You and I

Tre ragazze normali e una storia particolare. Leggete per scoprire di più.

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3. Capitolo 3

Camminavano verso il loro piccolo appartamento, una di fianco all’altra, commentando ad alta voce, fra un saltello emozionato e l’altro, cosa avevano visto o sentito pochi minuti prima.

<<E Niall quanto dolce è?! Quando è arrossito perché si è reso conto di aver versato un po’ di aranciata sul tuo piede…!>>
<<E e e Liam? Oddio Liam mi ha fatto morire quando ha detto quella cosa sulle madri delle fan!!>> Aurora urlava come una pazza, gesticolando, e lei ed Emma scoppiarono in una fragorosa risata, un misto di sincero divertimento e di nervosismo da sovraccarica di adrenalina, ma con la coda dell’occhio notarono che Sara non rideva; non l’aveva fatto da quando avevano lasciato il parcheggio dell’hotel, effettivamente.

<<Dai, Sara, su, rilassati un po’! Anche noi siamo scioccate ed emozionate, ma non lasciarti abbattere dalla tristezza, hai o non hai appena incontrato tutti e cinque i tuoi amori?>> Emma le disse avvolgendole il braccio intorno alle spalle, ma l’amica sembrò non essere minimante toccata dalle sue parole. Mentre continuava a fissare per terra, i suoi occhi si inumidirono sempre più, fino a diventare completamente appannati.

<<Non è…questo…è che…è che….>> Nonostante gli sforzi, un fiume di lacrime le inondò le guance arrossate, e Sara continuò a parlare in preda ai singhiozzi, bloccata lungo la strada.

<<E’ come se il mio più bel sogno e il mio peggiore incubo si fossero realizzati contemporaneamente io ho *sniff* incontrato *sniff* i One Direction ma Zayn *sniff* Zayn non mi ha neanche visto non ha *sniff sniff sniff* non ha neanche guardato nella mia direzione per più di un secondo…>>

Sara si accasciò a terra in preda al pianto, nascondendo il viso strafondo e arrossato tra le mani. Aurora ed Emma le si fecero attorno, accarezzandola e abbracciandola, sperando che l’amica trovasse conforto in quel contatto, dato che non potevano scegliere parole che l’avrebbero sollevata. Era vero, Zayn non aveva dimostrato nessun interesse. Era inutile negarlo.

<<E’ così bello!!!>> esclamò Sara improvvisamente. <<So che capite cosa intendo, so che anche voi avete provato lo stesso dolore allo stomaco, la stessa tachicardia e la stessa sensazione di “oh mio dio come è possibile che dal vero sia ancora meglio che in foto o video” *sniff* guardando Liam e Louis>> continuò stropicciandosi violentemente gli occhi <<ma voi avete almeno avuto modo di parlarci, sono stati gentili e cordiali ed erano effettivamente interessati da quello che dicevate e raccontavate… Zayn era a malapena conscio che fossi lì…>>

Sara guardò il vuoto, asciugandosi con il fazzoletto offertole da Aurora. Stettero così, ferme, tutte e tre sedute sul marciapiede, silenziose, pensierose, tristi e, alcune, sollevate che, effettivamente, la loro fosse stata un’esperienza nettamente più positiva, e che i loro due amori non avessero demolito le loro aspettative.

<<Andiamo a casa, dai…voglio dormire un po’>> suggerì Sara, tirandosi su, e senza aspettare le due ragazze si incamminò, immersa in un nugolo di pensieri e depressione.

 

Arrivarono al loro bilocale pochi minuti dopo. Emma girò le chiavi nella serratura, accese la luce e gettò la borsa sul tavolo. Sara, entrata dietro di lei, bisbigliò un “ci vediamo dopo”, e si chiuse nella camera da letto, con il progetto di infilarsi nel suo letto e cercare riparo nel sonno, lontano dalla realtà che le aveva appena dato un sonoro schiaffo in piena faccia. Aurora entrò in casa e corse in bagno, lasciando Emma seduta al tavolo della cucina, intenta a bere un bicchiere d’acqua, per rinfrescarsi dal calore di giugno e per aiutare il proprio organismo provato e stressato come mai in vita sua. “Cavolo, devo chiamare i miei!” pensò, ricordandosi del messaggio ricevuto mentre era al cinema, che nelle scorse 4 ore aveva completamente dimenticato. Fiondò la mano nella sua piccola borsetta azzurra, e scavò in mezzo a trucchi, gomme da masticare e portamonete, fino a trovare il suo iPhone nero, il regalo di compleanno che tanto aveva atteso, e che, finalmente, qualche mese fa era arrivato. Premette il tasto di accensione dello schermo, sovrappensiero, e rimase imbambolata, stranita e stupida quando si ritrovò davanti una schermata completamente diversa da quella che normalmente vedeva. Capì cosa stava succedendo quando riconobbe le tre persone nella foto di sfondo: Harry e Gemma Styles, abbracciati alla madre, Anne Cox, in una tenerissima “selfie” di  famiglia.

<<OH…MIO…DIO!!>> Emma urlò a squarciagola, con un tono spaventato, eccitato, felice, scioccato, divertito ed euforico allo stesso tempo. Aurora e Sara, sentito l’urlo, si precipitarono fuori dal bagno e dalla camera da letto rispettivamente, e, se fossero state personaggi di un fumetto, avrebbero avuto decine di punti di domanda che danzavano intorno alla loro testa, mentre fissavano l’amica.

<<Ho preso il cellulare di Harry!! Per sbaglio!!>>

<<Cosa?!>>

<<Sì! Sì! Vi ricordate che abbiamo notato che abbiamo lo stesso identico cellulare, con anche lo stesso colore!??! E che poi io prima di andare in bagno l’ho appoggiato sul bancone?!? Quando siamo andate via ho preso su quello di Harry, che era lì accanto, per sbaglio!!! Ho il cellulare di Harry Styles!!! E lui ha il mio!!!>>

Senza sapere bene perché, tutte e tre iniziarono a ridere, eccitate dalla scoperta, come se avessero appena ottenuto una seconda grande opportunità, una piccola finestrella per fare un altro piccolo tuffo in quel paradiso di voci cioccolatose, dolci sguardi e baci sfiorati.

<<Cosa facciamo?>> la voce di Aurora, seria e imponente, richiamò tutte alla realtà. Rifletterono alcuni istanti, poi Sara, per la prima volta dopo essere uscita dall’hotel, parlò con tono sereno.

<<Ti chiamo, e Harry dovrà rispondere! E ci accorderemo sul dove e come fare lo scambio!! Così….li rivedremo!>> disse, realizzando solo in quel momento che ciò avrebbe significato un’altra dolorosa umiliazione da parte di Zayn, un altro colpo dritto al cuore che stavolta l’avrebbe definitivamente stesa. Ma la situazione era troppo incredibilmente anormale e scioccante per avere il tempo di rifletterci troppo, quindi la rossa prese di corsa il cellulare e iniziò a ticchettare con le sue ditina sullo schermo, prima di bloccarsi improvvisamente.

<<Beh?>> dissero le altre due, che seguivano ogni movimento dell’amica come due cagnolini in attesa del bocconcino.

<<Tieni!>> disse Sara, porgendo bruscamente il telefono ad Aurora. <<fallo tu, Rori, io non posso, sono troppo agitata.>>

<<Oddio…ehm…ok.>> Aurora afferrò con cautela il cellulare, osservandolo spaventata, come se fosse una bomba sul punto di esplodere. Premette sul numero registrato sotto “Emma”, e avvicinò l’apparecchio all’orecchio, schiarendosi la gola e preparandosi rapidamente un discorso.

TUH…TUH…TUH…

Sembrava l’attesa più lunga della loro vita, e tutte e tre mantennero il fiato sospeso, pronte a tutto e a niente.

TUH…TUH…TUH…

<<Pronto?>>

<<Harry?!>> Aurora squittì, dandosi uno schiaffo mentale per il modo in cui aveva miserabilmente fallito nel mantenere la calma.

<<Sì, ma…chi parla? Di chi è questo telefono?>>

<<Ehm, sono Aurora, una della tre ragazze di prima…?>>

<<Oh sì, certo, Rori…>> Aurora rischiò di avere un infarto, a sentirsi chiamare così, da lui (perché chiunque, non importa di che sesso, età o orientamento sessuale, chiunque sarebbe rimasto secco a sentirsi chiamare con un nomignolo da Harry Styles, è nello stato naturale delle cose.)

<<Vedi, Harry, Emma si è confusa e ha preso il tuo cellulare, per sbaglio…volete che torniamo all’hotel per fare lo scambio o…?>>

<<Beh sareste molto gentili se…cosa? A-aspetta un momento Rori, questo scemo mi sta parlando all’orecchio e non capisco che vuole! – Che c’è amico?...>>

Aurora approfittò dell’attesa per guardarsi intorno e incontrare due paia di occhi sbarrati puntati su di lei, e sorrise nervosa alle due coinquiline.

<<Rori? Eccomi, scusa. Allora, mi è stato suggerito un piano dal mio amico, qui accanto a me… ‘sta sera saremo a una festa in un locale in centro… è una festa privata, e i vostri nomi devono essere in lista per poter entrare… che ne dite se vi aggiungessimo agli invitati e ci trovassimo là?>>

Mai in un milione di anni, nessuna delle tre ragazze avrebbe potuto immaginare che Harry avrebbe risposto loro così. Nonostante Aurora tenesse il cellulare premuto contro il suo orecchio, Emma e Sara furono in grado di sentire le parole di Harry, e si fissarono, per un attimo, con le pupille che sembravano schizzare fuori dalle orbite, e un sorriso che andava da un orecchio all’altro.

Inutile dirlo, accettarono la proposta, e si accordarono per il ritrovo. Non appena Aurora concluse la telefonata, le tre amiche saltarono in piedi e iniziarono a urlare come aquile, prendendosi per mano in una specie di girotondo di euforia. (I vicini, intanto, stavano cercando di capire se fosse il caso di chiamare la polizia.)

I muscoli delle gambe di Sara sembravano diventati gelatina, e la ragazza si sedette per terra, schiena contro il frigorifero, le mani fra i capelli, e due lacrime di nervosismo le solcarono il viso. “Non ci credo, non ci credo” una vocina dentro la sua testa si ripeteva, e ogni volta che dava un battito di ciglia, come in un flash di luce, vedeva il volto di Zayn esattamente davanti al suo, come se qualcuno le avesse impresso i suoi occhi color nocciola e il suo sorriso caloroso sull’interno delle palpebre. Un piccolo istintivo moto di ansia faceva capolino, qua e là, in mezzo alla tempesta di emozioni positive che le aveva sciolto i muscoli delle gambe.

Aurora era rannicchiata nell’angolo della cucina, gli occhi spalancati e la bocca coperta dalle mani; rideva, e rideva ancora, come una bambina, osservando Emma che zampettava qua e la per la cucina.

<<Andremo a una festa con loro, ragazze!!! Saremo lì con loro!!! Oh mio dio è assurdo io non ci credo, ragazze, aiuto, mi sento maleee!!” blaterava quest’ultima, coi i capelli castani che si agitavano nell’aria e gli occhi celesti che brillavano di emozione.

“Non è possibile… non può succedere davvero!” Aurora aveva un gruppo allo stomaco per l’emozione, e si guardava intorno, come spaesata nel suo stesso appartamento, aspettandosi che da un momento all’altro le pareti crollassero o il tetto evaporasse, palesando che si era trattato tutto di  un sogno, che non era altro che immaginazione. Ma, a quanto pareva, stava tutto accadendo davvero.

Erano quasi le 19, e mancavano solo poco più di tre ore al momento dell’incontro. Inutile dire che, anche se avessero avuto 17 ore, non sarebbero bastate per prepararsi ad un evento del genere. Sara fu la prima che ritrovò la lucidità, schizzò in piedi e attirò l’attenzione della amiche, riportandole coi piedi per terra: era ora di darsi ai preparativi. Una delle tre corse sotto la doccia, l’altra davanti all’armadio; Emma si posizionò davanti allo specchio del bagno, e mentre aspettava che la piastra si scaldasse, si guardò nello specchio, respirando profondamente, mentre il rumore dell’acqua che correva nella doccia la allontanava una volta ancora dal mondo. Si vedeva di nuovo davanti a Liam, i loro volti vicini, i loro sguardi fusi, le loro voci che si incrociano. “Chi è stato a suggerire a Harry di chiederci di andare alla festa? E se fosse stato Liam? Oh mio dio quanto non darei perché lui sentisse quello che sento io, perché vedesse quanto mi piace ogni piccolo dettaglio del suo aspetto e della sua personalità, come quel suo sorriso sia il sole che da energia al mio mondo. Come vorrei che fosse tutto diverso… vorrei potergli prendere le mani fra le mie, e bisbigliarmi “ti amo” mentre lo bacio, vorrei poterlo chiamare mio. Ma so che non lo sarà mai. Allora mi basterebbe rivederlo, stare con lui il più possibile, ubriacarmi del suo odore e del suono della sua voce, sfruttare ogni istante del tempo che passerò con lui. Non ci sarà nessun altro per me ‘sta sera..questo è poco ma sicuro.”

Ognuna immersa nel suo pensieri, a malapena rendendosi conto dei movimenti delle altre, si focalizzavano sulla preparazione, e il tempo sembrava correre al doppio della velocità. In un pochi minuti, la casa aveva preso l’aspetto un campo di battaglia, in cui le armi erano piastre per capelli, asciugamani, ciprie, pennelli, smalti e mascara. 

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