Il risveglio dell'angelo

"Non ci sarà sole eterno e raggio capace Di cambiare la sua natura Siamo io e te, macchiati dalla spada e dalla follia" Jenn è una ragazza di sedici anni che vive a Milano. La madre è morta quando era piccola per cause che non sono mai state esposte alla luce. Ha una passione innata per libri, che lei ama definire 'aria per i suoi polmoni'. Vive una vita felice e comune ma, quando dopo un tragico incidente si risveglia in un posto che non conosce, scoprirà che non è tutto come sembra e che c'è una risposta alle domande che cercava.

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4. Le risposte.

"Sono le nostre scelte, Harry, che ci mostrano ci siamo veramente, molto più delle nostre capacità."

J.K. Rowling

-Tu?...- Dico con un lieve sussurro.

-C'è qualcosa che ti turba, Jenn?- La donna allarga il suo sorriso ancora di più. -Pensavo che te ne avessero parlato...-

-Oh, io non ero mai stata davanti a Dio.- non so come ne perché, ma essere davanti a questa donna mi tranquillizza e mi spinge a crederle, per quanto bizzarro possa sembrare. -Mi ero sempre immaginata Dio come un'uomo dalla lunga barba bianca.-

-Oh, questi pensieri maschilisti.- mi rimprovera lei -Ci convivo da troppo tempo ormai.-

La donna mi fa cenno di sedermi, e come se non fossi io a decidere, mi ritrovo a vagare per la stanza in cerca di una sedia.

Prima, abbagliata da Dio, non ho fatto in tempo a guardarmi attorno. La stanza è di forma quadrata e sulle pareti sono state appese migliaia di lettere, che rendono impossibile vedere il colore delle pareti. Il pavimento è di legno e il soffitto decorato con un'affresco. Per la stanza sono sparse piccole librerie contenenti tomi spessi come mattoni, volumi rilegati in pelle, libricini dall'aria scolorita e la più grande varietà romanzi mai esistita.

-Ci sono davvero molti libri.- dico, e mi accorgo solo dopo di aver detto un'ovvietà.

-Sì, è vero. Penso che leggere sia fondamentale nel mio lavoro.- replica lei, sempre sorridente.

Mi avvicino agli scaffali e scorro i titoli con un dito. C'è di tutto, da Shakespeare a Milton, da John Green ad Agatha Christie. Libri di poesia, romanzi, storie d'avventura, libri antichi e commedie.

-Sono belli, non è vero?- Dio mi si avvicina e mi mette una mano su una spalla. -Li ho letti tutti, letteralmente, ho letto tutti i libri del mondo.-

-Vorrei avere il tuo tempo.- dico sognante.

-Questo mi sembra impossibile. Il tempo non è una forma di scambio ne di commercio.- con una risatina Dio mi si allontana. Con una mano accarezza le lettere sulla parete e ne stacca una per leggerla. -E le lettere? Non ti affascinano? Così piene di sentimenti, e di avventura. Ti sei mai chiesta dove finivano tutte le lettere perse nel vento? Arrivano qua. -

-Ognuna di esse racconta una storia. E io ne ho collezionate talmente tante che...- si interrompe bruscamente e mi guarda negli occhi. Con quei suo straordinari occhi magnetici che hanno visto passare secoli, senza tempo, ne fine. -Ma ora basta, Jenn. Credo che vorrai farmi delle domande.-

-Io?- sussurro -Che domande dovrei farti?-

Dio si abbandona ad un'altra risatina -Oh, ma tutto quello che vuoi. Non vuoi sapere perché sei qui? Se sei viva? Perché hai delle ali?- mi concede un'altro dei suoi sorrisi -Ma soprattutto... Non vuoi sapere nulla di tua madre?-

Mamma. I ricordi mi trafiggono come lame. -Co...come sai di mamma?-

-Lo hai dimenticato? Sono Dio!- si avvicina a me, con passi felpati e mi stringe le mani nelle sue. -Jenn, non ho mai incontrato ragazza meno curiosa di te.-

-Io, io voglio sapere chi sono. Voglio le risposte che mi hanno fatto marcire in tutti questi anni.- sento le lacrime graffiare gli occhi -Non voglio più aspettare. Devi dirmi tutto quello che sai.-

-Brava, Jenn.- la donna mi tira verso due sedie, dove ci accomodiamo. -Ti racconterò tutto, e forse dopo capirai.-

-Molti anni fa, tanto tempo prima della tua nascita, parliamo prima dell'anno zero, comunemente confuso come la nascita di Cristo, sono scesa sulla terra per cercare delle persone degne di diventare angeli. Quando reputai di averne trovati abbastanza ho fatto loro il dono delle ali.-

-Perché le ali?- domando.

-Le ali servivano agli angeli per raggiungermi qui.- replica lei dolcemente.

-Quindi questo...- faccio un gesto con la mano. -E' il paradiso?-

-Oh.- la donna ride come se le avessi posto la più stupida delle domande. -E' un errore comune. Questo è l'Aedificium, Lapis te ne deve aver parlato.-

Annuisco, non del tutto convinta. -Lapis mi ha detto che ha ottocento stanze, ognuna con una funzione specifica.-

-Esatto. Quando gli angeli costruirono questo posto lo attrezzarono di tutto ciò di cui avrebbero avuto bisogno.-

-E quindi gli angeli sono immortali?-

-Oh, no. Sono pur sempre dei semplici umani. Col tempo invecchiano, proprio come le persone comuni, e alla fine muoiono.- Dio punta si suoi occhi nei mie e aspetta un momento prima di continuare. -Quando un angelo muore abbandona l'Aedificium sotto forma di stella. Ti piacciono le stelle comete?-

Oh. -Quindi le stelle comete sono cadaveri di angeli morti?-

-Si, ma non è una cosa di cui essere schifati. La morte è da molti considerata una concessione. E' la più potente fra le dee e non bisogna necessariamente disprezzarla.- dice -Non credi che una vita senza morte non abbia senso?-

Ho sempre provato un silenzioso rispetto per la morte. La morte non guarda in faccia a nessuno, è solo la morte. Non è cinica ne amorevole. E' la morte. -Hai ragione.-

E rieccoci con un'altra risata. -Sì, mi viene detto spesso.- poi continua - Quando un angelo muore c'è bisogno di rimpiazzarlo, ed è per questo che un'angelo sceso sulla terra, chiamato Angelo Caduto, si preoccupa di rintracciare una persona pura di cuore e adatta al ruolo di Ascendente.-

Ricordo che Lapis aveva usato quel termine con me a mensa. -Mi stai dicendo che sono un'Ascendente?-

-Si, Jenn.- parla con me come se fossi un animale da domare, da trattare con cautela. -Gli Ascendenti raggiungono l'Aedificium tramite una morte terrena.-

-Siete voi che mi avete uccisa!- esplodo -Non ne avete il diritto!- sputo fuori le parole come se fossero acido.

-Jenn! Calmati!- la donna mi mette una mano sulla spalla, con fare protettivo. -Puoi decidere in qualsiasi momento di tornare sulla terra.-

-Cosa?- dico arrabbiata, senza sapere bene con chi.

-Ti riporteremo sulla terra e tornerai alla tua vecchia vita, ma perderai qualsiasi ricordo di questo posto.- Dio sembrava scioccata -Non priviamo nessuno della libertà di scelta.-

-Io... penso che sia okay.- dico ma so che non è okay. -Chi era mia madre?-

-Anche lei era un'angelo. E' stata rintracciata solo dopo la tua nascita.-

-Ed ha scelto di rimanere.- e non so bene se sono delusa, triste o ancora più curiosa. Mi sento solo vuota, come il guscio di una conchiglia.

-Tua madre capì che era giusto che restasse. Era una donna d'onore.- le parole di Dio mi rimbombano nella testa senza avere un senso.

-Ed è ancora viva?- chiedo, forse speranzosa, forse no. Dio mi guarda senza darmi risposta e un'infinita angoscia si riversa su di me. -E' morta, non è così?-

-Non... non lo sappiamo.-

-Tu sei Dio! Tu sai tutto!- urlo con la voce rotta. Rotta come vetro in frantumi.

-Jenn, aspetta. Devi... devi sapere che non sempre gli angeli sono stati sereni. C'è stato un periodo in cui un gruppo di ribelli si è organizzato per prendere potere. Hanno dato via a una guerra, chiamata la Guerra Buia che ha seminato terrore e ha portato il caos anche sulla terra. La conosci la prima guerra mondiale? In realtà è solo lo specchio di quella che si manifestava da noi.-

-Cosa è successo?-

-Abbiamo vinto e i ribelli sono stati oppressi ma la guerra ci ha portato via qualcosa di inestimabile.- Dio si ferma turbata -E' stata dispersa la chiave della stanza numero 800.-

-E cosa racchiudeva?- domando impaziente come mai prima d'ora.

-Contiene le risposte. Le risposte dell'universo. Tutto quello che c'è da sapere è racchiuso in quella stanza, segregato da una chiave introvabile. Molti angeli sono partiti alla ricerca della chiave, ma nessuno è mai tornato.-

-E non dirmi che...- sussurro sconvolta -...che mi madre è una di loro? Lei è partita ma non è più tornata.-

-Mi dispiace, Jenn.- la voce della donna è veramente velata dalla tristezza.

-No, non scusarti. Non è colpa tua.- dico con amarezza. Mi alzo di scatto dalla sedia e faccio per raggiungere la porta.

-Jenn, prenderai in considerazione l'idea di restare?- nel frattempo che lo diceva si era alzata e mi aveva raggiunto.

-Io... non lo so- e detto questo esco dalla porta e corro fuori dalla sala con la donna alla scrivania. Corro via nel corridoio e penso intensamente alla stanza dove mi sono svegliata.

Scappo alla ricerca delle risposte, senza sapere che mi stavo allontanando da esse.

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