You and I

Tre ragazze normali e una storia particolare. Leggete per scoprire di più.

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10. Capitolo 10

La pioggia aveva colto Liam ed Emma di sorpresa, mentre stavano avvinghiati sul tetto del palazzo, sprofondati l’uno nell’abbraccio dell’altra, le labbra incollate e i cuori volati via dal pianeta, in una galassia diversa, fatta di occhi blu brillanti e sorrisi splendenti come stelle. Si erano dovuti risvegliare, ed erano corsi al riparo lungo le scale e di nuovo nella sala della festa. Era deserta, luminosa, silenziosa, occupata solo dai tavoli e dalle sedie sparse disordinatamente, e da bicchieri sporchi e rimasugli di cibo qua e là.

<<Sono andati via tutti… che cavolo di ora è?!>> aveva esclamato Liam, sconvolto dal brusco ritorno alla realtà. Guardò rapidamente l’orologio e spalancò gli occhi, quasi spaventato.

<<Così tardi!?>>

Emma rise, guardandosi attorno, la dita intrecciate con quelle di Liam.

<<La serata è volata!>> commentò sottovoce, come intimorita dal silenzio e dalla pace che li circondava. <<Chissà dove sono finite quelle due.>>

Liam le si piazzò davanti, gli zigomi sollevati in un sorriso leggermente malizioso.

<<Immagino si siano… trovate “da fare”.>>

Emma alzò le sopracciglia presa di sorpresa e divertita dalla sfacciataggine di Liam.

<<Ah dici? Siamo tre ragazze fortunate allora.>>

<<O tre di noi sono stati fortunati ‘sta sera… punti di vista.>>

I due si sorrisero e avvicinarono, stando nel bel mezzo della sala, le mani concatenate e i sorrisi emozionati che si riflettevano l’uno nell’altro.

<<Io so di per certo di essere stato fortunato.>> bisbigliò prima di appoggiare un soffice bacio sulle labbra ancora arrossate di Emma. Lei si strinse contro quel corpo grosso e caldo, avvolto nel tessuto celeste inumidito dalla pioggia, profumato e morbido. Rimasero immobili, l’uno contro l’altra, guardandosi senza dire nulla, perché comunicavano efficacemente attraverso lo sguardo, silenziosamente fissandosi. Si conoscevano da qualche ora, e riuscivano a leggersi dentro l’un l’altra come se fossero sempre stati insieme. Emma vedeva dentro Liam, sentiva di aver toccato parti della sua anima che pochi avevano potuto conoscere, sentiva di aver raggiunto il vero io di Liam. “Come è possibile che mi faccia questo effetto?” si chiedeva, analizzando spaventata ogni sua emozione, per evitare di appigliarsi a falsi sentimenti, a fraintendimenti del suo cuore annebbiato.

<<Emma, io credo di essermi innamorato di te ‘sta sera.>> Liam parlò all’improvviso, risvegliando Emma dai suoi ragionamenti contorti e confusi, e facendole spalancare gli occhi come il personaggio di un fumetto. Un piccolo incendio divampò nel petto della ragazza, che non riuscì ad aprir bocca per alcuni secondi.

<<Lo so, lo so, è assurdo, ma io… io davvero sento…>> Liam balbettava senza riuscire a finire la frase, puntando gli occhi sul pavimento e strofinandosi nervosamente il collo con la mano, in preda all’imbarazzo e alla vergogna per essersi lasciato sfuggire quella frase che nel suo cuore era perfettamente sensata, ma uscita dalla bocca era diventata incredibilmente ridicola e sbagliata.

<<Liam io non-…>>

<<No no Emma, scusa, devi scusarmi, lo so… lo so, è impossibile, dimenticati di quello che ti ho detto.>>

<<COSA?! Dimenticarmente??>>

Emma alzò improvvisamente la voce, l’espressione sul suo visto passata da sorpresa a sconvolta; indietreggiò due passi e si portò le mani al viso. Le guance erano rosso fuoco.

<<Mi sganci una bomba del genere e poi mi dici che non ci credi davvero, Liam?>>

<<Cosa? No io pensavo che tu non ci potessi credere e quindi…>>

<<Frena frena frena!>> ordinò con tono autoritario Emma, alzando la mano davanti alla bocca di Liam per zittirlo e fermarlo dal blaterare altre imbarazzanti scemenze.

<<Perché hai detto che…>> ci provò, ma si rese conto che non riusciva nemmeno a dirlo. Sarebbe esplosa sul posto. <<Perché hai detto quello che hai detto, Liam?>> scandì piano le parole, per imprimerle di calma e sicurezza, anche se dentro di lei c’era di tutto, tranne che calma.

<<…perché è quello che provo.>> disse piano lui, la boccuccia triste e carnosa che lo rendeva tenero e indifeso come un cucciolo di labrador in castigo.

<<E lo provi davvero?>> continuò lentamente a parlare Emma, riavvicinandosi, e riprendendo le mani del ragazzo fra le sue.

Lui annuì, senza alzare la testa, senza muovere altro muscolo, serio, silenzioso e tremante.

<<tu...>> prese a dire Emma, fissandolo scioccata, notando che il ragazzo aveva i muscoli del viso tesi in un'espressione nervosa e spaventata quasi rabbiosa,che la spaventava.

<<Liam tu PENSI TROPPO!>> aveva quasi urlato tutto d'un fiato, stringendo la presa sulle manone intrecciate alle sue, come per mandare una scossa e smuovere Liam.

Lui alzò la testa e la fissò, confuso ma divertito, studiando nei dettagli quel viso luminoso e fresco, genuino, semplice e prezioso che gli stava davanti.

<<Liam smettila di recitare, con me, ok?>> continuò lei, con un tono deciso e severo. <<non devi dire e fare le cose perchè pensi che sia quello che voglio, devi fare e dire quello che TU VUOI, ok??>>

<<Ma non posso, Emma, capisci? Non posso permettermi di fare e dire ciò che voglio, ho passato gli ultimi quattro anni della mia vita a compiacere gli altri, a fare quello che vogliono gli altri,non sono un ragazzo normale, niente che mi riguardi è normale, nemmeno questa serata è normale...>>

<<Ed è proprio perfetta, così com'è Liam...>> Emma alzò il tono per zittirlo, implorandolo con lo sguardo di smetterla di sproloquiare senza senso, e di concentrarsi di nuovo su di lei, sulle sue labbra arricciate in un sorriso.

Lui smise di parlare, e realizzò di essere rosso e caldo involto, per il flusso di adrenalina che quel discorso gli aveva causato, e sorrise, perchè perdendosi nelle iridi celesti di Emma riusciva a rilassarsi. Gli faceva un effetto inaspettato, inspiegabile, indescrivibile; lo attraeva sessualmente, ma era un'attrazione nobile e pura, non uno squallido e fisico moto di eccitazione, non un'infantile ammirazione asettica, era una sensazione viscerale di meraviglia e stupore ogni volta che la guardava. Lo divertiva, semplicemente, naturalmente, senza battute studiate o gesti costruiti, lo faceva ridere profondamente, dandogli una ventata di benessere al cuore. Parlavano, commentavano, osservavano il mondo, e ogni loro pensiero e opinione era in perfetta sintonia, complementare, come se fossero frutto della stessa mente, o di due metà della stessa mela. Nessuno mai l'aveva riempito di amore così.

<<Ti amo, Emma. Non ha senso, magari, ma il mio cuore insiste perchè te lo dica.>> disse Liam alzando le spalle per sdrammatizzare, sempre in piedi davanti a lei, immobile, con le dita incastrate nelle sue.

<<Ti amo, Liam!>> sorrise lei, mentre una leggera lacrima scorreva lungo le sue guance rosate. <<Suona ridicolo, e assurdo, ma ogni singolo giorno della mia vita, da quando ti ho "conosciuto", non ho dubitato un secondo di quanto perfetto fossi, e ora che ci siamo visti davvero, tutto è ancora più perfetto di quanto potessi chiedere...ho la certezza che sia amore, se non lo é, allora non so cosa possa esserlo!!!>>

Come due calamite, i loro visi si avvicinarono e si incollarono in un bacio disperato e lungo, avvolti l'una delle braccia dell'altro talmente stretti da dare l'impressione di non volersi mai piú lasciare.

Liam accarezzava con dolcezza la pelle del viso di lei, percependo il movimento dei muscoli delle guance impegnati nel bacio, e con l'altra mano giocava con i suoi capelli lisci e profumati, intersecando le dita con le ciocche morbide e setose. Non aveva mai provato un'emozione cosí in un bacio, non aveva mai perso il controllo della situazione in questo modo. Era tutto assurdo e incredibile, se ne rendeva conto, ma allo stesso tempo gli sembrava giusto così. Reale, come non lo era mai stato. MAI. “Chi ha deciso cosa sia l’amore, alla fin dei conti?” si diceva. “Chi cazzo stabilisce quando e come sia giusto sentirsi innamorati? Sento come se l’avessi amata da sempre. Nel mio cuore l’idea di lei è sempre esistita, lei c’era già, da qualche parte in me, sapevo che prima o poi l’avevo incontrata, non avevo idea che sarebbe stato sta sera, ma è così. Perché dovrei trattenermi dal sentirmi così?”

<<A cosa pensi?>>  gli occhioni di Emma si piantarono davanti al viso di Liam, richiamandolo dai suoi pensieri, e riportandolo nella realtà più surreale che avesse mai vissuto.

<<A niente…>> sorrise lui, accarezzandole la guancia con l’esterno delle dita. Appoggiò delicato le sue labbra contro quella piccola bocca arricciata in un sorriso, e la baciò di nuovo, sentendo un fuoco divampare dentro  di sé mentre accarezzava le sue braccia nude, e le sue mani scendevano timide fino alla vita e al fondoschiena, esplorando ogni angolo di quel corpo con delicatezza e rispetto; senza staccarsi un secondo si spostarono verso il divanetto a pochi metri da loro, automaticamente distendendovisi, avvinghiati l’uno nell’altra, incatenati e sempre più vicini, man mano che l’inibizione, i vestiti e le paure lasciavano spazio alla confidenza e alle carezze, ai baci e ai respiri affannosi, ai corpi uniti e al piacere dell’amore. 

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