The light over the Darkness

Quante volte si desidera scappare dal mondo, anche inconsciamente? Sfuggire alla paralisi del nostro essere-nel-mondo e ritrovarci catapultati in una terra lontana? Haru ci è riuscito, ha avverato il suo più profondo sogno, ma a volte sarebbe bene stare attenti a ciò che si desidera; sopratutto quando si è prigionieri di un vampiro megalomane come l'Imperatore e la tua guardia è un vampiro bellissimo che ha lo stesso nome dell'angelo della morte, mentre il tuo salvatore è il principe delle tenebre che ha voltato le spalle al padre.
Sono tanti i segreti da scoprire, e tante sono le luci da trovare, basta solo saper dove cercare.
"Lo diceva anche il mio nome, Azrael: l’angelo della morte. E io lo ero; tutti in questo posto mi identificano proprio in quello, come un angelo dalle ali nere macchiate di sangue che seminava morte qualunque cosa toccasse, in qualunque luogo andasse."

1Likes
0Comments
464Views
AA

5. Verità o menzogna?

Capitolo 4
“Verità o menzogna?”

 

Un po' di sincerità è pericolosa, ma molta è assolutamente fatale.
Oscar Wilde

 

Haru’s POV
 
Non appena la massiccia porta si aprì venimmo accolti da un freddo corridoio dove le uniche fonti di luce erano rudimentali fiaccole appese ai muri decorati da scudi, spade, vari quadri e arazzi raffiguranti scene di guerre e riti che mi fecero venire la pelle d’oca.
I nostri passi echeggiavano tra le fredde pareti in pietra grigia rendendo quel luogo ancor più lugubre.
Mi aspettavo un luogo molto polveroso e magari con le travi del soffitto che brulicavano di pipistrelli, ragnatele e topi che correvano qua e là per nascondersi nelle loro tane e invece era tutto impeccabile: dalla posizione della spade appese al muro, a quella del tappeto rosso sangue che era perfettamente steso lungo tutta la lunghezza del percorso.
Arrivammo in un’ampia sala dove un'altra imponente porta finemente decorata incombeva su di noi.
Azrael si avvicinò e l’aprì. Il suo interno era totalmente diverso dal corridoio: le pareti erano sempre le stesse e c’era ancora il tappeto rosso, ma stavolta era tutto molto più elegante grazie ai vari mobili sofisticati e all’ampia finestra abbellita da un pesante drappeggio della stessa tonalità cremisi della stoffa che ricopriva il pavimento.
Mi guardai intorno esterrefatto. Notai anche altri quadri appesi alle pareti, ma non mi soffermai ad osservarli; mi bloccai quando porsi lo sguardo verso la fine dell’ampia sala, dove finiva il tappeto.
Su una serie di gradini di uno strano marmo nero macchiato di bianco, vi era un elegante trono e seduto su di esso un uomo dalla postura composta e altezzosa.
- Sei tornato prima di quanto mi aspettassi. - disse l’uomo accavallando le gambe, inclinando leggermente la testa. Era vestito molto simile ad Azrael, solamente che il mantello nero che indossava non aveva il cappuccio e portava come decorazione una sottile catenina in argento che partiva dalla spalla destra e andava a finire sulla sinistra dove si incastonava in una pietra brillante blu come la notte.
I suoi capelli erano castani, gli occhi erano di un freddo color argento in cui si notavano sfumature rosse, ma sembravano due pozze di ferro talmente erano dure, impenetrabili, poiché non mostravano alcuna emozione; le labbra erano sottili, i lineamenti taglienti ed alteri.
In mano teneva una coppa d’argento, che posò sul bracciolo. Non osai immaginare cosa contenesse; ero stanco di sangue.
- Ho preferito accelerare i tempi di marcia signore. Come ben può sapere, non amo ritardare. - spiegò Azrael all’uomo, inchinandosi riverente.
La sua postura era rigida, trasudava rispetto, ma anche paura ai miei occhi. O ero io a provarne?
- Poi avevo una gran voglia di mostrarle una cosa ad esser sinceri. – rivelò il moro che mi stava accanto.
-Mostramela allora. - l’uomo si alzò e si diresse verso di noi.
Adesso che era più vicino riuscivo a vederlo meglio e la cosa più sconvolgente era la somiglianza con Dragan, stessi lineamenti e stesso portamento selvaggio, ma aggraziato; tuttavia, vi era una forte differenza che, però, non riuscivo a capire da cosa potesse essere data.
Azrael prese l’altro vampiro più giovane e lo spintonò in avanti facendolo barcollare e ricevendo come ringraziamento un occhiataccia da parte sua.
-Ma che bellissima sorpresa! L’ uccellino smarrito ha fatto ritorno al nido. -  l’uomo sembrava positivamente sorpreso, ma quello che lessi nei suoi occhi mi fece rizzare i capelli in testa: pura rabbia che macchiava quel candido argento pallido come il chiarore lunare.
-Non sono tornato, padre. - asserì con disprezzo il giovane calcando l’ultima parola e sottolineando tutto il suo rammarico nell’essere tornato contro la sua volontà in quel luogo.
L’uomo sorvolò sull’impertinenza del figlio e incrociò il mio sguardo; forse, si era accorto che lo stavo osservando da quando avevo incrociato la sua figura.
Il suo sorriso falsamente cordiale. Mi fece venire i brividi.
A differenza delle espressioni di Dragan, che erano vere e spontanee, capaci di scaldarti il cuore, quelle dell’uomo che avevo di fronte erano, invece, false e gelide; tanto che ti lasciavano dentro solo un senso di gelo.
- Vedo che hai portato a termine la tua missione con successo. - si complimentò con Azrael – Come sempre d'altronde. -
Il vampiro sorrise compiaciuto, cimentandosi in un inchino in segno di ringraziamento. Questa volta più vero e spontaneo, rilassato.
-Lei mi lusinga troppo Signore. Io mi limito semplicemente ad obbedire agli ordini che mi vengono dati. - il suo tono era sempre distaccato, ma stavolta era minimizzato dal rispetto che provava verso l’altro vampiro.
-Così tu saresti il custode? - mi chiese finalmente rivolgendomi la parola e avvicinandosi pericolosamente.
Lo guardai stranito, non comprendendo il senso delle sue parole.
Sapevo che finalmente avrei avuto le risposte ad alcune delle molte domande che non avevo avuto il coraggio di porre ad Azrael, ma ero davvero pronto? Volevo davvero questo? Volevo davvero sconvolgere la mia vita?
Non ero più sicuro di voler sapere perché ero lì e non a casa a fare i compiti di biologia per tentare di prendere una misera sufficienza o ad aiutare Lena in letteratura. Avevo paura della risposta, di sapere che i pilastri su cui si basava tutta la mia vita erano solamente bugie.
Se fosse stato così, se tutta la mia esistenza si fosse basata su delle menzogne sarebbe stato devastante, come quelle fiamme che avevano incenerito completamente la mia casa, la mia stanza, l’unico luogo dove in compagnia delle tenebre potevo togliere la maschera che mi ricopriva il volto. Ma non potevo mostrarmi impaurito, avevo il diritto e il dovere di sapere la verità.
-Non lo so. - risposi abbassando lo sguardo e scuotendo la testa.
- I tuoi genitori non ti hanno spiegato niente? - la sua, più che una domanda vera e propria, fu un quesito retorico.
Scossi nuovamente la testa e alzai lo sguardo cercando di sostenere quegli occhi di ghiaccio.
Mi sorrise ed iniziò a camminare descrivendo una traiettoria circolare intorno a me.
-Questo che tu vedi è il Regno dell’Oscurità, un luogo dove non sorge mai il sole. Insieme al mio regno c’è la Città della Luce, luogo completamente inutile e disgustoso. Essi formano questa dimensione; non siamo sulla Terra, ma in una diversa dimensione che nessun marchingegno infernale creato dall’essere umano può raggiungere. -. Durante la sua spiegazione puntai lo sguardo sulla punta delle mie scarpe prima grigie e bianche, adesso completamente annerite, non riuscendo a sostenere lo sguardo di quelle iridi calme e piatte, ma che in qualche modo mi davano la sensazione dell’arrivo di una tempesta.
-Ti starai chiedendo questo cosa c’entra con te. – non aspettò che rispondessi o annuissi, semplicemente continuò quel suo monologo -I tuoi genitori appartenevano a questo mondo, o meglio tua madre. Lei era l’Imperatrice, quella vera, quella che abdicò in favore della sorella minore solamente per l’amore di un comune ed inutile essere umano, che per pura casualità capitò in questa dimensione. -
-M… ma non è possibile! Questo mondo non dovrebbe essere reale. – mi portai una mano alla bocca, ma ormai era troppo tardi; le parole erano uscite da sole, palesando la mia perplessità, il fatto che ancora stessi credendo di essere in un sogno.
-E invece è così. Tua sorella sostiene che tutto questo sia uscito da un libro, dico bene? Non sa quanto si sbaglia. - si fermò davanti a me poi riprese a parlare - In realtà quel libro era un modo per farvi conoscere il vostro vero luogo di appartenenza. Quel libro è la nostra “Bibbia”. -
Sgranai gli occhi e cercai di dire qualcosa, ma non un singolo suono uscì dalle mie labbra.
Non riuscivo a comprendere perché i miei genitori mi avessero nascosto tutto questo; anche se una parte di me si ostinava a credere che quelle parole fossero solamente delle menzogne, mentre un’altra parte, latente e lontana, che non avevo mai ascoltato, mi diceva che quelle parole erano pura verità e dentro di me avevo sempre saputo in qualche modo di essere diverso, di essere stato privato della mia vera identità.
- Tu sei l’unico erede maschio della famiglia imperiale della Luce, l’unico dalla nascita della tua dinastia. Sei il possessore della luce dell’Angelo, colui che ci porterà da quell’essere tanto caritatevole. –.
I suoi occhi per la prima parola brillarono di emozione, un sorriso, o per meglio dire, un ghigno, si dipinse sul suo volto, mentre con le dita prendeva il mio mento e lo stringeva con forza, facendomi male, costringendomi così a guardarlo. Se fossi stato più coraggioso, o impertinente, gli avrei sputato in faccia, ma non feci altro che guardarlo con astio.
Mi guardò attentamente, come se stesse cercando qualcosa, che però non trovò.
-Azrael, affido questo piccolo principe a te. - annunciò lasciando il mio viso per poi spintonarmi facendomi cadere.
Un ringhio arrivò da parte di Dragan, ma venne completamente ignorato
Mi alzai leggermente dolorante, imprecando mentalmente contro quell’uomo.
Percepii il vampiro dai lunghi capelli corvini arrivare dietro di me e appoggiare entrambe le mani sulle mie spalle.
– Con immenso piacere mio signore. - si inchinò in segno di saluto e mi guidò verso l’uscita mentre guardai nella direzione di Dragan.
Mi sembrava incredibile, quello che temevo si era avverato, mi sentivo frastornato, come se fossi diventato un completo idiota improvvisamente.
La verità sembrava che mi avesse sempre accompagnato, ma che stesse aspettando il momento opportuno per farmi crollare il mondo addosso e mostrarsi con tutte le sue devastanti conseguenze.
Durante il tragitto feci mente locale delle rivelazioni avute: ero in una dimensione parallela; i miei genitori ci avevano nascosto che non eravamo “umani”; mia madre era la regina della Città Luminosa o qualcosa del genere; io ero l’unico erede maschio da generazioni ed ero bloccato lì.
Fantastico, adesso mi diranno che gli asini volano.” pensai frustrato.
-Non muoverti di qui chiaro? - la voce di Azrael mi riportò alla realtà e solo allora mi accorsi che eravamo giunti in una camera da letto. Sicuramente era la sua.
Si allontanò da me e chiuse la porta dietro alle spalle e io rimasi in piedi, da solo, a osservare tutta la stanza distrattamente.
Era abbastanza grande, con pareti in pietra grigia, come il resto del castello d'altronde; una grande ed ampia balconata si apriva proprio di fronte a me. L’arredamento era ridotto al minimo essenziale, ma il tutto era raffinato e sobrio: un letto alla mia destra, armadio, scrivania e una porta che presumibilmente doveva condurre ad un bagno privato.
Mentre continuavo con la mia analisi, Azrael tornò nella stanza e senza aggiungere nulla si avvicinò a me e prese i bordi della maglia azzurra che indossavo per togliermela.
Arrossii violentemente e in malo modo lo scostai per poi arretrare barcollando lievemente. Questo lo fece compiacere e le sue labbra si incresparono in un sorriso che non aveva nulla di rassicurante; era come se mi fossi appena svegliato da uno stato di trance assoluta dove non percepivo nulla.
- Ti rendi conto di quante volte di tua insaputa ti ho visto completamente nudo? – chiese retorico, muovendo un passo. Le mei guance già imporporate aumentarono la gradazione di rosso, mentre il cuore batteva all’impazzata e sentivo la vergogna farsi strada dentro di me. Perché non ero arrabbiato?
- Poi adesso le mie sono buone intenzioni, voglio solo disinfettare la ferita prima che si infetti. Non ti sfiorerò. – giurò, muovendo altri passi nella mia direzione e tremante, col cuore a mille, questa volta lo lasciai avvicinare.
Mi tolse la maglia lasciandomi a petto nudo poi si abbassò fino al mio orecchio e sussurrando aggiunse: - per adesso. – e io tremai.
Per un istante prese ad esaminare la ferita al braccio e quando la sfiorò un dolore acuto mi attraversò l’arto. Chiusi le mani a pugno, infilzando le unghie nella carne, mentre lui continuava a sfiorarla lievemente per esaminarla meglio.
Iniziò a pulirla da tutto il sangue incrostato in modo delicato, per non arrecarmi ancora dolore. Era davvero un tipo lunatico; perché un momento prima mi faceva male e quello dopo mi toccava come se fossi la cosa più fragile e importante del mondo? Non aveva senso!
Lo guardai: la sua espressione concentrata, i denti perfetti e bianchi con cui si torturava il labbro inferiore rosso e perfetto, i lineamenti del viso marcati ma aggraziati, e gli occhi, due carboni ardenti che a questa distanza riuscivo ad intravedere delle venature di un intenso color zaffiro. Mi sembrò di scorgere anche tanti puntini luminosi, come se in quelle iridi vi fosse intrappolato un cielo stellato, ma scossi la testa, consapevole che non potesse essere possibile.
Doveva essere lo stress, tutte quelle verità che mi erano state lanciate addosso tutte in una volta. Semplicemente era meglio vedere illusioni, che solide realtà.
Quando sentii della stoffa sfiorare il braccio mi ripresi da quello stato catatonico in cui ero caduto; il contatto con il tessuto ruvido della garza mi fece sobbalzare e spostai lievemente il braccio, ma Azrael aumentò la forza della sua presa su di esso per tenermi fermo e continuare il suo operato.
Mi ero talmente perso ad osservarlo che non mi minimamente ero accorto che mi aveva medicato e disinfettato il tutto, anche se non con le medicine che normalmente avrebbero usato in ospedale o che si potevano trovare in un normale kit del pronto soccorso. Vedevo solo boccette che contenevano liquidi di vari colori e strane erbe di dubbia provenienza. Avrebbe potuto anche esserci del veleno tra quelle fiale e io non avrei comunque potuto farci nulla; ero nelle sue mani, costretto ad appoggiarmi a lui.
Se ciò mi provocava paura? No, ancora una volta non riuscivo a provarne. Non con lui.
-Ecco fatto, dovresti guarire in una settimana. - annunciò una volta finito di lavorare col bendaggio; la fasciatura era perfetta e il fastidioso bruciore era del tutto scomparso.
Si raddrizzò, mostrandosi in tutta la sua altezza e alzando lo sguardo inconsciamente gli sorrisi grato.
- Grazie. - non appena finii di pronunciare quella parola appoggiò le mani sulle mie spalle e io lo guardai curioso e confuso.
Mi fece indietreggiare e quando con le gambe arrivai al bordo del letto caddi all’indietro sbattendo contro la superficie morbida del materasso ricoperto dal lenzuolo viola scuro che tendeva al nero.
Il vampiro subito mi sovrastò, flettendo le braccia tese per raggiungere il mio orecchio e ne morse il lobo facendomi scappare un gemito di dolore.
- Non mostrare tutta questa gratitudine nanerottolo. - mi consigliò -Ti ho aiutato solo per un mio tornaconto, non faccio mai niente se alla fine non ho nulla in cambio. - sussurrò con voce maliziosa, mentre preoccupato cercai di scostarlo.
Lui immediatamente mi bloccò portando le mie mani al di sopra della mia testa e le tenne strette in una delle sue. Avvicinò il volto al mio collo, mentre con l’altra mano libera prese ad accarezzarmi lievemente ogni parte priva delle barriere dei miei vestiti.
Mi stava per mordere, era la fine, ma allora perché desideravo che lo facesse? Perché avrei voluto passare anche io le mani su quella pelle priva di imperfezioni e intrecciare le dita tra quei fili d’ebano? Ero forse diventato masochista? Non riuscivo a capire cosa mi stesse succedendo, sentivo solo quei desideri che mi tormentavano.
Quando percepii le sue labbra morbide baciare la base del collo, non potei fare a meno di arrossire e fremere sotto quel contatto; soprattutto, dopo che vi passò anche la lingua.
Lentamente salì nuovamente fino all’orecchio lasciando segni umidi e morsi sulla mia pelle.
-Tu sei  mio. – sussurrò, guardandomi con quegli intensi occhi blu, che stavano luccicando determinati. Mi mancò il fiato; allora prima non mi ero immaginato niente, in quei lumi brillava davvero un cielo notturno costellato da piccoli astri infuocati!
-Tuo… - dissi senza pensarci, mentre l’altro con un ghigno sadico si avventava sulla mia bocca. Il mio primo bacio e Dio sapeva solo il perché non avrei voluto donarlo a nessun altro che a lui.
 
Dragan’s POV
 
Continuai a fissare il punto dove Haru e Azrael si erano allontanati.
Temetti per l’albino e mentalmente pregai che quel lurido verme non gli facesse del male, non l’avrei sopportato! Lo avevo osservato per anni da lontano, avevo da sempre accarezzato la sua immagine, bramato di scostargli una ciocca di capelli solo per il semplice desiderio di poter infilare le mie dita tra quei capelli bianchi come la neve. Quante volte, la notte, mentre dormiva, ero entrato nelle sue stanze e gli avevo accarezzato con le dita le labbra morbide e rosse, invitanti, mentre il suo sangue mi cantava una dolce melodia che arrivava frugale come l’ardesia nelle mie orecchie?
Sapevo che Haru era solo una crisalide, che presto sarebbe sbocciata in una bellezza senza fine, mettendo un bellissimo paio di ali che avrebbero spazzato via ogni male e al suo fianco, pronto ad accogliere la sua mutazione ad aiutarlo ad uscire dal bozzolo volevo esserci io.
-Tormentato figliolo? - mi domandò mio padre, tornando a sedersi sul trono.
Non era minimamente cambiato negli ultimi tre anni, ma dopotutto essendo un vampiro sarebbe rimasto così per sempre, proprio come il fatto un giorno la mia crescita si sarebbe arrestata e anche io avrei smesso di mutare pronto a vivere la mia vita immortale. Tuttavia, non era mutato nemmeno caratterialmente, era sempre così freddo e continuava a disprezzarmi, come se semplicemente fossi sterco e non suo figlio. Ma cosa mi aspettavo? Il lupo perde il pelo e non il vizio ed era quindi del tutto naturale che ai suoi occhi non fossi altro che un oggetto, un arma e non sangue del suo sangue.
C’era poi il fatto che preferisse Azrael a me. Io ero da sempre stato il suo più grande fallimento e non potevo negare che i poteri del mio “fratello” acquisito non fossero molto più forti ed interessanti dei miei.
-Gli hai omesso un importante particolare. - lo rimproverai con sguardo severo, che ricambiò sorridendo e accavallando le gambe.
-Non preoccuparti figliolo, lo scoprirà molto presto. - il sorriso sadico che nacque sul suo viso mi fece rabbrividire.
Dovevo trovare il modo di andarmene dal castello con Haru, e alla svelta; prima che fosse troppo tardi.
Join MovellasFind out what all the buzz is about. Join now to start sharing your creativity and passion
Loading ...