You are My apple sin

L'amore arriva sempre per caso, a volte quando ne hai già uno accanto, ma che non è quello vero che ti aspettavi e questo capita a Dominic che nel conoscere il figlio della sua promessa sposa si innamora per la prima volta. Jeremy, coi suoi occhi verdi, quei morbidi capelli e quel profumo dolce, il sorriso da ribelle e strafottente adolescente che sa di poter avere in mano il mondo e che non conosce l'amore se non quello dato dal piacere. Un amore sbagliato, ma ne varrà la pena; sempre se Dominic vorrà mordere la sua mela del peccato.
Una storia fatta di sbagli, una storia che vuole raccontare di amore e vita.
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Non potevo cedere, non dovevo farlo. Se avessi morso la mela del mio peccato sarebbe stata la fine, il lungo declino che mi avrebbe portato a volere di più, a desiderare di mangiare l'intero frutto, non lasciando neppure il torsolo.
Mi sarei avvelenato coi suoi semi, con il suo gusto frugale che ero sicuro fosse stato derivato dall'ambros

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3. Rules

You are My apple sin  

Il peccato è il boia del buon Dio e l'assassino dell'anima.

È il peccato che ci sottrae al cielo per precipitarci nell'inferno.

Ciononostante, noi lo amiamo!

Giovanni Maria Vianney

 

 

PoV Dominc

 

Abitavo con lui da una settimana ed ero già esausto e al mio limite.

Ogni mattina quando mi svegliavo lui era lì col suo viso accanto al mio, quegli occhi verdi aperti e vigili che mi fissavano e quelle labbra che mi sorridevano poco gentilmente, maligne, come se avessero intenzione di fare qualcosa.

Vedendomi sveglio poi si alzava e mentre si dirigeva nel mio bagno, perché dopotutto quella era la mia stanza, si toglieva la maglietta del mio pigiama, di cui sembrava essersi impossessato e camminava sensuale, con indosso i suoi boxer neri o a volte anche bianchi, quasi trasparenti.

Il mio “Jeremy autocontrollo” era al limite ed era proprio per questo che quella sera avevo fatto più tardi del solito.

Avevo bisogno di una chiacchierata confidenziale con mio padre, un drink, una sigaretta e due sane ore in presenza di persone che non fossero così dannatamente sexy e che giravano praticamente nude per casa.

Quella sera, però, non arrivai poi molto più tardi del solito orario che mi ero imposto di rispettare. Non importava se il mio lavoro aveva orari allucinanti, una schedina piena di impegni che si infittiva giorno dopo giorno; fin da quando avevo saputo dell'esistenza di Jeremy avevo voluto a tutti i costi essere libero per l'ora di cena e almeno le due o tre ore seguenti.

Sapevo quanto fosse importante cenare almeno la sera insieme, a me quella sensazione era mancata per molto tempo.

Non avere nessuno di fronte, anche solo con il rumore delle posate che stridono contro il piatto, faceva sentire ancora più soli e da quello che ormai avevo capito Jeremy ne aveva bisogno più che mai.

Era un ragazzo che si era perso, che ormai non credeva più nella bellezza dell'amore o della vita.

Mi ricordava un po' me stesso quando ormai avevo perso le speranze di venir adottato; credevo ci fosse qualcosa di sbagliato in me, che fossi io la causa di tutto, anche se non era vero.

Lui, invece, credeva solo che nessuno gli avrebbe potuto dare amore. Probabilmente per lui quello non esisteva, oppure era semplicemente un sentimento che a lui non avrebbero mai potuto donare perché indegno ed era per questo che si feriva ed io ne ero certo.

Si era definito errore quella notte. La sua definizione mi aveva fatto davvero paura.

Non era un semplice errore matematico o di qualche stupidaggine.

Lo aveva detto con una serietà e un buio nel cuore, che aveva fatto fermare il mio.

Era come se dentro di sé, in parte, lui credesse che la sua vita fosse inutile.

Entrai in casa pensando proprio a ciò, ma il mio flusso di pensieri fu infranto da dei rumori che provenivano dalla cucina: gemiti.

Lo aveva fatto un'altra volta!

Cercai di calmarmi in vano, mentre a passo di marcia andavo dritto verso quella parte della casa.

Jeremy era completamente nudo, le mani serrate sullo schienale della sedia, posizionato a 90°.

Le guance rosse, i capelli castano appiccicati alla fronte sudata, gli occhi verdi scuri di piacere che mi guardavano e le labbra rosse e gonfie spalancate e che lasciavano fuoriuscire quelle manifestazioni oscene di piacere.

L'altro che lo stava scopando non era altro che uno dei suoi soliti ragazzi usa e getta di una notte.

Si era fatto male un'altra volta e tutto, forse, perché io quella sera avevo preferito rimanere qualche ora lontano da lui.

Mi avvicinai al ragazzo che non aveva notato la mia presenza e gli picchiettai la spalla con un dito.

Lui grugnì e poi si voltò, quello sporco maiale.

Gli tirai un pugno dritto in faccia che lo fece cadere a terra, facendolo così sfilare dal corpo di Jeremy che sentì un po' di dolore, ma me ne sarei occupato dopo.

-Sparisci.- ringhiai e quello non se lo fece ripetere. Si alzò, tenendosi la guancia, raccattò i suoi vestiti e con solo i pantaloni addosso sparì.

-Almeno aspetta che io venga!- sbottò infuriato il più piccolo voltandosi verso di me.

Guardai solo il suo viso, mi ero già soffermato pochi minuti prima ad osservarlo un po' troppo attentamente.

-Ti ho detto che non devi farlo più Jeremy! Possibile che tu non capisca!- sbottai, gesticolando. Come potevo fargli capire che a quel modo si sarebbe distrutto? Che così non sarebbe stato mai amato?

-Oh, sta zitto. Non sei nessuno.- ancora con quella storia. Stavo per parlare, ma mi fermai quando lui si sedette sul tavolo, divaricando per bene le gambe.

Ghignò mentre io sbiancai. Non stava per fare quello che credevo, vero?

-Se la vista non ti aggrada poi sempre andartene.- mi suggerì, mentre si portava una mano là, dove il suo membro era ancora eretto.

Inclinò leggermente la schiena, la mano libera che gli faceva da sostegno, mentre con quell'altra iniziava a toccarsi.

Iniziò subito a gemere di piacere, buttando la testa indietro, facendola ciondolare di tanto in tanto.

Il mio cervello stava per andare in tilt, ma non mi permisi di cedere.

Mi avvicinai e Jeremy ghignò, ma se credeva che lo avrei aiutato si sbagliava.

Strinsi delicatamente una mano sul suo polso, là dove immediatamente sentii di nuovo le sue pulsazioni che in quel momento erano frenetiche.

-Va a farti una doccia fredda e torna di sotto.- gli ordinai, costringendolo a scendere dal tavolo.

Il suo sguardo si fece ironico, mentre mi prendeva la mano e la portava sulla sua asta dolorosamente dura e bagnata.

-Toccami. Puoi.- sussurrò lascivo e io avrei voluto.

Sfiorare quella punta bagnata, far scivolare le mie dita su quella pelle tesa e bollente, dargli un piacere inimmaginabile, mentre lui gemeva per ciò che gli avrei fatto proprio come nei miei sogni.

Lo avrei fatto, se solo avesse avuto almeno tre o quattro anni in più e io non fossi stato il futuro sposo di sua madre.

Ritirai la mano, guardandolo solo negli occhi.

-Vai a farti una doccia. Hai dieci minuti.- dissi atono.

Lui fece un gesto stizzito e se ne andò esattamente dove gli avevo detto di andare, ma non prima di avermi mostrato il suo dito medio.

Quando si rinchiuse in bagno, sentii la mia maschera crollare.

Mi sedetti su una delle sedie di quel tavolo che era stato leggermente sporcato dal piacere del maiale o di Jeremy, mi guardai la mano che era stata incredibilmente ligia agli ordini del mio cervello e poi mi ingobbii, passandomi l'altra tra i capelli.

Quanto sarei durato? Dovevo assolutamente porre una certa distanza tra noi e soprattutto delle regole.

Ma soprattutto dovevo rimediare al piccolo problema che avevo tra le gambe.

-Cazzo.- imprecai e basta prima di alzarmi e pulire ciò che quei sue si erano divertiti a fare.

 

PoV Jeremy
 

Non aveva fatto una piega! Com'era possibile che non riuscissi ad usare il mio fascino su di lui? Eppure non era un dannato frigido etero!

Me lo aveva rivelato lui che era bisessuale, quindi perché?

Pestai i piedi a terra, mentre mi mordevo il pollice davanti allo specchio.

Mi guardai attentamente, notai i segni che il ragazzo di quella sera mi aveva lasciato. I graffi e i succhiotti sullo sterno e sul collo, i lividi sui polsi.

Non era stato male, eppure non mi aveva eccitato come al solito. Perché?

Mi asciugai i capelli, voltandomi e posandomi col bacino al bordo del lavandino.

Me li frizionai nervoso, così tanto energicamente che quando smisi sembravano quelli di uno scienziato pazzo che aveva preso una scossa.

-Muori stupido Dominic!-. Dire che ero furioso era poco, ma non lo ero solo con lui, ma anche con me stesso.

Perché me l'ero presa così tanto? Perché diamine avevo voluto che mi toccasse! Perché quando ero entrato in bagno ero venuto pensando solo a quel tocco che io gli avevo indotto a fare?

Non ci capivo più nulla!

Stizzito mi pettinai alla svelta e poi uscì dal bagno solo con quel drappo di stoffa a coprirmi.

Volevo solo andare in camera mia, erano quelle le mie intenzioni, ma ovviamente lui doveva rovinare tutto.

Era lì, davanti alla porta con le braccia serrate, il suo corpo da Adone poggiato alla parete, gli occhi chiusi che guardavano perso il basso, i piedi scalzi, la camicia lasciata sbottonata che faceva intravedere parte del suo petto, i pantaloni del suo completo che gli fasciavano le gambe da Dio e che gli stavano alla meraviglia e che non lo invecchiavano nemmeno un po'.

-La smetti di rompermi l'anima?- chiesi. Non ce la facevo più ad averlo davanti ogni giorno.

Mi infastidiva e basta!

Perché quel viso era sempre così austero? Come faceva a non mostrare il minimo interesse nei miei confronti? Perché lui a differenza degli altri non voleva toccarmi? Perché non voleva amarmi?

Ed eccolo lì il problema. Perché mai avrebbe dovuto amarmi? Io lo odiavo e anche lui aveva detto di farlo. Quindi come mai io volevo che lo facesse?

-Vestiti e vieni in soggiorno. Dobbiamo stabilire delle regole.- la sua voce era bassa, profonda e tranquilla. Come poteva essere?

-Per un momento ti ho quasi creduto.- dissi, scoppiando a ridere. Regole? Non le volevo, non le avevo mai volute!

-Sono serio.-

-Va al diavolo cretino, non sei nessuno. Ignorami.- gli suggerii. Quel suo preoccuparsi per me mi faceva solo male.

-Non posso e non voglio.- mi rispose come sempre.

Mi avvicinai a lui, mi spalmai contro il suo petto e gli allacciai le braccia intorno al collo. Mi sfrusciai leggermente, sentii di nuovo l'eccitazione farsi spazio nel mio corpo.

-Perché non me le dici a letto?- sussurrai lascivo, alzandomi sulle punte e leccando il suo petto e il collo.

La sua pelle sapeva di tabacco e ginseng. Aveva un che di maturo ed eccitante.

-Jeremy, smettila.- mi intimò neanche con la minima inflessione nella voce. Il suo viso continuava a rimanere una maschera di ferro.

-Non mi vuoi, Dominic?- sussurrai lascivo il suo nome prima di lasciargli un evidente succhiotto proprio al centro del petto scolpito.

Lui non mi allontanò, ma nemmeno si mosse.

-Fa male la sotto. Soddisfami, ti prego.- gemetti e non mentivo.

Lo volevo! Lo volevo! Lo volevo!

-Va a vestirti e vieni in soggiorno.- ripeté allontanandomi e io ancora una volta obbedii mentre avevo le lacrime agli occhi che mi premurai di non fargli vedere.

Era solo uno stronzo!

 

PoV Dominic

 

Quante volte mi dovevi tentare Jeremy?

Ero sull'orlo di un esaurimento per lui; eppure, la cosa mi faceva venire da ridere.

Un riso isterico, ma era sempre un sorriso.

Lo aspettavo seduto sul divano, in mano il cellulare che continuavo a bloccare e sbloccare come se fosse un antistress, come se a quel modo il tempo sarebbe passato più velocemente.

Se la prese comoda il ragazzo, che scese le scale solo dopo mezz'ora buona. Per fortuna gli avevo solo dato dieci minuti, era passata un'ora e mezza!

Si sedette sulla poltrona davanti a me, indossava solo dei boxer neri e la maglia del mio pigiama, segno che anche quella notte avrebbe dormito nel mio letto. Ormai mi sarei preoccupato del contrario.

-Niente più ragazzi in questa casa ameno che non sia per la scuola.- iniziai e lui di nuovo mi mandò a quel paese con un unico gesto.

-Il coprifuoco durante la settimana è alle dieci e mezza. Il sabato sera a mezzanotte. Se ritardi devi chiamarmi.- illustrai la seconda regola.

-Sì, mamma. Oh scordavo, tu ti scopi mia madre quindi non sei nessuno.- era evidente quanto fosse alterato e nero il suo umore dopo che lo avevo respinto per ben due volte.

La cosa un po' mi divertiva, ma dovevo rimanere serio e fare la parte che mi spettava: quella dell'adulto.

-Ribadisco che non vado a letto con tua madre per quanto ci abbia provato.- fui franco -secondo sono il tuo tutore legale. Tua madre ti ha affidato a me anche se non siamo ancora sposati.- gli rivelai e lui mi scacciò via con un gesto della mano come se fossi una mosca molesta.

-Tanto sai che non seguirò nessuna di queste regole.- era vero, lo sapevo, ma almeno un po' ci speravo. -Quindi perché tentarci?-

-Perché anche se non ti sopporto voglio tenerti lontano dai guai.- dissi sincero. -Inoltre voglio mostrati come funzionano le cose in una vera famiglia; non intendo lasciarti più da solo.-

-Sono stato lasciato a me stesso da quando mia madre a quattordici anni ha ritenuto opportuno che io potessi badare a me stesso. Quindi non ho bisogno delle tue premure da padre.- si alzò in piedi e si avvicinò alla credenza aprendo l'anta degli alcolici.

Mi alzai subito e lo fermai immediatamente.

-Niente alcolici, Jeremy. Non voglio nemmeno trovarti ubriaco quando rincaso.- perché rovinarsi la vita a quel modo? Perché farsi del male doveva farlo stare bene?

Era una cosa che non concepivo.

Forse non potevo per via del nostro passato diverso, del nostro carattere opposto o dei nostri diversi valori morali. Chi poteva saperlo.

Forse uno strizzacervelli avrebbe potuto dirmelo, ma li avevo sempre odiati. Tutti a pensare a cosa dice questo o quell'altro libro invece di analizzare le persone attraverso i loro gesti, emozioni e azioni.

-Tsk sei un vero rompiscatole.- sbottò, lasciando la bottiglia e voltandosi verso di me. -Voglio bere! Ho bisogno di tirarmi un po' su visto che qualcuno qui non mi ha fatto sfogare abbastanza.-

Chiusi a chiave l'anta e gli baciai la fronte, l'unica cosa che mi ero prefissato di dargli e darmi.

-Se vuoi sfogarti possiamo sempre giocare a qualche videogioco. Magari Assassin's Creed così ti diverti a far finta di uccidermi.- tanto lo stava già facendo ogni giorno anche se non ne era consapevole.

Mi uccideva appena si svegliava, quando scendevo e lui preparava la colazione per entrambi quando non ero io a farlo; quando la sera tornavo a casa e lui lasciava prove ben concrete su cosa aveva fatto durante il pomeriggio appena tornato da scuola e quando si infilava nel mio letto e si rannicchiava contro il mio petto e si assopiva.

Erano tante piccole cose, alcune belle, altre che mi facevano infuriare, ma era tutto ciò, insieme al suo essere che mi faceva innamorare ogni giorno di più; cadere, come dicevano gli inglesi.

-Come fai a sapere che mi piace se non sei mai entrato in camera mia? E poi non posso bere alcolici ma posso giocare a un gioco che è vietato ai minori di diciotto anni?- chiese ghignando.

Touchè. Ma in fondo fino a quando era un ragazzo coscienzioso che sapeva distinguere la realtà dalla fantasia andava bene.

-Fin tanto che ti ronzerò attorno andrà bene.- dissi solo, baciandogli di nuovo la fronte.

Lui non si scansò, si limitò a guardarmi con quei suoi enormi occhioni verdi, così belli da togliermi il fiato ogni volta.

-Perché non mi hai toccato prima?- mi chiese, spiazzandomi.

Istintivamente gli sorrisi a causa di tuta quell'innocenza che aveva mostrato, rivelandosi il dolce ragazzino che in fondo era: dolce, fragile e magnifico.

-Perché non voglio essere come tutti gli altri Jeremy.- risposi baciandogli di nuovo la fronte e prendendogli il polso, invitandolo a seguirmi.

-Che significa?- mi chiese ancora, seguendomi, mentre lo trascinavo fino al piano di sopra.

-Voglio volerti bene per ciò che sei e non per il tuo corpo.- arrivammo davanti a camera sua e forse intuì le mie intenzioni e mi lasciò entrare.

Era la camera di un comune ragazzo. Disordinata, poster di ragazzi e gruppi musicali appesi al muro, videogiochi posti sotto il mobiletto della tv, libri di scuola lasciati aperti e sparsi sulla scrivania, pacchetti di patatine e riviste nascoste sotto il letto e un paio di vestiti abbandonati vicino all'armadio.

Si allontanò dalla mia presa e andò ad accendere il televisore e la console, prendendo anche un controller.

-E come sono?- chiese tornando e costringendomi a salire sul suo letto, così da potermi utilizzare da specie di puff.

-Un ragazzo dolce, gentile, amorevole. Con la lingua tagliente, che cerca solo un po' d'amore.- gli baciai ancora la fronte, mentre lui si posava con la sua schiena contro il mio petto e aspettava che il videogioco si caricasse.

-Ma io lo ricevo. Quando faccio sesso.- mi rivelò, senza guardarmi.

-Quello non è vero amore Jeremy. Voglio dimostrarti che questa casa non è solo un luogo dove dormire, ma dove puoi tornare e rifugiarti.- circondai la sua vita con le mie braccia.

Era solo un abbraccio, non avrebbe fatto male a nessuno di noi due o così speravo.

Era piacevole tenerlo a quel modo, stringerlo come a non volerlo lasciar più andare via e proteggerlo così dal mondo oscuro e nero in cui stava entrando.

-Questa casa è fatta solo per tornare a dormire.- asserì, mentre smetteva di parlarmi e iniziava a giocare seguendo davvero il mio consiglio di sfogare la sua rabbia facendo finta che i nemici fossi io, anche se dal suo sorriso sapevo, che lo faceva solo per prendermi in giro e coinvolgermi.

Per quella notte ci addormentammo entrambi in quel piccolo e stretto letto, che era troppo piccolo per entrambi.

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