You are My apple sin

L'amore arriva sempre per caso, a volte quando ne hai già uno accanto, ma che non è quello vero che ti aspettavi e questo capita a Dominic che nel conoscere il figlio della sua promessa sposa si innamora per la prima volta. Jeremy, coi suoi occhi verdi, quei morbidi capelli e quel profumo dolce, il sorriso da ribelle e strafottente adolescente che sa di poter avere in mano il mondo e che non conosce l'amore se non quello dato dal piacere. Un amore sbagliato, ma ne varrà la pena; sempre se Dominic vorrà mordere la sua mela del peccato.
Una storia fatta di sbagli, una storia che vuole raccontare di amore e vita.
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Non potevo cedere, non dovevo farlo. Se avessi morso la mela del mio peccato sarebbe stata la fine, il lungo declino che mi avrebbe portato a volere di più, a desiderare di mangiare l'intero frutto, non lasciando neppure il torsolo.
Mi sarei avvelenato coi suoi semi, con il suo gusto frugale che ero sicuro fosse stato derivato dall'ambros

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21. Come with me, forever.

You are My apple sin

Capitolo 21
 
“Come with me. Forever”

 

Credimi,
ti penso anche se son lividi
tanto il rancore non mi dà
la stessa libertà
che provo quando chiudo gli occhi e tu ritorni qua
Modà, “Come in un film”

 

Pov Jeremy
 
Le settimane erano trascorse e ancora non avevo viso né sentito Dominic. Ero accucciato nel mio letto, come sempre, il cellulare che mi aveva fatto recapitare in mano.
Guardavo la nostra fotografia, quella del servizio fotografico, che avevo messo come sfondo del cellulare. Desiderai ardentemente di tornare a quei bei tempi andati che mi sembravano essere distanti anni luce.
Quel giorno Nathaniel non lavorava e io mi sentivo solo, mentre la pioggia batteva sui vetri della stanza.
Sbloccai il cellulare, rilessi vecchi messaggi, giocai a qualche stupida applicazione per distrarmi, ma niente sembrava funzionare. Aprii persino le note, credendo di trovarle bianche, ma invece ce ne era una che ero sicuro di non aver lasciato io.
  “Se nella tasca andrai a guardare, sotto il maglione, là dove vi è la mia seconda maglietta, c’è qualcosa che ti aspetta. Là potrai trovare il mio cuore.”  
Non vi era firma, ma non avevo dubbi che fosse uno dei messaggi criptici di Dominic. Era nel suo stile, dopotutto, come quel biglietto lasciato in sospeso che avevo letto quando lo avevamo fatto la prima volta.
Gli indovinelli, la suspense… sembrava ci godesse a fare quelle cose.
In quel momento feci la cosa più stupida che il mio cuore avrebbe potuto ordinarmi di fare. Le mie dita furono più leste del mio cervello, ma anche quando mi resi di conto di starlo per chiamare non riattaccai. Ascoltai quel terribile suono di attesa, per qualche minuto; non avevo neppure badato all’ora tarda o pensato che molto probabilmente stava dormendo.
Al decimo suono stavo per riattaccare, ma la sua voce oltre l’apparecchio mi fermò.
-Jeremy? – chiese con voce preoccupata, leggermente impastata di sonno. Me lo immaginai seduto nel letto, i capelli neri scompigliati, gli occhi vivi e lucenti, nonostante le residue tracce dei suoi ogni, magari solo in boxer, la mano libera che stringeva la coperta.
In quel momento scoppiai a piangere silenzioso, non riuscii a trattenermi. Il solo suono della sua voce era come stata una medicina; lo aveva pronunciato con così tanto amore, come sempre, che mi fece male e allo stesso tempo bene.
Perché dovevo amarlo? Perché?
-Dom… - sussurrai, cercando di non fargli intuire il mio dolore, provando a non fargli capire che stavo piangendo, mentre pronunciando il suo nome tentavo di sorridere, facendolo veramente, senza saperlo.
-Qualcosa non va? Stai bene? – chiese come sempre apprensivo.
Ed eccolo il fuoco che tornava, perché solo lui riusciva a darmi ciò che cercavo? Perché Nathaniel invece era gelo?
-Mi manchi… Quando torni? – a parlare era il me debole, quello triste e fragile, che rivoleva l’altro pezzo del suo cuore per respirare. Dovevo apparire parecchio egoista.
-Quando avrò fatto ciò che devo. – rispose e dopo qualche minuto aggiunse: -Mi manchi anche tu mia piccola mela. –
Piansi ancora, mentre dentro di me ripetevo di non illudermi, che era solo una bugia. Non sarebbe mai tornato da me, altrimenti lo avrebbe già fatto, sarebbe stato già in quella camera ad abbracciarmi a fermare la mia autodistruzione personale e non mi avrebbe più permesso di andare a letto con il mio medico curante.
Rimanemmo in silenzio per qualche minuto, mentre io cercavo di asciugare le mie lacrime e lui probabilmente ascoltava il suono del mio respiro.
-Dom, che cosa significa la frase che mi hai lasciato? – chiesi, andando dritto al punto originario per cui lo avevo chiamato.
-E’ un indizio per te. – quella risposta non ebbe altro risultato se non quello di farmi innervosire ancora di più.
-Perché non sei ancora venuto a trovarmi? – chiesi lasciando perdere quell’argomento che sapevo non avrebbe trovato risposta; non da lui. –Ti piace così tanto stare senza di me? – non so come uscì la mia voce, probabilmente spezzata.
-Certo che no, scemo. Sto facendo una cosa per te. – sapevo che era serio, lo capivo dal tono e dall’inflessione di quella voce che avrei voluto sempre avere accanto al mio orecchio, come in quelle notti buie e tempestose e come un bambino tremavo come una foglia a causa della mia irrazionale e infantile paura per i lampi.
-Se fosse così saresti già venuto a prendermi. – dissi con rabbia e sconsolazione insieme.
-Non puoi ancora uscire. – mi fece presente lui e a quella frase il mio primo istinto fu quello di rompere di nuovo il cellulare, ma lo strinsi solamente, talmente tanto forte da far diventare ancora più bianche le mie nocche.
-Va a farti fottere. – allontanai l’oggetto dal mio orecchio e stavo per riattaccare senza nemmeno salutarlo, quando la sua voce, prima che potesse scomparire mi supplicò di risolvere l’indovinello.
Lanciai letteralmente in cellulare su quella specie di comodino che avevo lì accanto e poi scoppiai a piangere a dirotto, senza riuscire a fermarmi.
Era davvero un coglione! Si preoccupava più di quello stupido mistero e non di come mi sentissi io.
Era solo un coniglio, un traditore e in fondo non era diverso da me, ma a quest’ultima considerazione vi arrivai più tardi.
 
Pov Nathaniel
 
In quei giorni Jeremy sembrava perso nei suoi pensieri, lontano anni luce da quella stanza, da quel nostro letto che era diventato il nido dei nostri sospiri e dei nostri ardori.
Rimaneva sempre lo stesso, sempre pronto ad ammaliarmi, a sedurmi per gioco e per voglia, ma lo vedevo dai suoi occhi che si erano leggermente incupiti che c’era qualcosa che non andava. I suoi baci, perfino, erano meno intensi e bollenti.
Sapevo che il nostro era un gioco pericoloso, entrambi stavamo semplicemente cercando qualcosa che non potevamo ottenere, qualcosa che aveva uno stesso nome: Dominic.
Non sapevo se gli avrebbe mai detto di noi, se gli avrebbe rivelato di averlo tradito, perché in fondo sapevo che ciò era, ma ero cosciente che in fondo quello ad avere più torto tra noi due ero io; questo perché le mie motivazioni erano aggravate dal peso della vendetta.
Lo stavo usando, stavo utilizzando il suo stato fragile per fare un torto a quell’uomo che amavo anche io e che non riuscivo a lasciar andare, nonostante tutti quegli anni di lontananza.
Dominic era stato tutto per me: la mia famiglia, il mio amante, il mio migliore amico e anche mio fratello, ma poi aveva buttato tutto dietro alle spalle ed era andato avanti senza di me, lasciandomi indietro come se non fossi stato per lui altro che un semplice giocattolo.
Si era scusato prima di andarsene. Sapevo che la sua intenzione non era mai stata quella di farmi del male, ma me ne aveva fatto, così tanto da aver desiderato la morte, ma ciò non toglieva che mi aveva lasciato solo, togliendomi il mondo che avevo costruito intorno a lui, lasciandomi addosso l’enorme paura di non potermi più fidare di nessuno, perché prima o poi tutti se ne sarebbero andati dalla mia vita, poiché ero io a essere sbagliato.
-J perché ami Dominic? – gli chiesi, mentre eravamo completamente nudi e stesi sul letto, i suoi capelli che mi solleticavano il mento, la mie dita che lo accarezzavano dolcemente sulla linea della spalla.
-Dobbiamo proprio parlare di lui? Credevo avessi smesso di farmi da analista. – la sua voce voleva essere accusatoria, ma uscì solo bassa, lontana come tutta la sua essenza.
I suoi occhi verdi erano puntati verso il comodino, là dove vi era il cellulare che non produceva alcun suono, come se aspettasse qualcosa da esso; un messaggio o una chiamata.
-Sei tornato a sentirti con Dominic? – gli chiesi.
-L’ho sentito solo una volta qualche giorno fa. E’ solo un coglione, lascialo perdere. – si alzò appena e si sedette su di me, con le sua mani iniziò ad accarezzare il mio petto, poi le spalle, fino ad arrivare ai polsi.
-Come te li sei fatti? – chiese alludendo alle argentee e marcate cicatrici che portavo in quel punto e che mai sarebbero potute scomparire come il mio peccato e il suo ricordo.
Accarezzò quelle strisce in rilievo, interessato, curioso, come se davvero non riuscisse ad immaginarlo.
-Anche io tempo fa ho cercato la morte come via di fuga. – ritirai il polso e mi misi a sedere, gli accarezzai il profilo del volto, gli scostai un po’ di capelli vermiglie dietro l’orecchio e lo baciai castamente sulle labbra.
Provai compassione per lui, quasi vergogna di me stesso per ciò che gli stavo facendo. Perché le decisioni più difficili erano anche le più sofferte, tormentate?
Forse un giorno sarei finito davvero all’inferno se questo fosse davvero esistito.
Mi guardò stranito, alzando appena le sopracciglia e sondando il mio sguardo, i miei occhi, come se non riuscisse a crederci. Strano come lo facessero tutti, tutti tranne il mio coinquilino; lui non appena aveva scorto quelle file di dolore mi aveva abbracciato, accarezzato uno zigomo e mi aveva abbracciato, portandomi poi nel suo letto, a dormire, per tutta la notte. Quello era stato l’unico giorno in cui forse avevo dormito davvero, ma anche quello in cui avevo iniziato ad evitarlo per paura.
-E’ successo dopo che Dominic ruppe la nostra relazione. – gli spiegai –Non volevo vivere senza di lui, ma lo scoprire che non mi aveva mai amato e che era stato con me solo per compiacermi è stato come essere colpito da un fulmine a ciel sereno, sommerso dalle onde del mare agitato, o meglio, da una valanga di fredda e dura neve. – lo scostai da me e mi alzai, iniziando a riprendere i miei vestiti da terra. Mi ero intrattenuto più di quanto dovessi; la mia pausa era finita da almeno dieci minuti.
-Stavate insieme? – lo chiese con voce atona, senza vederlo sapevo che i suoi occhi erano sull’orlo delle lacrime, mentre una gelosia rovente brillava rossa nel verde.
-Sì, tre anni e poi mi ha mollato, ma so per certo che lui ti ama sul serio. – era forse un modo per espiarmi? –Se non ti avesse amato non ti sarebbe stato accanto mentre eri in ospedale, non avrebbe chiamato me, a notte fonda, pregandomi di aiutarti. Piangeva quando lo ha fatto, non lo ha mai fatto con me; a dire il vero non so proprio nulla di lui. – risi mesto, rassegnato, consapevole di quella verità amara.
-Glielo hai detto? – chiese, alzandosi e abbracciandomi da dietro. Sembrava non avercela affatto con me.
-Che siamo stati a letto insieme? No, posso averti usato, posso averne avuto la tentazione, ma… no. – quella sera al bar e tutte quelle seguenti mi sarebbe piaciuto dirglielo, vedere la sua espressione sorpresa, addolorata, arrabbiata, disperata e poi distrutta, ma il pensiero di Jeremy mi aveva sempre fermato. Lui era innocente, non era colpa sua se Dominic si era aperto a lui e non a me, anche se la cosa mi faceva male, così tanto da sentirmi ancora più inutile e sbagliato di prima.
-Ora devo andare. – mi congedai, staccandomi da lui e andandomene.
 
Pov Jeremy
 
Sapere che erano stati amanti in qualche modo non mi aveva sorpreso; lo avevo già intuito da tempo, ma non avevo voluto ammetterlo a me stesso. Non faceva male, come poteva farmene quando ad essere nel torto ero io? Non potevo recriminare nulla, come non potevo non sentirmi in colpa per ciò che avevo fatto.
Avevo tradito Dominic e non una volta, ma ormai dodici, come gli apostoli e il cui l’ultimo era Giuda.
Non sapevo se mi avrebbe mai perdonato se glielo avessi detto, probabilmente sì, ma l’essere a conoscenza del fatto che non sospettasse nulla mi sollevava. Non volevo che venisse a conoscenza di ciò, perché mi vergognavo come non mai di me stesso.
In quei giorni, dopo quella prima ed ultima telefonata avevo pensato così tanto da farmi scoppiare la testa, ero arrivato ormai alla comprensione del mio problema tra quelle quattro pareti in solitudine, inoltre le pasticche, come aveva detto Nathaniel il primo giorno, mi avevano aiutato.
Non ero ancora arrivato alla soluzione, ancora non sapevo perché continuare a vivere, ma sapevo di non voler più morire, ne ero sicuro o almeno ero vicino alla sicurezza quanto alla comprensione.
Mi serviva ancora qualcosa però, che tuttavia non riuscivo ad afferrare. Sentivo una mancanza, percepivo che al mio puzzle ormai più ordinato mancava una tessere e il mio istinto mi diceva che potevo trovarla solo se avessi risolto quello stupido enigma.
Scesi dal letto, incurante di essere completamente nudo. A parte il medico biondo non veniva mai nessuno nella mia stanza, tranne che un’infermiera di tanto in tanto durante gli orari dei pasti o se sentiva rumori strani; nessuno mi faceva mai pressioni per uscire da lì e tutti erano sempre molto cordiali. Inoltre, mi sembrava di essere l’unico paziente in quella struttura.
Probabilmente era perché Dominic pagava profumatamente la mia permanenza, che mi permettevano di condurre la mia vita come volevo a patto che non decidessi di impiccarmi o uccidermi.
Andai nel piccolo armadio, dove tenevo tutto ciò che mi ero portato dietro. Presi la borsa blu da viaggio, quella dove ero sicuro che Dominic avesse riempito con indumenti comodi e che sapeva mi sarebbero serviti più spesso rispetto a quelli posti nella valigia, anche se in realtà era stato solo per dividere le mie cose dalle sue; infatti, quella sacca era pieno di sue magliette, pantaloni e maglioni. Di certo erano tutti indumenti troppo grandi e larghi, ma profumavano ancora di lui.
La portai sul letto e aprii la cerniera, subito quel gradevole fragranza che sapeva di zucchero, cannella, tabacco, cioccolata e lampone.
La prima cosa che vidi fu un maglione, che però era mio. Subito ripensai a quelle poche righe dell’enigma e mi affrettai a prendere il cellulare anche se ormai lo sapevo a memoria. Lo rilessi, poi lo buttai da qualche parte e mi avventai sulla borsa fino a che non trovai un piccolo scomparto che non avevo mai saputo esistesse.
Lo aprii e dentro vi trovai un piccolo cofanetto di gioielleria e una lettera.
Li soppesai entrambi e poi decisi che valeva la pena scoprire cosa voleva dirmi:
 
 
 
 
 
My,       H o pensato e ripensato a cosa scrivere in questi ultimi quattro giorni e ancora non sono sicuro di ciò che voglio veramente dirti; non so cosa dirti. Vederti quella sera per me è stato come se il mondo fosse diventato, muto, cieco, mentre il mio cuore si fermava col tuo, ad ogni battito che rallentava, perché io ne sono sicuro: il mio cuore non può più vivere senza il tuo.
Sono complementari, i loro martellanti 'tum' sono come foglie che cadono dagli alberi e volano trasportate dal vento; se uno smette di soffiare, allora anche le voglie non possono volteggiare.
Vorrei tanto tornare indietro nel tempo, cancellare ciò che ti ha fatto male, avvolgerti nelle mie braccia e non lasciarti più andare; vorrei tornare alla sera del nostro primo incontro, salire le scale, prenderti la mano e portarti via.
Sai, ti ho amato sin da quel momento, da quando i nostri occhi si sono incontrati e io sono affogato dentro di essi. Tu mi hai rapito il cuore My, anzi, hai fatto di peggio: mi hai contaminato il cuore con il tuo peccato, con i tuoi colori brillanti che mi hanno inebriato del tuo profumo di mela.
Stare lontano da te è come dire morte e io ne ho vista tanta sulla mia strada.
Non smetterò mai di dire che io non ti merito Jeremy, perché tu sei tutto ciò a cui ho aspirato da una vita, tutto ciò che avevo solo sognato fino a sei mesi fa.
Tu sei la mia perfezione, anche nei tuoi piccoli difetti:
Amo la mattina quando tenti di svegliarmi con uno dei tuoi tanti giochini;
Adoro vederti indossare la mia maglietta per andare a dormire;
Sei adorabile quando metti il broncio perché non hai ottenuto ciò che volevi;
Sei magnifico quando mi balli davanti pur di farmi cedere alle tue voglie;
Bramo fare il bagno con te ogni sera, punzecchiarmi e giocare con la schiuma fino a fare un disastro in bagno che puntualmente io devo ripulire;
Amo i nostri appuntamenti in camera tua, mentre io ti abbraccio e tu giochi con Assassin's creed e fai finta di uccidermi ogni volta;
Adoro il tuo sorriso che mi riempie la giornata di sole e allontana gli incubi di quel passato che per sempre mi perseguiterà fino alla morte;
Bramo l'idea di passare tutta la mia vita con te, My.
So che posso sembrare patetico, che forse ormai è troppo tardi e mi odi, ma mai e poi mai ti considererei l'errore della mia vita, ma solo la mia più grande gioia.
Ti amo, come non ho mai fatto con nessuno, come non l'ho mai detto a nessuno.
Ti amo, My.
Sposami, anche se fosse troppo tardi: sposami.
  Ti amavo, ti amo, ti amerò per sempre
Dominic.
 
 
 
Piansi. Piansi, mentre qualcuno per me apriva il cofanetto e mi metteva la piccola fede di diamanti e argento all’anulare sinistro. Non avevo bisogno di alzare lo sguardo per sapere chi era, non mi importava nemmeno sapere come fosse arrivato senza io lo sentissi; non mi importava nemmeno il perché era lì.
Gli volai addosso, lo baciai di slancio incurante di essere ancora nudo. Non mi importò nemmeno se si chiese perché lo ero, lo baciai, come se non vi fosse un domani.
Dominic era lì ed era tutto ciò che mi importava.
-Sì, sì, sì. – risposi alla sua proposta. Non meritavo tutto ciò, lo sapevo bene, ma se non lo avesse mai saputo nessuno avrebbe sofferto. Quel tradimento non sarebbe mai più accaduto, lo giurai a me stesso, mentre avevo trovato la risposta alla mia domanda: volevo vivere per lui.
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