Craved [Italian Translation]

Harry Styles' Fanfiction.

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1. Capitolo 1.

“Ma Oscar questo è impossibile!” le mie mani sbatterono il file sul tavolo , la frustrazione si impossessò di me tutto in una volta.

 

“Mi dispiace Emily. Gli ordini sono ordini. Abbiamo bisogno di questo articolo in un giorno, e tu sei l’unica di cui mi posso fidare per questo. Ho bisogno di averlo sulla mia scrivania domani, altrimenti sarà necessario che ti trovi un altro lavoro.” Egli intrecciò le dita e si appoggiò allo schienale della sedia, osservandomi in attesa.

 

Gemendo, strappai i documenti dal tavolo e girai i tacchi, stringendo i denti per calmarmi.

 

“Buona fortuna” furono le sue ultime parole prima che mi precipitassi fuori dall’ufficio, feci un respiro profondo, e una volta fuori “Stupido capo” mormorai sospirando, stringendo il file tra le mie mani il file che tenevo contro il petto.

 

“Rallenta Angry Bird (sarebbe uccello arrabbiato, ma suona male, quindi lo lascio alla forma naturale, il senso si capisce)” la gutturale, profonda risata di Augustus Blues riempì le mie orecchie facendo salire ancora di più il mio temperamento. Chi chiesi sorpresa, come riuscissi a a mantenere la calma nonostante tutta la pressione che avevo in corpo.

 

“Non adesso Augustus,” il mio tono era minaccioso mentre parlavo, spinsi la porta a vetri del mio ufficio aprendola e gettando il file sulla catasta di documenti che si trovavano sulla mia scrivania. Si appoggiò al distributore dell’acqua e mi esaminò in silenzio.

 

Mescolando alcune carte feci del mio meglio per ignorare i suoi occhi su di me. Ma era troppo difficile per me. “Cosa!?” scattai, guardandolo e trovandolo a sorridere.

 

“C’è un pacco per te, Lockwood. Puoi prenderlo da Sarah” a quelle parole i miei occhi si accesero subito e mi sembrava di aver dimenticato tutto il lavoro del quale ero a carico. Alzai gli occhi alle sue risatine beffarde, mi imbattei fuori dalla stanza lasciandolo nel mio ufficio. Non che fosse la decsione più saggia, ma in quel momento non importava.

 

“Sarah, dov’è il mio pacco?” ormai ero senza fiato, appoggiata alla scrivania della mia migliore amica e appoggiando i miei occhi sui suoi con uno sguardo assassino. Si mosse all’indietro al mio gesto e fece un cenno con la testa, confusa. Tirò fuori un pacchetto confezionato con della carta marrone, lo consegnò a me e lo presi con cura nelle mie mani, sorridendo ad esso.

 

“Lui ti ama molto Em” la sua voce fragile mi tirò fuori dai miei pensieri e guardai di nuovo verso di lei annuendo leggermente con la testa.

 

“Si… lo so” con queste parole uscii dall’ufficio e ritornai al mio, i miei occhi si continuarono a fissare il pacchetto per tutto il tempo. Avevo atteso,  atteso che arrivasse. Significava più di ogni altra cosa al mondo per me.

 

Una volta dentro chiusi la porta alle mie spalle e mi sedetti sulla sedia, appoggiando il pacchetto in grembo e fissandolo. I miei occhi iniziarono a bagnarsi solo a pensarci, era da tanto che non lo vedevo. La distanza ci aveva lasciati entrambi indifesi.

 

Tirai fuori la nota sulla superficie, e aprii con entusiasmo e contemporaneamente dolore dentro di me. I miei occhi sorvolavano sopra le parole, le mai tremavano, e afferrai la fragile carta fra le mani tanto che li nocche cominciarono a impallidire.

 

Emily

Sembra come se fosse solo ieri quando ti vedevo giocare fuori in giardino, ridendo e sorridendo mentre giravi in cerchio e io e tua madre ti guardavamo dal balcone vicino. Tu eri la creatura più innocente che avessi mai visto in tutta la mia vita, a parte tua madre. Eri una benedizione, un dono di Dio. Ed eri anche il mio secondo vero amore. Tu sei mie figlia Emily, e io ti amo con tutto il cuore. Sei cresciuta e sei diventata una bella donna adesso. Basta guardarti, sei diventata ventenne e la più bella donna che abbia mai visto. Sembri proprio come tua madre Em, proprio come lei. So che questa distanza ci ha lacerati entrambi, ma io ti amo ancora e spero di vederti presto. Auguri bambina mia, sarai sempre la mia bambolina.

Papà x.

 

Lasciai cadere la lettera sul mio tavolo, e mi ruppi in un pianto silenzioso nascondendo il viso tra le mani. Erano passati mesi dall’ultima volta che vidi mio padre, lui era fuori per la guerra e lotte in altri paesi, e mi era sempre mancato. Ho sempre pregato Dio di tenerlo al sicuro, dopo tutto lui era l’unica famiglia che io abbia mai avuto.

 

Quei tempi dolorosi di quando mia madre ci ha lasciati perseguitano la mente tutti i giorni, ma non mi lascio mai credere che lei non sia orgogliosa di dove sono adesso. Sono stata forte per lei. Per mio padre e per me stessa.

 

Dopo qualche momento passai al regalo, aprendolo con mani tremanti. Le lacrime diventarono più frequenti, ma il sorriso non lasciò mai la mia faccia. Il medaglione era bellissimo, con mia madre e mio padre pitturati al suo interno. Era speciale per me e per mio padre, perché apparteneva a mia madre. Ed ora ero io che dovevo tenerlo. E vorrei saperlo tenere al sicuro. Vicino al mio cuore.

 

“Emily c’è a-“ l’interruzione improvvisa mi fermò quando alzai lo sguardo e vidi Augustus in piedi davanti a me, con gli occhi sbarrati e pieni di preoccupazione.

 

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