You and I

Tre ragazze normali e una storia particolare. Leggete per scoprire di più.

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7. Capitolo 7

Si sarebbe potuta trovare nella stanza più affollata del mondo, ma anche in mezzo a un miliardo di volti, Aurora avrebbe comunque saputo trovare il suo. Quei piccoli occhi azzurri, allo stesso tempo arroganti e umilissimi, quel sorriso caloroso e quella barba castana con riflessi rossastri, lei li conosceva come le sue tasche. Dio solo sa per quante sere le aveva ammirate, attraverso uno schermo o un pezzo di carta, e ne aveva imparato a memoria ogni dettaglio. Ora erano lì, davanti a lei.

Louis ballava goffamente, accentuando la sua imbranataggine per farla ridere, agitando le mani in aria e facendo smorfie esagerate.

“E’ esattamente come me lo immaginavano.” Pensava lei, muovendosi a ritmo e ridendo della spiritosaggine del suo cavaliere.

Louis si fece un po’ più vicino ad Aurora, e le prese una mano con delicatezza, alzandola verso il soffitto, come per aiutarla ad entrare nel ruolo della “ballerina senza freni”, insieme a lui. E Aurora non era certo il tipo da rinunciare all’occasione di farsi un bel ballo, ma in quella situazione era tutto molto diverso. Non sapeva fino a che punto lasciare via libera alla sua pazzia, al suo menefreghismo che la rendeva un po’ diversa (o meglio, migliore) rispetto alle altre ragazze. Era Louis, d’altro canto, doveva mantenere un certo tono, doveva cercare di restare tranquilla e aggraziata.

“Ma perché poi dovrei?” si era mentalmente detta ad un tratto, mentre Louis davanti a lei improvvisava una specie di piroetta. “Aurora, non farti illusioni: neanche fra un miliardo di anni gli piacerai, neanche se tu ti comportassi da perfetta “signorina” tutta la sera… lui è Louis, non è un ragazzo qualunque! E’ anni luce avanti a te, non potresti raggiungerlo nemmeno se ti sforzassi… ma a quanto pare ti trova simpatica, si sta divertendo con te… quindi sii te stessa, tira fuori la versione più divertente e piacevole di te e fregatene del resto… Non potrai mai avere altro, ma almeno potrai dirti sua… amica

Finalmente, lentamente, Aurora si sciolse, e incominciò ondeggiare i fianchi, ad agitare la braccia, a muovere la testa, facendo fluttuare nell’aria la sua lunga chioma scura. Louis rise e mollò un urletto di approvazione, notando che finalmente la sua compagnia di danze si era lasciata contagiare dalla sua voglia di darci dentro, senza paura degli sguardi meravigliati e incuriositi degli invitati circostanti.

<<Vai Rori! Wooo!!>> la incitava Louis, applaudendo forte, le sue braccia tatuate che si muovevano nell’aria, il suo sorriso spontaneo e puro sul viso, e in quell’istante Aurora si sentì incredibilmente libera e serena, come in un sogno perfetto e zuccheroso, come se si fosse trovata su una nuvola nel cielo, sola con lui, senza tempo, spazio, senza dimensioni o altro che importasse, tutto quanto era solo musica, movimento, e Louis. Louis la guardava, Louis la osservava, Louis si muoveva come lei, seguiva le sue mosse e ne era divertito, Louis aveva la sua completa attenzione puntata su di lei. Niente, niente al mondo, avrebbe potuto farla sentire più felice e completa di così.

<<Avanti, Rori, fammi vedere le tue mosse!>> urlava lui, girando attorno ad Aurora e battendo le mani a tempo di musica.

Lei saltava, improvvisava, si lasciava trascinare dal ritmo, senza pensare, come faceva sempre, il suo corpo non aveva bisogno di indicazioni, i suoi muscoli sembravano essere controllati direttamente dalla musica, come seguissero una corrente di suoni. Ma gli occhi di Aurora non riuscivano a staccarsi da quelli azzurri di Louis, li divoravano, li penetravano, era diventati parte di loro. Louis sosteneva lo sguardo fiero, sempre ridendo e sghignazzando, senza tradire altra emozione che l’entusiasmo della festa.

“Cosa ci sarà dietro a quello sguardo? Cosa starà pensando?” Louis indagava tra i pensieri di Aurora, senza successo. “Balla da Dio, ma è così chiusa e rigida personalmente… non capisco cosa provi, non capisco cosa senta mentre mi guarda fare l’idiota! Vorrei si aprisse a me, come fanno tutte, qualunque ragazza carina verso cui io dimostri interesse è sempre ansiosa di flirtare, di condividere con me ogni singolo pensiero su quanto la band sia meravigliosa, e la mia voce sia stupenda, e io sia perfetto, rivelandosi belle bamboline vuote, deludenti… invece Aurora è così diversa, così chiusa in se stessa a riccio, perché non mi dà l’opportunità di conoscerla? Quanto vorrei…”

Louis era perso nei suoi pensieri, assente, mentre il suo corpo continuava meccanicamente a ballare e i suoi occhi non si staccavano da quelli di Aurora. Fece qualche passo verso di lei, preso da una improvvisa pulsione, allungando le mani per appoggiarle prudentemente sui suoi fianchi, sempre sostenendo lo sguardo, sul suo viso un sorriso strano, misterioso, timido.

Aurora sentì la gabbia toracica esploderle per quanto forte il suo cuore prese a battere, sentendo le mani di Louis sulle sue anche, e il suo respiro vicinissimo sulla pelle del viso. Non sapeva cose le stesse succedendo, non sapeva come fermare questa agitazione che aveva preso controllo del suo corpo; tutto ciò che riuscì a fare fu un passo indietro, per sfuggire al contatto, per scappare.

Louis cambiò espressione, e le sue labbra si incurvarono in una smorfia di stupore e fastidio.

La inseguì, muovendo un ulteriore passo verso di lei.

<<Perché scappi da me Rori?>> le disse piano, avvicinando la bocca al suo orecchio.

La gola di Aurora era improvvisamente secca e irrigidita, tanto da renderle difficile dire <<Starti troppo vicino mi manda il cervello in cortocircuito>>

Louis rimase serio, confuso, per alcuni istanti, poi rise, e scosse la testa.

<<Pensavo di piacerti!>>

Aurora sgranò gli occhi. <<Ovvio che mi piaci.>>

<<E allora? Perché scappi se ci provo con te?>>

Aurora ebbe un tuffo al cuore. <<Tu… tu… non ci provi con me!>>

<<Ah no? E cosa pensi che abbia appena fatto?>>

Aurora muoveva gli occhi spaventata, passando dalla bocca agli occhi di Louis, mentre il suo viso era sempre più vicino.

<<Smettila di fare la introversa, apri gli occhi e renditi conto che mi piaci!>> Louis prese fiato per un attimo, prima di avvicinare ulteriormente il viso a quello di Aurora.

<<Non farei nulla di tutto questo se non fosse così>>

Le ultime parole di Louis furono un leggero e caldo sussurro sulla pelle di Aurora, e le loro labbra si incontrarono di lì a poco, pressate le une contro le altre con ardore. La ragazza ebbe una specie di back out, chiuse gli occhi e si dimenticò di esistere, si dimenticò di ogni singola cosa del mondo e si lasciò avvolgere dalle sensazioni che quel bacio le stava dando; avvolse le braccia intorno al collo di lui, e si schiacciò contro il suo busto, le braccia di Louis che le avvolgevano il vitino. Erano avvinghiati e si stringevano, baciandosi con passione, le loro pelli pressate l’una contro l’altra, le dita pigiate sul corpo dell’altro, gli occhi chiusi e tremanti.

Louis si staccò un secondo, guardando Aurora in silenzio, senza parlare, comunicando attraverso gli occhi e la pelle, la prese per mano, corsero via, raggiunsero il corridoio, entrarono in ascensore, si addossarono alla parete, si schiacciarono l’uno sull’altra, baciandosi di nuovo, come se l’avessero sempre fatto, come se fosse l’unica cosa per cui il loro corpo era programmato. La mano di Louis corse fra i capelli di lei, Aurora piegò la gamba avvolgendola intorno a quella di Louis, come per afferrarlo. Pensava avrebbe perso i sensi per quanto forte batteva il suo cuore, e per quanto su di giri si sentiva, mentre Louis le baciava aggressivamente il collo, le sua mani ormai arrivate vicino ai seni, avide e spudorate, come se quel corpo fosse sempre stato suo e di nessun’altro. E Aurora non poteva desiderare altro.

Scesi al piano terra, uscirono dall’ascensore tenendosi per mano, le labbra arrossate per la veemenza dei loro baci.

<<Andiamo via, Aurora, voglio stare solo con te.>> le disse Louis nell’orecchio, suonando incredibilmente dolce e romantico, nonostante si fosse appena scagliato su di lei con un’incontrollabile passione.

<<Aspetta, Louis, devo avvertire Sara ed Emma, o mi uccideranno.>>

Prese di corsa il cellulare dalla borsetta, e avere sotto le dita quello schermo e quei tastini di fredda plastica le diedero per un attimo una scossa, come un segnale che tutto questo era reale, che stava succedendo davvero, che non era semplicemente un altro dei suoi tanti sogni.

Le dita le tremavano mentre scriveva cercava di rendere il messaggio e conciso e veloce, perché sentiva già la mancanza del contatto fisico con Louis.

“Vado via con Louis. Dopo vi racconto.”

<<Fatto.>> alzò il viso e Louis le sorrise, porgendole la mano.

<<Andiamo.>>

Lei gliela prese, sendendola perfettamente accogliente, come se fosse la tesserina che mancava al puzzle del suo corpo.

Camminarono verso la porta sul retro e presero una grossa auto nera blindata, mentre la vita di Verona scorreva ignara di tutto intorno a loro.

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