You and I

Tre ragazze normali e una storia particolare. Leggete per scoprire di più.

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9. Capitolo 9

<<Hai almeno idea di dove stiamo andando o…?>> chiese ridacchiando Aurora, seduta sul sedile di pelle nera, fissando il suo autista mentre imboccava una traversa casuale, seguendo un percorso inventato sul momento, lungo le strade affollate e bagnate di Verona.

<<Certo che sì, ti sto rapendo, per infilarti in un sacco e portarti in giro per il mondo con me.>> Louis rispose con tono serio, alzando le spalle e facendo un sorrisetto da bambinetto sbruffone, mentre teneva le mani strette intorno al volante.

Aurora scoppiò in una fragorosa risata della sue, coprendosi la bocca con la mano e vergognandosi per un secondo di quanto fosse sguaiata e sgraziata, anche davanti a Louis, che contemporaneamente le lanciò uno sguardo divertito, e sentì una fresca e pacifica sensazione di libertà, per via di quella stessa risata. Era lì, in mezzo a una città che non conosceva, al volante di un’auto della sua scorta, con una ragazza conosciuta poche ore prima, eppure si sentiva nel posto perfetto per lui, a suo agio, al caldo, rilassato, felice, leggero, una musichetta allegra nelle orecchie e un girotondo di farfalle intorno alla testa. Gli sembrava di essere improvvisamente regredito ai 13 anni, quando una cottarella per una coetanea trasformava il mondo in una realtà fatta di zucchero, caramelle, suoni armoniosi e sole splendente. Perché anche se fuori pioveva a dirotto, il cuore di Louis era sereno, come poche altre volte nella sua vita.

<<Dai, Rori, rilassati e abbi fede, non resterai delusa!>> continuò a parlare, e Aurora rise, e si rese conto che non si sarebbe mai sentita così come in quel momento, perché la sensazione di quella voce nelle orecchie e di quel profumo nelle narici non avrebbe più fatto parte delle sue giornate. Scacciò il piccolo e triste pensiero e lo spinse infondo al cuore, sotto il mare di felicità e amore che lo riempiva.

<<Ok, allora intanto io metto della musica di sottofondo!>> si lanciò alla ricerca del suo telefono e lo collegò all’autoradio, arrossendo quando notò che Louis seguiva ogni suo movimento.

<<Basta che non sia… punk o… qualche strano metal!>> scherzò Louis.

Aurora spalancò i suoi occhioni e li puntò su di lui. <<perché dovrei mettere punk o qualche strano metal?>> chiese, imitando il tono da signorinella di Louis, che scoppiò in una risata, continuando a guardare la strada piovosa.

<<Non so, mi dai l’idea di una che ascolta musica del genere, di quella che nessun altro ascolta!>>

<<Beh, è vero… non ascolto punk, ma metal sì, e di sicuro i miei gusti musicali non si fermano ai quattro cantanti commerciali e famosi del momento!>> scandì bene le parole, muovendo le mani e le lunghe dita nell’aria.

<<Quindi non sei tipa da boyband, diciamo.>> la provocò lui alzando le sopracciglia con arroganza.

<<Mmh non ti picchio solo perché stai guidando, Louis!>> rispose ridendo lei.

Se fosse stato qualsiasi altro ragazzo al mondo, si sarebbe scocciata e lo avrebbe mandato a quel paese per il modo in cui la prendeva in giro, ma in quel momento si sentiva incredibilmente fortunata e privilegiata… era una delle persone al mondo con cui Louis era Louis! Con cui scherzava e rideva, la prendeva in giro come nelle interviste lo si vedeva fare con Liam o Harry, era esattamente come attorno ai suoi compagni di band, e questo la faceva sentire incredibilmente bene.

<<E per punizione, adesso ti metto qualcosa di bello pengio…>> continuò, il cuore impazzito che le rimbalzava qua e là nella gabbia toracica, e intanto premeva le dita sullo schermo del cellulare, alla ricerca di una canzone tosta e cattiva, che avrebbe adeguatamente sconvolto Louis. <<…così poi quando sentirai del metal pesante da qualche parte ti ricorderai di me!>>

Louis sorrideva, perché con la coda dell’occhio la vedeva indaffarata e concentrata a trovare un modo per rispondere alle sue provocazioni, i suoi bellissimi e lunghi capelli castani che cadevano ai lati del cellulare sul quale era chinata; ma quando sentì queste ultime parole divenne di colpo serio, e si schiarì la voce prima di parlare.

<<Per-..perchè dovrei avere bisogno di qualcosa per ricordarti?>> la sua voce suonò bassa e seria, e in un attimo incupì l’atmosfera all’interno della macchina.

Aurora alzò il capo lentamente e fissò il profilo acuminato e preciso di Louis, che sembrava essere stato scolpito nel marmo dal migliore artista mai esistito.

<<B-beh… era per dire…>> non sapeva che dire, e si sentiva imbarazzata perché non sapeva come interpretare il comportamento del ragazzo; <<…spero comunque che almeno per un po’ non mi dimenticherai, ecco.>> concluse diplomaticamente, alzando le spalle e rimettendosi a toccare lo schermo del cellulare, per nascondere lo sguardo ferito che avrebbe certamente reso palese quanto si sentisse triste e spaventata, al pensiero che invece, probabilmente, Louis il giorno dopo sarebbe partito e nel giro di poco si sarebbe dimenticato perfino il suo nome. “D’altro canto” si disse “è il prezzo che si deve pagare per entrare a far parte dell’affollato mondo di Louis Tomlinson, immagino”

<<No, no…a-aspetta un attimo.>> balbettò dopo alcuni secondi Louis, sterzando improvvisamente e accostando l’auto. La pioggia non aveva fatto altro che intensificarsi, e quando Aurora alzò la testa per guardarsi attorno faticò a capire dove fossero; dalla scarsa illuminazione pubblica e dall’assenza di pedoni, dovevano trovarsi in periferia.

<<Spiegami ‘sta cosa, Rori…>>

Si voltò e vide Louis, che nel frattempo aveva spento il motore dell’altro e si era girato verso di lei, con le braccia incrociate e la fronte corrucciata in un’espressione di confusione e fastidio allo stesso tempo.

<<Per sta sera facciamo finta di piacerci, e da domani speriamo che l’altro non si dimentichi di noi?... Come funziona?>>

<<Cosa?>> sussurrò Aurora con quel pochissimo fiato che le era rimasto a disposizione, visto che quelle parole le aveva appena mozzato il respiro e rallentato il sistema.

<<…Cosa stiamo facendo, Rori? Cosa provi per me?>>

La bocca di Aurora si fece secca, e per quanto lei provasse, non riusciva a parlare, le labbra aperte come un pesce che cerca disperatamente ossigeno, gli occhi smarriti che non sapevano dove puntare, la testa sovraccarica di possibili risposte e pensieri disordinati.

 <<Niente?>> insistette lui.

<<Senti, Louis…>> riuscì finalmente a dire lei, abbassando lo sguardo perché era sicura che incrociare gli occhi glaciali e seri di lui l’avrebbe stroncata. <<…non so neanche da dove incominciare a spiegare cose provo per te. Penso che potremmo passare l’intera serata a parlare di… di quello che mi fai sentire, che mi hai sempre fatto sentire, da quando ho scoperto chi tu sia, e di come sto dal momento che ti ho davvero incontrato.>> gli occhi le si inumidirono leggermente per la pressione dell’emozioni che provava, anche se si stava impegnando disperatamente per scacciare via le lacrime. <<Ma non vedo che senso avrebbe sinceramente…>>

<<Rori, ascolta.>> Louis si protese in avanti, prendendo con delicatezza le mani di lei fra le sue, come per calmarla e trasmetterle il calore che provava nel cuore tramite il contatto della loro pelle. <<devi smetterla di pensare a me come Louis Tomlinson dei One Direction, ok? Guardami negli occhi, immaginati che io sia un ragazzo qualsiasi che hai incontrato a una festa.>> il suo viso si fece vicinissimo a quello di Aurora, che alzò gli occhi e trovò la forza di sostenere quello sguardo spaventosamente profondo e magnetico.

<<Che cosa… senti?>> bisbigliò lui, il calore del suo respiro che accarezzava delicatamente la pelle di Aurora, il rumore prepotente della pioggia contro i vetri e la carrozzeria che occupava l’aria, le luci dei lampioni distese sui loro corpi.

Chiuse gli occhi, Aurora, e sporgendosi in avanti cercò il contatto di quelle bellissime morbidissime labbra che l’avevano baciata prima, coprendole con le sue, e non trovando miglior risposta di quella, ci giocò, con dolcezza e attenzione prima, con più sicurezza e passione poco dopo, con un trasporto che presto si diffuse anche al resto del corpo; le mani si affondarono decise nei cappelli lunghi e spettinati di Louis, il busto gli si avvicinò con desiderio, le gambe si puntellarono sul pavimento dell’auto per spingere il corpo contro il suo. Si sentiva come non si era mai sentita prima, presa da un’attrazione così forte che le faceva paura, da un amore tanto assurdo quanto reale, e da una sconvolgente paura di perdere tutto nel giro di poche ore. Louis le avvolgeva il viso con le mani, i pollici delicatamente posizionati sulle guance in una presa avida e romantica; poi mosse un braccio lungo il corpo, accarezzandolo e scoprendone ogni curva e ogni angolo, arrivando al fianco, e afferrandolo, tirando la ragazza a sé, per poi accompagnarla sul sedile del guidatore con lui, una gamba per lato attorno al suo corpo, i loro busti schiacciati uno contro l’altro e i loro respiri sincronizzati.

I sensi di Aurora erano completamente sballati e intontiti, le orecchie assordate dai tonfi delle gocce sui finestrini, gli occhi (anche se chiusi) accecati dalla scarsa luce della notte cittadina, la pelle bruciata e arrossata per il contatto con quella di Louis, il naso ubriaco dell’odore di quel corpo sotto il suo, la bocca innamorata del sapore di quella saliva. Era completamente persa in quel momento e isolata dal mondo, per lei nient’altro esisteva. Ma il tempo correva, e lei sentiva il suo cuore battere come un conto alla rovescia, ogni ticchettio era un secondo che passava, e con quei battiti impazziti acceleravano anche i suoi movimenti, le sue braccia che toglievano la giacca blu di Louis, i suoi fianchi che scivolavano fuori dal vestitino bianco, le dita che sbottonavano i suoi pantaloni e che abbassavano i suoi boxer, il bacino che seguiva il ritmo, che si muoveva sinuosamente contro quello di lui, sempre più veloce, sempre più intensamente, sempre con più piacere.

L’abitacolo dell’auto fu invaso dal calore emanato dai loro corpi e dal suono delle loro voci, mentre ansimavano per il piacere e respiravano profondamente. I loro movimenti rallentarono, i loro respiri si calmarono, i loro muscoli si rilassarono, e Aurora abbandonò il corpo su quello di Louis, che la avvolse nelle sue braccia, e accomodò la testa scompigliata della ragazza nello spazio fra il suo collo e la sua spalla, facendola sistemare perfettamente, come la tessera di un puzzle. Rimasero immobili, svestiti, in silenzio, abbracciati e schiacciati l’una sopra l’altro.

Louis aprì gli occhi, fissando l’oscurità quasi totale della notte fuori dal parabrezza, concentrandosi sul peso di quel corpo sopra il suo e sul profumo di quella chioma.

<<Io non voglio dovermi ricordare di te, Rori.>>

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