The light over the Darkness

Quante volte si desidera scappare dal mondo, anche inconsciamente? Sfuggire alla paralisi del nostro essere-nel-mondo e ritrovarci catapultati in una terra lontana? Haru ci è riuscito, ha avverato il suo più profondo sogno, ma a volte sarebbe bene stare attenti a ciò che si desidera; sopratutto quando si è prigionieri di un vampiro megalomane come l'Imperatore e la tua guardia è un vampiro bellissimo che ha lo stesso nome dell'angelo della morte, mentre il tuo salvatore è il principe delle tenebre che ha voltato le spalle al padre.
Sono tanti i segreti da scoprire, e tante sono le luci da trovare, basta solo saper dove cercare.
"Lo diceva anche il mio nome, Azrael: l’angelo della morte. E io lo ero; tutti in questo posto mi identificano proprio in quello, come un angelo dalle ali nere macchiate di sangue che seminava morte qualunque cosa toccasse, in qualunque luogo andasse."

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4. Viaggio nell'oscurità

Capitolo 3
“Viaggio nell’oscurità”
 
Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.
Marcel Proust
  Haru’s Pov
 
Le sue parole mi rimbombarono nelle orecchie mentre la vista si sfocava.
Era solo questione di tempo e sarei svenuto. Forse, morto asfissiato o soffocato, esattamente come aveva detto Azrael.
Provai una sensazione fastidiosa e insostenibile; era come se qualcuno mi stesse privando dell’ossigeno stringendomi il collo.
Non riuscendo a tenera le testa alta la abbassai senza proferir parola, sentendo comunque il cuore battere sempre più velocemente. Percepivo anche una strana stretta allo stomaco e mi tremavano le gambe. Per fortuna ero appoggiato al tronco dell’albero, altrimenti non sarei riuscito a reggermi in piedi.
 
-Lo prendo per un sì. – Azrael, senza aspettare alcun cenno di approvazione da parte mia, mi caricò in spalla incurante del mio peso; probabilmente per lui ero leggero come una piuma.
Poggiai la testa sulla sua spalla e inalai di nuovo quel profumo; anche questa volta mi diede quello strano e inspiegabile sollievo. Infatti, la stretta allo stomaco sembrò allentarsi, lasciandomi qualche minuto di tranquillità.
Chiusi gli occhi abbandonandomi completamente a lui, sentendo solamente le mani del vampiro che mi sorreggevano, come se mi stesse cullando, mentre camminava ed ero quasi certo che se mi fossi concentrato avrei sentito il suo cuore battere contro il mio petto, ma non avevo né la voglia né la lucidità mentale adatta per compiere uno sforzo del genere.
Così, semplicemente, mi addormentai cullato dalla sua andatura e dalla sua protettiva presenza.
 
*
 
Quando mi risvegliai mi sentivo leggermente meglio; probabilmente, eravamo quasi all’uscita di quell’ostile paesaggio che ci circondava e che come aveva detto Azrael dovevano essere la causa del mio male, ma ancora non avevo la forza per sollevare le palpebre e constatare se era davvero così.
Le creature della luce non possono stare in questa foresta, ti do massimo un’ora prima di morire soffocato.”. Le parole del vampiro tornarono a tormentarmi, non riuscivo ancora a comprendere a pieno il loro senso, ma qualcosa mi diceva che mi avrebbero dato delle adeguate spiegazioni una volta arrivati alla nostra meta, anche se non sapevo qual era.
Continuammo a camminare per un po’ e presto, finalmente, la fastidiosa sensazione di soffocamento sparì completamente, lasciando posto solo alla stanchezza, che non ero riuscito ad allontanare comunque.
Riaprii gli occhi cercando di non addormentarmi, non di nuovo; iniziai a sentire anche la paura che fino a quel momento era rimasta assopita.
- Quanto ci vorrà? - chiese Dragan, che ci stava seguendo rimanendo non molto distante da noi. Se era il principe di quella terra come mai sembrava non conoscere quel luogo? Che fosse cambiato da quando si era allontanato?
L’altro non rispose. Continuava semplicemente a camminare; cosa che fece infuriare inevitabilmente il vampiro dagli occhi grigi.
- Calmi gli spiriti combattivi principe, non vede che ho il coltello dalla parte del manico? -  chiese Azrael col suo tono arrogante e quel ghigno che in qualche modo mi affascinava e trovavo quasi gentile.
L’altro vampiro, ringhiando, continuò a camminare ammutolendosi.
Quel silenzio era alquanto fastidioso e mi sorpresi del fatto che oggi trovassi tutto terribilmente irritante, inoltre, il braccio ferito continuava a reclamare attenzioni; picchiava come un fabbro cala il suo martello sull’incudine su cui poggia il bollente ed incandescente ferro caldo, pronto a essere modellato.
L’unica cosa che sembrava calmarmi era quel profumo di libertà che arrivava forte alle mie narici, cullandomi e avvolgendomi come una calda coperta in una fredda sera d’inverno; chiusi nuovamente gli occhi e mi lasciai andare tra le braccia accoglienti di Morfeo.
 
Azrael’s POV

Camminammo a lungo attraverso la folta foresta scura e minacciosa. I rumori dei suoi abitanti erano la nostra unica compagnia e sicuramente erano meno agghiaccianti del silenzio che a tratti incombeva su di noi.
Sin da bambino ero stato abituato a difendermi da solo senza contare sull’aiuto di nessuno, quindi per me sarebbe stata una passeggiata sbarazzarmi di qualsiasi essere avrebbe osato ostacolare la nostra marcia, l’unico problema era il nanerottolo che portavo in spalla, piccolo e indifeso.
Si era lasciato prendere in spalla senza opporre la minima resistenza; tanto fragile quanto ingenuo. L’avevamo osservato a lungo durante gli ultimi sei anni, cercando una qualsiasi prova alla tesi del mio signore, l’Imperatore Nero, il signore dei vampiri.
Dopo un accurato studio avevamo raccolto prove sufficienti per affermare che aveva ragione: lui era la reincarnazione dell’Angelo che stavamo cercando da tempo. Infatti, l’Angelo che aveva creato ogni cosa che posava su quel mondo, prima di morire, aveva annunciato che un giorno sarebbe arrivato qualcuno con un’anima talmente pura, che avrebbe accolto la sua luce fino all’arrivo del suo vero successore, del corpo che conteneva la sua anima; o per lo meno questa era una delle tante versioni che si andavano narrando, ma c’era una cosa che tutte avevano in comune: il suo ritorno.
Quella dannata creatura dalle candide ali era stata, però, tanto stupida da scegliere l’unico erede maschio della famiglia imperiale della Luce come “custode”.
Le poche cose che sapevamo erano che non poteva usare i misteriosi poteri dell’Angelo, ma ci avrebbe condotti fino al nuovo Angelo; perché sicuramente era qui, da qualche parte. Dovevamo solamente lasciarci guidare.
Era stato molto fortunato: mi era stato chiaramente ordinato di non ucciderlo, anche se mi ero divertito a fargli credere il contrario, e naturalmente ero tenuto a obbedire. Non avrei mai disobbedito al mio Signore; ci tenevo ancora alla mia pelle e le sue punizioni non erano ancora esattamente previste nel mio brillante futuro.
Tuttavia, quel ragazzo che tenevo tra le braccia, era una specie di tentazione a cui dovevo resistere; almeno momentaneamente.
Eppure, il suono del sangue che scorreva nelle sue vene mi arrivava alle orecchie quasi come fosse il rumore della pioggia, per non parlare del frugale profumo che mi attirava quasi fosse nettare divino.
Avrei volentieri morso quel candido e invitante collo per assaggiare di nuovo quel prelibato liquido rosso.
Era sicuramente qualcosa di unico, raro, e diverso da qualsiasi altro liquido scarlatto che avessi mai saggiato.
Questo sembrava quasi quello che gli umani definivano droga ed una volta che la provavi non riuscivi a fermarti, e, data la mia indole egoista, non mi sarei fermato; l’avrei preso tutto desiderando che fosse solamente mio.
Sorrisi al pensiero che questo sarebbe diventato realtà, dovevo solamente arrivare a palazzo e annunciare all’Imperatore che sarei stato io a prendermi cura del nanerottolo e allora sarebbe stato tutto mio, e chi sa, forse in tutti i sensi umanamente possibili; dovevo solamente farlo durare più di tutti gli altri umani che si erano presentati al mio cospetto. Sia per mio divertimento, che per mia incolumità; Lui non sarebbe stato molto contento se avessi fatto morire prima del tempo il suo topolino.
Alzai lo sguardo scrutando il cielo che si era scurito più velocemente di quanto mi aspettassi. Da quanto stavamo camminando? Scrollai la testa. Forse, sarebbe stato meglio trovare un riparo per la notte; non ero tanto sprovveduto da continuare a marciare quando le tenebre diventavano assolute e in quei momenti anche un vampiro potente come me avrebbe fatto meglio a fare un passo indietro, soprattutto adesso che portavo quel prezioso carico.
-Troviamo un rifugio. – comunicai freddamente, mentre il ragazzino continuava a dormire tra le mie braccia e a sussurrare qualcosa di indefinito persino per il mio udito.
La cosa più irritante era il suo sorriso. Come poteva sorridere in una circostanza del genere? “Umani” mi dissi nella mia testa, mentre deviavo leggermente il nostro cammino.
 
 
Trovammo una vecchia casa in legno abbandonata, nascosta da vari alberi, non molto lontano.
La costruzione era abbastanza piccola e tutt’altro che accogliente: il vetro della finestra era rotto, ma fortunatamente la porta faceva ancora bene il suo dovere; l’interno era costituito da una sola stanza e l’unico elemento di mobilio era un letto completamente sudicio e mal ridotto.
Il pavimento anch’esso in legno scricchiolava ad ogni passo e le uniche fonti di luce erano la finestra rotta e i buchi del tetto.
Adagiai delicatamente il nanerottolo sul materasso e lo coprì con il mio mantello, serviva più a lui che a me. Mi sorpresi di quel gesto che giustificai con la sola indole di ubbidienza. Se fosse morto di freddo sarei stato io a pagarne le conseguenze.
Certo. Cos’altro poteva essere? Solo quello. Non avrei mai e poi mai potuto affezionarmi a quel nanerottolo che ora aveva mutato espressione, sostituendo quel lieve sorriso con una smorfia quasi di dolore.
Perché? Semplice, io non ero in grado di amare; inoltre, sapevo praticamente tutto di lui e l’avevo sempre e solo visto come un ragazzino impacciato e appetibile. Punto, nulla di più.
Un cuore di pietra come il mio non si sarebbe lasciato sciogliere tanto facilmente. La mia era solo obbedienza ad ordini ben precisi.
Accantonai, quindi, quella stupida questione e mi sedetti sul freddo pavimento accanto al letto con lo sguardo vigile.
Dragan sicuramente sarebbe stato tanto stupido da scappare aspettando che io mi addormentassi. “Idiota” ridacchiai nella mia mente. Sarei rimasto sveglio tutta la notte a sorvegliarli entrambi.
-Hai intenzione di rimanere sveglio tutta la notte dico bene? - mi chiese, sedendosi proprio di fronte a me. Aveva l’aria molto stanca; sarebbe crollato in cinque secondi.
Dopotutto, anche noi vampiri avevamo bisogno di dormire. Eravamo molto diversi da quelle creature descritte dai fanatici del soprannaturale. Anche noi dormivamo, potevamo camminare al sole senza bruciarci e non ci trasformavamo in pipistrelli giganteschi.
L’unica cosa che poteva ucciderci era un paletto di frassino o faggio piantato dritto nel cuore o la decapitazione.
 - Sì, ci tengo alla vita. Quindi devo sorvegliare il nanerottolo. - risposi seccato. Sicuramente era l’ultima persona a cui dovevo delle spiegazioni.
-Smettila con quel diminutivo, ha un nome. - ringhiò il principe, cercando di intimorirmi, ma mi fece solamente spuntare un sorriso beffardo. Era una dolce sensazione sapere di averlo in pugno, essere consapevole di sapere quale fosse il suo punto debole per poterlo minacciare o far innervosire.
-Come se me ne importasse. – l’espressione adirata che mi mostrò fu funte di pura estasi per me.
Amavo far arrabbiare le persone e il principino era capitato nel posto giusto al momento giusto: mi serviva una distrazione e lui me l’aveva appena procurata.
Si voltò verso il ragazzino che dormiva placidamente sul sudicio materasso e continuando a scrutarlo si addormentò in poco tempo come avevo previsto.
Sbuffai seccato. Anche a me sarebbe piaciuto dormire, ma stavolta dovevo farne a meno.
Non sapendo che fare, mi voltai per osservare anch’io l’albino che dormiva.
Si era steso sul fianco verso la mia direzione, rannicchiato in posizione fetale avvolto dal mantello rosso e nero; il battito cardiaco era accelerato, così come il respiro, e le guance tendevano al rosso pomodoro.
Era quasi dolce la sua espressione, ma il rumore di quell’organo involontario mi innervosii e preoccupò allo stesso tempo. Se avesse continuato a quel ritmo non solo io sarei stato attratto dallo scorrere di quel liquido scarlatto, ma anche le creature che abitavano nella Foresta Oscura e ciò non sarebbe stato un bene.
Provai a concentrarmi sui rumori esterni, ma tutto ciò che sentivo era il sangue di quel nanerottolo che scorreva veloce, così tanto da ricreare il rumore di una cascata.
La gola mi si seccò, mi passai la lingua sui denti e soprattutto sui canini che si erano allungati, affamati.
Cercai di calmarmi, mordendomi il labbro inferiore, ma il mio stesso sangue non mi aiutò; non quella volta.
Nel tentativo di trovare una soluzione, senza pensare appoggiai la mia mano fredda sulla sua fronte bollente e per qualche strano motivo ogni cosa tornò normale; persino quel rumore si sopì lentamente, fino a diventare solo un ronzio e poi lui, lentamente, aprì gli occhi verdi e mi racchiuse il polso tra le sue sottili e piccole dita.
Non so se lo fece di proposito, ma sembrò accoccolarsi di più sotto il palmo della mia mano, bisognoso di quella fonte fredda. Si sfrusciò quasi fosse un gatto.
-Lo dicevo io che la tua capacità di attirare guai è altissima. – lo presi in giro e abbassò lo sguardo mortificato.
Più gli stavo accanto e più mi incuriosiva, ma avrei avuto tutto il tempo che volevo per soddisfare ogni mia sete di sapere, perché sarebbe stato solo ed esclusivamente mio.
-Scusa. - stranamente stavolta non balbettò e mi dispiacque leggermente. Dopotutto, il mio aspetto metteva in soggezione tutti, tranne l’imperatore.
- Per cosa? - chiesi inizialmente. - Anzi no lascia stare non me ne… -non riuscii a finire di parlare, che quello tornò a dormire, celando quel mondo verde abete con le sue sottili e candide palpebre.
Mi lasciai scappare un sospiro seccato. Odiavo quando gli altri non mi ascoltavano.
Cercai di togliere la mano, ma subito qualcosa me lo impedì; infatti, il ragazzo si stava girando e adesso stringeva la mia mano contro il suo petto e io potevo sentire chiaramente il suo battito cardiaco.
Che ingenuo” pensai. In quel momento avrei potuto ucciderlo utilizzando il mio potere, la vita l’avrebbe abbandonato lentamente senza che nemmeno lui se ne accorgesse. Gli avrei sicuramente fatto un favore. D’ora in poi l’Imperatore gli avrebbe reso la vita impossibile, l’avrebbe usato e poi sicuramente ucciso, o magari l’avrebbe donato a me, e sicuramente non avrebbe avuto comunque un bel finale.
Un'altra vita stroncata per mano mia, solo un altro nome tra i tanti altri che avrebbero macchiato a sangue la mia anima già corrotta e sporca.
Ma non potevo adesso, per il semplice motivo che ci tenevo a vivere ancora.
Subito cercai di scostare il braccio, ma lui lo strinse più forte. Forse, stava immaginando che quell’arto appartenesse a qualcun altro. Quel pensiero mi diede leggermente fastidio, ma non vi badai.
Improvvisamente, una lacrima scese dai suoi occhi serrati, silenziosa e solitaria.
Ancora una volta, il mio corpo agì prima ancora che potessi pensare e con la mano libera la raccolsi e la osservai mentre lasciava una scia umida sul mio dito.
Quanti sentimenti gli umani racchiudevano un insulsa goccia d’acqua salata?
Mi alzai dal pavimento e delicatamente mi adagiai accanto al nanerottolo che sembrò approvare la mia presenza accoccolandosi contro di me.
Lo guardai leggermente contrariato, ma lo lasciai lì.
Senza rendermene conto mi addormentai, accompagnato dalla melodia di quel muscolo involontario che mi sembrò battere allo stesso ritmo del mio, ma ciò era impossibile, poiché il mio cuore non batteva; non poteva.
 
Mi svegliai dopo pochi attimi, o così mi sembrò, da delle voci che parlavano in silenzio.
- Ma allora vuoi proprio morire?!- il tono di voce di Dragan era basso e, suo malgrado, adirato. Sicuramente avrebbe preferito non far trasparire la sua rabbia.
- Non possiamo, o almeno io. Tu sei più veloce di me e sicuramente riusciresti a scappare da questo posto senza alcuna difficoltà, io sarei solamente un peso in più. - replicò il nanerottolo con voce stanca.
Solo allora mi accorsi che il mio braccio era libero e si era alzato a sedere.
- Te lo sogni che io ti lascio solo con questo qui! - stavolta il vampiro non riuscì a trattenersi e urlò palesando ancor di più la sua ira.
- Dragan, sto male. Non posso fuggire in queste condizioni e prima ne abbiamo avuto la prova. L’unica cosa che posso fare è…-
- Restare con lui. – completò per lui il principe, ammutolendo l’altro.
In quel momento vagliai la situazione: dal corpo del nanerottolo che mi era ancora vicino, un insolito calore si espandeva, la sua voce era affievolita e sembrava faticare a farla uscire.
Forse avevo fatto un errore di calcolo e il ragazzo si era indebolito molto più di quanto credessi. Probabilmente, la luce dell’Angelo che portava dentro di sé, in collisione con l’atmosfera nociva, aveva avuto un effetto più devastante del solito.
- Scelta saggia. - intervenni aprendo gli occhi.
Entrambi mi guardarono sobbalzando; evidentemente non si aspettavano che li stessi ascoltando.
Che idioti, avevano praticamente urlato.
-Lo volete capire che oramai nessuno di voi due ha una via di scampo? - domandai retorico, era inevitabile per loro due.
Mi guardarono semplicemente, senza dire nulla. Anche Dragan oramai sembrava aver capito che non c’erano vie di fuga, dovevano affrontare la situazione a testa alta, e forse, solo grazie alle parole del nanerottolo era riuscito a capire la situazione e si era rassegnato.
Non sentendo alcuna risposta da parte loro, per mia fortuna, mi alzai, lasciando il calore dell’albino e mi diressi verso la finestra.
Dovevo aver dormito per parecchie ore e non sopito solo per qualche attimo; il cielo iniziava già a schiarirsi.
-E’ ora di andare. – dissi, riavvicinandomi al nanerottolo che non aveva smesso di guardami e che era ancora avvolto nel mio mantello.
Senza tante cerimonie lo presi di nuovo in braccio.
-Posso fare anche da solo. – mi disse; il suo viso era pallido, molto più di quanto lo fosse qualche ora prima, ma comunque lo poggiai delicatamente a terra, ma non appena mosse qualche passo inciampò nei sui stessi piedi e fu solo grazie a me, che lo presi appena in tempo, che non cadde a terra, magari facendosi male anche alla testa. Era l’ultima cosa che ci serviva.
-Non credo nanerottolo. – lo presi di nuovo in braccio ed uscii, senza aspettare Dragan, di cui sinceramente non mi importava un bel nulla.
 
 
 
Quel viaggio stava durando troppo per i miei gusti, e iniziavo ad esser anche affamato.
Quel poco sangue che avevo bevuto dalla ferita del nanerottolo non mi era certo bastato e adesso l’appetito iniziava a farsi sentire. Per di più il calore di quel corpo premuto contro la mia schiena non mi era certo d’aiuto.
Quando finalmente scorsi in lontananza le alte torri del castello feci un respiro di sollievo e affrettai il passo. Dragan stentava a starmi dietro, ma riuscimmo, ugualmente, in breve tempo arrivammo finalmente alla meta.
Posai il ragazzino a terra. Questo barcollò leggermente aggrappandosi al mio braccio.
Guardai quella candida mano che spiccava in contrasto con il tessuto nero della camicia che portavo.
Non appena incrociai il suo sguardo non lessi paura per avermi sfiorato, ma imbarazzo.
Dallo sguardo omicida che gli avevo lanciato mi ero aspettato timore; quella reazione mi sorprese, ma pensai semplicemente che non se ne fosse accorto. Era ancora debole, dopotutto, anche se aveva iniziato a prendere un po’ di colore.
Tornai a guardare quel castello era costruito con pietre grigiastre ed era costellato da alte e imponenti torri che servivano per riuscire ad avvistare i nemici in lontananza.
Sembrava vagamente un castello medievale, cinto da alte mura dove si appostavano le guardie armate di balestre, archi ricurvi, fionde e anche di amuleti per incantesimi protettivi.
Noi vampiri non possedevamo la magia, ma in tutto il regno c’era un solo individuo in grado di produrre amuleti ed incantesimi e guarda caso lavorava proprio per l’Imperatore che aveva una schiera di vampiri addestrati per combattere, a non fermarsi davanti a nulla, ed io facevo parte di questi.
Eravamo delle guardie scelte, ma io ero speciale: solamente cinque elementi di questa guarnigione erano dotati di poteri a lui utili, e tutti alloggiavamo nell’immenso castello, e solamente noi cinque eravamo privilegiati in tutto, ma per un motivo ben preciso io ero il suo pupillo.
L’imperatore mi aveva trovato quando uccisi la mia famiglia, mi accolse come se fossi stato suo figlio e mi aiutò a controllare la morte che alloggiava in me, e io avevo sempre ripagato questo suo aiuto con preziosi servigi e tornando sempre vittorioso. Ma una cosa la dovevo ammettere, non vincevo per farlo compiacere e renderlo orgoglioso di me, il vero motivo era molto più egoistico: lo facevo per il pure gusto di uccidere, di vedere le persone disperarsi per sfuggire alla morte mentre io riuscivo a controllarla.
Arrivati di fronte all’enorme porta in legno mi fermai sorridendo sadicamente.
Altri pochi minuti e finalmente mi sarei divertito a modo mio. 
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