You are My apple sin

L'amore arriva sempre per caso, a volte quando ne hai già uno accanto, ma che non è quello vero che ti aspettavi e questo capita a Dominic che nel conoscere il figlio della sua promessa sposa si innamora per la prima volta. Jeremy, coi suoi occhi verdi, quei morbidi capelli e quel profumo dolce, il sorriso da ribelle e strafottente adolescente che sa di poter avere in mano il mondo e che non conosce l'amore se non quello dato dal piacere. Un amore sbagliato, ma ne varrà la pena; sempre se Dominic vorrà mordere la sua mela del peccato.
Una storia fatta di sbagli, una storia che vuole raccontare di amore e vita.
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Non potevo cedere, non dovevo farlo. Se avessi morso la mela del mio peccato sarebbe stata la fine, il lungo declino che mi avrebbe portato a volere di più, a desiderare di mangiare l'intero frutto, non lasciando neppure il torsolo.
Mi sarei avvelenato coi suoi semi, con il suo gusto frugale che ero sicuro fosse stato derivato dall'ambros

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2. An impious love at first sight (parte 2)

You are My apple sin Capitolo 2 - An Impious love at first sight ( parte 2 )  

"The seed of every sin know to
man is in my heart."

Robert Murray McCheyne


 

PoV Jeremy

 

-Potevi anche andare con mia madre e io prendere un taxy.- sbottai irritato, mentre il moro guidava la sua bellissima macchina sportiva.

Avevamo lasciato da poco il ristorante e io avevo davvero creduto di avercela fatta a trovare una scappatoia. Invece no, lui doveva rovinare tutto! Che fosse dannato!

Mi morsi il pollice, mentre lui ridacchiava come se nulla fosse.

-Non lascerei mai salire un minorenne con uno sconosciuto e durante la notte.- ancora con quella storia del minorenne. Quanto sarebbe durata?

Eravamo nel ventunesimo secolo diamine! Ormai i ragazzi alla mia età rientravano a casa alle tre di notte, bevevano alcolici fino a perdere sensi, fumavano sigarette e marja, alcuni persino cose più pesanti, buttavamo al vento la nostra prima volta persino a dodici anni! Come diavolo faceva ad essere così all'antica? Non aveva poi tanti più anni di me.

-Che palle.- imprecai e poi rimasi di nuovo in silenzio e lui fece lo stesso.

Per mia fortuna arrivammo quasi subito e non appena parcheggiò la macchina io mi buttai subito fuori dall'abitacolo.

Finalmente la festa sarebbe iniziata, col cretino o meno. Il mio ospite era già sicuramente arrivato e mi stava aspettando in camera e io non vedevo l'ora di sentire i brividi della frenesia del sesso pervadere il mio corpo.

Volevo sentirmi amato, volevo dimenticare il viso di mia madre, la sua freddezza, il suo astio.

Corsi immediatamente sopra le scale e mi bastò spingere la porta, che avevo lasciato aperto prima di uscire come ogni volta, prima di entrare.

Sentii la portiera di Dominic chiudersi e poi il suono dell'antifurto che si inseriva con quel fastidioso *bip* che produceva.

Grazie alle sue gambe lunghe mi fu praticamente dietro e mi fermò a metà della rampa delle scale.

-Jeremy.- perché il mio nome pronunciato dalle sue labbra sembrava sempre una carezza? Tuttavia mi dava ai nervi. Non volevo pronunciasse il mio nome, lui era solo un estraneo che si sarebbe accampato in casa.

-Che vuoi? Ho un amico che mi sta aspettando in camera.- lo informai ghignando, pensando che sarebbe stato indignato, ma a differenza della mia previsione il suo viso era rimasto composto e quegli occhi neri brillavano forse più intensamente di prima, anche se non avrei saputo dire per cosa.

-Ci godi così tanto a farti del male? Perché ti vendi?- non capii il senso di quelle domande. Insomma, vendermi? Io non mi facevo dare denaro, mi piaceva scopare e basta.

-Io non mi vendo.- ringhiai irritato di quell'accusa ingiusta. -E non mi faccio nemmeno del male.- non ero affatto ferito. Dove diavolo vedeva graffi o altro su di me?

-Lo fai invece. Vai a letto con chiunque ti voglia, non è così?- la sua era una domanda retorica, non aveva bisogno di risposte e io comunque non avrei potuto dissentire. -Le persone come te sono quelle che odio di più. Almeno le prostitute lo fanno per guadagnarsi un misero pezzo di pane, ma tu?-

Era per caso una ramanzina quella? Per fortuna che aveva detto di non volermi fare da padre!

-Senti, solo perché tu vivrai qui io continuerò a fare quello che mi pare. Che tu ci sia o meno.- lo informai e poi tentai di salire le scale, volevo raggiungere la mia vera serata.

La mano di lui, però, si serrò ancora sul mio polso fermandomi e io alzai gli occhi al cielo.

-Che c'è ancora?- chiesi esasperato.

-Perché ti rovini la vita a questo modo? Perché ti fai del male?- e io ancora una volta non capii ciò che lui voleva dirmi.

Dov'erano le ferite? Io non le vedevo. Io stavo bene.

-Perché sono un errore.- risposi quindi alla prima domanda, anche se avrei sostituito il verbo “rovinare” con “vivere”.

-Allora lascia che trasformi l'errore nel giusto risultato dell'equazione.-. Persi il fiato. Nessuno aveva mai detto una cosa del genere, non a me; non perme.

-Come?- chiesi, cercando di non dare a vedere l'emozione che quelle undici parole avevano provocato dentro di me. Ma comunque lo odiavo!

Lui sorrise serafico, un sorriso così bello e dannato, che fece sussultare per un momento il mio cuore, ma probabilmente fu solo un'impressione.

-Modificando il risultato del libro.- scoppiai a ridere e mi avvicinai al suo viso.

Ora che lo vedevo bene da vicino era davvero bello.

Occhi neri come il carbone, capelli neri e leggermente sconvolti, ma comunque in ordine; i tratti del viso erano affilati, maturi e non vi era alcun filo di barba e poi le labbra; se non fosse stato il fidanzato di mia madre e non lo avessi odiato, forse, gli avrei concesso un giro nel mio letto.

-Come vuoi, ma per ora rimango un errore quindi vado a vivere la mia serata.- mi staccai da lui e corsi di sopra, fino in camera mia, dove fortunatamente il ragazzo mi stava ancora aspettando.

Mi chiusi alla porta alle spalle, ma senza dargli un giro di chiave. Era sempre stato un mio difetto quello di non chiudere mai per bene le porte.

-Sei in ritardo.- sorrise lui, umettandosi le labbra, mentre io lasciavo a cadere a terra la giacca, mi toglievo quelle scarpe eleganti e scomode e felinamente comminavo verso di lui.

-Scusa, il nuovo compagno di mamma è un rompicoglioni.- iniziai a sbottonarmi la camicia.

-Ma ora sei qui.- allungò una mano verso di me e io stavo per prenderla, ma in quel momento la porta si aprì.

-Sparisci prima che io possa chiamare la polizia.- la voce di Dominic era glaciale, mentre poggiava elegante come un dio greco contro lo stipite della porta.

Come si permetteva di minacciare i miei ospito dopo ciò che gli avevo appena detto?

-L'ho invitato io, vattene via.- ringhiai, ma lui mi guardò con quegli occhi neri e imperscrutabili, che non ammettevano lamentele.

Il ragazzo che era sul letto fece schioccare la lingua contro il palato, stizzito.

-Ho capito me ne vado.- disse solo, riprendendosi la giacca in pelle che aveva poggiato sul mio letto e andandosene dalla mia stanza e poi dalla mia abitazione.

Lo ammazzo!” pensai in preda alla rabbia, mentre il sangue mi ribolliva dentro.

-Che cazzo ti prende! Hai appena rovinato una magnifica serata!- gli urlai contro, camminando verso di lui e puntandogli l'indice contro il petto.

-Quello non era venuto solo per scopare. Non te la saresti cavata solo con lividi e graffi.- spiegò e io avrei voluto davvero ammazzarlo, avvolgere le mie mani intorno al suo collo e stringerlo fino a fargli mancare l'aria.

-E Cosa ti farebbe pensare questo?- chiesi, cercando di darmi un contegno. Non volevo finire in prigione per omicidio.

-A quel tizio piace giocare pesante.- perché credeva sempre di sapere tutto? -Non lo hai notato il coltello che aveva nei pantaloni?-

Un misero coltello? Era questa la sua banale scusa? Un coltello!

Mi venne da ridere.

-E chi ti dice che a me non piaccia giocare pesante?- lo stuzzicai.

-Conosco i tipi come te. A te non piace essere sottomesso del tutto, sei tu che vuoi tenere il guinzaglio.- e io sapevo che aveva ragione.

A letto mi piaceva stare sotto, adoravo essere preso, ma dovevo avere io le redini del gioco; ero io a dover dettare il ritmo dell'amplesso.

Era anche vero che non odiavo i rapporti estremamente violenti.

-Inoltre non ti feriresti mai. Il tuo corpo ti serve per danzare.- come poteva uno che avevo conosciuto da meno di quattro ore sapere tutto questo di me?

-Ora muoviti. Questa notte dormi con me.- mi prese di nuovo per il polso. Sembrava fosse diventato un vizio e iniziò a trascinarmi, mentre io non riuscivo a dire nulla.

 

PoV Dominic

 

Sapevo quanto fosse pericolosa quella mossa. Farlo dormire nel mio letto con la scusa di tenerlo d'occhio, quando in realtà ero solo talmente geloso da volerlo tenere tutto per me.

Non sopportavo l'idea che Jeremy avesse potuto essere toccato da uno qualsiasi. Quanto poco si valutava?

Sapevo quanto la mancanza di amore e di sicurezza potesse far prendere le decisioni più sbagliate, più sconsiderate, ma lui davvero aveva preso la peggiore delle strade o, forse, era solo la mia razionalità ottenebrata a farmela vedere a quel modo.

-Mettiti la maglietta del mio pigiama.- lo invitai,porgendogliela -A me bastano i pantaloni.- in realtà la notte preferivo dormire nudo, ma di certo con lui nel letto non avrei potuto.

Lui mi guardò e poi la prese irriverente; sembrava un piccolo gatto appena ferito nell'orgoglio e forse era proprio così.

Sorrisi, mentre mi voltavo per non guardarlo spogliarsi e io stesso iniziai a farlo.

Sentivo i suoi occhi su di me, che mi guardavano, ma io cercai di ignorarli, di calmare i miei più bassi istinti che mi suggerivano di voltarmi, camminare verso di lui e baciarlo per poi saltargli addosso, ma: primo, non volevo essere come gli altri; secondo, non dovevo azzardarmi a poggiare nemmeno un dito su di lui.

-Si può sapere perché devo dormire con te?- parlò finalmente.

Mi voltai, per fortuna si era già infilato la maglietta che era troppo lunga e larga per lui, ma che comunque lo rendeva bellissimo oltre ogni immaginazione.

Ero davvero un pedofilo, non c'erano dubbi. Trovare sensuale e magnifico un ragazzo di appena diciassette anni che indossava la mia maglietta era troppo anche per me; non mi era mai successo! Ma a quanto pare Jeremy si stava prendendo tutte quelle prime volte che credevo non avrei mai sperimentato.

-Perché così sarò sicuro che non ti farai del male invitando qualche altro stupido arrapato in casa.- mi avvicinai e gli scompigliai i capelli con una mano sorridendogli. Erano morbidi.

-Non farlo.- disse subito lui, schiaffeggiandomi la mano e allontanandomi.

-Perché?- chiesi. Quante volte avevo pronunciato quella parola sera? Ero per caso un bambino? Eppure, volevo sapere ogni più piccola motivazione, la spiegazione banale di ogni suo più piccolo gesto.

-Fatti gli affari tuoi.- e se ne andò nel mio letto, mettendosi sotto le coperte. Lo seguii e non demorsi.

-Perché?- chiesi.

Lui mi fulminò con lo sguardo.

-Se non mi dai una spiegazione plausibile continuerò a farlo.- lo avvisai, scompigliandoglieli di nuovo e ottenendo la stessa reazione.

-Perché lo faceva mio padre!- sbottò e io sorrisi comprensivo.

-Allora posso baciarti sulla fronte?- chiesi. Un piccolo surrogato, non volevo sostituire qualcosa che per l'altro era importante.

-Preferisco che non mi tocchi.- rispose, però lui, frantumando la mia piccola speranza.

-Perché?- chiesi ancora.

-Ti diverti?- mi domandò di rimando evidentemente infastidito.

Adoravo quella piccola lingua tagliente.

-Voglio solo sapere.- scrollai le spalle.

-Oh, fa quel che ti pare! Mi è venuto mal di testa- si arrese lui e io sorrisi come un ebete, abbassandomi sul suo viso e poggiandogli un piccolo bacio sulla fronte.

-Buona notte.- gli augurai e lui ringhiò, voltandosi su un fianco e allontanandosi il più possibile da me.

Non passarono che pochi attimi che lo sentii assopirsi completamente, mentre io non aveva fatto altro che contemplarlo per tutto il tempo; fino a che non mi addormentai.

Quella notte tuttavia mi svegliai una sola volta; quando sentii qualcuno stringermi.

Jeremy nel sonno si era stretto a me e usato da cuscino.

Non avevo potuto trattenere un sorriso, mentre mezzo addormentato gli posavo un bacio sulla fronte e lo stringevo ancora di più a me, abbracciandolo, riaddormentandomi subito dopo.

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