Death

Lei era destinata a salvargli la vita, a renderlo migliore.

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4. Third Chapter

3.

« Non dovremmo stare così vicini. »

Intimai ad Harry mentre lui mi teneva vicino a sé, come se da un momento all'altro potessi scivolare via dalle sue mani, scappando da lui, da quello che avevo visto.

Avevo tenuto tutto il tempo gli occhi legati alla sua collana di metallo con l'aeroplano,anch'esso di metallo, in cuor mio sapevo già che i miei occhi sarebbero stati soppressi dai suoi. Come se avesse letto nei miei pensieri, nella mia mente, Harry puntò due dita sotto il mio mento e me lo alzò, costringendomi a guardarlo.

I suoi occhi si inchiodarono saldamente ai miei e vidi una barriera, che precedentemente non avevo notato, pochi istanti prima che mi tirasse a lui: vedevo le iridi più fini, più fragili e le pupille dilatate.

I suoi occhi,però, poco dopo erano velati da una spessa e trasparente pellicola di plastica, il suo libro personale delle emozioni si era chiuso. Aveva sicuramente notato, mentre lo guardavo, il terrore crescere nei miei occhi.

Mi annotai mentalmente che dovevo capire il motivo di quella visione nei suoi occhi.

"Non sei vicina, sei lontana più di quanto puoi pensare e spero che tu non mi raggiunga."

La sua frase bloccò momentaneamente i miei pensieri e, in quel momento, non afferrai il significato della sua frase.

« Cosa significa? »

« Nulla, non significa nulla. »

Scuoté la testa con decisione e mi chiesi, allora, per quale motivo mi abbia detto quella frase.

Spostai le mani, che prima accarezzavano il suo naso e la sua guancia sul suo petto, allontanandolo da me, allontanando da me quello che nei suoi occhi ero riuscita, in qualche modo, a scorgere e di cui non sapevo nemmeno il motivo, di quella cosa, di quella morte.

Lui non mi trattenne, liberò i miei fianchi dalle sue stesse mani e mi allontanai distogliendo gli occhi dai suoi.

« Non voglio andare oltre. »

La mia voce però non era dello stesso parere, si era inclinata, e non poco, mentre pronunciavo la frase quasi vacillante, volevo sapere perché non avrei dovuto avvicinai a lui.

Ma seguii ciò che avevo detto, non andai oltre.

Ritornai al mio posto sospirando e ripresi a finire velocemente i miei cereali, non volevo avere un'altro avvicinamento avventato di Harry, non volevo trovarmi nella sotto pressione, sotto i suoi occhi, semplicemente non lo volevo e basta.

Finita la mia tazza, mi alzai con quest'ultima in mano, superai lo sguardo di Harry: insistente, penetrante facilmente percettibile sul mio corpo, inchiodato saldamente a me.

Appena misi la tazza nel lavandino, feci fuoriuscire dalle labbra un respiro, che non sapevo nemmeno di star trattenendo, probabilmente il mio corpo andava per conto suo, in presenza di Harry e la cosa mi infastidiva.

Chiusi gli occhi e portai il viso verso il soffitto, ormai stanca, troppo stanca per rimanere in piedi, mi sembrava di esser stata prosciugata di ogni forza fisica e mentale.

« Notte Har. »

Usai il diminutivo che Noah aveva usato la notte prima per salutarlo, magari pensavo di apparire più cortese. Mi girai verso Harry, stavolta non si era girato per seguire i miei movimenti, un'ennesima volta aveva sentito i miei pensieri.

« Buonanotte Marie. »

-

La sveglia suonò in modo insistente nella nostra stanza, mi rigirai nel letto appoggiando la guancia sul cuscino, facendo una lieve smorfia. Il rumore assordante continuava a suonare nello spazio chiuso in cui stavamo.

« Qualcuno spegni quella sveglia. » mugugnai alzando la testa con gli occhi chiusi, nessuno ancora aveva intenzione di spegnere quella cavolo di cosa squillante.

Mi rotolai sul fianco, giusto per finire in bilico fra il bordo del letto ed il vuoto, fino a quando non caddi a terra, di schiena. Una fitta di dolore mi colpì sul fondo della schiena, facendomi sussultare.

« Marie, ma cosa.. » Amanda aveva acceso la luce, era ora che qualcuno si degnasse a svegliarsi.

Aprii poco alla volta i miei occhi, cercando di far abituare la mia vista alla luce, come era il mio solito.

« Sono caduta dal letto, nessuno voleva spegnere quella fottuta sveglia. » ringhiai mettendomi a sedere sul pavimento.

Notai in un secondo momento di essermi trascinata dietro il lenzuolo del letto, attorcigliato alle mie gambe.

« Ti sei fatta male? »

« Oh, no tranquilla. » risposi in modo ironico ruotando gli occhi al cielo e sospirai. Mi scostai in seguito il lenzuolo dalle gambe aiutandomi, facendo leva sulle braccia, ad alzarmi in piedi, ma barcollai, evidentemente la giornata non poteva iniziare meglio.

Hayley dormiva ancora profondamente, possibile che quella ragazza fosse così dannatamente stanca?

"Che avete fatto ieri sera?" chiesi ad Amanda mentre ripiegai quattro volte il lenzuolo, per poi lanciarlo sopra il mio letto.

"Abbiamo stabilito i ruoli della casa."

"Cioè?"

"Tipo chi lava, chi pulisce, chi mantiene il giardino, robe varie." interruppe la frase mentre prese un block notes dalla scrivania."Comunque tu devi occuparti della lavatrice, insieme ad Harry, ogni Martedì e Venerdì, in più fare la lavastoviglie di Sabato ed il controllo delle serrature di sera, ogni sera."

Quella ragazza era sempre così organizzata e preparata in tutto, la invidiavo per questo, per il fatto che lei sapesse ordinare in modo logico e pertinente ogni cosa, mentre io no. Aveva detto -devi occuparti della lavatrice- e fino a lì poteva andare bene, fino a quando non pronunciò -insieme ad Harry-. Di certo sapevo che sicuramente lui stesso aveva proposto che io fossi sua compagna "di lavatrice".

"Perché sono compagna di Harry?"

"Perché lui l'ha voluto."

sospirai pesantemente, quel ragazzo era così ostinato a volermi vicino, ma allora per quale dannato motivo la notte prima mi aveva detto che le ero lontana e che era meglio così?

'Forse ti vuole fisicamente, no?' no coscienza, stavolta non potevo darti ragione, quel ragazzo nascondeva qualcosa, lo sapevo terribilmente, la domanda era: cosa?

Non rimasi più di tanto a pensarci, così per non pensare, iniziai a prepararmi: mi svestii della mia felpa e dei pantaloncini, presi dall'armadio una felpa rossa e bianca e dei leggins neri, quel giorno volevo vestirmi come una persona normale, senza vestiti con borchie.

Mi legai i capelli in una coda di cavallo, ma prima di uscire mi strofinai una salvietta umidificata sul viso e misi l'eyeliner, disegnando una sottile linea sopra gli occhi, presi la borsa e mi diressi verso la porta.

"Marie?" Amanda mi chiamò prima che uscissi dalla stanza, anche lei si era preparata nel frattempo.

"Dimmi."

"Lasciamo la signorina Hayley?" indicò la ragazza distesa sul letto con un cenno di testa.

"Affari suoi se arriva in ritardo." Alzai le spalle, girai la maniglia ed uscii, senza aspettare una sua risposta.

Hayley, fin dal primo momento, era stata una stronza apatica, senza alcun rispetto o altro, nei miei confronti. Quindi avevo deciso che se lei avesse continuato a comportarsi così con me, anche io l'avrei fatto.

Camminai lungo il corridoio sistemandomi nervosamente la borsa sulla spalla. Arrivai alla porta della camera di Noah e bussai per un tempo che mi sembrò interminabile. Ad un tratto la porta si spalancò facendomi sussultare: sulla soglia apparve Noah, vestito con una felpa senza zip verde e dei jeans leggermente aderenti.

"Ciao piccola." mi venne incontro, sorridente come al solito e mi diede un bacio sulla fronte.

"Ciao Noah." sorrisi apertamente avvolgendo un braccio attorno al suo petto. Appena appoggiai il mento sulla sua spalla, il comune profumo di vaniglia si inoltrò nelle mie narici e inspirai più volte quel profumo, così paradisiaco.

Presa da quel profumo che mi pizzicava il naso non mi accorsi degli occhi verdi di Harry, posato sul mio viso, finchè non incrociai il suo sguardo penetrante infilarsi dentro i miei occhi, dentro me, senza più uscirne.

"Marie, mi stai soffocando." un gemito strozzato susseguito dalla frase, fuoriuscì dalle labbra di Noah, facendomi allentare la presa sul suo petto. Mi allontanai velocemente dal corpo del mio migliore amico, scuotendo la testa in modo confuso. Gli occhi di Harry mi avevano stordito, provocandomi una leggera fitta alla testa.

"Stai bene?" la voce preoccupata di Noah risuonò nelle mie orecchie in modo insistente.

"Si, ora andiamo giù, ti prego." Annuii tralasciando il dolore alle testa e presi il braccio del mio amico, iniziando a trascinarlo per il corridoio.

"Che hai?" continuava a ripetere mentre camminavamo, ma io non gli davo risposta, troppo intenzionata a sparire dalla vista di Harry.

Feci scorrere la mano lungo l'avambraccio di Noah, fino al palmo della sua mano, facendo in seguito intrecciare le dita con le sue, in cerca di una presenza familiare, in cerca di quella sicurezza che stavo iniziando a perdere. Noah lo comprese, dal mio gesto disperato e mi strinse la mano, come per dire 'io ci sono, non ti preoccupare' così non mi chiese più nulla, fino a scuola.

La giornata passò velocemente, le quattro ore di lezioni furono una benedizione, quel giorno non volevo andare a scuola. Noah mi riaccompagnò a casa, fingendosi malato e rimanemmo in camera mia, ad ascoltare musica e fare altre cose inutili. Amavo passare i pomeriggi in quel modo, solo io e Noah, isolati dal mondo. A volte mi guardava e sorrideva, io gli chiedevo "cosa succede?" e lui rispondeva ridendo. La sua spensieratezza era qualcosa di raro, ma che in ogni occasione sarebbe stata da immortalare. Lui era una ragazzo protettivo, a volte dolce, ma soprattutto molto serio e riservato. Ero come una sorella minore per lui, si preoccupava sempre di come stavo, se avevo dormito bene, di tutto ed io lo apprezzavo molto.

Non scesi nemmeno per cena quella sera. Alle nove, Amanda mi aveva raggiunta in camera con un panino, che io rifiutai dicendo semplicemente "non ho fame, avevo fatto uno spuntino prima di cena" e lei ci aveva creduto, senza insistere troppo sull'argomento.

Hayley invece non si fece viva fino alle undici, entrò in camera farfugliando parole di cui non avevo colto il significato. Le chiesi semplicemente se qualcuno fosse uscito, lei mi guardò per qualche istante prima di rispondere, -qualche istante- è dire poco, perché rimase almeno tre o anche cinque minuti a guardarmi. Io, dal canto mio, non volevo aspettare più di tanto una risposta che credevo non arrivasse mai, fino a quando disse ridendo "qualcuno è uscito."

Uscii noncurante del mio aspetto trasandato, vale a dire i capelli arruffati ma legati sopra la mia testa, accompagnati da una maglietta lunga fino alle ginocchia nera, infine dei pantaloni della tuta. Iniziai a percorrere tutto il piano, bussando ad ogni stanza e chiedendo se fossero tutti all'interno delle loro stanze. Tutti erano all'interno della casa, fino a quando non bussai alla stanza 19B, la stanza di Noah, Derek ed Harry.

"Ciao Marie, stai facendo il controllo delle stanze?"

Derek mi sorrise appena aprì la porta, controllò nel corridoio prima di iniziare a parlare, il che mi sembrava strano.

"Si, ci siete tutti in stanza?"

Esitò prima di parlare, voltò il viso verso l'interno della stanza e poi tornò a sorridermi, meno raggiante di qualche secondo prima.

"Harry non c'è."

"E dov'è?"

"Non lo so, ma tornerà tardi."

sospirai, passandomi una mano fra i capelli mentre indietreggiai di qualche passo dalla porta in cui era situato Derek e scossi la testa più volte.

"Lo aspetterò, non importa."

"Ma torna tardi e.."

lo interruppi prima che terminasse la frase, non mi interessava un bel niente, se avessi dovuto aspettare fino alla mattina l'avrei fatto, a costo di dormire anche solo due o tre ore, non volevo essere reputata una scansafatiche per colpa di Harry e della sua uscita notturna.

"Non importa, aspetterò anche fino a domani mattina, non me ne frega niente, ho l'incarico di chiudere le serrature di sera, se tutti sono a casa." respirai a fondo prima di riprendere a parlare " e quel cazzone di sicuro non mi fermerà nel mio incarico."

Detto ciò rimasi un po' a parlare con Derek dell'assemblea del giorno prima a cui non avevo partecipato. Noah e lui dovevano occuparsi del piano, tenendolo ordinato e facendo qualche controllo ogni due settimane nelle stanze, che nulla fosse rovinato.

Lo salutai dopo una abbondante chiacchierata ed un saluto a Noah, poi tornai in camera a prendere l'iPod: se avessi dovuto aspettare Harry, non mi dovevo addormentare.

Aprii la porta e con un gesto veloce, salii sul letto, presi l'iPod con le cuffiette e scappai dalla stanza senza rivolgere nessuna parola e nessuno sguardo, ne ad Amanda ne ad Hayley.

Guardai l'orario segnato dall'aggeggio elettronico: 23.57

Sapevo che, nonostante la musica, mi sarei addormentata, ma non mi importava. Finito di scendere le scale mi sedei di fronte all'ingresso della villa. Tirai fuori le chiavi dalla tasca e distesi le gambe davanti a me, mettendo il mazzo di chiavi fra le cosce, impostai la musica ed iniziai a fissare il portone.

Era una porta grande due metri e venti, larga due, iniziai a fissare le vetrate lunghe e strette ai lati, coperte da delle tendine color avorio con fantasie floreali.

Non ero solita a stare ferma ad aspettare, senza poter far nulla per ammazzare il tempo, così iniziai a contare, nulla di preciso ma iniziai a farlo.

Le mie mani erano intrecciate sul ventre, tenevo le dita ferme, praticamente ogni mio muscolo si era spento e di attivo avevo solo la mente e le palpebre, che ogni tanto si concedevano qualche secondo prima di riaprirsi di scatto.

Iniziai a pensare a qualche modo per dormire almeno cinque minuti, ma la mia coscienza mi ripeteva 'E se Harry entra neibquei cinque minuti in cui dormi?' e quindi ero costretta a rimanere sveglia.

Guardai, ormai sul punto di addormentarmi, la schermata dell'iPod: 3.28

Decisi che l'unica cosa da fare era riprendere a contare da dove avevo lasciato, fino a quando non chiusi gli occhi, cioè quattromilasettecentottantatre e così feci.

Gli occhi ormai stavano per cedere, ma un movimento brusco della porta mi fece immediatamente aprire gli occhi.

Harry si chiuse la porta alle spalle e appena si voltò il suo corpo si bloccò. Rimase a guardarmi a lungo, senza dire una parola, cosi decisi di parlare io.

"Dove sei.."

Mi interruppi alla vista di una pistola, aveva in mano una pistola e non appena si accorse che l'avevo vista la nascose dietro la sua schiena.

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