Craved [Italian Translation]

Harry Styles' Fanfiction.

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2. Capitolo 2.

La mia gola trattenne le parole al suo interno, le bloccò e non riuscirono ad uscire. I nostri sguardi si incrociavano, ma sentivo il bisogno di allontanarli, sentivo come se fossi sotto il suo controllo. L ‘aria della stanza diminuì velocemente e mi sentii soffocare, ma poi finalmente distolse lo sguardo dal mio, il ciò mi fece fare un profondo respiro.

 

“Hai bisogno di qualcosa?” chiesi, il mio tono era un sussurro, feci finta di cercare qualcosa per evitare il contatto visivo.

 

“N-no… volevo solo ricordarti della festa. Vieni, giusto?” Chiese esitante. Gettai la testa tra e mani sconfitta, sospirando.

 

“Si, si, va bene. Vengo. Questa sera alle sette va bene?” chiesi strofinando le tempie con le dita.

 

“Già..” sembrava come se volesse dire qualcosa, ma si interruppe prima che ne potesse avere la possibilità.

 

“Okay, fantastico! Ci vediamo lì” dissi il più allegramente possibile, sperando in qualche modo di sembrare convincente. E per mia fortuna, lo soddisfò abbastanza da farlo camminare verso la porta. Le mie mani tremavano per qualche motivo, quando riordinai la scrivania, tremavo dal nervosismo. Augustus non mi aveva mai vista piangere, mai nella mia vita. Anche se lo avessi fatto a quei tempi probabilmente era colpa di uno dei suoi scherzi. Ma non è mai arrivato a un punto grave come questo.

 

“Hey Emily?” guardai verso di lui che era tra lo stipite e la porta che teneva aperta con una mano. La sua espressione era illeggibile, ma se dovessi indovinare direi che era una espressione di comprensione.

 

“Si?”

 

“Solo… rimani forte, va bene?” e con quelle parole scomparve dalla vista, lasciandomi perplessa sulle sue parole. La parte in cui intendeva di rimanere forte per mio padre era chiara, ma il perché lo aveva detto non lo era. Augustus non ha mai detto cose del genere. È sempre probabilmente la persona più imbarazzata nel dire cose di questo tipo. Era più un tipo spensierato, e lo ammiravo per questo come amico.

 

Anche se non ho mai pensato a lui in quel modo, nonostante il suo bell’aspetto, Sarah  ha sempre avuto un debole per lui. Abbiamo lavorato insieme, ci vedevamo quasi tutti i giorni, quindi credo che per lei fosse più probabile sviluppare certi tipi di sentimenti per qualcuno. Quanto a me, non ero mai stata quel tipo di persona. Per me era… imbarazzante forse. Non ho il significato esatto del termine, ma Sarah disse che ero ‘innocente’, e non ho mai capito il perché.

 

Si, ero un po’ timida con i ragazzi. Non ho mai avuto un debole per loro. Le persone al lavoro mi conoscevano come ‘forte e indipendente’ donna. Eppure, non sanno il vero dolore che c’è dentro di me. I miei veri sentimenti sono stati sepolti in profondità dentro di me, e non pensavo di ripescarli e aprirmi a chiunque presto.

 

E per quanto riguarda la pressione su di me,  era fuori discussione uscirne in questo momento, ma ormai avevo accettato di andare alla festa con Sarah e Augustus sta sera. Non sapevo dello stupido articolo ieri, se lo avessi saputo, non avrei accettato. E su questa affermazione, c’era qualcosa in me dentro, che mi diceva che sbagliavo.

 

Mi sentivo come se anche Augustus me lo avesse chiesto oggi, in questo momento…avrei accettato.  Viene naturalmente da me, non ho il coraggio di dire no a nessuno.  Non ho un cuore a cui piace vedere le persone ferite, perché so come ci si sente. Come si sente il dolore, e l’unica cosa che voglio è impedire che accada agli altri.

 

Soprattutto i miei amici, migliori amici. Non ho il potere o il coraggio di dire loro no, per vedere le loro raggianti facce spegnersi così. Quindi rispondo di si per tutto, proprio come ho detto di si ad Oscar per il suo stupido articolo per Vogue.  Pensai che anche se non ero d’accordo ero costretta a farlo, sennò sarei stata buttata fuori. Questo lavoro è la mia passione, la scrittura lo è sempre stato e sempre lo sarà.

 

Ero un po’ orgogliosa di me stessa per il fatto che Oscar mi aveva considerata uno dei suoi lavoratori “degna di fiducia” qui, ma era troppo. E io non so nemmeno perché lo voleva completato in un giorno solo. Tutto quello che sapevo era che il cado della Vogue era una persona ben organizzata e molto rigorosa. Ma non mi era mai accaduto che lui volesse un articolo in un giorno solo.

 

Oscar ha detto che questa era una grande opportunità per lui, di dimostrare la capacità della sua azienda alla Vogue, una delle più grandi riviste. E che cosa avrei potuto fare, se non annuire e sorridere a tutte le parole che mi passavano per la testa.

 

Ed ora eccomi qui, seduta nel mio ufficio, pensando a come completare questo lavoro e andare alla dannata festa. Dio benedica l’anima mia sta sera.

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