Dangerous

Alessandra è una ragazza normale, con una vita, degli amici, i suoi problemi, i suoi pensieri.
Ma cosa dovesse succedere se scoprisse un mondo parallelo in pericolo, e decidesse di provare a salvarlo?

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1. Cyclic Dream

//Dedicata alla mia ragione di vita, a quella persona che è riuscita sempre a farmi sorridere e che ci riuscirà sempre, anche con la più piccola cazzata. A quella persona che mi sopporta e che mi sta accanto.. senza starmi accanto. A quella persona che non capisce mai quando ho bisogno di tempo per finire le storie e quindi mi assilla. A quella persona per cui adesso, 24:24, sto pubblicando questo primo capitolo di una storia che mi sta prendendo in una maniera incredibile. A quella persona che sa perfettamente che non so scrivere, quindi la prego di aver pietà di qualsiasi errore. A quella persona che mi fa incazzare una semplice frase e che mi fa sclerare con poche parole. A quella persona che mi ha preso e che ha preteso che non fossi di nessun altro, a quella persona di cui la definitiva mancanza mi ucciderebbe. A quella persona che mi manderà i peggiori insulti, dopo che avrà finito di leggere questa pagina, ma che in fondo so che mi ama comunque.
A quella persona che adesso so, o quanto meno spero, che stia sorridendo.
A te, perché spero di poterti dare almeno una piccola chance per vivere un'altra vita in un altro mondo.//

 

Cyclic Dream


Suddenly my choice is clear,
I knew it only when you
and I were standing here.


Il suono di accensione dell'apparecchio rimbombò nella stanza, seguito da un bagliore che, seppur debole, iniziò a fare un po' di luce intorno a sé, inquadrando un letto ordinato, coperto da alcune coperte azzurre, un armadio e alcuni libri su una mensola, accanto al letto.
Dall'angolo della stanza, Alessandra aveva appena spento l'interruttore della luce, e si stava staccando proprio in quel momento dal muro, per dirigersi alla scrivania e sedersi al computer.
Ma fu questione di poco.
Inizialmente, il suo obiettivo era quello di buttare giù qualcosa per la relazione che avrebbe dovuto portare all'insegnante la settimana seguente.
Ma la sua mente era piena di troppe cose, di troppi problemi, di troppi pensieri, avrebbe finito per scrivere una sorta di diario personale, e non poteva permetterselo.
Uno, perché sarebbe stata una cosa completamente fuori traccia, e secondo, perché sarebbe venuto fuori un pasticcio enorme, un casino di pensieri confusionari che nessuno avrebbe mai potuto capire. In fondo, non ci sarebbe riuscita neanche lei.
Sospirò, e si chinò per spegnere il computer.
Di nuovo.
Era il terzo giorno che ci provava, e l'unica cosa ch'era riuscita a scrivere era stata il titolo, che sicuramente avrebbe cambiato perché “non c'entra un cazzo”, le aveva gentilmente consigliato la sua mente.
Ed era strano. Era sempre stata una persona piuttosto precisa, che prendeva le cose sul serio, ma non troppo, che sapeva a che punto arrivare prima di lasciar stare, che aveva miliardi di idee, che scriveva a raffica e non c'era neanche bisogno di rileggere perché filava tutto. Aveva sempre avuto un buon meccanismo nella mente, diciamo così.  Invece adesso si era annullato tutto, non riusciva più a concentrarsi, i suoi peggiori incubi li viveva di giorno, ogni singolo secondo, e dover fare tutto quasi completamente da sola non era d'aiuto.
Aspettò che lo schermo diventasse di nuovo nero, poi si alzò, andò a chiudere la finestra e si coricò nel letto.
Prese il telefono e aprì il messaggio non letto.
“Lo sognerai di nuovo” diceva.
Era da parte dell'unica amica che aveva, l'unica che sapeva la maggior parte delle cose su di lei, e l'unica di cui potesse dire anche il contrario.
 E in questo caso Marshall sapeva anche del suo sogno ricorrente.
Perché ovviamente, anche un sogno ricorrente ci mancava, in tutto quello che stava provando.
“Lo so...” scrisse velocemente.
Era ormai una settimana che sognava la stessa cosa.
Nella sua visione era tutto buio, non si distingueva nulla. All'improvviso appariva la figura di una rosa che cadeva al suolo, e poi riusciva a distinguere i contorni di una figura umana, probabilmente maschile, che si chinava a prenderla. Gli occhi erano l'unica cosa che si riusciva a scorgere con chiarezza, ne vedeva anche il colore, e Alessandra quelle iridi le aveva già viste da qualche parte, ne era quasi sicura ma non ricordava dove. Ma comunque le sembrava quasi impossibile che potesse essere vero, era più plausibile che fosse solo frutto della sua immaginazione che cercava qualcosa di familiare nel tentativo di dare un senso a quello che vedeva ormai tutte le sante notti.
Non l'avrebbe mai saputo.
Non ci mise molto ad addormentarsi, in realtà non avrebbe neanche voluto, ma era troppo stanca per poter fare qualsiasi tipo di resistenza.


*_*_*_*_*_*

 

La ragazza aprì gli occhi, ma fu costretta a richiuderli subito dopo perché la luce che c'era in quell'ambiente l'accecava. Ma fu questione di un secondo, poi si ritrovò in un quadrato nero di cui non riusciva a distinguere i limiti, la stessa area indefinita di tutte le altre notti.
In quel momento si sentiva come se fosse... sdoppiata.
Aveva da una parte il lato che stava vivendo il sogno in quel momento, quello che, nonostante fosse la decima volta che riviveva la stessa scena, pensava ed agiva sempre come se fosse la prima.
E dall'altra, aveva la sua mente reale, quella della vita di tutti i giorni, che non riusciva a trattenere i commenti su ogni singola azione svolta dall'altra metà, quasi come se stesse commentando un gameplay.
E quante volte la ragazza aveva sentito il bisogno di unire le due parti, in modo da non restare incantata a fissare lo stesso cortometraggio all'infinito, alzarsi ed andare via.
Ma ogni volta che poi si risvegliava acquistava un po' la consapevolezza che non sarebbe mai stato possibile. Ormai ci si era rassegnata.
E la rassegnazione era lo stesso sentimento che prese a colmarla quando iniziò a vedere la sagoma del fiore che oscillava in aria fino a raggiungere la superficie sulla quale era seduta.
La stessa rassegnazione che iniziò ad affievolirsi, portando con sé la sensazione di avere due menti distinte, quando Alessandra si rese conto che la rosa non era come quelle che aveva visto le altre volte.
Riusciva a scorgere delle sfumature sui petali che andavano verso il blu, invece di quelle gialle che vedeva sempre.
“Oh Dio.”
Fece per alzarsi, ma dal fondo della stanza all'improvviso si aprì un rettangolo di luce bianca, che lei diede per scontato fosse una porta, e a mano a mano iniziò a scorgere una figura che si avvicinava. La stessa figura maschile.
Ma la sua entrata non la ricordava affatto così.
“Oh, eccola..”
Tra le dita del ragazzo si intravedeva la rosa che andava verso il giallo, quella che aveva sempre visto a terra.
La teneva delicatamente come se avesse paura di rovinarla, ma allo stesso momento con una determinazione tale che sembrava si stesse aggrappando alla sua ultima possibilità di vita con una forza immane.
Alessandra rabbrividì e istintivamente si tirò un po' indietro, cosa che portò il ragazzo, ormai inginocchiato con l'altro fiore nella mano, a sorridere.
“Lui non.. non poteva vedermi.. cosa.. cosa succede adesso..”
Sul viso di lui c'era ancora quel sorriso che, nonostante la situazione che ormai le stava sfuggendo di mano, riusciva a darle un po' di sicurezza e tranquillità. Abbassando lo sguardo vide che le stava porgendo la rosa che prima giaceva a terra.
Inclinò automaticamente la testa di lato in modo interrogativo.
-Ti spiegherò più avanti, questa prendila, ti sarà d'aiuto.
Tutti i muscoli della ragazza si irrigidirono di colpo.
Quella voce..

 

//
-Ale! Alessandra!
-Cosa c'è?
Avrebbe anche voluto mostrare un po' di interesse, ma le sue mani da bimba non riuscivano a mollare quel pupazzetto a forma di tigre, che aveva da soli cinque minuti, e già sentiva come il suo più grande compagno di avventure.
O forse compagna, doveva ancora deciderlo.
-Ale per favore! Girati! - la bambina, seduta sulla spiaggia, sospirò ai continui lamenti della voce che la stava chiamando, si girò, e colta di sorpresa, sbarrò gli occhi.
Si scosse qualche secondo dopo.
-Brutta testa stupida, non era permesso nel patto che tu dovessi baciarmi!
-Tanto lo so che mi vuoi bene comunque! - cantilenava il bimbo davanti a lei.
Sorrise.
-No, non è vero, vai via.
//

 

-C'è qualcosa che non va? - le stava chiedendo quella figura davanti a sé. Non sapeva esattamente da quanto, dato che si era persa nei suoi pensieri.
Scosse la testa, incerta.
“Torna su questo pianeta, concentrati e smettila di sparare cazzate.”
-Vieni con me. - le disse poi, le prese la mano e la portò in quella porta che s'era aperta prima.
Alessandra avrebbe voluto urlare che la luce era accecante, che qualcosa le stava sferzando il viso violentemente, che aveva paura di perdere la rosa blu, anche se non sapeva a cosa potesse servire, ma non riusciva ad emettere neanche un suono.

 

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