You are My apple sin

L'amore arriva sempre per caso, a volte quando ne hai già uno accanto, ma che non è quello vero che ti aspettavi e questo capita a Dominic che nel conoscere il figlio della sua promessa sposa si innamora per la prima volta. Jeremy, coi suoi occhi verdi, quei morbidi capelli e quel profumo dolce, il sorriso da ribelle e strafottente adolescente che sa di poter avere in mano il mondo e che non conosce l'amore se non quello dato dal piacere. Un amore sbagliato, ma ne varrà la pena; sempre se Dominic vorrà mordere la sua mela del peccato.
Una storia fatta di sbagli, una storia che vuole raccontare di amore e vita.
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Non potevo cedere, non dovevo farlo. Se avessi morso la mela del mio peccato sarebbe stata la fine, il lungo declino che mi avrebbe portato a volere di più, a desiderare di mangiare l'intero frutto, non lasciando neppure il torsolo.
Mi sarei avvelenato coi suoi semi, con il suo gusto frugale che ero sicuro fosse stato derivato dall'ambros

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6. A kiss from a drunk

You are My apple sin


Capitolo 6
A kiss from a drunk”

 

You will always be fond of me.

I represent to you all the sins

you never had the courage to commit.

Oscar Wilde, The Picture of Dorian Gray

 

PoV Jeremy

 

-Perché sembri assente?- chiese con voce pesante, sospirando e gemendo, mentre si muoveva dentro di me.

Quella sera Dylan si era presentato a casa mia con un gruppo di amici, che nemmeno conoscevo, e li aveva praticamente lasciati di sotto da soli a bere e mangiare, mentre mi trascinava di sopra nella mia camera degli ospiti.

Ribaltai le posizioni mettendomi sopra di lui e iniziando ad impalarmi, volevo solo che tutto ciò finisse alla svelta.

Avevo tradito Dominic un'altra volta e non solo perché non ero stato in grado di ascoltare il suo consiglio, ma anche perché continuavo a desiderarlo anche mentre lo stavo facendo con quel ragazzo che avrei dovuto amare da una vita, ma che non vedevo affatto.

Era ormai inutile nasconderlo: amavo il mio futuro patrigno. Non era divertente?

-P... pensa solo a muoverti.- risposi, chiudendo gli occhi e stringendo le labbra, per impedirmi di urlare il nome di quell'uomo che non avrei mai potuto avere.

Dovevo odiarlo, dimenticarlo; anche a costo di strapparmi il cuore.

Dylan sotto di me grugnì mentre veniva nel preservativo che avevo insistito indossasse.

Non volevo più sporcarmi, non volevo sentire una parte di lui dentro di me; non quando ormai avevo capito che era esattamente come tutti gli altri.

Per lui non ero altro che uno strumento del piacere, il ragazzo che apriva le gambe a chiunque, una preda che se conquistata e imbrigliata non avrebbe fatto altro che portare notorietà.

Mi sfilai da lui, nascondendogli la mia insoddisfazione coprendomi con un lenzuolo e andando a farmi una doccia.

Avevo bisogno di pulirmi, di piangere e di una birra.

 

PoV Dominic

 

Avevo tardato più del previsto.

Sperai che quella sera Jeremy avesse mangiato, aveva detto che non sarebbe uscito, quindi confidavo col fatto che a quell'ora fosse già andato a dormire.

Parcheggiai la macchina accanto al marciapiede davanti a quella sontuosa casa dalla facciata bianca e il tetto blu.

Mi presi un momento per osservarla, incrociando le braccia sul volante e poi notai le luci ancora accese al piano di sotto e di sopra; segno che a differenza della mia immaginazione lui era ancora sveglio.

Scesi dalla macchina e con il telecomando la chiusi, affrettai il passo inquieto. Perché era ancora sveglio alle 2:30 di notte?

Come ogni volta la porta non era chiusa, un brutto vizio che Jeremy aveva e che non riuscivo a togliergli. Non importava quanto gli facessi notare essere pericoloso, lui continuava ad insistere sul fatto che nessuno sarebbe venuto mai a rubare in casa.

-Jeremy?- chiamai, togliendomi la cravatta e andando poi verso la cucina che era stata messa a soqquadro e piena di lattine e bottiglie di birra sparse su tutte le superfici piane, insieme a sacchetti di patatine e residui bianchi sul tavolo di vetro che sperai vivamente fosse farina.

-Oh, ecco il “papà”.- rise il castano sopraggiungendo vestito solo con la mia maglietta dal salotto con in mano una bottiglia quasi vuota di alcol.

-Che è successo qui?- chiesi alterato e preoccupato allo stesso tempo andandogli incontro e strappandogli di mano la fonte di tutto quel guaio.

Lui rise, passandomi le braccia intorno al collo e alzandosi sulle punte, avvicinandosi al mio viso e accarezzandolo con le sue labbra umide, morbide che dovevano sapere di birra.

-C'è stata una festa!- rispose ovvio, posando poi il capo contro il mio petto e sfrusciandosi come un gatto.

-Non avevi detto che volevi rimanere solo?- gli chiesi, stringendolo a me. Non avevo la forza di rimproverarlo, non in quel momento, mentre dietro ai suoi occhi avevo visto le sue lacrime trattenute.

-Dylan è venuto coi suoi amici.- si staccò e mi prese per mano, per iniziare a ballare, nonostante il suo passo malfermo.

Tentai di seguirlo, impacciato, per niente aggraziato e lui rise, mentre per poco non cadeva inciampando.

-Perché hai bevuto?- chiesi, tenendolo stretto a me, evitandogli così la burrascosa caduta.

Lui portò una mano al mio viso e mi accarezzò, sorridendomi, gli occhi che rilasciavano dalla loro prigione quelle piccole perle salate.

-Sei bello Dom.- mi lodò, sorridendo dolcemente e in quel momento, avrei mandato tutto all'inferno, pur di baciarlo, di assaporare quel sorriso, quel dolce e tenero, magnifico e allo stesso tempo peccaminoso sorriso.

-Jeremy, cosa c'è che non va?- chiesi, prendendolo per il polso come sempre e iniziando a trascinarlo al piano di sopra; aveva bisogno di una doccia gelata per riacquistare un po' di lucidità e io con lui.

Lui si fermò a metà della rampa di scale e posò la testa contro la mia schiena.

-Avevi ragione tu...- sussurrò enigmatico prima di far sciogliere la mia presa e mettersi di fronte a me, sull'altro gradino, per essere alto quanto me.

-Dom, io ti piaccio?- chiese, posando le sue mani a coppa sul mio viso e avvicinandosi piano.

Sapeva cosa voleva fare, allora perché non riuscivo ad allontanarmi?

-Perché hai bevuto Jeremy?- gli chiesi di nuovo senza rispondere alla sua domanda.

-Prendimi.- mi baciò. Posò le sue labbra sulle mie e per me fu come toccare il paradiso, raggiungere le inferriate dorate con un dito, ma sapevo che avrei dovuto rinunciarvi.

Non potevo cedere, non dovevo farlo. Se avessi morso la mela del mio peccato sarebbe stata la fine, il lungo declino che mi avrebbe portato a volere di più, a desiderare di mangiare l'intero frutto, non lasciando neppure il torsolo.

Mi sarei avvelenato coi suoi semi, con il suo gusto frugale che ero sicuro fosse stato derivato dall'ambrosia e alla fine sarei morto, tra quelle braccia, di quell'angelo peccatore vestito di soli veli rossi, dalle ali neri e quelle labbra che sorridevano accompagnandomi nel sonno eterno.

Quando inserì la lingua nella mia bocca io rimasi fermo, senza ricambiare in nessun modo. Le braccia stese lungo il mio corpo, gli occhi aperti che osservavano quel volto tinto di dolore e disperazione.

Che cosa gli avevano fatto?

-Sei davvero insensibile.- esalò staccandosi, pieno di rabbia, mentre mi sbatteva contro la parete, prendendomi per la cravatta che non avevo avuto ancora tempo di togliermi e riprovandoci, ma anche questo volta impedii ai miei desideri di prendere il sopravvento sulla mia ragione.

Era ubriaco, ferito e io non ero altro che una sorta di distrazione.

Se avessi ceduto non avrei fatto altro che trasformarmi in uno di quei dannati maiali che erano venuti prima di me e io non volevo essere come loro.

Jeremy aveva bisogno di amore, uno vero, non fatto di istinti primitivi e sola passione.

-Perché? Perché non ti piaccio!- scoppiò a piangere, battendo i pugni contro il mio petto appena si staccò.

Fu allora che osai abbracciarlo.

-Andiamo a fare una doccia.- suggerii prendendolo in braccio.

 

PoV Jeremy

 

Lo baciai sul collo, lasciando alcuni vistosi succhiotti là dove potevo arrivare, inspirando nel frattempo quel tranquillizzante profumo di tabacco che portava sempre addosso.

Mi mise a terra solo quando arrivammo in bagno e io rabbrividii a contatto con il pavimento dalle piastrelle gelate e a causa del suo corpo che si scostava dal mio.

Andò ad aprire il getto d'acqua nella doccia, lasciandomi lì, al centro della stanza.

Sorrisi, mentre guardavo il suo fondo schiena che era in bella vista e fasciato solo da quei pantaloni che rimettevano in risalto le curve dei suoi glutei.

Mi avvicinai, sfilandomi la maglietta che indossavo e lasciando che i boxer che indossavo cadessero a terra insieme ad essa.

-Vieni anche tu?- chiesi accarezzando il suo posteriore, per poi ridere entrando dentro la cabina portandolo con me.

Il getto d'acqua mi fece tremare come una foglia, ma mi fece riacquistare leggermente lucidità, anche se la nausea non accennava a volersene andare.

-La doccia dovevi farla tu Jeremy.- si lamentò Dominic e io risi guardandolo curioso mentre teneva gli occhi serrati.

-Perché tieni gli occhi chiusi?- chiesi infantile, prendendo le sue mani e facendole scorrere sul mio corpo, partendo dal petto fino a farle arrivare sui miei glutei, gemendo lungo il percorso.

Erano così calde e morbide le sue mani, forti, protettive e anche esperte.

Perché non potevo averle per me? Perché volevano fuggire al mio tocco? Perché lui non cedeva di fronte al mio corpo.

-Sei completamente nudo, Jeremy.- mi fece notare come se fosse un'ovvietà. Mi poggiai con un lato del volto al suo petto, contro quella camicia bagnata che era diventata trasparente; sfrusciai il viso, come un piccolo gatto, trovandola fastidiosa, desiderando solo di poterla togliere.

-E allora?- chiesi, iniziando ad armeggiare con i bottoni di quell'indumento e avendo difficoltà nel sbottonarli a causa della mia vista non propriamente ancora lucida, che ci vedeva doppio. -Devi guardarmi Dom. Voglio che mi prendi.- sospirai, poi mordendolo là dove vi era un capezzolo; un po' per rabbia contro la sua camicia e un po' per gioco.

Lui mi allontanò subito, tenendo gli occhi sempre chiusi, prendendomi per i fianchi.

-Non sono gli altri Jeremy.- lo disse con durezza, ferito nell'orgoglio.

Non c'era bisogno che me lo dicesse, lo sapevo che era diverso ed era proprio per questo che volevo che mi guardasse e mi prendesse in modo anche brutale!

Doveva farlo, altrimenti che ne sarebbe stato di me? Come avrei potuto vivere con questi dannanti sentimenti che portavo nel petto, che quella sera mi ero accorto di provare?

Come potevo dimenticare questo mio amore proibito se lui mi trattava come nessuno avrebbe mai fatto!

Lui mi rispettava, cercava sempre di comprendermi, mi perdonava per ogni cosa, si arrabbiava solo per il mio bene, ogni sera faceva di tutto per arrivare puntuale a cena, anche se a volte doveva andarsene subito dopo che mi ero addormentato per tornare a lavorare.

Lui mi faceva sempre trovare il pranzo e la colazione, si interessava della scuola, mi aiutava a fare i compiti, mi spiegava ciò che non capivo, mi veniva a prendere a scuola di danza quando facevo tardi, esaudiva ogni mio capriccio... come potevo non innamorarmi di lui!

-So che mi vuoi.- lo stuzzicai, riavvicinandomi e tornando a togliergli la camicia. Questa volta ci riuscii e lui me lo fece fare.

Era sempre così con lui. Mi permetteva di toccarlo, ma non rispondeva mai.

Mi avvicinavo e non mi respingeva; semplicemente se ne stava sempre stoico nella speranza che io mi arrabbiassi e aveva ragione, lo facevo ogni volta.

-Jeremy, sai che non ti farò nulla.-. Mi appoggiai di nuovo con il volto al suo petto e sorrisi, mentre con una mano andavo a giocare con quel bottoncino di carne sporgente e turgido.

L'acqua fredda che scorreva sui nostri corpi come se nulla fosse, accarezzandoci, tappando per qualche attimo le ferite.

-Mi ami?- chiesi di getto, fermandomi con la mia distrazione per un momento. -Puoi dirmelo sai, tanto domani mattina non ricorderò più niente.- risi per l'amarezza di quella cosa che però sapevo vera.

Avevo bevuto troppo, probabilmente avrei pensato solo che fosse stato tutto un sogno, o probabilmente non avrei davvero avuto memoria di nulla.

Lui mi strinse forte, nascondendo il volto tra i miei capelli, inspirando poi il mio profumo, per poi baciarmi sulla fronte.

-Andiamo a letto.- rispose, evitando la mia domanda e questo mi ferii. Mi staccai da lui e, grato che tenesse gli occhi chiusi, iniziai a piangere.

Ero davvero uno stupido, che mi aspettavo.

Completamente nudo uscii dal box doccia e raccolsi i miei vestiti e sgocciolando ovunque me ne andai in camera da letto, la nostra camera.

Perché ormai quella stanza era anche mia.

 

PoV Dominic

 

Aspettai che la porta si chiudesse e solo allora mi arrischiai ad aprire gli occhi, trovando per fortuna conferma che lui se ne era andato.

Mi poggiai a uno dei vetri della cabina e mi portai una mano davanti al volto. Lo avevo fatto davvero?

Non sapevo se sentirmi orgoglioso o stupido per la mia scelta. Probabilmente un uomo normale, profondamente innamorato, avrebbe risposto che lo amava e poi se lo sarebbe preso, marcando il territorio ed intimando lui di non guardare più nessun altro, ma io avevo fatto tutto l'opposto.

Non lo avevo guardato, avevo toccato il suo corpo solo là dove era stato necessario, ma inebriandomi della morbidezza della sua pelle, malneando nella mia mente il suo corpo.

Avevo persino evitato, come un codardo, di rispondere alla sua ultima domanda.

-Sono un pazzo.- risi, mentre spegnevo il getto e mi toglievo i vestiti ormai fradici, sostituendoli con un asciugamano e uscendo.

 

PoV Jeremy

 

Quando la porta si aprì l'espressione di Dominic era sorpresa; forse non si aspettava di trovarmi lì dopo ciò che era successo e il modo in cui me ne ero andato.

Lo guardai attentamente, morendo davanti a quel corpo che era fasciato solo in vita da quello striminzito asciugamano.

Vidi la perfezione di quei muscoli, quella piccola e lucente cicatrice argentea quasi invisibile lungo il fianco, le gambe lunghe e toniche, i suoi capelli neri che ancora gocciolavano e che erano scompigliati a causa del piccolo asciugamano che li aveva frizionati.

Era così bello. Così non mio.

 

PoV Dominic

 

Quando lo vidi non dissi nulla, mi diressi solo verso l'armadio per prendermi un paio di boxer e i pantaloni del mio pigiama.

Gli diedi le spalle tutto il tempo, rimanendo in completo silenzio, mentre potevo sentire alla perfezione i suoi occhi puntati su di me.

Mi infilai l'intimo tenendo addosso l'asciugamano, ma quando feci per mettermi i pantaloni percepii una mano gelida posarsi sulla mia schiena, percorrendo quel vecchio tatuaggio che molto spesso dimenticavo persino di avere, ma che per me era un monito; una maledizione.

Il simbolo di quel passato che non avrei mai potuto cancellare.

-E' bello.- disse con voce bassa e leggermente impastata. Aveva pianto?

Lo guardai da oltre la mia spalla e osservai quegli occhi leggermente arrossati, ma bellissimi come sempre.

Non importava quanto le emozioni che provasse fossero negative, quegli occhi continuavano ad attrarre luce; destinati ad essere l'unica luce del mondo.

-E' la mia morte.- sussurrai voltandomi e accarezzandogli il volto, baciandolo di nuovo sulla fronte.

-Ora che ti senti meglio, ti va di raccontarmi ciò che è successo?- gli chiesi, prendendolo per il polso e portando entrami a stenderci sul letto.

Jeremy mi seguì senza opporsi, infilandosi sotto le coperte, imitandomi non appena abbandonai i pantaloni su una sedia e rimanendo così solo in boxer.

Quella sarebbe stata una difficile notte.

-Non è successo nulla.- iniziò col dire. Stavo per controbattere, ma lui continuò. -Dylan aveva solo voglia di fare sesso, non facciamo altro ai nostri appuntamenti.- si raggomitolò ancor di più contro di me e io lo cinsi forte, desiderando con tutto me stesso di poter uccidere quel ragazzo che stava frantumando quella precaria quiete che Jeremy aveva appena acquistato.

-Forse è giusto così... non sono altro che una puttana, no?- sorrise, mentre la sua voce tradiva una profonda tristezza -Questo è il migliore amore che io possa chiedere.-.

Quelle parole mi fecero male. Furono come una stilettata nel cuore.

-Non è vero Jeremy, tu puoi avere di meglio!- lo sovrastai con impeto, con urgenza.

Mi guardò con quegli occhi brillanti, liquidi, rossi e smarriti. Si stava perdendo, si stava ferendo ancora una volta.

Perché la vita era così dura con lui? Perché non potevo dargli io quell'amore che cercava, di cui aveva bisogno?

-Devi solo guardarti attorno, trovare qualcuno che ti ami per come sei. Se tu fossi il mio ragazzo non ti tratterei mai così ad un appuntamento.- lo dissi con sincerità, anche se sapevo di non essere poi così diverso dagli altri, anche se ero cosciente del fatto che anche io desideravo un assaggio di quel corpo perfetto, di quel frutto del peccato.

-E che cosa faresti, allora?- mi chiese, portando una mano al mio viso e accarezzandolo. Gliela presi nella mia e la baciai sul dorso, da perfetto gentil uomo, quale non ero.

-Mi presenterei davanti a casa tua con dei nuovi videogiochi, una scorta infinita di popcorn; poi ti osserverei giocare per tutto il tempo, tenendoti stretto tra le mie braccia, baciandoti di tanto in tanto sulla spalla e cercando di distrarti facendoti il solletico.- mi ero immaginato tante volte quella scena, come mille altre. Scene ipotetiche, irrealizzabili, che avrei solo potuto tenermi nel cuore.

-E alla fine farei la lotta con te e mi addormenterei sul divano, dopo esserci baciati per ore.-

Lui sorrise, costringendomi a farmi stendere su di lui, intrecciando le sue braccia intorno al mio collo.

-Sarebbe bellissimo.- rivelò solo, prima di addormentarsi e in quel momento non desiderai altro che buttare tutto al vento e amarlo; per sempre.

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