You are My apple sin

L'amore arriva sempre per caso, a volte quando ne hai già uno accanto, ma che non è quello vero che ti aspettavi e questo capita a Dominic che nel conoscere il figlio della sua promessa sposa si innamora per la prima volta. Jeremy, coi suoi occhi verdi, quei morbidi capelli e quel profumo dolce, il sorriso da ribelle e strafottente adolescente che sa di poter avere in mano il mondo e che non conosce l'amore se non quello dato dal piacere. Un amore sbagliato, ma ne varrà la pena; sempre se Dominic vorrà mordere la sua mela del peccato.
Una storia fatta di sbagli, una storia che vuole raccontare di amore e vita.
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
Non potevo cedere, non dovevo farlo. Se avessi morso la mela del mio peccato sarebbe stata la fine, il lungo declino che mi avrebbe portato a volere di più, a desiderare di mangiare l'intero frutto, non lasciando neppure il torsolo.
Mi sarei avvelenato coi suoi semi, con il suo gusto frugale che ero sicuro fosse stato derivato dall'ambros

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9. Suggestion and Conrad

Capitolo 9
 
“Suggestion and Conrad”

 

There is a charm about the forbidden
that makes it unspeakably desirable.
Mark Twain

 

PoV Jeremy  
Sorrisi silenzioso, mentre gli baciavo il collo e con le mani andavo ad accarezzargli il petto scoperto e caldo che si muoveva pesante e ritmico nel sonno.
Osservai quel viso rilassato, ancora ignaro dei miei tocchi, delle mie labbra che stavano accarezzando la sua pelle e del fatto che mi stessi inebriando del suo profumo maturo e dolce.
Dal collo discesi fino alla clavicola, la mordicchiai appena, ma la sua unica reazione fu quella di sospirare e corrugare appena il volto, muovendosi leggermente nel sonno per tentare di girarsi di lato.
Ridacchiai senza far rumore e continuai la mia corsa, lappandogli un capezzolo e poi soffiandovi sopra, rendendolo ritto; mi sarebbe piaciuto suggerlo, morderlo, ma a quel modo ero certo che si sarebbe svegliato ancor prima di riuscire ad arrivare alla mia meta.
Quella mattina volevo dargli un dolce risveglio, uno che non avrebbe dimenticato tanto facilmente; che lo avrebbe fatto godere e al tempo stesso infuriare, tuttavia, io non avrei avuto colpe, perché quello in fondo non era altro che il mio attacco, la mia maniera per farlo cedere.
Posai mille baci sul suo addome, gli solleticai i fianchi con le dita, fino ad arrivare al bordo dei pantaloni.
Esitai per un momento, guardando quel viso così bello che riposava angelico ancora.
Sulle sue labbra c'era un leggero sorriso, sembrava quasi un bambino e la cosa mi fece battere forte il cuore per qualche strano motivo a me sconosciuto.
Perché un suo semplice sorriso riusciva a darmi co' tanta felicità?
Scostai lo sguardo arrossendo appena, quasi pudico, sentendomi leggermente in colpa per ciò che stavo per fare.
Gli sfilai lentamente i pantaloni e i boxer con dovizia e molta delicatezza, non dovevo assolutamente svegliarlo.
Glieli abbassai quanto necessario e poi mi nascosi completamente sotto la coperta pesante e mi ritrovai davanti il suo membro che ancora dormiva, anche se leggermente eccitato grazie alle mie attenzioni di poco fa.
Mi morsi il labbro inferiore, mentre sentivo una gran voglia e un gran imbarazzo che non credevo di aver mai provato prima.
Non avevo mai avuto ripensamenti, ma in quel momento la mia idea mi era sembrata quasi stupida.
Delicatamente con le dita lo accarezzai, piano, per tutta la sua lunghezza.
Là la sua pelle era bollente, morbida e inoltre il suo profumo si spandeva violento facendomi eccitare più di quanto già non fossi.
Gemetti appena solo nel fantasticare come sarebbe stato prenderlo in bocca, succhiarlo e poi sentir riversare il suo piacere nella mia bocca.
Non riuscendo più a resistere, accantonando i miei dubbi e le mie paure, lo presi in mano e iniziai a dargli un leggero piacere in quel modo, poi ne baciai la punta e la leccai.
Ovviamente fui troppo precipitoso, la mia brama aveva offuscato la mia cautela e in quel momento la coperta che mi calava venne sollevata e vidi lo sguardo di sconcerto di Dom.
-Buon giorno. - dissi angelico mentre le mie labbra erano ancora a contatto con il suo membro -Già sveglio? - chiesi assolutamente contrariato.
-Che stai facendo? - mi chiese, obbligandomi a risalire, mentre le punte delle sue orecchie erano rosse.
Mi sedetti sulle sue gambe, facendo di proposito scontare il suo membro per metà eretto con la mia eccitazione ancora relegata nei boxer e gonfia.
-Volevo darti un dolce risveglio. - risposi baciandolo e sfrusciandomi.
Lui gemette nella mia bocca e io sorrisi, continuando il mio operato.
-Ne ho voglia Dom. - miagolai quando ci staccammo e gli leccai l'orecchio.
Lui posò le mani sui miei fianchi, stringendoli senza far male e cercò di allontanarmi.
-Non otterrai nulla da me. - disse serio, ma con voce appena incrinata.
Potevo percepire da essa il suo dubbio, la sua voglia pari alla mia.
-Lo so che mi vuoi. - sussurrai peccaminoso infilandogli la lingua all'interno dell'orecchio, mimando così la penetrazione che avrei voluto subire da lui anche senza alcuna preparazione.
Con un colpo di reni mi ritrovai a giacere sul materasso, lui a sovrastarmi con le mani posate a lato del mio volto.
Sorrisi, umettandomi le labbra. Era stato davvero facile o così credevo.
-Invero, ma la risposta è no. - disse baciandomi la fronte e alzandosi, coprendosi e andando in bagno lasciandomi solo, insoddisfatto e incredulo a letto.
Mi tirai a sedere, portandomi il pollice davanti alla bocca e mordendolo nervoso e stizzito.
Il mio piano era fallito e non sapevo quale altra mossa tentare.
Mi alzai e andai anche io in bagno. Se voleva la guerra, l'avrebbe avuta.
Non mi sarei mai arreso!
 
*
 
Evidenziatori e pennarelli colorati, matita, penne, quaderni, mille parole di inchiostro e post it sparsi sul tavolo che guardavo con estremo orrore.
Odiavo studiare, non mi piaceva proprio mettermi seduto a un tavolo, aprire i libri o i quaderni pieni di appunti e leggere le lezioni e le materie che puntualmente si sommavano, perché io avevo meglio di fare che stare sui libri di scuola tutto il giorno come invece in errore pensavano gli insegnanti.
Spesso mi chiedevo se loro alla mia età avessero avuto così tanto coraggio da studiare volta per volta ciò che stavano spiegando a me, se non avessero mai alzato la testa dalle tre del pomeriggio fino alle sei di sera, privandosi così dei piaceri della vita come un programma alla tv, una lezione di musica o un'uscita con gli amici.
Era solo la mia generazione quella anormale che i libri proprio non li sopportava?
Davvero non riuscivo a trovare risposta.
Lessi e rilessi quei dannati appunti di chimica organica senza capirci nulla. Che diavolo erano gli sp, gli sp2 e gli sp3?
Uno sputo che si elevava fino al cubo?
Sbattei la testa più e più volte contro il tavolo prima di voltare pagina e fare una smorfia di dolore nel leggere che successivamente sarebbero susseguiti gli alcani e gli alcheni.
Ma che diavolo si studiava a fare quella roba?
Uggiolai piano, mentre pregai invano che un qualche miracolo potesse accadere per far in modo che tutte quelle complicate definizioni mi entrassero nella testa senza dover leggere.
In quel momento suonò il campanello e mi sembrò di sentire le trombe e il canto celeste degli angeli; quasi inciampando nei miei stessi piedi corsi ad aprire.
Almeno per una volta mi ero ricordato di chiudere la porta, anche se era stato Dominic in realtà a ricordarmelo.
Mi sistemai i capelli, la maglietta e poi aprii senza nemmeno guardare dallo spioncino per sapere chi fosse. Era solo il mio quasi ragazzo quello iperprotettivo e preoccupato anche per un granello di polvere posato tra i miei capelli. Che sarebbe mai potuto accadere in quel monotono quartiere di città dove la cosa peggiore che fosse mai avvenuta fosse stata la caduta della povera vicina a causa del ghiaccio?
-Desidera? - chiesi educatamente squadrando quell'uomo che doveva avere circa quarant'anni, i capelli brizzolati, piccole rughe accentuate vicino agli occhi che brillavano azzurri, cristallini, così vividi da sembrare acqua colpita al sole, basso, ma vestito con un elegante completo e la pelle scura.
-Cercavo Dominic. - sorrise questo, in mano una confezione che dall'odore doveva contenere dolci prelibati che mi fecero venire un certo languorino. Adoravo i dolci, anche se non potevo mangiarne in abbondanza a causa della dieta che dovevo seguire per la danza.
-In questo momento non c’è. - rissi, gli occhi bramosi di metter mano a quei dolci.
-Capisco. - disse cercando di sembrare dispiaciuto, ma non essendolo affatto in realtà. -Ti spiace se lo aspetto dentro? Sono il padre e non lo vedo da qualche settimana. -.
Gli sorrisi e mi scostai dalla porta. -Prego. - dissi; anche se non fosse stato il vero padre portava un carico di dolci. Chi mai gli avrebbe detto di no a quel Babbo Natale che aveva casualmente bussato alla mia porta?
-Tu devi essere Jeremy, vero? - chiese entrando e porgendomi il forziere del tesoro -Questi sono per te. -
La arraffai con tutta la gentilezza possibile, cercando di non far trapelare la mia brama e di essere gentile.
-Grazie, ma non doveva. - risposi educato scortandolo poi fino al salotto.
-Sei molto più educato e gentile di quella strega. - se ne uscì confondendomi -Sicuro che quella donna sia tua madre? Ah, quel dannato ragazzo, perché ha scelto la megera invece che un ragazzo d'oro come te? - sospirò poi e io ridacchiai aprendo il contenitore e tirando fuori quelle paste dai mille colori e sapori.
-Questione di tempistica. - risposi facendo spallucce, mentre sentivo l'acquolina in bocca. Mi sembrava di essere un lupo affamato che non mangiava da settimane e che si era ritrovato davanti uno dei tre porcellini. -Desidera qualcosa da bere? - chiesi ricordandomi l'etichetta che mi era stata insegnata da una delle mie tante badanti e di certo non da mia madre.
-Un bicchiere d'acqua, grazie. - rispose quello sedendosi e sorridendo -E mangiamo un po' di questi dolci. - e io non aspettavo altro.
Annuii e sparì il tempo necessario per andare a prendere due bicchieri e una bottiglia d'acqua naturale e una di succo di frutta.
-Sei proprio un bravo ragazzo. Capisco perché mio figlio abbia perso la testa per te. - quindi lui sapeva? -Spero riuscirai a fargli mordere la mela, ragazzo; ne ha bisogno. - la sua espressione era leggermente preoccupata e mesta mentre ne parlava, ma la sua bocca era comunque tirata in un sorriso.
-Sai, ha avuto un passato difficile che non augurerei a nessuno. Vorrei che fosse felice, credo che ciò lo desideri ogni padre per la propria progenie; beh, anche se lui non è il mio figlio naturale. - disse sorseggiando un goccio d'acqua e invitandomi poi con la mano a prendere una delle paste.
Sondai con lo sguardo ogni piccolo dolce lì presente e poi optai per una ti quelle torte rettangolari fatte con Pan di Spagna, panna e crema di fragole.
-Mi sono sempre chiesto cosa gli sia successo. - dissi sincero; di lui sapevo poco nulla, solo qualcosa su un abbandono.
-Cosa sai di lui? - chiese prendendo un cannolo.
-Che ha studiato judo e che fa il modello. - dissi addentando vorace il mio dolce e trovandolo squisito. Avevo quasi le lacrime agli occhi.
Per prelibatezze del genere avrei buttato molto volentieri alle spalle la dieta; odiavo dover mangiare sempre quasi solo verdure, frutti, carne e qualche carboidrato per bilanciare il tutto.
-E vorresti sapere? - chiese protendendosi verso di me complice.
Ridacchiai. Sì, volevo sapere, ma non da lui.
Volevo che fosse Dominic a dirmi ogni cosa e a tempo debito.
-Sì. - risposi quindi prendendo un altro dolce -Ma vorrei che fosse suo figlio a raccontarmi tutto se non le spiace signore. -.
Lui annuì e sorrise soddisfatto, come se avesse appena vinto a tombola.
Era davvero strano quell'uomo, ma aveva un che di affascinante. 
-Non mi spiace affatto. - asserì -Anzi, ti voglio sempre più al fianco di mio figlio. Potremmo iniziare con un bel servizio fotografico! -
-Un cosa? - chiesi lasciando perdere per un momento quel pasticcino di frutta e crema pasticcera.
Osservai quel viso maturo e vecchio mentre ponderava su qualcosa e poi schioccò le dita, come se avesse appena trovato un'idea. Mancava solo che dicesse “Eureka”, ma forse a quel punto avrei avuto davvero paura.
-Un servizio fotografico; desidero che tu per un giorno faccia il modello per la mia compagnia. Si da’ il caso che cercassi un ballerino, ma non sono facili da reperire. Ti va? - mi chiese, mentre quegli occhi azzurri brillavano malupini.
-Ma io non ho sono mai stato su un set fotografico, non ho idea di come fare. Sono un ballerino, non un modello. - dissi nervoso. Perché farmi una proposta del genere?
Lui intrecciò le dita e si portò le mani sotto il mento per reggersi il capo. Sembrava un uomo che raramente riceveva o voleva sentire un no come risposta.
-Non devi fare altro che ballare, Jeremy. - disse come se fosse la cosa più facile del mondo -l'unica differenza è che ci sarà un fotografo a farti delle foto e Dominic sul palco. -
Arrossii lievemente all'idea.
-Sì, ma...- non riuscii a finire di parlare che mi interruppe.
-E' deciso, basta tenere nascosta la cosa a Dominic fino a quel momento. Lui non direbbe mai di sì. - sbuffò e poi scacciò una mosca invisibile e molesta con una mano.
-Ma io sono minorenne signore. - gli feci notare -Senza il consenso di mia madre non potrei...-
-Il consenso di tua madre o di Dominic che è stato nominato tuo tutore legale. Basterà fargli firmare il documento, non sarà un problema. - disse e non mi lasciò nessun'altra via di fuga.
Forse però non sarebbe stato male per una volta cambiare palco e salire su quello del mio quasi ragazzo.
A distrarmi in quel momento la porta che si apriva. Dominic doveva essere finalmente tornato.
 
PoV Dominic
 
Avevo davvero bisogno di qualche giorno di riposo, il mio programma di lavoro non mi lasciava più fiato ormai, ma non mi sarei lamentato; era un piccolo prezzo da pagare per poter cenare insieme a Jeremy e poterlo accompagnare di tanto in tanto a lezione di danza o anche davanti a scuola.
Mi sbottonai i primi bottoni della camicia, mi tolsi le scarpe e poi spettinandomi i capelli neri e perfetti, ancora acconciati per l'ultimo set fotografico per una delle solite noiose riviste di moda andai in cucina dove vidi un mare di libri sparsi sul tavolo, ma nessuna traccia del loro proprietario.
-Jeremy? - lo chiamai stanco e preoccupato al tempo stesso.
Dubitavo che avrebbe di nuovo portato qualcuno in casa dopo la sera della discoteca, ma non potevo esserne sicuro al 100%; quel ragazzo poteva combinarne una più del diavolo solo per farmi ingelosire.
-Siamo in salotto. - gridò dall'altra stanza il castano e quel “siamo” mi incuriosii.
Chi c'era con lui? Per un momento pensai al peggio.
Celermente mi diressi verso quell'ambiente della casa e quando vidi mio padre e il mio ballerino seduti allo stesso tavolo a mangiare tranquillamente qualche pasta mi sentii sollevato e irritato allo stesso tempo.
L'uomo si alzò, quel suo sorriso caldo e aperto che non mutava mai sul volto, mentre allargava le braccia, alzandosi, e venendomi incontro.
-Dominic, finalmente! Un'altra dura giornata? - chiese come se non lo sapesse; dopotutto  lui era il presidente della  mia compagnia.
-Ti cercava e l'ho fatto entrare. - spiegò Jeremy rimanendo seduto e prendendo un dolce sorridendo poi, come se avesse visto qualcosa di assolutamente carino ed irresistibile.
Annuii in sua direzione e poi guardai mio padre. -Che ci fai qui Conrad? - chiesi non perdendo quella brutta abitudine che avevo di chiamarlo per nome, anche se con gli anni ormai lo facevo più raramente. -Ti ha detto qualcosa? - chiesi staccandomi da lui e andando verso Jeremy che si era sporcato un lato della bocca con il cioccolato.
-Nulla, abbiamo parlato solo del più e del meno. - rispose innocentemente, guardandomi con quei suoi occhi verdi.
Tuttavia, sapevo che stava omettendo qualcosa, ormai avevo imparato a capire quando mentiva.
Come? Quando lo faceva tendeva a mordicchiarsi leggermente il labbro inferiore.
Con un dito gli pulii quel baffo di cioccolato e poi me lo portai alla bocca. A quel gesto il più piccolo sorrise e si alzò, intrecciando le braccia dietro al mio collo e guardandomi languido.
-Se vuoi altro cioccolato puoi baciarmi. - disse, mentre quegli occhi smeraldini scintillavano di malizia.
Lo avrei baciato se non fosse stato che mio padre era lì e mi si era avvicinato per darmi delle pacche dietro la schiena; dopotutto avevo concordato con Jeremy che i baci erano consentiti, di tanto in tanto.
-Non essere sempre così sospettoso figliolo! Ero venuto qui solo per dirti di sposare lui invece che quella dannata strega. Lui è l'unico che accetterò mai al tuo fianco; assolutamente perfetto, un vero gioiello! - asserì annuendo con forza.
Sapevo quanto fosse contrario sin dall'inizio alla mia relazione con Lorelay; l'aveva sempre definita una strega bugiarda amante dei soldi e ora che vedevo più lucidamente le cose forse non aveva mai avuto tutti i torti, ma in qualche modo mi sembrava di averla amata davvero prima che Jeremy si mostrasse davanti ai miei occhi eclissandola completamente, celandola alla mia vista.
Il castano si staccò da me e mi prese per mano sfoggiando un sorriso risaputo e orgoglioso, continuando a guardarmi.
-Sentito? Non sono l'unico a pensarlo. - disse con la sua voce simile a un “te lo avevo detto”.
Alzai gli occhi al cielo, sentendomi ormai circondato.
L'alleanza tra Jeremy e mio padre era davvero pericolosa e me rendevo conto ad ogni minuto che passava.
-Quante volte devo dirlo che sei troppo piccolo? - ripetei lasciando dolcemente la mano di Jeremy per andare verso la cucina a prendermi qualcosa da bere; in quel momento mi sarebbe davvero servino uno scotch -Non lo toccherò nemmeno con un dito. - dissi deciso, ma non del tutto convinto dentro di me. Un altro risveglio come quello di quella mattina e probabilmente avrei ceduto, senza dubbio; almeno per qualche minuto, forse anche fingendo di star dormendo e non accorgermi di nulla.
Ero comunque un uomo, certi istinti se risvegliati facevano parte di me.
-Intanto però lo hai baciato almeno quattro volte. - sottolineò Conrad passando un braccio intorno alle spalle di Jeremy mentre mi seguivano -E sono anche a conoscenza di molte cose che non ti ha detto. - sussurrò all'orecchio di questo, ma abbastanza chiaramente da farsi sentire anche dal sottoscritto.
-Davvero? E cosa? - chiese dannatamente curioso il ragazzo.
-Papà quando te ne vai? - chiesi scortese, mentre sentivo una vena pulsare pericolosamente sulla mia tempia.
-Su Dom, lascia parlare tuo padre. - si inserì il castano tornando poi a guardare mio padre e a scacciarlo con una mano.
Arrivato al frigo presi una lattina di birra, l'unico alcolico che di tanto in tanto mi permettevo e che tenevo sempre contato dopo la prima e l'ultima volta che avevo visto Jeremy ubriaco.
-Oh, sogni che ti riguardano. - disse il vecchio ghignando -Anche parecchio spinti. -.
Dal portafrutta presi un'arancia, la prima cosa che mi capitò in mano, e gliela lancia cercando di colpirlo in pieno viso.
-Ancora una parola e mi tiro fuori dal prossimo servizio fotografico. - lo minaccia.
Ero una delle punte di diamante della sua compagnia, potevo permettermelo.
Jeremy in quel momento scoppiò a ridere e quello scampanellio argenteo di campane mi sembrò come il suono più bello che avessi mai sentito; la melodia più magica e primordiale del mondo.
-Che hai da ridere? - chiesi, cercando di sgonfiare il mio cuore che stava facendo le capriole, mentre istintivamente anche la mia bocca si piegava in un piccolo e celato sorriso.
Conrad sorrise teneramente al ragazzo, paterno. Sapevo quanto quell'uomo adorasse i bambini, come potesse essere caldo quando smetteva di scherzare.
Lui era capace di amare incondizionatamente, anche se il suo sangue non scorreva nelle vene degli altri ed era proprio per questo che per me era stata la mia ancora di salvezza e anche il mio vero e unico padre.
-Oh piccolo Jeremy, vedi di mettergli presto un anello al dito. - se ne uscì facendomi di nuovo tornare il nervosismo.
-Tenterò. - promise sorridente l'altro.
-Veramente sono io che devo metterglielo. Ora va via. - gli ordinai lanciandogli un altro frutto che ancora mancò.
-Suscettibile come sempre. - si lamentò il vecchio tornando poi a concentrarsi su Jeremy -Lo sapevi che quando si imbarazza il retro del suo collo gli si arrossa o che soffre il solletico. -
-Sono cose davvero interessanti. - potevo dire addio alla mia quiete ora, il mio ballerino avrebbe utilizzato tutte quelle informazioni per i suoi tornaconto.
Lanciai un altro frutto al suo indirizzo, questa volta una banana che schivò magistralmente.
-Scusa figliolo. - disse con un ghigno per nulla rassicurante -Le banane le lascio a te. -
Jeremy scoppiò di nuovo a ridere, tenendosi lo stomaco e asciugandosi le lacrime dagli occhi con il polso.
-Tuo padre è una forza! - lo lodò.
-Solo quando sta zitto. - aggiunsi stizzito, ma anche contendo di vedere il più piccolo felice.
-Non essere così duro con me Dom, ora me ne vado. Contento? - nessun rancore nella sua voce, tanto sapeva che il mio comportamento era solo dovuto all'imbarazzo.
-Ci vediamo presto Jeremy. - salutò scompigliando i capelli del ragazzo, il cui sguardo si rattristò appena.
Immediatamente posai la lattina e scansai Conrad, abbracciando Jeremy e facendo nascondere quel volto pieno di tristezza e nostalgia contro il mio petto e lui si fece piccolo, piccolo nel mio abbraccio, mentre mio padre se ne andava lasciandoci soli in quell'abbraccio; mentre ero sicuro che il mio My stesse ricordando il padre che gli era stato strappato via.
-Va tutto bene My. - sussurrai tra i suoi capelli, inspirando quel dolce profumo di mela.
Lui tentò di staccarsi, ma non glielo avrei mai permesso. Lasciai che i tremiti del suo corpo si calmassero, che si sfogasse piano piano.
Forse passarono solo pochi minuti o forse ore, ma non mi importava. Rimanemmo immobili in quell'abbraccio solo nostro.
 
Pov Jeremy
 
Entrai nella nostra camera da letto con il libro d'italiano in mano e salii sul letto dove Dominic stava riposando.
Mi stesi accanto a lui e gli accarezzai lentamente una tempia, scostandogli una nera ciocca ribelle, ma il suo sonno doveva essere leggero, poiché immediatamente aprì gli occhi e si voltò verso di me sorridendomi e protendendosi per darmi un bacio sulla fronte mezzo addormentato.
-Qualcosa non va? - mi chiese stringendomi a sé e accarezzandomi con la punta del suo naso tra i miei capelli.
-Non riesco a capire una cosa in italiano. - dissi, inventandomi più che altro una scusa. Volevo solo averlo accanto e sedurlo.
-Posso darti una mano? - chiese, mentre con le dita mi faceva dei piccoli grattini che mi avrebbero fatto fare le fusa se fossi stato un gatto.
Annuì. -Qual era l'intento di Foscolo quando scrisse i 'De Sepolcri’? - chiesi staccandomi, mettendomi a sedere a gambe incrociate, posando il libro sulle mie gambe nude, poiché indossavo solo i boxer, e prendendo una matita che mordicchiai in attesa della sua risposta.
Lui mi guardò per qualche secondo di troppo e io sorrisi soddisfatto. A quanto pare gli piaceva tale situazione.
-L'intento era quello di spiegare le quattro funzioni delle tombe. - iniziò a spiegare come se fosse stato un vero professore d'italiano -La prima era come conforto ai vivi, il secondo utilizzo era il valore storico della tomba, il terno il valore politico e il quarto, che è il più importante, spiega il valore della poesia in quanto eternatrice; ovvero, che la tomba col tempo si sgretolerà e di essa non rimarrà più nulla, mentre la poesia rimarrà per sempre. -.
Non mi sarebbe spiaciuto affatto averlo come professore.
-Un po' come la danza. - commentai chiudendo il libro e buttandolo da qualche parte prima di sedermi a cavalcioni su di lui -Lo sai Dom? Sei sexy quando fai il professore. - sorrisi mentre mi piegavo verso di lui e gli mordevo il labbro inferiore tirandolo verso di me.
Lui posò le mani sui miei fianchi, li carezzò appena per qualche decimo di secondo e poi mi allontanò dal suo viso.
-Scordatelo. - disse accarezzandomi uno zigomo -Non ci casco. Non ti servirà fare il carino; non ti bacio. -
Sbuffai infastidito.
-Allora spiegami perché Ortis si uccide. - incrociai le braccia al petto e lo guardai intensamente.
-Che c'entra ora? Si uccise poiché non fu solo deluso dalla politica, ma anche perché il suo amore non si poté mai realizzare. - rispose comunque.
Io passai un dito sulle sue labbra assorto, chiedendomi se la letteratura gli piacesse così tanto da sapere tutte quelle cose.
-Lui si uccise  per amore. - sottolineai, mentre mi distendevo su di lui, utilizzandolo come cuscino e chiudendo gli occhi, posando il mio orecchio sul suo cuore e ascoltando quella quieta ninna nanna.
Stavo per addormentarmi, era così bello sentire quel battito dolce, che era solo per me.
-Jeremy, che volevi dire? - nella sua voce c'era una leggera inquietudine, probabilmente turbato dalle mie parole, ma io non gli risposi; semplicemente mi strinsi di più a lui.
-Se mi rispondi ti bacio. - e di fronte a quella prospettiva scattai di nuovo seduto e vigile, sorridendo vittorioso.
-In che lingua lo vuoi sapere? - mi stropicciai un occhi, scacciando i piccoli residui di sonno che se ne stava andando.
-La mia. - rise lui, ma una lieve preoccupazione sempre negli occhi.
Mi umettai le labbra. -Se me lo permetti posso provare a. prendere dimestichezza. - dissi peccaminoso abbassandomi verso di lui.
-Sta a cuccia. - mi fermò posando una mano sul mio petto e allontanandomi -Prima mi devi una spiegazione. -
-Perché non mi ripeti la domanda? L'ho dimenticata. - alzai le spalle, sorridendo innocentemente, mentre mi sfrusciavo leggermente contro di lui.
-Cosa volevi dire prima col riferimento ad Ortis? - ripeté fermandomi portando di nuovo le sue mani calde e bollenti sui miei fianchi.
Scostai la sua mano e mi avvicinai al suo viso, senza mai sfuggire al contatto coi suoi occhi, affondando in quel dolce mare nero e vivo. -Sai, ho avuto molte delusioni amorose Dom; tutti mi vogliono solo portare a letto, ma questo non vuol dire che io pensi al suicidio. - mentii forse in parte, soffiando sul suo viso, guardando le sue labbra e tornando poi a quei pozzi color dell'ebano.
-Lo spero per te, perché altrimenti uccideresti anche me. - prima di baciarmi suggendomi il labbro inferiore.
-Ora dormi, è tardi. - disse facendomi distendere di nuovo su di sé e stringendomi fino a che entrambi non ci addormentammo.
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