Il risveglio dell'angelo

"Non ci sarà sole eterno e raggio capace Di cambiare la sua natura Siamo io e te, macchiati dalla spada e dalla follia" Jenn è una ragazza di sedici anni che vive a Milano. La madre è morta quando era piccola per cause che non sono mai state esposte alla luce. Ha una passione innata per libri, che lei ama definire 'aria per i suoi polmoni'. Vive una vita felice e comune ma, quando dopo un tragico incidente si risveglia in un posto che non conosce, scoprirà che non è tutto come sembra e che c'è una risposta alle domande che cercava.

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1. Pallido come la luna.

PROLOGO

"One, pale as yonder waning moon

With lips of lurid blue;

The other, rosy as te morn

When throned on ocean's wave"

Queen Mab; Percy B. Shelley

Sguscio nella doccia tremando per il freddo e subito il vapore caldo mi riscalda e mi tranquillizza. Chiudo gli occhi e per un secondo immagino che tutto possa scomparire e smettere di esistere. Mi strofino addosso una crema alla vaniglia e mi lascio cullare dalla schiuma.

-Veloce Jenn!- la voce di mio padre mi scuote dal mio mondo delle meraviglie. -Sabrina e Chris ti stanno aspettando-

Abbozzo una risposta e finisco di lavarmi, poi esco dalla doccia, mi asciugo e vado in camera a cambiarmi.

Infilo velocemente una camicia di lana spessa, dei jeans attillati e delle converse nere. Mi sistemo i capelli in una crocchia scomposta et voilà, pronta per una serata come sempre con gli amici di sempre.

Prendo il cellulare dal comodino e mi infilo le cuffiette nere. Nelle orecchie rimbomba 'Centuries' dei Fall Out Boy mentre mi incammino fuori casa. Scendo le scale di corsa e mi butto giù dal portone spalancando la pesante porta di legno scuro. Respiro la gelida aria fredda di dicembre e vedo la luna pallida e lontana seminascosta dalle nuvole. Salto sopra la bici nera e filo via nascosta dalla semioscurità della città.

Mentre percorro il viale vuoto mi squilla il telefono così prendo il telefono dalla tasca per rispondere.

-Hey!- esclama Sabrina. -Ma che fine hai fatto?-

-Sono in bici, arrivo subito...-

-Aspetta!- mi interrompe lei. -C'è stato un cambio di programma. Non venire a casa mia, incontriamoci al Grom. -

-D'accordo, ci vediamo dopo- Sempre sulla bici faccio un'inversione a U e risistemo il telefono in tasca.

Non faccio nemmeno dieci metri che sento il rumore di un clacson alle spalle. Per tutta risposta mi sposto leggermente più a destra per permettere all'autista di sorpassarmi ma il guidatore continua a suonare volante.

-Okay, okay- mi fermo per vedere cosa vuole. -C'è qualche problema?-

Mi giro e vedo che la macchina non si è fermata, continua ad avanzare nella mia direzione. Vedo due luminosi fari bianchi puntati su di me.

-Ma cosa?- l'auto mi travolge senza lasciarmi il tempo di fare nulla. L'unica cosa che sento è un dolore forte ma sommesso, come se a provarlo non fossi io. Continuo a rotolare nella confusione più assoluta, vedo solo un groviglio di capelli e vestiti e controvoglia capisco che è la fine.

Quando finalmente tutto finisce e mi ritrovo inerme sulla strada, ho le mani sporche di sangue, la pelle come se fosse trapassata da mille aghi bollenti.

In cielo la luna splende come una stella, e brilla pulsando come un cuore di vetro. Forse me lo sono immaginato, forse è soltanto il delirio pre-morte, ma mi sembra che si stia prendendo gioco di me.

"Come on, come on and let me in; The brusies on your thighs like my fingerprints; And this is supposed to match; The darkness that you felt; I never meant for you to fix yourself ", la strofa della canzone dei Fall Out Boy ancora presente nella mia testa.

Poi buio.

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