Craved [Italian Translation]

Harry Styles' Fanfiction.

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5. Capitolo 5.

CAPITOLO 5.

 

Distolse lo sguardo dal mio, e mi fece ritornare alla realtà. Oscar rimase in silenzio e guardò imbarazzato prima me poi lui.

 

“Emily, questo è Mr. Styles” introdusse sorridendo ampiamente una volta che mi sistemai Annuii tenendo gli occhi a terra per tutto il tempo.

 

“Per favore mi chiami Harry” parlò, educatamente ma irritante nel suo tono. Sembrava come se avesse qualcosa contro di me, perché nel momento in cui mi vide la sua faccia si contorse in un’espressione di frustrazione.

 

“Oh o-okay. Sembra che voi due vi siete incontrati prima, vero?” chiese Oscar incuriosito, ancora esitante.  Era comprensibile che oscar fosse nervoso, ma le sue domande sembravano infastidire Harry sempre di più.

 

“S-s”

 

“No, assolutamente no. Non ci siamo mai incontrati prima” Lui mi interruppe, guardando Oscar con un sorriso che mostrava le sue fossette. Una sorta di delusione scorse dentro di me alle sue parole. Perché aveva mentito? Era imbarazzato ad ammettere che mi aveva incontrata prima? Mi ha fatta arrabbiare al punto che quasi persi.

 

“Va bene. Beh, Emily hai portato l’articolo?” Oscar si voltò verso di me e chiese con un sorriso sul volto, anche se il nervosismo continuava ad aumentare nei suoi occhi.

 

“S-si, ce l’ho. Qui”  Lo consegnai a lui con un nodo alla gola, deglutendo poi a fatica. Le mie mani cominciarono a tremare, i palmi sudavano e mi costrinsero a distogliere lo sguardo in preda al panico. Devi fottutamente calmarti Emily…

 

Lo prese gentilmente e lo porse a Harry, che per fortuna mi sorrise prima di metterlo sul tavolino da caffè di fronte. “Beh, credo che dovrei andare allora,  grazie per-“

 

“No per favore, non ci lasci ancora. Potremmo andare fuori a cena o qualcosa del genere. È un onore averla qui. E sarebbe un piacere conoscerla meglio, signore” offrì generosamente Oscar. Proprio quando pensavo che non potesse andare peggio.

 

“Umm…beh se insiste allora va bene. Ma possiamo pranzare qui, non c’è bisogno di andare fuori” disse, e sembrava quasi come se stesse supplicando. Oscar annuì in segno di obbedienza e alzò in piedi facendomi spalancare leggermente gli occhi. “Vado ad ordinare qualcosa, mi scusi.” Uscì dalla stanza lasciandoci in un silenzio imbarazzante.

 

“Perché hai mentito?” mi pentii di aver fatto quella domanda non appena rotolò fuori dalla mia bocca, e alla fine mi guardò negli occhi. La sua espressione era vuota, illeggibile. Roteando gli occhi, ignorò la mia domanda e distolse lo sguardo. Perché era così maledettamente maleducato?

 

<<Perché volevo>> mormorò e mi guardo con un’espressione seria sul suo volto. Risi un po’ al suo patetico tentativo di nascondere il suo imbarazzo nel conoscermi già.

 

“Che scusa patetica”  dissi e scossi la testa incredula. Rimasi in parte scioccata e in parte orgogliosa di me stessa in quel momento. Scioccata perché sembrava maleducato ma era perché mi interessava il significato reale dietro la sua dichiarazione. Non sono una di quelle a cui interessa, vorrei lasciare gli altri con i loro affari senza immischiarmi troppo. I miei amici, solo Sarah conosceva alcuni dei miei punti deboli. Ma ero forte, lo sapevo. Sono sempre stata forte per le persone che volevo rendere orgogliose e non ho mai lasciato che nulla mi fermasse.

 

E io ero orgogliosa di me stessa per il fatto che in realtà stavo in piedi davanti a questo egoista e dalla strana e ristretta mentalità

 

“Mi scusi?” sbottò, guardandomi con le sopracciglia alzate in segno di fastidio e frustrazione.

 

”Oh, mi dispiace, non mi piacciono le persone che pensano che parlare con qualcuno ‘inferiore’ a loro sia imbarazzante.” Parlai con freddezza, ponendo l’accento sulla parola ‘inferiore’. Alle mie parole serrò la mascella,   il che sembrò di rilasciarmi un po’ fiducia.

”Se non ha niente di carino da dire le consiglio di non dire niente” rimase calmo e io lo guardai con gli occhi sottili prima di distogliere lo sguardo e mormorare qualche maleducata bestemmia sottovoce. Aggrottai la fronte dopo le parole che avevo mormorato, ma era colpa sua perché se le meritava, agendo in modo cosi scortese.

 

“Perché mi hai salvata, avrei preferito morire che essere salvata da una persona come te!” aggiunsi più frustrazione al mio tono che sembrò farlo calmare ancora di più ma fece crescere la mia irritazione. Eppure, sapevo che la sua aumentava più di quella che avevo io dentro.

 

“Emily” nel momento in cui il mio nome scappò attraverso i suoi denti stretti distolsi lo sguardo e guardai i miei fogli, sistemandomi poi i vestiti. C’era quella sensazione di inquietudine che cresceva dentro di me mentre continuavo a giocare con il tessuto della mia minigonna e la stringendo la mascella e poi rilassandola. Il sorriso tirato all’angolo delle sue labbra mi fece chiudere gli occhi e fare un respiro profondo.

 

“Va bene Mr Styles. Mi scuso davvero per il mio comportamento scorretto e spero che possa lasciare tutto questo alle spalle. Mi scuso , ancora una volta.” E con quelle poche parole irruppi fuori dalla stanza arrabbiata sotto lo sguardo interrogatorio delle mie colleghe.

 

Quello stupido, acido marmocchio. Odio le persone come questo elemento.  Soprattutto quelli che mentono. E continuerò fin quando non saprò perché ha mentito, e il motivo delle sue azioni maleducate.

 

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