You and I

Tre ragazze normali e una storia particolare. Leggete per scoprire di più.

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8. Capitolo 8

Sara stava seduta vicino alla porta-finestra della sala, i gomiti puntati sulle ginocchia e le gambe tremanti, il viso ancora umido di lacrime, rosso e caldo, appoggiato sulle mani e nascosto dalla cascata di capelli rossi e ondulati che scendevano lunghi e voluminosi. Fuori aveva iniziato a piovere, una pioggia fitta e fina, che riempiva l’aria di un brusio malinconico. Sara fissava la finestra, assente, gli occhi vuoti e appannati. Stava vivendo il peggiore incubo che potesse immaginare, il suo cuore si sentiva come calpestato e frullato in mille pezzi. All’inizio della serata, nonostante fosse delusa dal comportamento di Zayn, sentiva dentro un briciolo di inconsapevole speranza, un inconfessato ottimismo che l’aveva fatta resistere e le aveva fatto fare “buon viso a cattivo gioco”, ed era sopravvissuto anche alla prima inferenza(?????) del moro, ma ora era rinsecchito e morto, lasciandola sola in un mare di desolazione. Tirava su col naso, e si passava il dito sotto gli occhi arrossati e stanchi, quando sentì una persona prendere posto nella sedia accanto alla sua.

<<Ehi rossa, che fai? Ti annoi?>> disse Niall, la voce un po’ acuta e tremante, evidentemente ubriaco.

<<Ah…no…non è niente…>> balbettò lei ricomponendosi; si sistemò i capelli dietro le orecchie e batté due tre volte le palpebre per scacciare le lacrime.

Ma il biondo notò la voce spezzata e roca di Sara, e si chinò per guardarla in volto, i suoi occhioni blu colmi di preoccupazione.

<<Ehi, Sara! Sei sicura che vada tutto bene?>> le chiese, avvolgendo il braccio intorno alle sue spalle. Lei si sistemò contro lo schienale della sedia, e d’istinto, senza rendersene molto conto, perché era alquanto alticcia, appoggiò la testa su Niall, adagiando la guancia sulla spalla ricoperta dal tessuto della camicia, come se i due fossero ormai amici intimi.

<<E’ stata solo una serata un po’ stupida, Niall, niente di grave… non una della migliori feste a cui io sia andata ecco.>>

<<Sai, Sara, su questo devo darti ragione. Vale lo stesso per me…>>

Le accarezzava delicatamente il braccio con la sua grande e sottile mano, facendole venire i brividi lungo la schiena per l’attrito fra la loro pelle.

<<Sai cosa potrebbe risollevare questa sera?>> disse singhiozzando Niall, la palpebra cadente che tradiva il suo stato.

<<Cosa?>> chiese Sara, che sperava di ricevere una miracolosa ricetta per risanare il suo spirito, e al tempo stesso sapeva che nulla avrebbe potuto davvero farla sentire meglio.

<<Andarcene, io e te.>> blaterò tutto d’un fiato il ragazzo, ricambiando lo sguardo di Sara quando questa sollevò di scatto la testa e lo guardò con un sorriso stupito.

<<Che cosa? Niall, quanto hai bevuto?>> chiese Sara ridacchiando, i suoi occhi sempre fissi in quelli azzurrissimi e bellissimi del biondo.

<<Ma sììì… sono andati quasi tutti via, Sara, restiamo io e te, qua… non verresti via con me?>> sussurrò, con una voce roca e bassa che suonava incredibilmente sexy.

Sara era confusa, voleva andare via con Niall, lui la attraeva molto e in tutti i sensi, voleva cercare di riscattare quella che era stata la peggiore serata della sua vita, almeno un po’, ma il suo cuore frantumato era così pesante e dolorante da renderle difficile qualsiasi movimento, qualsiasi spostamento da quel suo angolo di depressione in cui si era posizionata.

<<Niall, io non so se dovrei…>>

Non poté finire la frase, perché vide il viso del ragazzo avvicinarsi al suo, e chiuse gli occhi, assaporando il bacio, ricambiandolo con sforzata convinzione… perché per quanto Niall fosse incredibilmente bello e dolce, dopo quei pochi minuti in quello sgabuzzino buio, dopo quel bacio silenzioso immersa nel nero, nulla, nessuno, avrebbe potuto avere un sapore anche lontanamente buono come quello del bacio di Zayn.

Ma il cervello era appannato, il cuore accelerato per il dolore di questi pensieri, e il corpo si lasciò prendere dalla sensualità di quel momento, guidando le braccia sulle gambe del ragazzo, e il bacino verso il suo.

Quando si staccarono, si alzarono, meccanicamente, e si incamminarono tenendosi per mano verso l’ingresso.

<<Andiamo a vedere se una della macchine della scorta può darci uno strappo all’albergo. Piove troppo per camminare.>> disse Niall, evidentemente confuso e rimbambito, un po’ per via dell’alcol ancor in circolo, e un po’ perché il bacio aveva contribuito e deossigenare il cervello, indirizzando il sangue in tutt’altro posto.

<<Vieni di qua, adesso provo a chiam->>

<<Ehi Niall!>>

Il sangue di Sara le si raggelò nelle vene, quando riconobbe la voce (e la riconobbe immediatamente) che aveva appena parlato.

Zayn si avvicinava, anche lui con l’intenzione di lasciare la festa, gli occhi stanchi e un po’ ubriachi… anche lui non solo. La bionda e la sua scollatura superstite dal tremendo incidente gli stavano pochi centimetri dietro, la borsetta fra le mani, e il lucidalabbra sbiadito.

Quanto faceva male quella sensazione di ridicola e inutile gelosia nel cuore sanguinante di Sara.

E quando Zayn vide che Niall se ne stava andando tenendo la mano di Sara nella sua, divenne serio per un secondo, confuso, e leggermente ferito… La rossa aveva guardato solo lui, fin dall’inizio, e adesso se ne andava con il suo amico?

<<Zayn, te ne stai andando anche tu? Condividiamo l’auto?>> l’Irlandese chiaramente non percepiva l’atmosfera di tensione intorno a se, e si accordò, ingenuamente, come se nulla fosse.

L’automobile con autista arrivò, loro scesero al pian terreno, tutti e quattro in silenzio, corsero verso la vettura per scappare alla pioggia; Niall senza pensare, prese il posto davanti; Sara si infilò rapidamente dietro di lui, per evitare l’imbarazzo di dover parlare con Zayn o la biondina per decidere le disposizioni a bordo. Chiuse con decisione la portiera, ma riuscì a sentire una vocina stridula bisbigliare “io vicino a quella non ci sto”, e capì immediatamente quale fosse il suo destino. Strinse le gambe, presagendo la sensazione del contatto che avrebbe provato di lì a poco, e ingoiò della saliva, stringendo gli occhi per darsi mentalmente la forza di restare calma. Zayn salì, e le loro gambe furono pressate una contro l’altra. Sara fissò gli occhi sul finestrino, fingendo di guardare fuori con nonchalance, ma ogni cellula del suo corpo era impegnata allo scopo di combattere la voglia di piangere di nuovo, per l’ennesima volta quella sera.

Erano in viaggio da un po’, in quell’auto quasi completamente silenziosa (i tre passeggeri dietro era muti e seri, Niall e l’autista gli unici abbastanza sereni da porta avanti una cordiale conversazione), e fuori la pioggia non dava segno di voler cessare, anzi, le gocce si facevano sempre più grosse e rumorose, dando sordi tonfi contro il vetro del finestrino, “tonf, tonf”, e ogni colpo sembrava rimbombare nel petto di Sara, e unirsi ai pesanti battiti del suo cuore impazzito.

<<Mmmh che fame che ho cavoli… è da un po’ che ho voglia di mangiare, ma non so di cosa!>> blaterava Niall; l’alcol gli faceva tradurre in parole qualsiasi pensiero superfluo. <<So che ho fame, ma non so cosa voglio. Sai, mi capita spesso!>> continuava rivolgendosi a un interlocutore immaginario, guardando nel vuoto davanti a sé, mentre l’autista e Zayn ridacchiavano per quanto risultasse ridicolo. <<E’ come se sapessi che ho bisogno di cibo, ma non so cosa voglio!>>

<<Mh>> sospirò Sara, anche lei resa più loquace dai bicchieri di troppo e dalle emozioni scombussolanti. <<e invece c’è chi sa benissimo cosa vuole, ma non si rende minimante conto di cosa abbia bisogno.>> borbottò piano, sempre fissando la città scorrere fuori dal vetro oscurato, ma fece in modo di farsi sentire da colui a cui lo sfogo era chiaramente riferito.

Zayn girò la testa verso di lei, e smise di sorridere per i discorsi senza senso di Niall, puntando le sue iridi color del miele sul viso di Sara; sospirò rumorosamente, e poi parò deciso, obbligando l’autista ad accostare.

<<Ora basta, mi hai stufato.>> disse, sporgendo il braccio oltre a Sara e aprendo la portieria. <<Scendi.>>

Sara ubbidì intontita, sconvolta, assordata dal tono secco e deciso di Zayn, rendendosi a malapena conto del fatto che era appena scesa su un marciapiede nel bel mezzo della periferia buia e deserta, sotto un diluvio da Apocalisse che nel giro di tre secondi le avrebbe inzuppato capelli e vestitino nero. Sentì una fitta di paura alzando lo sguardo e prendendo coscienza di cosa stava succedendo, sentì Zayn bisbigliare delle scuse, il tonfo della portiera… e si ritrovò sola, nella notte illuminata solo da qualche lampione lungo la strada e dai fari delle poche auto che passavano, con Zayn immobile davanti a lei, e l’auto con Niall e la biondina a bordo che si allontanava lentamente, quasi ad esprimere lo shock e la confusione dei passeggeri.

I capelli di Zayn furono subito bagnati, e scendevano scuri e brillanti lungo la sua fronte; l’acqua lo ricopriva tutto, e gli faceva aderire la camicia nera allo scheletrico busto, dandogli l’aspetto di una spaventosa e dannata creatura, perfettamente bella.

<<Sono stufo di te, ok? Ti tratto male e ancora non mi lasci in pace? Che cosa vuoi da me? Vuoi farmi sentire in colpa per come mi comporto? Vuoi spiegarmi tu come sarebbe giusto che mi comportassi? Vuoi dirmi tu di cosa ho bisogno io? Vuoi che ti prenda per mano e ti dica quanto sei bella e quanto mi piaci e quanto penso che io e te potremmo essere una coppia stupenda? Ok: è vero, hai uno dei sorrisi più luminosi che io abbia mai visto, e il tuo corpo è sexy da far paura. Sono sicuro che sei una ragazza interessante, Sara, ma la verità è che tu vuoi che io ti dica tutto questo perché credi che io ti piaccia, e basi questa tua convinzione sull’idea che hai di me, ok? Ma l’idea che hai di me è un’enorme puttanata! Tu vuoi il Zayn figo, serio, allegro e talentuoso che vedi in tv, non vuoi il Zayn insicuro, mammone, scorbutico e perennemente depresso che sono davvero. Te l’ho già detto, non posso permettermi di instaurare rapporti normali, nella mia vita, non ho tempo di parlare a cuore aperto con fan piagnucolone come te, le ragazze per cui posso permettermi di avere tempo sono quelle come lei. Smettila di crederti superiore e di trattarmi da schifo, perché non hai neanche la più pallida idea di cosa ci sia qui…>>

Zayn gridava, la mano che indicava il cuore e la voce roca, le spalle che si muovevano su e giù a ritmo del respiro, gli occhi fissi e appannati puntati contro Sara. Pioveva, e il suo viso era completamente bagnato, ma la ragazza era sicura di aver riconosciuto due piccole e calde lacrime colare lungo le sue guance.

Lei rimase immobile, spaventata e triste, annaspando fra i suoi pensieri e non riuscendo a scegliere quale esprimere, il corpo tremolante per l’agitazione e il freddo. Fissò Zayn, i suoi capelli color pece e strafondi, la bocca socchiusa in una smorfia di tristezza, gli occhi grandi e luminosi, belli come mai li aveva visti e come mai avrebbe creduto potessero essere. Li guardò a lungo, prima di sentire un lampo di calore nel cuore, una spinta improvvisa di amore e disperazione. In un attimo fu sulle punte, le braccia attorno al collo di Zayn, gli occhi chiusi, il corpo sbilanciato in avanti. La pioggia li continuava a inzuppare, e mentre si baciavano sul marciapiede deserto e nel brusio delle gocce sull’asfalto, Sara sentì con certezza che Zayn si sbagliava.

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