The light over the Darkness

Quante volte si desidera scappare dal mondo, anche inconsciamente? Sfuggire alla paralisi del nostro essere-nel-mondo e ritrovarci catapultati in una terra lontana? Haru ci è riuscito, ha avverato il suo più profondo sogno, ma a volte sarebbe bene stare attenti a ciò che si desidera; sopratutto quando si è prigionieri di un vampiro megalomane come l'Imperatore e la tua guardia è un vampiro bellissimo che ha lo stesso nome dell'angelo della morte, mentre il tuo salvatore è il principe delle tenebre che ha voltato le spalle al padre.
Sono tanti i segreti da scoprire, e tante sono le luci da trovare, basta solo saper dove cercare.
"Lo diceva anche il mio nome, Azrael: l’angelo della morte. E io lo ero; tutti in questo posto mi identificano proprio in quello, come un angelo dalle ali nere macchiate di sangue che seminava morte qualunque cosa toccasse, in qualunque luogo andasse."

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1. Prologo

    Esisteva un tempo in cui tutto era regnato dal Caos, da buio più profondo che si possa immaginare, una galassia permeata solo da antiche fiamme viventi, che bruciavano su loro stesse e formavano quei pallidi e luminosi punti di luce che oggi chiameremmo stelle.
Esisteva un tempo in cui, in quel manto nero, vi erano milioni di costellazioni, che oggi non potremmo contare o solo chiamare, poiché andate perdute.
Esisteva un tempo una stella, una ancora più luminosa di Sirio! Fu lei a creare ogni cosa, a dare origine al mondo per colmare la solitudine infinita di quell’infinità tenebrosa. Lo fece per il bene, per colmare la solitudine e il silenzio.
Era stata quello stesso Demiurgo che aveva plasmato la χώρα nel mito che oggi attribuiamo a Platone.
Quella stella aveva speso la sua quasi intera luminosità, arrivando fino a spegnersi quasi, rimanendo così un debole punto di luce della costellazione del Cigno. 
Si incarnò in un corpo e scese su quel mondo da lei stessa creato e le venne attribuito il nome di Angelo della creazione.
Visse a lungo su quel pianeta che non era la terra dove male e bene coesistevano, ma che lui amava in modo uguale come ogni cosa su di esso.
Visse fino a quando non morì, poiché la sua luce si spense, ma ciò lasciò il mondo di Φως diviso in due fazioni: quella della luce e quella dell’ombra e sebbene convivevano ormai da ben mille anni in pace, la tensione stava tornando ed era palpabile.
Presto sarebbe tornata la guerra e tutto perché l’Angelo stava per tornare e di nuovo tutti lo volevano.
La storia stava nuovamente per ripercorrere sé stessa, poiché come l’aveva definita Cicerone: Historia Magistrae Vitae.
 
Ave all’Angelo della creazione!
Ave al suo dono di luce;
Torna oh Angelo di bianco candore,
Ridona la pace,
Lascia questa pace col tuo sacrificio,
Di ferro e fiamme!
Da “L’angelo della vita”, Genesi, Libro I.


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Annotazioni:

χώρα= in greco significa "terra" o "luogo". Platone utilizza questo termine nel mito della creazione della terra, secondo il quale il Demiurgo (un Dio aggiunto al phanteon greco dallo stesso Platone) utilizzò questa "χώρα" che può essere tradotta come materia in questo caso per plasmare la Terra. Il Demiurgo creò essa perché era buono e non per altri fini, ma nel plasmare la materia questa si ribellò creando così il male.

Φως= significa "luce".
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