When Falls the night

Questa è la storia di Derek e Shade. Il primo è l'angelo della morte e figlio di Lucifero, il secondo un semplice umano con un forte potere e perseguitato fin dalla nascita da ogni possibile creatura.

Dal testo:
"Forse hanno ragione gli altri e mi sono innamorato. Altrimenti non penserei che questo ragazzo sia carino e nemmeno lo proteggerei, ma è davvero amore?
Dopotutto potrebbe essere anche semplice amicizia" mi ritrovai a pensare continuando a stringerlo a me e accarezzandolo "Non è normale aiutare gli amici? Non è normale volerli proteggere?
Per ora lasciamo le cose come stanno. Se poi quest'amicizia sboccerà in un sentimento più profondo, allora non combatterò e cadrò in esso". [Dal capitolo 7]

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11. Di rose nere, rosse e viola

L'amore non può essere un angelo,

fa soffrire, fa piangere.

Fa uccidere. L'amore non è un angelo,

ma è piuttosto un demone,

bello e tentatore,

ma comunque un demone.

Con ali nere sporche di sangue.

 

Dorotea de Spirito

Angel

 

Pov Shade

 

Attraversato lo specchio ci trovammo in una stanza completamente buia. L'unica fonte di luce erano delle piccole candele che fluttuanti sembravano volerci invitare a seguirle.

Mi voltai verso Derek che mi guardò a sua volta, poi mi fece un cenno col capo che mi invitò a seguirlo. Sempre con le mani intrecciate seguimmo il percorso fatto di candele fino a che queste non ci portarono davanti a una porta. Titubante abbassai la maniglia e l'aprì.

Immediatamente altre candele si accesero rivelando così una meravigliosa camera da letto: al centro vi era un enorme letto a baldacchinoin ferro battuto ornato da pesanti drappeggi di velluto rosso, sul pavimento e anche sulle coperte oltre a quelle candele profumate vi erano sparsi una miriade di petali di rosa rossa, nera e viola.

Avanzai in quella stanza che sembrava essere stata preparata per un'occasione speciale lasciando per la prima volta da quella sera la mano del demone e osservai il camino accesso che la riscaldava , il meraviglioso soffitto fatto di vetro.

Era una notte senza luna e le stelle risplendevano luminose in quell'immensa distesa nera.

Sentii Derek avvicinarsi; rimasi immobile col naso all'insù ad osservare quello spettacolo naturale.

Dovevamo essere molto lontani dalla città. Quando rivolsi lo sguardo verso Derek lo vidi osservarmi. -Siamo fuggiti- dissi ed entrambi scoppiammo a ridere senza un apparente motivo, ma quando i nostri sguardi si incontrarono successe qualcosa, come se tra noi due si fosse accesa una scintilla e un fuoco caldo e intenso ci avesse avvolti entrambi. Derek si avvicinò a me e all'improvviso sentii caldo.

Sempre guardandomi negli occhi, il mio demone si avventò sulle mie labbra, questa volta regalandomi un bacio passionale, diverso da tutti quelli che fino ad ora avevo ricevuto da lui. All'inizio rimasi scioccato, ma poi mi lasciai andare tra le sue braccia. Mi lasciai guidare fino al letto dove mi depose delicatamente e mi intrappolò sotto di lui senza smettere di divorarci a vicenda. Quello era il mio primo bacio.

Un bacio che sapeva di rose nere, rosse e viola.

Un bacio che sapeva di vaniglia e cannella.

Un bacio che sapeva di cenere.

Un bacio che sapeva di noi due.

Non so quanto durò quel bacio, so solo che nella foga di quel momento, mentre le nostre lingue danzavano accarezzandosi ed esplorando l'una la bocca dell'altro, mi aggrappai saldamente alla sua camicia, alla sua schiena, come a non volerlo lasciare più andare, come se da un momento all'altro, quando quel bacio si sarebbe concluso a cause della mancanza di ossigeno lui sarebbe potuto scomparire.

 

Quando le nostre labbra si staccarono entrambi aprimmo gli occhi.

Osservai attentamente quelle pozze cremesi ora liquide di passione e quella bocca gonfia che si era aperta in un sorriso solo per me.

Un po' più conscio di ciò che era appena successo arrossii lievemente, sentivo le mie guance andare in fiamme e il mio cuore battere all'impazzata.

Derek continuando a sorridermi mi accarezzò il viso arrossato con le sue dita da pianista: delicatamente, con i polpastrelli, come se stesse dipingendo accarezzò ogni linea del mio volto.

La curvatura delle guance, il mio piccolo naso un po' a punta, la linea delle mie labbra sottili, le sottili sopracciglia, le palpebre; lo accarezzò tutto come a voler imprimere ogni più piccolo particolare. Lo lasciai fare beandomi del calore che quelle carezze portavano.

Forse tutto questo non era stato altro che una conseguenza dell'adrenalina, ma non volevo pensarci. Volevo godermi questo momento, volevo essere amato e vezzeggiato da quegli occhi cremesi, da quelle bellissime labbra e da quelle mani grandi.

-Non posso proprio essere tuo amico- disse flebile continuando la sua opera. Aprii leggermente gli occhi e lo guardai. Sul suo volto ancora dipinto c'era un bellissimo sorriso, un sorriso solo per me. -Sei diventato troppo importante per essere solo un amico, ma se non sei mio amico, cosa sei?- mi chiese avvicinandosi di nuovo con le sue labbra, baciando ogni parte del mio viso.

 

Sospirai pesantemente, bramoso di sentire di nuovo quelle labbra sulle mie. -Sarò ciò che tu vorrai che io sia- risposi infine prima che le nostre labbra si congiungessero di nuovo.

Quella sera continuammo a baciarci fino a quando non giunse l'alba e Derek si addormentò mentre io rannicchiato contro il suo petto come un cucciolo smarrito e bisognoso di sentirmi protetto continuavo a guardare il suo viso ora più rilassato rispetto i giorni scorsi. Facendo attenzione a non svegliarlo, accarezzai la sua guancia e sorrisi come un ebete al nulla.

Sapevo fin dal nostro incontro che tra noi non ci sarebbe mai potuta essere nessuna amicizia.

Certo, non avevo pensato che saremmo arrivati a questo punto, ma in qualche modo era successo.

Forse a conquistarmi era stata la sua aria da menefreghista all'apparenza, i suoi occhi che nonostante ricordassero il colore del sangue non riuscivo ad odiare, il suo broncio ogni volta che mi vedeva con in mano un libro o forse molto più semplicemente a conquistarmi non erano state singole cose, ma tutto ciò che lo caratterizzavano, che lo componevano, che facevano di lui ciò che era.

Mi sporsi leggermente e gli diedi un altro timido bacio prima di cadere anche io tra le braccia di Morfeo.

PoV Derek

A svegliami furono i raggi solari che prepotenti filtravano attraverso il soffitto di vetro colpendomi il volto. Contrariato, aprii gli occhi: la prima sensazione fu quella di bruciore, poi quando i contorni intorno a me si fecero più chiari, la prima cosa che vidi furono dei bellissimi capelli biondi che mi solleticavano il mento e il petto; infatti, Shade si era addormentato col capo poggiato sul mio petto e una mano all'altezza del mio cuore. Sorrisi e affondai il volto tra quei fili brillanti annusando quell'odore particolare di carta, inchiostro, cannella e liquirizia mentre con un braccio andai a cingere la sua vita che la camicia aveva lasciato scoperta.

Il ragazzo mugugnò infastidito nel sonno e mi si fece più vicino stringendo con la mano la camicia nera che ancora indossavo, nascondendo il volto su di essa, probabilmente per proteggersi dai raggi solari.

Voltai lo sguardo verso il soffitto luminoso e poi tornai a guardare il corpo che mi cingeva possessivo e iniziai a desiderare che le nuvole coprissero l'enorme fonte luminosa così che non svegliasse il mio piccolo angelo dormiente.

In quell'istante udii un campanellino e qualcosa di piccolo salì sul letto. Guardai in fondo ai miei piedi dove un gatto nero con dei selvaggi e affascinanti occhi blu mi stava guardando sorridendo.

-Pensavo di trovarvi nudi- disse contrariato.

Lo guardai malamente. -Che ci fate voi qui?- chiesi mentre quello continuava a sorridermi come se niente fosse.

-Sei mio figlio Derek, è normale che una madre si preoccupi- disse il gatto continuando a rimanere seduto al centro del letto.

-Voi non siete mia madre- dissi duro. L'animale si rattristò un poco a quell'affermazione, ma non perse il sorriso. -Non importa, tu per me sei come un figlio- spostò lo sguardo su Shade che ignaro di tutto stava dormendo -E farò di tutto per fare in modo che possiate vivere felici nonostante tutto-

Stavo per domandarle cosa volesse dire con quell'ultima uscita, ma il suo sguardo si spostò verso la porta e poi tornò a me, il suo sguardo era preoccupato e dispiaciuto.

-Sta arrivando- disse semplicemente scendendo dal letto.

La guardai confuso mentre un piccolo specchio rotondo compariva dietro di lei che continuava a guardarmi intensamente -Voglio che tu tenga a mente una cosa Derek- disse prima di andarsene -Non importa quale sia la natura di una persona, non è quella a renderla ciò che è. Se lo ami davvero, non permettere che ciò che scoprirai possa influenzarti-. Scomparì proprio quando alla porta della nostra stanza si presentò una ragazza minuta dai capelli ricci e rossi e il suo sguardo non prometteva nulla di buono.

 

Stando attento a non svegliare il ragazzo che placidamente dormiva, mi alzai e andai incontro a quella sconosciuta ragazza che continuava a guardarmi con astio.

La prima cosa che mi colpii una volta vicino a lei fu il suo profumo particolare ed inconfondibile di lavanda e miele: il profumo degli angeli.

-Non qui- disse scostandosi dalla soglia, lasciandomi passare. Una volta uscito dalla stanza chiuse la porta della camera da letto e mi fece cenno di seguirla.

Giunti in salotto di nuovo ci specchiammo negli occhi in cerca di leggere l'uno i pensieri e le intenzioni dell'altro e questo per interi minuti.

La prima a rompere il silenzio fu lei. -Quando mi aveva parlato di un angelo custode non immaginavo potessi essere tu- disse sospirando e scostando lo sguardo dai miei occhi cremesi. Si diresse verso una delle poltrone bianche e si sedette portando le mani sul grembo giocando con la lunga collana che portava al collo. -L'angelo della morte che gioca a fare da guardiano, non è ironico?-chiese retoricamente tornando a guardarmi negli occhi.

Anche io mi sedetti su una delle poltrone, proprio di fronte a lei.

-Perché sei qui?- chiesi senza giri di parole, ma lei continuò a non rispondermi riprendendo il suo monologo.

-Sai, Shade è sempre stato incline a innamorarsi di chi non doveva.

Sapevo che questo giorno prima o poi sarebbe arrivato, ma sinceramente speravo che la profezia avesse torto, però la mia era solo ingenuità e l'ho sempre saputo: Due destini intrecciati in un uragano di tormenti. Un'unione che romperà le catene. -

Non sapevo di cosa stesse parlando, ma non dovetti attende molto che la risposta arrivò.

-L'amore tra un demone e un angelo, un amore profano e proibito. E' per questo che noi non ci rapportiamo mai con voi o con gli essere umani, è troppo rischioso e ci porterebbe a rompere le regole che Dio ci ha imposto-. Si fermò e mi guardò paziente, nel suo sguardo non vi era più ira o disgusto come prima, ma vi era un'enorme compassione.

-E' un angelo?- chiesi riluttante non riuscendo per nulla a crederci. Shade non aveva quel caratteristico odore di quella specie né tanto meno sembrava esserne a conoscenza. In quel momento un'idea mi passò per la mente; la scacciai subito, ma non così velocemente da non farla intendere alla ragazza che mi era di fronte.

-E' un mezzo angelo- confermò i miei dubbi -E come avrai di certo intuito non lo sa- sorrise tristemente. Stava per aggiungere qualcosa quando un rumore di qualcosa che si rompeva giunse alle nostre orecchie. Quando mi voltai potei solo scorgere una chioma bionda e la porta di casa che si chiudeva.

 

Lasciai l'angelo in casa mentre io senza pensare mi precipitai all'inseguimento di Shade.

La rivelazione mi aveva sconvolto quanto lui se, forse, non di più.

Lo trovai seduto tra le radici di un melo che si ergeva su un'alta scogliera che dava sul mare che quel giorno si muoveva pigro. Non mi avvicinai immediatamente, le parole della ragazza ancora mi rimbombavano nella mente: "E' un mezzo angelo" strinsi i denti e amareggiato scostai lo sguardo dalla figura del ragazzo.

Non sapevo come comportarmi, non sapevo cosa pensare.

Sapevo che non era colpa sua se quella era la sua natura, nessuno può scegliere da dove provenire, ciò che è.

In quel momento mi ritornarono a mente le parole che aveva pronunciato la regina poco prima che il mio mondo venisse rotto in frantumi: " Non importa quale sia la natura di una persona, non è quella a renderla ciò che è. Se lo ami davvero, non permettere che ciò che scoprirai possa influenzarti" Lei sapeva compresi in quel momento. Tutti sapevano, tranne noi e fu allora che mi sentii ancora più tradito e ferito. Strinsi il pugno attorno al ramo di uno degli alberi dietro al quale mi nascondevo, rompendolo e poi sentii dei gemiti trattenuti. Il mio piccolo angelo stava piangendo.

Come prima, quando ero corso fuori di casa per rincorrerlo, mi mossi senza pensare. Mi avvicinai piano e mi inginocchiai davanti a lui per poi abbracciarlo e cullarlo cercando di calmarlo. Odiavo quelle lacrime, odiavo tutto ciò che faceva dipingere di dolore quel bellissimo volto.

-Andrà tutto bene.- sussurrai tra i capelli biondi. Shade continuò a piangere e io automaticamente lo strinsi più forte aspettando che le lacrime si esaurissero continuando a rassicurarlo con quelle stesse parole. Quando finalmente si calmò gli baciai la fronte, entrambi gli occhi e come ultima tappa le sue labbra, anche esse sapevano di gocce salate.

-Andrà tutto bene- ripetei per l'ennesima volta. I suoi occhi verdi lucidi mi guardarono disperati, in cerca di un appiglio, in cerca della verità, ma essi erano anche pieni di dubbi.

-Non so più chi sono- mi rivelò nascondendosi contro il mio petto proprio come quella mattina, ma a causa del sole e disperatamente ed egoisticamente desiderai di poter essere in grado di tornare indietro a quel momento e viverlo per sempre. -Sei Shade- risposi di getto e in quel momento tutto mi fu molto più chiaro, tanto che mi ritrovai a sorridere. -Non è vero!- urlò scostandomi -Sono un mezzo angelo, sono uno scherzo della natura, qualcosa che non dovrebbe esistere!- sputò fuori con rabbia e disprezzo -Mi hanno sempre mentito, tutti! Ora non so più di chi potermi fidare, non posso più nemmeno contare su me stesso ... io ... - di nuovo le lacrime scesero copiose e si abbracciò da solo nascondendo il volto tra le ginocchia che aveva portato al petto.

-Shade- lo chiamai, ma sembrava non sentirmi. Posai le mani sulle sue spalle e lui tentò di toglierle, ma non glielo permisi. -Guardami- lo pregai. Quando finalmente alzò il volto potevo leggervi il disgusto per se stesso e la disperazione che lo stava trascinando nell'oscurità.

Presi coraggio e lo guardai negli occhi -Tu non sei un mostro, tu sei Shade, lo stesso ragazzo che ho conosciuto un mese fa a cui piace leggere, disegnare e chissà cos'altro. Sei quello che ha seguito i miei fratelli negli inferi senza pensare e si è quasi fatto uccidere per questo, sei quel ragazzo più attira guai che io conosca e soprattutto sei la persona più importante per me in questo momento- confessai tutto di getto -Non sei uno scherzo della natura, semmai lo sono io. All'età di soli otto anni dovetti raccogliere l'anima di mia madre segando così il mio destino, diventando l'angelo della morte. Ancora prima uccisi il mio stesso fratello gemello mentre ero ancora nel grembo materno. Sono il più crudele dei mostri, destinato a far soffrire tutto ciò che tocco, a portar via agli altri tutto ciò che reputano prezioso. Io non posso proteggere nulla- gli rivelai tutti i miei pensieri più profondi, parole che non aveva mai detto a nessuno e che avevo sempre tenuto nascoste. -Ma ora, non voglio perderti- lo guadai con tenacia mentre lui con occhi sbarrati mi guardava.

Alla fine mi sorrise e finalmente tornai a respirare e la paura di essere abbandonato se ne andò. Gli presi una mano e me la portai sulla mia guancia mentre con l'altra asciugavo il suo viso bagnato.

-Ti proteggerò Shade- promisi.

-Non sei un mostro- disse avvicinandosi ed abbracciandomi. Quelle quattro parole per magia sbriciolarono l'enorme peso che da anni sentivo sul petto.

Sì, era lui la persona che amavo, non c'era alcun dubbio.

 

PoV Margaret

 

Rimasi per tutto il tempo seduta sulla poltrona. Avrei voluto seguire anche io Shade, ma sapevo che in quel momento non era né la mia presenza né le mie parole che cercava.

Guardai affrante fuori dalla piccola finestra il cielo limpido del mattino che sembrava beffarsi di noi. Quel giorno non era per niente felice, il momento era arrivato: i due si erano incontrati e quel che peggio innamorati; sì, perché anche se loro ancora non sapevano dare un nome a questo sentimento reciproco, sapevo che era questo ciò che provavano.

Lo avevo letto negli occhi di Shade qualche giorno prima quando mi parlò del suo "angelo custode" e lo avevo visto poco prima nei movimenti del demone che subito si era lanciato all'inseguimento del mio protetto.

Quando tornarono i due si tenevano per mano e gli occhi del biondo erano rossi e gonfi.

Vederlo in quello stato,mi spezzò il cuore, ma sapevo che ciò che sarebbe avvenuto ora sarebbe stato ancora più difficile, non solo per me, ma per entrambi.

L' "uragano di tormenti" era iniziato.

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