo essere ancora più suo, essere marchiato dove nessuno mai aveva osato farlo.

-La riunione è domani sera, per ora pensa solo a me.- dissi, passando le mie dita fra i suoi capelli, tastandone la morbidezza.

-Mmm... che dici di andarci a fare un bagno? Tra poco arriverà sicuramente qualcuno a portarci la cena.- disse leccandomi il collo e soffermandosi sul pomo d'Adamo. In quel momento ricordai che in effetti era da quasi un giorno che non toccavo cibo, anche se in quel momento volevo mangiare qualcos'altro di molto più dolce e buono.

Riuscii solo ad annuire, mentre mi sentivo sollevare e per questo gli fui grato. Non sapevo se sarei riuscito a camminare stabilmente.

Ci dirigemmo verso il bagno, dove mi lasciò.

-Fa male?- chiese tenendo le mani sui miei fianchi, come per assicurarsi che non potessi cadere -Forse prima non sono stato poi così tanto gentile per essere la tua prima volta.-

Mi imbronciai. Era vero, faceva ancora un po' male, ma potevo benissimo rimanere in piedi e camminare, forse a gambe larghe, rendendomi così ridicolo.

Lo vidi scuotere la testa e prendere il mio mento tra il suo indice e pollice, alzandomi leggermente il volto e avvicinandosi.

-Sei davvero crudele.- disse posando qualche piccolo bacio su di esso e guardandomi dritto negli occhi -Non riesco davvero a resisterti.-

-Allora non farlo.- lo pregai. Non volevo che mi resistesse, che si trattenesse.

Sapevo bene di cosa aveva paura, in qualche modo lo avevo percepito, ma non mi importava. Io amavo ogni cosa di lui, anche quella parte violenta che tentava di reprimere.

Sospirò e si staccò da me, per dirigersi verso la grande vasca rotonda, il pregio di quel bagno era che era forse più grande dell'intera camera da letto. Il pavimento era bianco e le piastrelle di un chiaro colore champagne.

Aprì il rubinetto e l'acqua iniziò a scivolare dentro di essa. Tentai un passo, ignorai il dolore e ne feci un altro. Mi avvicinai a lui e lo presi per mano. Sapevo che stava ancora pensando alla riunione che si sarebbe tenuta mentre guardava l'acqua che scorreva.

-Sono sicuro che andrà tutto bene. Me lo sento.- tentai di reprimere la tristezza e la consapevolezza dietro le mie parole. Quelle sarebbero state le nostre ultime nostre ore a disposizione, l'ultima volta che saremmo potuti stare assieme a quel modo: solo noi, nel nostro piccolo mondo, insieme contro ogni cosa e lontani allo stesso tempo da ogni cosa. Le paure non esistevano, le avevamo lasciate fuori da quella camera, dai nostri cuori. Il mondo non esisteva, solo quel bozzolo ovattato composta da noi. Sono noi, per quello avrei desiderato fosse per sempre.

-Promettimi che qualunque cosa accada resterai con me, al mio fianco.- disse voltandosi verso di me e guardandomi serio. Senza lasciargli la mano, lo abbracciai, stretto.

-Sempre.- risposi. Una piccola bugia, perché non sarei mai potuto stargli accanto come avrebbe voluto, ma lo avrei vegliato, sempre ovunque mi fossi ritrovato dopo la morte.

 

Ci immergemmo dentro l'acqua. Alcuni petali di rosa rossa a galleggiavano sulla superficie.

Io ero poggiato al petto di Derek, che mi teneva tra le sue gambe, abbracciandomi possessivo. La mia testa abbandonata contro la sua spalla, che usavo da cuscino mentre lui mi baciava ripetutamente leggero il collo.

La mia mano era ancora intrecciata nella sua, mentre l'altra era dietro il suo collo, che lo incitava a continuare quella dolce tortura.

-La tua pelle è così buona.- disse all'improvviso e mi ritrovai a sorridere.

-Anche la pelle ha un sapore?- chiese, gli occhi ancora chiusi per sentire ancora più a fondo quei piccoli tocchi delicati, che mi cullavano ed eccitavano allo stesso tempo.

-Sì, ogni cosa di te ha un sapore diverso e sempre delizioso.- rispose questa volta mordendomi la spalla sana e leccandola.

-Maniaco.- sussurrai senza convinzione. In realtà sentivo le guance andare in fiamme, mentre sentivo la sua erezione spingere contro di me.

La sua mano libera scese fino alla mia, iniziando a giocare con la mia punta. Aprii gli occhi e vi voltai verso di lui, che mi sorrideva con una strana luce negli occhi. Trattenni un gemito, mentre continuava a torturare quel punto del mio membro così sensibile e lo baciai, mordendogli il labbro inferiore, fino a farlo sanguinare. Assaggiai quel sapore che ricordava la ruggine, amaro e pungente. Odiavo il sangue, il suo colore rosse, il suo gusto per niente dolce; eppure, se quel colore, quel liquido apparteneva al moro, quell'odio si trasformava in amore.

-Smettila di torturarmi.- lo pregai, mentre sempre tenendo la mia mano nella sua, la faceva scivolare su tutto il mio addome, soffermandosi specialmente sui capezzoli.

-Non così facilmente.- rispose sorridendo contro la mia spalla.

-Derek.- miagolai dritto nel suo orecchio, che morsi.

In realtà non era mia intenzione, ma in quei momenti non riuscivo mai a controllarmi. La mia mente si offuscava e a prevalere era l'istinto irrefrenabile della lussuria: il peccato di tutti gli amanti.

Il piacere, dettato da due corpi che si univano, che fremevano per sentirsi completi, era qualcosa che non si poteva fermare, frenare. Ti sorprendeva, ti manipolava e ti cambiava.

-Sei così sleale.- si lamentò smettendo e prendendo tra le mani un petalo di rosa che galleggiava intorno a noi, profumando l'acqua.

Lo portò vicino alle mie labbra, passandole su di esse.

Era morbido, bagnato e profumato; mi ricordava il profumo del nostro primo vero bacio, la sera in cui ce ne andammo dall'inferno, nel nostro cottage.

-Peccato che quel cottage sia stato distrutto.- dissi, esplicando i miei pensieri -Mi sarebbe piaciuto viverci ancora un po'.-

Quel petalo venne poi portato davanti alle sue labbra, baciato delicatamente; quasi come fosse un bacio indiretto. Il suo sguardo mi stava perforando, passando da parte a parte.

-Quando tutto questo sarà finito, verrai a vivere con me? Potremmo ricostruirlo.- a quella proposta smisi di respirare. Il cuore aveva iniziato a battere forte, mentre allo stesso tempo si stava stritolando cadendo nel dolore. Lo guardai sorpreso, smarrito.

Sì che lo volevo, ma sapevo anche che ciò non sarebbe mai potuto accadere. Per allora io forse sarei stato rinchiuso da qualche parte o forse morto.

Non potei fermare le lacrime che iniziarono a rigare il mio viso, ma che furono scambiate da lacrime di felicità, grazie al mio sorriso tirato. Per farglielo continuare a credere annuii e nascosi il mio volto nell'incavo del suo collo.

-Ti amo.- dissi. Ancora facevo fatica a dire quelle due parole ad alta voce, ma era ciò che sentivo.

Era proprio per questo che lo avrei lasciato. Non volevo più che qualcosa di a me importante sparisse tra le mie braccia.

 

PoV Derek

 

Mi sentivo inquieto, sentivo che presto sarebbe accaduto qualcosa, che avrebbe cambiato la mia vita per sempre. Era proprio per questo che gli avevo fatto promettere che lui sarebbe sempre rimasto al mio fianco, non volevo per nulla al mondo perdere Shade.

Non mi importava se avessi dovuto combattere contro l'intero inferno e paradiso da solo; io avrei vinto in ogni caso, solo e soltanto per lui.

-Ti amo anch'io.- risposi. Sapeva sempre come farmi girare la testa, che fossero gesti o parole, riusciva sempre a farmi crollare.

La parte demoniaca che tenevo relegata dentro di me e che stava urlando di rabbia, iniziò a desiderare quel corpo completamente appoggiato al mio. Lo ascoltai iniziando nuovamente ad accarezzarlo e vezzeggiarlo, iniziando già a prepararlo impaziente di sentirmi dentro di lui.

Questa volta non mi sarei soffermato troppo, lo avrei preso lì, dentro all'acqua e tra le rose.

-Derek.- urlò quando senza che me ne fossi accorto, gli infilai direttamente due dita senza nemmeno oliarle con qualcosa.

Stavo per chiedere scusa, ma mi prese il polso con la mano e iniziò a muoverle dentro di lui. I suoi capelli erano leggermente bagnati e attaccati al volto, dolci sospiri uscivano dalla sua bocca socchiusa, gli occhi chiusi mentre controllava la mia mano e le guance rosee.

-N.Non fermarti.- mi implorò mentre aggiungevo il terzo dito. Sentivo i suoi muscoli accarezzarmi, quasi risucchiarmi dentro vogliosi di sentirmi, di imprigionarmi.

-L.lascialo libero.- sussurrò baciandomi e guardandomi con i suoi occhi verdi e ambrati scuriti dalla passione. -Prendimi.-

Sentii le catene che stavano per rompersi, voleva davvero che perdessi il controllo? Che lo prendessi con violenza?

Tolse le mie dita e si voltò completamente verso di me, poggiando i suoi palmi aperti e bagnati sul mio petto. -Amo tutto di te, anche lui.- sorrisi rassegnato, mentre lasciavo che anche quella parte di me si liberasse.

 

PoV Shade

 

Non riuscivo a capire nemmeno io cosa avessi esattamente detto, tuttavia in quel momento qualcosa cambiò. Le sue mani si posarono su di me, erano bollenti come il fuoco, ma non mi bruciavano. I suoi occhi erano diventati due rubini scintillanti, un colore che non aveva niente a che fare con il suo solito colore cremisi o quello scarlatto delle ore precedenti.

I suoi palmi scivolarono su di me, dandomi una sensazione di bruciore ovunque si posassero, ma era piacevole, proprio come l'acqua che aveva iniziato a diventare ancora più calda.

Gemetti quando mi morse e tirò uno dei miei bottoncini di carne. I suoi gesti erano dolci, violenti e vogliosi, ma non mi importava. Volevo che lo fossero, che mi desse ogni cosa di lui e non incatenasse nulla dentro di lui. Forse da parte mia era un pensiero egoista tutto questo, avvicinarmi ancora di più a lui, al suo cuore e poi lasciarlo, spezzandolo, ma se questa era l'unica soluzione per trarlo in salvo, lo avrei fatto.

Sapevo che non mi avrebbe mai perdonato, sapevo anche che avrebbe sofferto, ma nel più profondo speravo che un giorno avrebbe trovato qualcun altro capace di amarlo quanto o ancora di più di me. Volevo solo la sua felicità, anche se sapevo che andarmene non era la soluzione giusta.

Tuttavia, cosa stabilisce cosa è giusto o cosa è sbagliato? Chi può dire se la mia decisione andava nell'una o nell'altra categoria?

Mi fece alzare, inclinandomi la schiena verso le fredde mattonelle dove mi fece posare le mani, mentre leccava la linea della mia schiena facendomi fremere e gemere impaziente.

Entrò dentro di me con un'unica spinta. Nuovamente mi sentii spaccare in due, mentre paziente rimaneva immobile, ma le sue mani percorrevano la linea dei miei fianchi, inviandomi piccoli brividi per tutto il corpo, e poi raggiunsero le mie con le quali intrecciò le dita.

Senza aspettare che fossi del tutto pronto, iniziò a muoversi dentro di me. Non vi era nessuna delicatezza, nessuna dolcezza in ciò che stava facendo, eppure non riuscivo a scappare o respingerlo.

Questa volta trovò presto la mia prostata, facendomi così dimenticare il lancinante dolore che stavo provando e donandomi piacere.

Voltai il mio volto verso di lui, in cerca delle sue labbra. Odiavo il fatto di non poterlo vedere in viso, ma non lo dissi. Subito la mia richiesta venne esaudita, mentre continuava a spingersi dentro di me e rendendomi completo per la seconda volta in quel giorno.

Non ci impiegammo molto per venire entrambi, nello stesso momento, gridando il nostro reciproco nome.

Appena uscì da me, sentii le gambe cedere, ma non mi permise di cadere.

Il suo respiro affannato mi accarezzava la pelle bagnata del collo, provocandomi altri piccoli brividi.

-Sai far uscire il peggio di me a volte.- disse, facendomi aderire al suo petto, mentre mi abbracciava la vita.

-Sai cosa c'è dietro il riflesso della luna?- domandai alzando gli occhi su di lui -La notte che cade portando con sé ogni segreto.- risposi da solo baciandolo. 

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