Il risveglio dell'angelo

"Non ci sarà sole eterno e raggio capace Di cambiare la sua natura Siamo io e te, macchiati dalla spada e dalla follia" Jenn è una ragazza di sedici anni che vive a Milano. La madre è morta quando era piccola per cause che non sono mai state esposte alla luce. Ha una passione innata per libri, che lei ama definire 'aria per i suoi polmoni'. Vive una vita felice e comune ma, quando dopo un tragico incidente si risveglia in un posto che non conosce, scoprirà che non è tutto come sembra e che c'è una risposta alle domande che cercava.

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2. Il male nel bene.

"Constantly choosing the lesser of two evils is still choosing evil."

Jerry Garcia

Se c'è qualcosa in cui io non ho mai creduto è che ci sia qualcosa dopo la morte.

Ma a quanto pare mi sbagliavo.

Apro gli occhi sul mondo e mi ritrovo in una stanza che ha tutta l'aria di essere una camera d'ospedale. Le pareti sono di un bianco candido e l'arredamento è pari a zero: ci sono solo un comodino vicino al letto in cui sono stesa, un piccolo specchio sulla parete di fronte a me, alla mia sinistra una grande vetrata illumina la stanza anche attraverso alle leggere tende bianche anch'esse.

Il tessuto del lenzuolo del mio letto è soffice e delicato come la pelle di un colore azzurro polvere. Nell'aria aleggia la solita atmosfera che si trova nelle stanze che non si usano da molto tempo, disinfettante misto a naftalina.

Cerco di alzarmi per raggiungere la porta grigia che mi separa da un corridoio illuminato. Appena cerco di scendere dal letto mi sento intorpidita e le braccia mi formicolano convulsamente.

-Calma Jenn, non ti sforzare- una voce melodiosa mi sorprende. Un uomo alto dalla pelle dorata e i capelli chiari come argento liquefatto fa il suo spettacolare ingresso dalla porta. -Ciao, io sono Lapis-

-Chi, scusa?- i lineamenti del ragazzo sono dolci e ammalianti, come se fosse la incarnazione della tua canzone preferita, più lo guardo e più mi sembra distante. Anche se il suo viso è giovane e fresco sembra avere miliardi di anni alle spalle, i suoi occhi sono imperscrutabili ma sono antichi come il tempo e cupamente misteriosi.

-Sono Lapis. E tu sei Jenn, giusto?- Lapis mi si avvicina come un gatto.

-Sì io sono Jenn- dico, anche se non so bene perché. -E tu come sai il mio nome?-

-Beh perché adesso sei una di noi... semplice, no?-

-Cosa siete voi?- dico diffidente.

-Siamo angeli- replica Lapis e senza indugiare, e detto ciò due splendide ali gli si spiegano dalla schiena. Ed è come se catturassero la luce stessa.

-Noi siamo cosa?...-

-Lo specchio.- Lapis indica qualcosa. -Se non mi credi, guarda tu stessa-

Raggiungo lo specchio e dopo una veloce occhiata posso affermare di avere delle ali scarlatte che mi spuntano accanto alle scapole. -Jenn, hai molte cose da imparare...-

-Conosci il simbolo di 'Ying e Yang'- Lapis indugia un'attimo e poi continua quando annuisco. -Sta a significare che c'è sempre del male nel bene e del bene nel male. E' per questo che esistiamo noi. Serviamo ad equilibrare il mondo, quello che c'è di lindo ma anche quello che c'è di marcio.-

-Siete... siamo, più o meno dei spazzini del cosmo?- dico ma senza nemmeno una punta di ironia.

-Hey- Lapis si finge offeso. -Un po' di rispetto, ragazzina.-

-Okay, scusa.- dico, ma non lo penso davvero. -Quando è che risponderete alle mie domande?.-

-Per quello dovrai aspettare il colloquio con Deus ma per adesso puoi accontentarti di compilare questo.-

Lapis mi porge una cartellina con un foglio sopra e una penna tutta nera. Il foglio contiene delle domande del tipo: Cosa ti chiami? Quanti anni hai? Cosa ricordi dell'incidente?

-D'accordo- rispondo ad ogni singola domanda e poi ridò il foglio a Lapis che annuisce soddisfatto.

-Bene, Jenn, mi sei già simpatica.- Mi scorta fuori dalla porta accompagnandomi lungo il corridoio di pietra calcarea, come nelle chiese. -Non sai quanti problemi ci creano quelle persone che isterici come sono non fanno che infastidirmi mentre lavoro.-

-Dove stiamo andando, Lapis?-

-Beh, in mensa, ovviamente- dice squadrandomi come se fossi pazza. -Non vorrei mai far stare digiuna la mia protexit! E poi oggi è il lunedì del tacos!-

-Perfetto.- dico non senza una punta di ironia. -Adoro i tacos!-

Lapis mi accompagna per una serie di corridoi dall'aria medievale, completamente in contrasto con la camera in cui ho soggiornato. Questi corridoi in pietra, cosparsi di arazzi colorati, quadri e specchi dalla elaborata cornice dorata. Sul pavimento un tappeto indiano pieno di decori attutisce i nostri passi, nell'aria un'acre odore di miele.

Per tutto il tragitto fino alla mensa rimango in silenzio fra il frastornato e il curioso. Poi finalmente arriviamo alla fine dell'ennesimo corridoio illuminato da delle torce sfavillanti. Varchiamo una porta in legno dipinto da un motivo ritmico che ci porta in un grande spazio aperto.

L'unica parola che mi sento in vena di dire per descrivere quello che ho davanti è magnifico. E' sorprendentemente bello.

Lo spazio si apre in una radura confinata da due pareti di alberi fitti adornati da fiori multicolori e profumati, l'erba di un verde vivace si estende per decine di chilometri, punteggiata qua e la da margherite minute, il cielo azzurro rischiara la splendida giornata e le farfalle volano per poi poggiarsi sui fiori.

Nel mezzo della radura si estende un capanno elegantissimo ma non eccessivo, composto solo da delle travi di legno intagliato e qualche telo scarlatto. E' talmente grande da permettere di starci comodamente a almeno un centinaio di persone. Sotto il capannone ci sono dei tavolini bianchi in ferro e delle sedie. Sopra ogni tavolo ci sono un vaso con dei fiori diversi per ogni postazione. Su due lati opposti si allungano dei lunghissimi tavoli con delle tovaglie di lino con mille pietanze di ogni tipo, di ogni parte del mondo.

La radura pullula di tantissime persone, di ogni età e sesso con un unico particolare in comune. Ognuno di loro sfoggia delle ali d'uccello, magnifiche e inquietanti. Come uno squalo, una tigre, o il tuo peggior incubo trasformato in qualcosa di bellissimo.

La sensazione è quella delle montagne russe, senza protezione. Quella di un tuffo da venti metri.

C'è qualcosa di completamente errato ma perfetto.

Il bene che c'è nel male, o forse il male che c'è nel bene.

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